Cinema Apollo
6 dicembre 2006 // 0 CommentiNelle mie passeggiate di gravida in questi mesi mi è capitato spesso di passare davanti ad un luogo che nella mia vita di studentessa universitaria ha significato molto.
C’era un cinema a Bologna negli anni 90′ che ha segnato un’era, almeno per tutti quelli che facevano l’università allora: l’ “Apollo”, con questo suo nome classicissimo di locale di periferia.
Al Cinema Apollo si entrava con un abbonamento per studenti: “otto-film-ottomilalire”, e a inizio stagione potevi compilare un modulo per richiedere i film che volevi rivedere, così programmavano le serate in base alla maggioranza.
Al cinema Apollo ho visto e rivisto “Lezioni di Piano”; seduta per terra, in mezzo alle lattine di Cola e ai semini dei Pop corn.
Mi sono emozionata davanti a “Come l’acqua per il cioccolato” che trasfiguravo nella mia storia d’ammore che pensavo eterno.
Al cinema Apollo, durante l’intervallo, c’era il vecchietto che vendeva i bomboloni caldi.
Erano enormi e grondavano crema. Ci si assiepava davanti al bar per accaparrarsene uno e la proiezione non riprendeva fino ad esaurimento scorte.
Ci si incontrava all’Apollo; mentre facevi la fila fuori, o mentre spintonavi per il tuo krafen.
Oppure durante la pausa paglia: che nessuno aspettava l’intervallo, perché tanto il film lo avevi visto 100 volte e si usciva a gruppi durante qualche scena morta.
Ogni tanto ho visto anche Tino all’Apollo.
Allora non sapevamo che avremmo fatto una figlia insieme e ci saremmo amati, allora eravamo solo compagni di facoltà “ciao come stai? l’hai poi dato latino?” e si tornava ognuno ai propri amori strampalati o agli amici del cuore.
Era un mondo il cinema Apollo.
Uscivo dal lavoro alle 21 e alle 22.30 eravamo lì, in fila. Poi a volte si andava a bere una birra. A volte prendevo la “disperata” (la mia auto di allora) per tornare a casa. Solo che la disperata aveva l’indicatore della benzina rotto e spesso mi capitava di rimanere sui viali di circonvallazione, ferma.
Serafica – come possono essere solo i ventenni che non hanno una lira – scendevo, prendevo la tanica e mi dirigevo verso il distributore.
Ho conosciuto un sacco di prostitute così; ho dovuto rifiutare anche un sacco di soldi che mi venivano offerti per prestazioni occasionali…;-).
Una volta sono anche andata a bermi una birra con due nigeriane dopo il cinema Apollo: ho scoperto un mondo che non conoscevo; una dimensione parallela così lontana da “Lisbon Story”, da “Il cielo sopra Berlino” guardato sui panchetti rigidi del mio cinema, accanto a uno che credevo di amare per sempre…
Poi un giorno è successa una cosa che ha sancito la fine irrimediabile; la decadenza del cinema Apollo.
Anche questo evento come segno del tempo che passa.
Le cose che cambiano, la vita che si modifica e non sei più uno studentello, ma te ne accorgi sempre dopo che tutto è accaduto, dopo che – d’improvviso – sei diventato altro.
Un giorno è crollato il pavimento del cinema Apollo.
Ma non mentre era vuoto.
C’era gente in sala.
Per fortuna nessuno si è fatto troppo male, ma il cinema Apollo non è più stato lo stesso da quel momento. Troppa gente, scrissero i giornali. Lasciavano entrare tutti, a patto che mangiassero bomboloni.
Chiunque aveva qualcuno che conosceva e che quella sera era al cinema: in facoltà, per qualche giorno, se ne parlò molto per i corridoi.
Il cinema Apollo implodeva, con i nostri ventanni.
Ma allora non lo sapevamo.
Rimisero tutto a posto ma – per via delle direttive comunali – e per questa cosa che con il pavimento rifatto sembrava nuovo, lo trasformarono in un prima visione.
Niente più tesserino con i buchi. Niente più film a richiesta.
Stop ai bomboloni.
Ma le sedie erano troppo scomode e un pavimento non fa la differenza: nessuno andava più all’Apollo.
Il cinema dei miei ventanni è chiuso 4 anni fa.
L’ultimo film che ci ho visto stavo già con Tino.
Non ricordo nemmeno il titolo ma non ci è piaciuto.
Ero appena uscita dall’ospedale per una operazione ed ero ancora rintronata dall’anestesia.
Siamo andati forse più per il cinema che per la proiezione.
Bomboloni non ne vendevano più.
Eravamo gli unici in sala.
L’anno scorso lo hanno buttato giù.
Ora ci hanno costruito un centro residenziale: case per ricchi, in prima periferia.
Rimane un’insegna sui viali, una freccia anni ’70 che indica la strada per arrivarci.
Di un arancione acceso, è sempre spenta.
Ma a me piace pensare che una sera di queste, ci passo davanti e la vedo lampeggiare – indicandomi pretenziosa la strada per arrivare.
Perché mi piacerebbe tanto portarci Frollina.
Magari tutti e tre ci vediamo Lisbon Story che mi ha cambiato la percezione delle immagini.
Magari tutti e tre guardiamo “Nuovo cinema Paradiso” che mi ha fatto tanto piangere, e – a far da proiezionista – c’è un caro, sornione e dolcissimo Noiret….
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Deve essere bellissimo avere avuto un Cinema Apollo nella propria vita.
Uno dei post più belli che tu abbia mai scritto. E dire che pensavo che quello della vicina di casa che da piccina raccontava a te e tuo fratello storie orripilanti fosse inarrivabile.
In realtà chiamarli post ormai è fuori luogo
Quant’è bello questo post!
lo conosco l’apollo, ci sono stata ma in tempi più recenti. bello conoscerne la storia.
grazie!
sara
ciao, io posso aggiungere solo un’ulteriore nota di azzurro-ricordo: il signore dei bomboloni (The Lord Of Krapfen) era in realtà il mio ex salumiere – non sto inventando!! – tale Agostino, che aveva il suo negozio di salumeria a fianco di quello di mia madre (erano gli anni Ottanta, e coi negozi ci campavi ancora, non c’era ancora alcun IperQualcosa…).
All’epoca sono cresciuto a suon di “dio come sei magro! non correre troppo che ti smungi! (bello, eh, “smungere”…) vai da agostino a farti fare un panino: ma mi raccomando, fallo leggero che sennò ingrassi, solo parmigiano e mortadella, che le cose buone non fanno mica male…”. e io correvo per i 5 metri che separavano la vetrina del negozio di cartoleria di mamma verso il paradiso del polinsaturo… chissà come sta Agostino, ora…
Ehi panzallaria!
nessuna nuova?
peccato. il 06/12/06 è proprio una bella data di nascita
Questo post e’ bellissimo.
Slim
Dai che ci siamo.
Voglio fare un commento originale:
bellissimo post.
Torna presto a deliziarci con raccontini come questo (ossia: muoviti a scodellare frollina che sentiamo già la tua mancanza
)
I ricordi del passato sono un bene inestimabile, pensa a quanti ricordi avrai il prossimo anno su Frollina e su tutto il tempo in cui l’hai cullata dentro!
Io non vedo l’ora di partorire, anche se ho paura che qualcosa vada storto…
Sono troppo curiosa di vederla! Mi auguro che, come dice mia mamma, in qualche modo io riesca a farla uscire…
Ogni volta che mi collego passo di qui per vedere se c’è qualche novità.
Ti abbraccio, mia cara collega!
Lillibeth
PS= anch’io conto molto sull’aiuto del Love e mi auguro non svenga al primo rivolo di sangue!
Poesia, semplicemente poesia. Complimenti.
Ottobre 77.
Lo confesso, non ci sono mai stata: abito e ho sempre abitato dall’altra parte della città! Il mio cinema dell’infanzia è stato l’Antoniano, dove la nonna portava mio fratello e me a vedere i film western, che le piacevano moltissimo!
Al liceo un paio di volte il Rialto, in occasione di qualche “fughino” da scuola.
Poi all’università c’è stato il Roma Dessay.
Certo che deve essere uno strano periodo per i cinema Apollo: a Roma si è trasformato nel Teatro di Piazza Vittorio, se non sbaglio.