Strade

Scritto da Panzallaria   // 26 marzo 2007   // 7 Commenti

Il mio concetto di strade, percorsi, partenze ed arrivi è assolutamente personale. Le strade che prendo ogni giorno sono percorsi invariati e invariabili, fondati sull’esperienza che ho fatto di loro.

Mi spiego meglio: se devo arrivare da A a B e la prima volta ho fatto la strada x, difficilmente, prendendo la strada y che ci arriva ugualmente, riesco a raggiungere la meta.

Perché il senso dell’orientamento (ne ho pochissimo!) è per me soprattutto esperienza sensibile, tattile e visiva.

Un bar, un incrocio fatto in un certo modo, un edicolante simpatico che una volta mi ha sorriso, un luogo che mi ricorda i giardinetti che frequentavo da bambina e puf!: eccomi arrivata a destinazione.

Tino lui no, lui è bravo con le strade, ha un metodo razionale, l’esperienza del pony express che è stato da studente e una logica meno sensazionale della mia.
Tino sperimenta.
Io devo mantenermi sulla strada conosciuta,quella che ho imparato a memoria e che ho metabolizzato.

La mia città non è fatta di vie ma di luoghi. Se un passante mi chiede un’indicazione, di rado so dargliela se mi cita il nome di una strada.

Diverso sarebbe se mi dicesse “la via dove vendono quei tulipani meravigliosi!” “la strada che porta alla finestrella sul canale” “l’incrocio con il bar del caffè a millelire dove andavi durante l’Università!”…

Sarei un mago dell’orientamento! Potrei stare ore a raccontare di quella volta che il barista mi ha inseguita perché avevo lasciato il portafogli sul tavolino o di quando ho comprato il primo fiore per Tino.

Oppure potrei semplicemente dare indicazioni precise.
Ma se – per esempio – devo andare in un posto, diciamo per esempio oggi, e diciamo per esempio che non sia una giornata in cui mi sento allegra e sprezzante energia.
Diciamo pure che devo comprare una cosa che mi serve domani. Che trovo mia mamma che tra mille impegni incastra un babysiteraggio alla Frolla, così che io possa andarci.

Diciamo che salgo in macchina e fuori piove e fa freddo, ma sono discretamente contenta perché è una settimana che sto tempo mi ha murata in casa a fare nghe nghe, diciamo che prendo la strada, quella solita, per arrivare nel mio posto.

So che ce n’è una più veloce ma non è la mia. La mia vede case ai lati, quella più veloce è solo una strada di scorrimento, triste e tangenzialata.

La mia è trafficata, certo, ma sicura. Come tutte le strade maestre.
Quella più veloce chissà. Non la amo. Non la conosco abbastanza. Probabilmente è intasata, all’ora di punta.

Diciamo pure che – fiduciosa – prendo la mia strada.
Ad un certo punto però, un contrattempo, un evento che non avevo previsto.
La mia strada è chiusa.
Devo deviare.

Ci provo. Con la fiducia illusa di chi si conosce ma spera di cambiare, almeno per questa volta.
Mettiamo che ho il tempo risicato:mia mamma deve andare via, devo tornare alla frollina.
Mettiamo che mi perdo.
In mezzo a strade che non conosco.
A un paio di Kilometri da casa mia.
Mettiamo pure che comincio a girare su me stessa. Una giostra ridicola. Io che mi arrabbio con me.
Con le mie strade, sempre le stesse.
Con lo spazio che è diventato anonimo, perché non è il mio.
Niente barista simpatico, niente giardinetti dell’infanzia, ne’ palestra riconosciuta.
Niente casa di Caio, ufficio di Pinco.

Niente di niente.
Solo strada deviata che non mi appartiene.
Io che giro su me stessa e intanto il tempo passa.
Devo tornare a fare la mamma, devo.
Devo assolutamente prendere quella cosa, devo.
Devodevodevo in una lotta con altri devo.
Telefono a Tino. Perché mi aiuti. O forse solo per sfogarmi. Io e il mio senso dell’orientamento nullo.
La mia incapacità di inventarmi nuovi percorsi, di avere fiducia nelle indicazioni logiche.
Io e queste giornate di pioggia che mi abbruttiscono.
Io che dovrei lavorare, inventarmi lavoro e ho la mente piallata nei suoi nghè nghè, nei miei malanimi da scarso sonno.

La strada mi inghiotte. Fa di me ciò che vuole.
Mi ritrovo sotto casa. Di nuovo.
Senza essere arrivata dove volevo e dovevo.
Come uno strano incantesimo.
Mi riporta sempre qui.

In un vortice,un giro su me stessa. Consapevole di essermi persa in un bicchier d’acqua.
Di avere paura di reinventarmi strade e percorsi.
Salgo in casa.
Mia mamma ride.
A me scende una lacrima di rabbia.
La strada, quella che non conosco, ha vinto.


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7 COMMENTS

  1. per labelladdormentata, 27 marzo 2007

    Coraggio, le giornate di pioggia proprio non aiutano! E anche io, su quelle strade di solo scorrimento, mi perdo. Per questo in macchina tengo sempre una copia di Tuttocittà.
    E vedrai che poco alla volta riuscirai a trovare le nuove vie, i tuoi nuovi percorsi, devi solo avere pazienza.

  2. per La Francese, 27 marzo 2007

    È inutile prendersela, i luoghi sono per quello che viviamo, per come li viviamo. Ognuno mette del suo, le emozioni da finestre sul canale non sono certo da poco!

    io mi vanto sempre con Nath della mia capacità di orientamento, solo perchè lui andrebbe sempre dalla parte opposta. Ma è solo uno dei tanti modi di prendere la città :-)

    Tanto, tra poco, sarà la Frol a guidarti!

    Buona giornata

  3. per la coniglia, 27 marzo 2007

    A volte il coniglio(che è di un paese vicino cagliari) mi chiede la via più veloce per arrivare in un posto. Io automaticamente gli do quella che so che comprende il giro panoramico del mio asilo, i giardinetti della mia infanzia, la scuola media…E lui si imbestialisce perchè sa che ce n’è una più breve e non capisce perchè non gli do quella…
    Ora ho capito perchè. Vado anche io a sentimento!!!

    La cosa strana è che in vacanza divento un navigatore satellitare. Non conosco la città ma capisco tutto dalle cartine più intricate, anche quelle che ti indicano tutte in una volta metropolitana, bus vie cittadine e strade in disuso!!!

    Forse questo problema delle strade è legato ai posti che amiamo? In altre città come sei? E la prossima volta andrà meglio,ne sono sicura. Ti mando un sorriso :)

  4. per broke, 27 marzo 2007

    Questo post è bellissimo! magico quasi quanto quello delle zie ;)
    e poi un piccolo trucco: i bambini possono uscire con qualsiasi tempo, l’unico agente atmosferico che devi temere un po’ di più è il vento;) la metti sul passeggino con quelle belle cerate trasparenti intorno (lo so che piange, ma prova a insistere un po’, è solo questione di abitudine) o sul seggiolino in macchina e sei libera per il mondo :) certo, per le passeggiate al parco è dura, ma una colazione da un’amica, un caffè al bar o un pigiamino nuovo per Frollina sono sufficenti a farti respirare un po’ e a non farti odiare le mura di casa :P P

  5. per Gra, 27 marzo 2007

    Ciao dolcione! Come è bello dalle quattro pareti dell’ufficio godermi i vostri colori, le luci che emanate attraverso i tuoi racconti mia cara Francesca…ci pensi? la piccolina ha già tre mesi…come passa velocemente il tempo!
    Guidando in autostrada devo dire che la tentazione di fare una sosta dalle vostre parti era fortissima! Ma Selva era ancora troppo lontana e al ritorno, all’altezza di Ronco Bilaccio nevicava a quintalate!
    Noi ci siamo ritemprati (ce voleva!)da questo momento è iniziata la discesa verso l’estate (sperando che non sia troppo calda però!)
    Bacioni
    Gra

  6. per Simo, 27 marzo 2007

    Chissà… forse sarà proprio Frollina, un giorno, a farti intraprendere nuove strade… lei, ma anche tu… avete tanto da scoprire… non solo da ricordare! Baci Simo

  7. Pingback : lcd-projector.cvinfoblogs.org 3

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