La pizza è una ruota che gira
11 maggio 2009 // 1 CommentoMia figlia domani va a mangiare la pizza con gli amici. Io la prima volta che sono andata a mangiare la pizza con gli amici ci avevo 15 anni e c’era il mio allenatore ed erano i miei compagni di squadra. Siamo andati a mangiare la pizza e c’ho questo ricordo del Berg che lecca tutti i piatti dei dolci, li pulisce bene bene con la lingua e poi li risistema, impilati, tra quelli puliti che andava a prendere il cameriere per apparecchiare gli altri tavoli.
Mi ricordo che pensai che la saliva di Berg – adolescente con il fascino del disgustoso – avrebbe fatto il giro di Tortellinicity e questa cosa mi fece ridere molto. Io -d’altraparte – ero in pizzeria in ciabatte. Era gennaio e avevo solo un paio di ciabatte da piscina perché durante la gara mi avevano rubato le scarpe.
Giuro.
Pensai fossero stati i russi. Che era una gara internazionale e c’erano anche i russi ed era per me più facile dare la colpa ai russi che a qualche ragazzina sfigata di Vimodrone. Era anche esotico pensandoci. Tanto che per fare una patta con le scarpe, prima di uscire dallo spogliatoio con le mie ciabatte e il giaccone da inverno, avevo accaparrato una felpa di una tizia – russa anche lei – che nel frattempo si stava facendo la doccia.
Mi sono messa quella felpa per anni. Pensando che era una sorta di rimborso legato al furto delle mie scarpe.
Poi eravamo andati a mangiare la pizza. Grillo cantava Maremma Maiala degli Skiantos, la Vero e Cristhian limonavano come sempre e Berg leccava i piatti del profitterol.
Avevo 15 anni.
Mia figlia domani va a mangiare la pizza con i compagni del nido. C’ha 2 anni e mezzo. Alle ore 11.30 usciranno in fila dal cancello dell’asilo per dirigersi, tutti insieme, alla vicina pizzeria. Li metteranno seduti tutti vicini (e lei è già lì che spera di sedere accanto al bimbo con il nome più strano del mondo che è anche il sex symbol di tutta la scuola) e alla fine gli daranno il profitterol. Che è meglio che non lo diciamo al Berg se no – sono sicura – che arriva per dare qualche consiglio da adolescente disgustoso che si sente una lavastoviglie.
Ieri mi è arrivata una telefonata inaspettata. Prima c’era stata una lettera inaspettata. Poi una telefonata. La lettera – dato il mio animo di emotiva – l’avevo ignorata bellamente. Non ho potuto fare altrettanto con la telefonata.
Ecco. Succede che la società sportiva per cui ho nuotato molti anni (almeno due vite fa e un migliaio di kili or sono) compia 30 anni. Che a pensarci mi fanno sentire fottutamente vecchi.
Hanno deciso, per fare una cosa bella, di organizzare una cerimonia in Comune, con tanto di mostra fotografica e premiazione.
Ora
Mercoledì mi toccherà fare un salto nel tempo, come se avessi la macchina del futuro, e tornerò a salire su una specie di podio perché si sono ricordati anche di Panzallaria.
Molti kili dopo e molti anni in più.
Mi è sembrato un incredibile scherzo del destino
che
tutto questo avvenga il giorno dopo che mia figlia andrà a mangiare la pizza per la prima volta nella sua vita
nella stessa pizzeria dove andammo a mangiare la pizza con quelle persone che eravamo
e che rivedrò mercoledì
circa 20 anni fà.
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