Panzallaria – blog di panza

Precaria dentro ma anche fuori

Biancaneve sotto il nano

C’era una volta una bellissima diciottenne di nome Naomi Felicita che tutti chiamavano Biancaneve perché nessuno sapeva quale fosse il nome e quale il cognome e così era decisamente più facile. Naomi Felicita detta Biancaneve aveva una matrigna di nome Veronica che era sposata con il Re più potente del Reame, il quale la riempiva di regali e attenzioni. Quando Naomi Biancaneve crebbe divenne però bellissima e al Re gli fece subito molto gola, tanto che una mattina, al solito consulto regale dello specchio, la regina si rese conto che aveva le zampe di gallina sotto gli occhi, il lifting non reggeva più e Bianca era più figa. Decise allora di allontanarla dal Reame, per paura di perdere il potente Re del regno del Biscione e mandarla in esilio grazie alla pubblicazione di una lettera su un quotidiano. Read more

Lasciatevi sorprendere

Qualcuno mi ha scritto in privato che il promo dello spettacolo “La rivincita del calzino spaiato” l’ha spiazzato. Che sembra arrabbiato. Ebbene, se lo spettacolo andrà a teatro vi accorgerete che ci sono molti modi di leggere un testo e che ci sono molti punti di vista con cui guardare le cose. In questo spettacolo, di cui nel promo vedete pochi minuti ma che alterna vari registri interpretativi, ci sono dentro i miei testi, nell’interpretazione che gli ha dato Alessandra Frabetti. Read more

La rivincita del calzino spaiato: il promo video

Che ne dite?

Compriamo un gioco per i bambini che stanno in ospedale

Io in questo periodo sto imparando molte cose da alcune persone. In particolare da una. Una mamma.

Sua figlia ha un male cattivo. Sua figlia è forte come lei. Perché – benché sia in ospedale da quasi un mese a un anno e mezzo di età – si sta comportando da dura.

Ma cosa ci si può aspettare da una bambina che ha una mamma che – benché stia affrontando la prova più difficile che deve affrontare una madre – riesce a trovare il tempo di pensare non solo alla sua bimba, non solo a se stessa?.

Per questo, senza paura che lei s’offenda, voglio pubblicare un pezzo della mail che ha mandato ai suoi contatti.

Amiche, oggi vi chiedo solo un favore.
E ci sono circa 6 mesi di tempo per farmelo.
Secondo le proprie possibilità, vi chiedo la prossima volta che andate all’ikea o un posto simile, di spendere qualche euro in giochini per i bimbi dell’ospedale.
(…)  settimana scorsa ha fatto due esami piuttosto impegnativi per una bimba della sua età.
dopo le infermiere le hanno fatto un regalino e lei avreste dovuto vedere i sorrisi che ha fatto.
Sembra una sciocchezza, ma servono.
non parlo solo di reparti “particolari” come oncologia o ematologia….anche dopo un prelievo è bello che un bimbo abbia un piccolo premio (che non sia un cioccolatino o una caramella!!!!).
all’ikea ci sono tante cosine che possono piacere ai bimbi e che costano abbastanza poco. Purtroppo, se uno non ci sbatte la testa contro, non se ne rende conto.
Diciamo che io la sto sbattendo per tutte voi ;)
Direi che non c’è molto da aggiungere alla sua mail. Io mercoledì, insieme alla Frollina andrò ad acquistare un po’ di giochi (ne ho già messi da parte qualcuno) e li porterò – sempre insieme alla Frollina – all’ospedale Bellaria o al Sant’Orsola, al centro prelievi. Ricordo perfettamente che c’è una zona in cui vengono tenuti tutti i giochini per i bambini.
E’ così in tutti gli ospedali.
Poi ci sono associazioni come AGEOP che aiutano i bambini ricoverati in oncologia e ematologia.
Voglio contattare anche loro.
Che aiutano i bambini come I.
Alla quale ogni giorno vanno i miei pensieri. A lei e a tutti i piccoli lottatori. Che imparano presto la crudeltà della vita e del mondo ma se hanno la fortuna di avere madri, padri, fratelli, dottori, infermieri, amici come la piccola I., diventeranno degli adulti migliori e sapranno non dare per scontato quello che hanno.
Se avete voglia di fare come me, se avete voglia di contribuire al sorriso di un bambino, credo davvero che basti mettersi in contatto con gli ospedali cittadini.

-1 alla ricongiunzione familiare

Domani riabbracciamo la frollina. Tino non lo dice ma manca anche a lui. Oddio, non è che si sta male – ogni tanto – vivendo su ritmi più adulti eh? Ce la siamo spassata. Siamo andati fuori, ci siamo rilassati, ho pulito la casa come diocomanda e lavorato con il cervello ben concentrato. Sono stata in Svizzera – sempre per lavoro – e non ho dovuto pensare al cosa e al come posizionare mia figlia da qualche parte. Ieri sera, al mio ritorno, che puzzavo di tre treni e caldo e avevo solo voglia di una doccia, non ho dovuto procrastinare il momento della toeletta e mi sono rilassata totalmente, spegnendo il cerebro per quel quarto d’ora.

Ma la sogno alla notte. Ho tanta voglia di sentire i suoi racconti del mare, faccia a faccia. Ci sentiamo al telefono e nel suo italiano zoppicante e con quella sua balbuzie bambina mi racconta delle nuvole, dei cigni quaqua e di isole che non ci sono. Mi parla della sua amichetta M. che è lì con la mamma e che andrà anche alla scuola materna con lei e se ne è praticamente innamorata, fermo restando che appena cominciano a giocare si litigano tutto ma se non stanno insieme si cercano sempre.

Ho voglia di stringerla.

Mi dà una forza incredibile quella bambina. La amo di un amore che non avrei creduto possibile. Fa apparire tante cose delle vere futilità. Mi fa vivere meglio perché nella scala delle cose piccole e grandi è una specie di cartina di tornasole: penso a lei e so quali sono le cose a cui devo dare attenzione e quelle che mi drenano solo energie inutili.

In questo periodo mi sento quasi di dire che nel mio personale sono quasi felice.

Vado in Svizzera

Io parto per la Svizzera per lavoro: in questa settimana di bagordi senza Frollina sto facendo veramente di tutto. Compreso il trasfertone fuori dalla zona Euro.

Tornerò con rinnovato spirito logico e una quantità di cioccolata da far venire brufoli perfino a un duenne!!!!!

Ovviamente comprerò anche un orologio a cucù per Villa Borghese.

Perché si sa, se uno va all’estero, non può mancare  un tour alla Fiera delle banalità. ;-)

Voi intanto firmate neh???

Donne pensanti

Allora, per iniziare ho aperto un blog:

http://donnepensanti.wordpress.com/

dove raccogliere le adesioni di uomini e donne (si tratta di una questione culturale e sociale che pertiene sia maschi che femmine), in forma di commento al post che già c’è.

Poi Monica di Ponti Tibetani ha lanciato un appello per trovare qualcuno disposto a fare un banner da apporre nei blog di chi vorrà.

Ma questo DEVE essere solo un inizio.

Se vogliamo essere incisivi questa cosa deve uscire dalla Rete. Lo dico per esperienza diretta. Con Blogaction siamo rimasti relegati alla Rete e la Rete – anche se per noi che la frequentiamo sembra infinita – è davvero piccola. Il blog, il banner e qualsiasi forma on line devono rimanere il MEZZO ma dobbiamo fare cose concrete.

Proposte, suggerimenti, azioni mirate.

Senza per forza partire da cose enormi, ma assolutamente partire.

Ciò non vuole affatto dire che ho le idee chiare, ma siamo qui per discuterne tutti insieme e secondo me ne vale davvero la pena.

Coinvolgere altri Media sarebbe senz’altro positivo per fare sentire la nostra voce.

Qualche risorsa in Rete per fare Rete e far sentire lo sdegno

Secondo me dovremmo fare una ricerca accurata se esistano o meno iniziative in Rete (e nella realtà) che concretamente diano voce al nostro sdegno e alla voglia di intervenire per contribuire a cambiare un processo culturale ormai avviato che sta naturalizzando un concetto di donna-oggetto e donna-mignotta  che ci svilisce tutte pur essendo solo di poche. Ricordiamoci che quello che passa dalla televisione e quello che fa chi ci governa e dovrebbe essere di esempio impronta di se’ l’abito mentale della maggioranza.

Io sono disponibile a impegnarmi sia per diffondere suddette iniziative con tutte le mie forze, sia a contribuire operativamente.

Ecco qualche post/articolo che ho trovato. Man mano che approfondirò le ricerche incremento, chi ne ha voglia può fare uguale nei commenti:

A livello di iniziative, a parte l’appello che sarebbe bello approfondire e allargare, non ho trovato molto.

Cosa si potrebbe fare?

Io vado subito a scrivere alla Lipperini: magari se riusciamo a coinvolgere qualcuno con una certa visibilità si riuscirà a fare qualcosa che abbia un effetto.

Addendum: su cosa intendo io per politica, blog e panzallaria

panzUltimamente avverto delle vibrazioni non sempre positive intorno a questo blog. Come se si stesse diffondendo un’idea monolitica del mio ruolo in Rete. Ci tengo a puntualizzare. Come addendum a un post scritto ormai qualche anno fa che avevo intitolato il Manifesto di Panzallaria.

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Donne dobbiamo fare la rivoluzione: e gli uomini con grano salis dovrebbero stare con noi

Donne,

non possiamo più tacere. Un minuto di più e saremo colpevoli e puttane come ci vuole il nostro Presidente e lo stereotipo che sta passando grazie alle signorine che – compiacenti – bramano di partecipare ai suoi harem.

Vogliamo veramente insegnare questo alle nostre figlie? Vogliamo veramente che loro un giorno ci dicano: “ma come mamma, tu non hai fatto niente e ti lamenti, ora, che io desideri fare la velina? che sia quella la mia realizzazione?”.

Tra parentesi, sarebbe anche il passo più breve per arrivare alla politica. Read more

Gli amici del bar Margherita

Ieri sera ce ne siamo andati al cinema. Attività che si trova in cima alla lista (pubblica ;-) ) delle cose che vogliamo fare questa settimana.

Al cinema all’aperto davano “Gli amici del bar Margherita” di Pupi Avati ed era un pezzo che ero curiosa di vederlo. Per tanti motivi, primo fra tutti perché parla del mio quartiere, dei luoghi dove vivo e narra le storie di quelli che erano giovani insieme al padre di Tino che viveva qui. Read more

Faremo tutto quello che non si può fare con i cinni

Ieri abbiamo portato la mia mamma e la frollina al mare. In albergo. Nelle Marche. Bel posto. Più tranquillo della nostra caotica riviera ma comunque pieno di cose belle per i bambini. Peccato da ieri mattina sia cominciato a piovere e le temperature siano crollate. Oggi a Bologna si sta benissimo, è una bella giornata ventilata. Là piove che diolamanda e il mare – come mi ha detto Frollina al telefono – “è molto arrabbiato”.

Separarmi dalla Prole, qui lo dico e qui lo nego, non è stato facile. L’idea di un’intera settimana lontane: stavo aspettando da un po’ questo momento per dormire, fare cose con il non marito e vivere con ritmi meno cadenzati, ma è sempre difficile.

Un cumulo di sensi di colpa.

Le fotutte sirene che mi urlano nella testa, matrigne cattive della mia mammitudine, continuavano a urlare “madre snaturataaaaaaaaaaa, abbandoni così tua figlia, in mezzo al mal tempo e alle avversità. In albergo con tutto pagato, mare a vista e bambini in quantità. E tu intanto ti riposerai pure? Tu osi anche solo pensare di andare a un cinema? leggere un libro fino alle 4 del mattino? lavorare tutta notte? Madre snaturataaaaaaa”.

Le sirene, ieri, non mi hanno dato pace tutto il giorno. Ed ero una cacacazzi da paura. C’avevo così tanta ansia che lei era insopportabile (secondo me non vedeva l’ora la mollassi con la nonna al mare) e ho combinato una serie di malestri da competizione. Read more

Da piccolo mio fratello voleva fare il guardiano della torre Aifel. E tu?

Mio fratello da piccolo diceva che come lavoro, lui avrebbe fatto il guardiano della Tour Eiffel. Raccontava che era nato sull’ascensore della torre parigina e che per qualche anno aveva abitato all’ultimo piano. Per questo, diceva, lui ce l’aveva nel sangue il lavoro di guardiano della Tour Eiffel.

La mia amichetta dell’asilo voleva fare la regina delle formiche. Come lavoro. Diceva che sarebbe stato interessante comandare tutti quegli esserini e che desiderava tanto avere delle ali.

Io prima avrei voluto fare la ballerina: ballavo sulle punte tutti i caroselli della tv. Poi venne il tempo che decisi che ero Bud Spencer ed ero convinta che uno potesse farlo di lavoro, essere Bud Spencer. Poi c’è stato il periodo di Nanni Kuker, quando il mio alto obiettivo professionale era quello di diventare una investigatrice privata e mi ero creata tesserino, nome in codice e squadra operativa.

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Mamma che palle

Mi hanno segnalato questo tumblr. Si chiama Mamma che palle.

Mi ha fatto morire dal ridere per tanti motivi.

  1. Per l’acredine dell’autore/autrice nei confronti delle mamme blogger e affini. Vien fuori un odio che sembra che ce ne sia almeno una che gli ha ucciso il gatto o quanto meno pestato un callo ;-)
  2. Perché poi alcune cose sono anche condivisibili se non fosse per l’offesa deliberata e la chiusura al dialogo (che se apri un tumblr, poco poco c’hai poca voglia di dialogare)
  3. Quella del coaching per mamme però mi ha fatto scompisciare (la foto dico). Non so se voleva essere ironica o sarcastica: sono ottimista e propendo per la prima ;-)

In effetti bisogna ammetterlo (e qui probabilmente in molte mi toglieranno il saluto) ma questa etichetta della mamma blogger sta davvero diventando inflazionata e ogni giorno nascono nuovi siti (spesso cloni di altri) e se ne parla talmente tanto che giuro

ci sono delle mattine che quando mi metto a scrivere sul blog e vorrei parlare della frollina e di tutte quelle cose che fanno tanto felice una genitrice quando scrive, mi trattengo perché

mi dò la nausea da sola

;-)

Dedicato a I. e alla sua mamma

Care mamme,

ricordiamoci sempre che non è scontato. Non è scontato che i nostri figli sorridano. Non è scontato che facciano i capricci. Non è scontato che ci corrano incontro, all’uscita della scuola, abbracciandoci con un sorriso.

Non è scontato, la mattina, svegliarsi e potersi permettere la luna storta perché abbiamo dormito poco. Non è scontato essere felici perché si sporcano con il gelato, che tanto c’è la lavatrice e loro sembrano degli acquerelli, così pieni di colori dei più vari.

Non è scontato pensare di fare le vacanze. O di non farle e potere dire: “Tanto si sta bene anche a casa!”

Non è scontato andare alla festa dell’unità e guardarli salire sulla giostra e ridere di cuore perché hanno preso la coda dell’orsetto e guadagnato un giro gratis. Non è scontato sentirli parlare nella notte. Non è scontato vederli piangere perché cadono dalla bicicletta.

Non è scontato per niente.

Care mamme,

ricordiamocelo ogni tanto che non è scontato.

Quando siamo stanche, quando ci viene voglia di buttarli dalla finestra perché vorremmo solo recuperare sonno e tempo, quando siamo scoraggiate perché ci sembrano ribelli e che non ci ubbiscano e che non siano abbastanza loquaci o lo siano troppo.

Mentre noi siamo lì a prendercela dietro a cose da poco e a sentirci stressate, stufe e scoraggiate

in quell’esatto momento

c’è chi fa i conti con figli che soffrono, malattie bastarde che si insinuano insieme alla fottuta genetica e d’un tratto

tutto sembra molto sciocco.

Di solito capita alle persone di cuore. Che hanno la forza – nel dirti che alla loro bimba hanno trovato una malattia perniciosissima – di pensare a tutti i bambini che invece di stare ai giardinetti, sono al reparto di oncologia dell’ospedale pediatrico.

Tutto

in un istante

a sentire queste storie tanto vicine a te

diventa meno scontato.

Care mamme, cari papà, care zie, cari nonni, cari lettori

vi prego

mandate pensieri positivi

e se qualcuno che legge per esempio è medico pediatra e si occupa delle cose di cui ci si occupa nei reparti di oncologia degli ospedali dei bambini mi vuole scrivere,

magari un consulto in più a questa persona

può essere utile…

e non è scontato