Di marketing, mamme blogger e carne da macello

Scritto da Panzallaria   // 25 marzo 2010   // 102 Commenti

Non sono mai stata contro il marketing.

Ho letto con attenzione il Cluetrain Manifesto e mi ha ispirata molto nella gestione delle mie attività e progetti digitali. Gianluca Diegoli lo considero un guru e ogni volta che posso, tento di fare autoformazione sull’evoluzione della comunicazione virata al marketing di se stessi su Internet.

Trovo che ci siano persone e società che si occupano di marketing in maniera chiara, pulita e corretta: pane al pane e vino al vino e che nel farlo sanno spiegare ai propri interlocutori le finalità e gli obiettivi di certe operazioni.

Però quello che sta capitando nel settore Mommyblogging (settore in cui sono stata inserita) non sempre mi piace. Credo che ultimamente si sia creata una situazione surreale e stressante per chi, come la sottoscritta, ha fatto nascere un blog 5 anni fa per divertimento e per vedere dove l’avrebbe portata la vita.Sempre più aziende tentano di contattare le mamme blogger, direttamente o indirettamente, per coinvolgerle in progetti gratuiti che hanno l’unico vantaggio di studiare il mercato e farle arricchire. Sempre più professionisti del marketing pensano di aver trovato nella blogomammasfera la Mecca, la San Marino dell’economia digitale.

Non mi piace quando si nobilita un’operazione di marketing con motivazioni “alte”. L’ho sempre detto, è giunto il momento di dirlo pubblicamente (e non sono l’unica) ma partecipare a progetti di viral e buzz marketing, scrivere post, riprogettare siti per aziende che la maggior parte delle persone boicotta perché mandano il latte in polvere nel Terzo Mondo, disincentivando l’allattamento al seno, non significa (ed è un mio parere) cambiare il modo di comportarsi delle aziende.

Significa partecipare a progetti di marketing in cui, per la maggior parte delle volte, verrete trattate solo come target da spolpare e ripagare con una fornitura di pannoloni a vita.

Ultimamente nel mondo delle mamme in rete si è sclerotizzato un po’ tutto: la gente non ti racconta le cose perché ha paura che tu gli rubi l’idea, le idee si trasformano e perdono la valenza che avevano (mi è rimasta qua, ma qualche mese fa qualcuno ha rilanciato le mamme talebane – personaggi inventati dalla sottoscritta nel 2006) senza citare la sottoscritta, se non in luoghi che io non ho mai trovato e componendone una descrizione che nulla aveva dell’ironico e leggero che avevo conferito io alla cosa.

Una cosa crudele, banale e rissosa che ha solo scatenato centinaia di mamme blogger in insulse prese di posizione pro o contro le mamme talebane.

Ogni giorno fiorisce un nuovo blog di mamma. La blogosfera produce più mommyblogger di quanti bambini nascano in Italia. Alcuni sono molto belli, altri sembrano la fotocopia di blog già visti, sfruttano i modi di dire, mimano il linguaggio e l’ironia.

Solo che l’ironia non la puoi mimare. E finisce che ci sono dei blog che sembrano “dopati” per fare ridere, ma alla fine della fiera, dopo la risata di circostanza non rimane nient’altro che l’ego di chi scrive.

Il tutto mi pare, sembra fatto apposta per VENDERE. Mi fanno tenerezza alcune mamme blogger. Piene di speranze, pensano davvero di fare la rivoluzione partecipando all’ennesimo progetto viral. Pensano davvero che tra un anno potranno diventare blogger strapagate.

Ho da fare una rivelazione (e penso di permettermelo, dall’alto della mia longeva carriera di blogger): scrivere post non paga. Vi assicuro che se anche passaste la giornata a scrivere di nanna, pappa, cacca e esplorare il mondo della maternità offrendo consigli al resto delle mamme, non diventereste ricche.

Vi assicuro che per sfondare bisogna avere idee originali anche nella blogosfera. In poche ce le hanno. Forse solo Jolanda e Mamma Felice hanno saputo mettere la giusta professionalità per farne una professione.

Noi altre ci dovremmo accontentare di divertirci, di promuovere modelli scanzonati (e NON stereotipati) di maternità. Noi altre dovremmo cercare in noi stesse un pochino di originalità per cercare di fare qualcosa che ci soddisfi, ma non è qui che è il nostro lavoro.

Se mai ci sarà chi pubblica i libri perché ha il talento per farlo, come Extramamma, ci sarà chi promuove i pannolini lavabili come Claudia, o chi tenta di portare a teatro il suo spettacolo (ma non potrebbe farlo senza una regista cresciuta nel teatro e un’attrice di qualità) come la sottoscritta.

Ma sono tutte cose nel mondo delle cose. Non in quello dei bit.

E a me essere trattata da carne da macello per progetti che mi raccontano che insieme stiamo cambiando il mondo, non mi va. Oltrettutto sono una persona chiara, schietta, diretta e quando intravedo progetti che non portano la stessa trasparenza che mi piace vivere, mi viene da scappare, allontanarmi.

Il mondo è già un posto molto difficile, almeno qui, nella blogosfera, mi piace frequentare i posti che mi piacciono e penso di avere tutto il diritto e la libertà di poter avanzare dubbi sulle cose che non mi piacciono.

Insomma: care mamme blogger, siete proprio sicure che vi state facendo del bene, accettando di lavorare gratuitamente in nome della rivoluzione del mercato?

No dico

Di modi per fare del volontariato ce ne sono molti

e secondo me farlo così

non ne vale tanto la pena.

In merito a temi analoghi, hanno recentemente scritto: la Meringa e Nati per delinquere

e poi una cosa per finire:

prendere posizione è importante. Mi ha fatto molta tristezza, su facebook, quando l’ho fatto essere tacciata di faziosità.

Non siamo tutti faziosi? Oppure a voi piace sempre liquidare tutto con un sorriso??? Francamente non mi interessa accompagnarmi con chi non ha il coraggio di prendere posizione.


Tags:

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