Di marketing, mamme blogger e carne da macello
25 marzo 2010 // 97 CommentiNon sono mai stata contro il marketing.
Ho letto con attenzione il Cluetrain Manifesto e mi ha ispirata molto nella gestione delle mie attività e progetti digitali. Gianluca Diegoli lo considero un guru e ogni volta che posso, tento di fare autoformazione sull’evoluzione della comunicazione virata al marketing di se stessi su Internet.
Trovo che ci siano persone e società che si occupano di marketing in maniera chiara, pulita e corretta: pane al pane e vino al vino e che nel farlo sanno spiegare ai propri interlocutori le finalità e gli obiettivi di certe operazioni.
Però quello che sta capitando nel settore Mommyblogging (settore in cui sono stata inserita) non sempre mi piace. Credo che ultimamente si sia creata una situazione surreale e stressante per chi, come la sottoscritta, ha fatto nascere un blog 5 anni fa per divertimento e per vedere dove l’avrebbe portata la vita.Sempre più aziende tentano di contattare le mamme blogger, direttamente o indirettamente, per coinvolgerle in progetti gratuiti che hanno l’unico vantaggio di studiare il mercato e farle arricchire. Sempre più professionisti del marketing pensano di aver trovato nella blogomammasfera la Mecca, la San Marino dell’economia digitale.
Non mi piace quando si nobilita un’operazione di marketing con motivazioni “alte”. L’ho sempre detto, è giunto il momento di dirlo pubblicamente (e non sono l’unica) ma partecipare a progetti di viral e buzz marketing, scrivere post, riprogettare siti per aziende che la maggior parte delle persone boicotta perché mandano il latte in polvere nel Terzo Mondo, disincentivando l’allattamento al seno, non significa (ed è un mio parere) cambiare il modo di comportarsi delle aziende.
Significa partecipare a progetti di marketing in cui, per la maggior parte delle volte, verrete trattate solo come target da spolpare e ripagare con una fornitura di pannoloni a vita.
Ultimamente nel mondo delle mamme in rete si è sclerotizzato un po’ tutto: la gente non ti racconta le cose perché ha paura che tu gli rubi l’idea, le idee si trasformano e perdono la valenza che avevano (mi è rimasta qua, ma qualche mese fa qualcuno ha rilanciato le mamme talebane – personaggi inventati dalla sottoscritta nel 2006) senza citare la sottoscritta, se non in luoghi che io non ho mai trovato e componendone una descrizione che nulla aveva dell’ironico e leggero che avevo conferito io alla cosa.
Una cosa crudele, banale e rissosa che ha solo scatenato centinaia di mamme blogger in insulse prese di posizione pro o contro le mamme talebane.
Ogni giorno fiorisce un nuovo blog di mamma. La blogosfera produce più mommyblogger di quanti bambini nascano in Italia. Alcuni sono molto belli, altri sembrano la fotocopia di blog già visti, sfruttano i modi di dire, mimano il linguaggio e l’ironia.
Solo che l’ironia non la puoi mimare. E finisce che ci sono dei blog che sembrano “dopati” per fare ridere, ma alla fine della fiera, dopo la risata di circostanza non rimane nient’altro che l’ego di chi scrive.
Il tutto mi pare, sembra fatto apposta per VENDERE. Mi fanno tenerezza alcune mamme blogger. Piene di speranze, pensano davvero di fare la rivoluzione partecipando all’ennesimo progetto viral. Pensano davvero che tra un anno potranno diventare blogger strapagate.
Ho da fare una rivelazione (e penso di permettermelo, dall’alto della mia longeva carriera di blogger): scrivere post non paga. Vi assicuro che se anche passaste la giornata a scrivere di nanna, pappa, cacca e esplorare il mondo della maternità offrendo consigli al resto delle mamme, non diventereste ricche.
Vi assicuro che per sfondare bisogna avere idee originali anche nella blogosfera. In poche ce le hanno. Forse solo Jolanda e Mamma Felice hanno saputo mettere la giusta professionalità per farne una professione.
Noi altre ci dovremmo accontentare di divertirci, di promuovere modelli scanzonati (e NON stereotipati) di maternità. Noi altre dovremmo cercare in noi stesse un pochino di originalità per cercare di fare qualcosa che ci soddisfi, ma non è qui che è il nostro lavoro.
Se mai ci sarà chi pubblica i libri perché ha il talento per farlo, come Extramamma, ci sarà chi promuove i pannolini lavabili come Claudia, o chi tenta di portare a teatro il suo spettacolo (ma non potrebbe farlo senza una regista cresciuta nel teatro e un’attrice di qualità) come la sottoscritta.
Ma sono tutte cose nel mondo delle cose. Non in quello dei bit.
E a me essere trattata da carne da macello per progetti che mi raccontano che insieme stiamo cambiando il mondo, non mi va. Oltrettutto sono una persona chiara, schietta, diretta e quando intravedo progetti che non portano la stessa trasparenza che mi piace vivere, mi viene da scappare, allontanarmi.
Il mondo è già un posto molto difficile, almeno qui, nella blogosfera, mi piace frequentare i posti che mi piacciono e penso di avere tutto il diritto e la libertà di poter avanzare dubbi sulle cose che non mi piacciono.
Insomma: care mamme blogger, siete proprio sicure che vi state facendo del bene, accettando di lavorare gratuitamente in nome della rivoluzione del mercato?
No dico
Di modi per fare del volontariato ce ne sono molti
e secondo me farlo così
non ne vale tanto la pena.
In merito a temi analoghi, hanno recentemente scritto: la Meringa e Nati per delinquere
e poi una cosa per finire:
prendere posizione è importante. Mi ha fatto molta tristezza, su facebook, quando l’ho fatto essere tacciata di faziosità.
Non siamo tutti faziosi? Oppure a voi piace sempre liquidare tutto con un sorriso??? Francamente non mi interessa accompagnarmi con chi non ha il coraggio di prendere posizione.
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etichettare è il modo migliore per banalizzare e zittire qualsiasi forma di critica: prego, fatevi avanti. c’è posto per tutti. se volete vi offro anche un caffè digitale
se usate abbastanza volte i termini faziosa, nemica delle donne, pannolini, forse riusciamo anche a far indicizzare il blog su questi temi.
che figata: ho preso talmente tanti insulti che ho anche la seconda pagina di commenti
Ho contato 12 post su 52 che non ti danno apertamente ragione. Di questi, farei fatica a trovarne uno che contenga degli insulti. Non ti pare di avere una percezione della realtà un po’ alterata?
Carissima, sei gentile a preoccuparti per noi, ma, grazie, siamo adulte e consapevoli di quello che facciamo e dei motivi per cui lo facciamo.
Quello che facciamo è sperimentare delle forme di interazione diverse con le aziende, cercando di capire se almeno c’è speranza di uscire dagli stereotipi della mamma con la vocina e il filo di perle. Se poi non ci fosse, pazienza, non ne moriremo.
Il motivo per cui lo faccio è semplicemente divertirmi. Non ho alti fini morali, non ho la presunzione di salvare il mondo. Sono solo molto curiosa.
Se non lo fossi, non avrei aperto un blog nel 2004, quando i blog non erano ancora di moda e di certo nessuno si illudeva di far soldi col blog. Non me ne illudo nemmeno adesso: le mie aspirazioni sono altre, e non sarà certo uno spettacolo teatrale a farmele cambiare.
Sta’ serena e vai per la tua strada, ché chi ti vuole bene ti seguirà.
Chiara – il Prof
E’ evidente che questo post ha toccato un nervo scoperto, altrimenti non si spiegano tante e così appassionate reazioni.
E’ curioso perché sugli stessi temi ci si scanna da anni in ambito tecnologico-gadgettistico: come e quando è giusto accettare le proposte delle aziende, dove e come fissare i propri personali limiti. Consiglio a tutte le persone che su questi temi hanno un’opinione meno granitica di farsi un giro in rete per verificare i diversi modi in cui la cosa è stata risolta o non risolta.
Personalmente non capisco l’accanimento e la levata di scudi di alcune risposte. Il post poneva delle domande ed esprimeva un’opinione su un tema, al di là dei casi singoli. Il caso singolo è sempre uno spunto, è ovvio, ma se Panza non ha voluto far nomi mi sembra ovvio che è per porre un problema generale e non personale. Anche perché il tema generale interessa a molti, le beghe personali, francamente, no!
ecco appunto: nei 52 commenti precedenti e nel post ho già fornito le risposte anche a questi, per cui non starò a ripetermi, e cara Lanterna, so che tu sei una persona avvezza alla rete ma ce ne sono tante che non lo sono allo stesso modo (e non è questione di intelligenza) e credo che valga la pena ogni tanto sbilanciarsi in prese di posizione alternative al pensiero comune per offrire pluralità. detto questo, essendo il mio blog, direi che mi sembra ovvio che in questo posto penso di avere tutto il diritto di scrivere quello che penso.
e ribadisco, ma è l’ultima volta che mi viene da sbadigliare tanto l’ho fatto, che non me ne frega niente dei pannolini in se’ ma critico un modo di fare marketing a mio avviso poco chiaro.
ma probabilmente sono io che sono torda.
@adele: grazie. E’ proprio questo il punto. Il tema generale interessa a molti e ho pensato di proporre il mio punto di vista. Fare nomi, accusare persone non è questione che altrettanto mi interessi. Qui si parla di modelli relazionali e commerciali e non di beghe personali.
scusate ragazze ma è mai possibile che si debba scendere a questi livelli? ad arrivare dire fatti i fatti i tuoi? ma è costruttivo un atteggiamento del genere?
ora, voi avete assolutamente ragione a dire io scrivo quello che mi pare, per i motivi che mi piacciono e su quello che mi interessa ma, dall’altra parte, c’è pur sempre chi legge. e fa delle considerazioni. e critica. però non potete sentirvi punte sul vivo se scrivete delle cose su web e qualcuno alza il sopracciglio.
Aha. Un attimo. Qui non si tratta di evitare beghe personali, ma di evitare di fornire link ai siti come the talking village che tanto si criticano, impedendo a chi legge di informarsi e farsi un’idea con la propria testa. Ci sono solo link di “parte”. Trattandole, appunto, da decerebrate. Nelle community dove c’e’ contraddittorio questo non succede.
@b.f.: se cerchi la rissa non sono la persona giusta. per altro ora ho anche un appuntamento
l’interpretazione al post è libera perché siamo (più o meno) un Paese libero. Per cui guarda, personalmente puoi tranquillamente “provincializzare” il mio post. Se hai voglia di andare oltre, lui è sempre qua. E quest’area è a disposizione di chiunque voglia dire la sua in merito. Ma se la mettete sul personale, ecco, a me sembra solo che avete una gran coda di paglia. Onestamente eh?
Io amo questa donna. Quuesta donna dice sante verità. Amen, sorella.
Ho deciso. Fondo Babbipensanti. Che in un paio di righe, noi che abbiamo il potere di sintesi, sbrighiamo tutto. e cambiamo i pannolini e mangiamo le merendine rubandole alle nostre proli mentre le mamme blogger scrivono, scrivono e riscrivono. e speriamo che qualcuno ci regali schiuma e lamette…
dopo la benedizione di Blimunda e l’ironia meravigliosa di CortoMaltese, direi che ho svoltato
io mica sono del marketing che devo andare d’accordo con tutti, io sono più per la provocazione. ognuno c’ha il suo karma e la sua dote. e fin quando non si offende nessuno, è libero di esercitare libero pensiero, credo
Finalmente, finalmente qualcuno ha deciso di parlar chiaro
basta parlar di cose serie, cosa sono queste velleità di pensiero critico o desiderio di confronto costruttivo, noi si vuol sapere solo della cacca della Frollina o se proprio indispensabile delle diarree di mamma e papà. Cosa sono questi accenni di politica, di etica del mercato, di mistificazione delle masse.
BASTA è ora di finirla, è ora che Panzallaria.com trovi una nuova blogger.
Allora io direi così, visto che la Francesca Sanzo non ci piace più e visto che siamo in un paese democratico, ora eleggeremo qualcun altra che scriva sul sito di Panzallaria per farci divertire.
Chi si candida?
mi candido io! vi allieterò di post super prolissi e ultra tecnici su come grattare via la cacca di cane dalle scarpe! e ne ho molte altre in serbo…
oh, stasera potrei anche smollarlo eh? peccato che ho ancora un sacco di post con tag: vomitini, cacatine, frasi celebri, da scrivere. poi io come faccio? Però si accettano offerte. Dopo l’impennata di accessi di questo post, secondo me ci guadagnate un blogghetto con un bel po’ di lettori.
avanti gente, avanti lor signori, si candidinooooooooooo
vendesi blog faSioso….
ah ah ah ah
io una cosa devo dirla: i miei lettori li adoro. siete meravigliosi
Cioè, ma scusa, ma da uno che scrive il proprio cognome minuscolo e il nome maiuscolo, che t’aspetti?
No, Panz, non sprecare così la tua eredità…;-)
@meringa: in effetti pensandoci se lascio il blog in eredità a Tino, poi chi fa Tino????
Questo blog è questo blog non grazie a te, cara Panz, ma grazie ai tuoi lettori, che hanno avuto la cortesia e la noia di affezionarsi a te e seguirti.
Quindi cedi le chiavi.
La candidatura di Castelli è valutabile solo se s’impegna a risolvere il conflitto d’interessi casalingo separandosi dalla vecchia proprietaria. Non vorremmo che facesse solo da prestanome.
Serve un vero cambio di rotta.
E mi raccomando, che non lo si compri in debito, stile Telecom, che poi ci tocca pagare a noi utenti e ritrovarci un panzallaria.com solo in abbonamento.
Ah, a proposito, che si vada avanti con la mozione umbra.
E compratevi sull’asinello Bored to death.
Altrimenti di Castelli padrone non se ne parla.
famo in ‘sto modo, alora: io la ammazzo, subentro, appalto a giordano che gira il blog a un suo conoscente malavitoso, ci spostiamo su un server russo con un sito di escort e ci presentiamo al premier. farmo un fi-gu-ro-ne.
mi dissocio: questo era un blog serio, un blog a modo. con questo post mi volevo prendere cura di un nugulo di neoblogger spaurite e voi la buttate in cagnara? vero che qualcuno mi ha rassicurato sul fatto che non hanno bisogno di me, ma ora che le mamme non hanno bisogno di me e voi volete pure trasformare il mio blog in un puttanaio (lettori affezionati e pure il consorte, ci si mette!), ora io cosa faccio?????????
come farò a fare la vipera faziosa che non sa tacere mentre il silenzio è l’unico valore che conta per farsi sentire????????
oddio
non credo dormirò stanotte.
per fortuna, davvero, almeno sto serena e vado per la mia strada con i miei straccietti e i pochi che mi amano
che non mi seguiranno pur di rimanere qui ad appaltare il mio blog
sig
e controsig ;-(
il 100mo commentatore vince un pomeriggio con me. e vedete voi se la considerate una promessa o una minaccia
E’ il marchio, il brand.
Preso il dominio metteremo in vendita indirizzi di terzo livello.
donnedisponibili.panzallaria.com
popolodellaliberta.panzallaria.com
ilovenewyork.panzallaria.com
@giordano: a me piace molto anche ciccionefocose.panzallaria.com.
credo sia il più coerente.
poi prendiamo una ventina di centraliniste dalla voce sexy e le facciamo rispondere a una audiochat in diretta.
ci sto. questo mi sembra una forma di marketing accettabile. io rimango dietro le quinte, ovviamente se c’è da fotografare lardarelli focosi, mi presto volentieri alla macchina.
caspita, siamo lontani dal 100esimo commento. Non credo di farcela.
Guarda, se il business va ho già in testa tutto.
Prendiamo un autobus dell’Atc e ci facciamo porno selvaggio e del più sporco mentre gira per i viali, il tutto live via webcam.
E chi ci ferma più?
Son soldi!
Sai che non è male?
ue ue ue che lè stò burdel
uno si distrae un attimo e tentano subito di fregarti
guardate che l’idea è stata mia
parliamo di percentuali
intanto la Sanzo vada a metter su la minestra e la finisca con i commenti che lei è ormai fuori
80
ho una febriciattola del cavolo e il cervello in pappa, per cui non so se riuscirò a dire cose di senso.dirò molto e incasinandomi/incasinandovi … mi spiace…
ma qui e la ho già scritto della questione, più che altro sbigottita dal fatto che si rischiava il flame, e si perdeva lo sguardo sull’orizzonte più vasto.
tempo fa mi son letta un pò di cose sul fatto che le aziende indubbiamente risparmiano in stipendi ai pubblicitari, facendo fare selezione dei prodotti e pubblicità virale ai consumatori stessi, via facebook e socilanetwoork, altrove invece ho anche letto un pò di cose sul web 2.0 e sulla possibilità di incidere dal basso (e alcune esperienze della rete cfr il popolo viola confermano che tale movimento è possibile) incidendo in varie aree del sapere, penso all’esperienza di wikipedia e della creazione dei contenuti wiki.
insomma i rischi e le possibilità coesistono, ma mi sono documentata e mi sento libera di viaggiare e scrivere tra blog più orientati in un modo o nell’altro, cercando di capire cosa si muove nel vasto mare del web.
credo la funzione importante di alcuni blog a targa marketing – es parlo di quello di flavia etc etc – possa essere di diventare un luogo di sperimentazione (secondo me), tra professionale e personale .. se volete ho scritto lì quale può essere il valore aggiunto di questo stile (in sintesi costruire un modello femminile di professione che non scotomizza personale e privato .. cosa difficilissima è vero); cio non mi ha mai tolto la possibilità di esprimerle certi dubbi sul marketing e per esempio sul mom coaching. (tant’è che come blog di consulenti pedagogici ci stiamo provando l’incontro virtuale con le coach sulle differenze di paradigma a trasmissione alla mamme di un qualche sapere).
inoltre credo che esista anche qualcosa che le aziende sanno e credono di poter cavalcare ad libitum, cioè il dialogo con i clienti ….ma sono e siamo sicuri che il web 2.0 non sia un pochino più potente di quanto una azienda immagini? e che la rete non condivida un sacco di altre culture? (sono piuttosto convinta che qualcosa sfugga al loro “controllo”)
insomma come si insegnava a scuola, nelle ore di storia, di quando i romani conquistando la grecia ne furono “conquistati” loro malgrado.
immagino poi che ci siano anche aziende intelligenti ed etiche, perchè se non non si spiega il fiorire di strumenti come carte etiche, bilanci sociali (più nel no profit è vero…) o aziende che si certificano per la qualità, la capacità di non inquinare etc etcetc
(ovviamente non mi inoltro in una riflessione sulle multinazionali, che forse è più complessa. in ogni caso le aziende che son cambiate lo hanno fatto grazie alle pressioni dei consumatori – cfr boicottaggi alla nestlè)
io credo che il valore di questa discussione potrebbe stare nella consapevolezza che va costruita per ci sta in rete, neo blogger, mommyblogger chi sta nei socialnetwork, e non solo riguardo alla blogger vicina …
penso alla questione dell’inicizzazione che fa dei contenuti gooogle anche sulle mail, per offrire pubblicità, o al fatto che dobbiamo scegliere se viaggiare in certi socialnetwork gratuitamnete (grazie alla pubblicità – facebook-ning) o pagandoli ….
insomma un gran bel casino, in cui non è facile viaggiare.
infine tu stessa @francesca hai scritto un post – non molto tempo fa sul ruolo di blog che contengono più parti di noi stesse (se non erro), a cavallo tra professione privato.
io stessa lo faccio pur non avendo banner aziendali, ma arrivo dal non profit, dal mondo che si pasce di termini come sociale, etica, solidarietà etc et e tutto sembra più facile ed etico che non i pannolini.
eppure ogni volta che parlo di cose lavorative mi chiedo se non sia una operazione sporca …. almeno un pò, in fondo.
ma alla fine della fine … ne ho scritto anche perche mi spiace, perchè questa strana discussione ha messo in posizioni lontane un sacco di persone citate o coinvolte che fanno buone cose in rete, interessanti, alle volte intelligenti o innovative, insomma gente che mi piace e/o incuriosisce …
e io che son stata educata a suon di walt disney … cerca sempre il vissero felici e contenti …
ecco!
@monica: grazie per il tuo contributo. come dicevo per me il punto non è sul marketing ma sul farlo in trasparenza e sul fatto che alcune cose – secondo me, e ribadisco secondo me – dovrebbero essere pagate. io proprio per questi motivi rendo sempre evidenti sul mio blog quelli che sono lavori e quelli che no. per non far cadere nessno in equivoco
comunque bon. per me questo post e la risposta è stata molto utile invece, flame or not flame. e mi sento molto serena nel dire che credo sempre opportuno prendere posizione nelle cose.
@fancesca ma allora il problema non è solo di chi fa marketing ma anche di chi lo “subisce” … in fondo è la sfida di donne pensanti, partire dal basso (basso???) per segnalare, imparare, insegnare, ragionare raccontare di donne e di modelli, e rompere i marones laddove si esagera … ma il passaggio necessario essenziale che io colgo è il fatto che siamo noi, ad attivarci, ad essere critiche, autocritiche, analititiche lucide …
una mia amica scriveva nei gruppi di mamme usa, nel 1998 quando io ho avuto la prima connessione domiciliare … (!!) e da sempre lavora con iternet mi fa una testa quadra sulla necessità di essere una donna informatizzata intelligente, che usa e sa usare, che studia e capisce lo strumento.
consapevoli in rete.
alla fina ha ragione lei, e ha vinto le mie resistenze, ma spetta a me informarmi, non mi aspetto che siano altri, solo da qui posso ripartire …. stessa cosa funziona con i siti di mamme più o meno professionali …
credo questa discussione sia importante perchè spacca il fronte e mostra le incongruenze …
solo così si impara … imho
Ma vorrei sapere perche’ e’ cosi’ importante prendere posizione. Perche’ non si puo’ convivere civilmente tutte insieme? Chi crede nel marketing e nella comunicazione, partecipa a vari progetti che si presentano sulla sua strada. Chi non crede nel marketing e nella comunicazione, declina l’invito. Finito il discorso. Forse la faccio troppo facile? Puo’ darsi, ma e’ quello che penso… Su web c’e’ spazio per tutti (e’ una frase che mi piace questa!) e per tanti progetti diversi, non vedo perche’ si debba litigare o dividersi in fazioni. Qualche giorno fa ho gia’ scritto una cosa simile sul blog della mitica Meringa (http://annachiara.blogspot.com/). Di mamme blogger in rete ce ne sono oramai tante, tantissime direi. Che ognuna si scelga quelle che preferisce, che si faccia il suo “pacchetto” di blog da seguire… ma senza per questo arrabbiarsi o deprecare quelle che ne seguono altri… A me personalmente piace seguirli un po’ tutti, girellare e vedere quello che si dice in rete. Non sempre sono d’accordo, e’ chiaro, ma bisogna sempre rispettare le idee degli altri. Alla fine la cosa migliore che puo’ nascere dalle nostre teste, e’ il confronto di queste idee. Siamo donne grandi (ora mi gaso!), abbiamo messo su diverse cosette mica male, ma perche’ si deve litigare una con l’altra?
@jolanda: hai ragione sul fatto di litigare. a me semplicemente preme poter dire quello che penso senza per questo venire tacciata di chissà quale malattia rara: il confronto dovrebbe essere basato anche sulla dialettica no? ovunque dovrebbe valere questo discorso, mi pare che in questa periferia della blogosfera ce ne siamo un po’ dimenticati. A me questa storia ha insegnato moltissimo: se voglio dire quello che penso non è questo il posto e mi dispiace molto, perché ho sempre cercato di portare avanti un blog a 360 gradi ma le etichette vincono sempre e forse mi sono illusa che fosse possibile discutere civilmente ovunque.
Detto questo, la convivenza è una cosa, andare d’accordo un’altra. Non ho mai ambito ad andare d’accordo con tutti, ho sempre convissuto con chiunque. Credo che questo sia l’importante.
Sono d’accordo con Panzallaria. Purtroppo la maggior parte delle persone aderisce a progetti di grande nome ma senza retribuzione perchè ritiene che possano essere modi per farsi ‘pubblicità’ o che possano essere modi per ricevere in cambio altri tipi di retribuzione (magari che possa venirne fuori una professione pagata). Le persone aderiscono per avere notorietà, per fare qualcosa di ‘grande’ o per altri mille motivi. Altri poi aderiscono perchè, a mio modesto parere, hanno la giornata non ancora abbastanza piena e occupano il tempo con queste iniziative in cui “tu sgaloppi e gli altri guadagnano”.
Questo purtoppo, come dici tu, coinvolge le mamme blogger ma è un fenomeno globale che coinvolge tutti quei soggetti potenzialmente produttori di interesse e ‘share’.
Coinvolge soggetti potenzialmente ‘dannosi’ al mercato imposto dall’alto e li convoglia in iniziative nelle quali pur non essendo pagato il soggetto si sente ‘appagato’. E, ripeto, succede anche negli altri campi… ne è un esempio il sito di Zooppa in cui le più grandi aziende coinvolgono video producer (professionisti e no) in contest per realizzare dei veri e propri spot tv/web a costo zero, davvero zero. Il video producer crea un video a proprie spese e se vince il contest, forse, viene usato dalla grande ditta per far pubblicità (risparmiando così dai 100.000 euro in su).
Contro il lavoro ‘a gratis’ sempre e comunque. Contro lo sfruttamento delle professionalità qualsiasi esse siano. Contro il volontariato a tradimento. E contro coloro che incentivano questo trend offrendo i propri servizi gratis.Insieme a Panza perchè ha una testa che funziona bene e tanta tanta voglia di avere il proprio spazio che si merita davvero
Ho letto il tuo post e mi ha fatto venire in mente una cosa…le tue parole sono quelle che tutti i giorni sento ripetere da mio marito fotografo. dopo vent’anni di lavoro, studio, corsi strapagati, workshop in ogni angolo d’Italia, tantissimi soldini investiti ci troviamo improvvisamente senza clienti. Anche quelli grossi…quelli sicuri…che esportano in tutto il mondo…Siamo stati rimpiazzati da fotografi usa e getta che offrono un servizio (troppo spesso scadente) gratis, per farsi conoscere, sperando di diventare il nuovo david la chapelle. ne nascono centinaia al giorno, tutti che cercano di sfondare e diventare famosi. è vero che i clienti tornano alla professionalità con la coda tra le gambe ma intanto noi che facciamo? Per noi è lavoro, è pane da portare in tavola…stiamo lottando da almeno 5 anni contro questa realtà. Forse non c’entra molto con il tuo post ma scrivo queste parole per far capire che è una situazione esistente in tutti i campi
Pingback : Se non lo sa la Bailey... Ovvero del mommyblogging | SMamma
I commenti non riesco a leggerli, sono sempre troppo di corsa, ma l’articolo mi piace e mi trova fondamentalmente d’accordo.
Certo il guadagno facile fa chiudere molti occhi a molta gente, purtroppo.
Ti spiace se condivido questo tuo articolo un po’ in giro? (twitter, facebook, se riesco un post nel mio blog, e non so dove altro, ma sempre cose del genere)
@claudia-cipi: ma figurati! anzi mi fa piacere che a qualcuno sia piaciuto
sono stata folgorata leggendo questo post, come sempre quando mi capita che qualcuno esprima il mio pensiero in forma lucida, obiettiva e serena.
ho aperto un blog circa un anno fa xkè avevo bisogno di essere sincera almeno qui, visto che troppo spesso la mia vita è diventata una vetrina e x farlo ho scelto una rigorosa forma anonima
ho finito col capire che tutta questa finzione mi rendeva la vita un inferno, quando sono me stessa sarò più difficile ma sono sicuramente migliore.
hanno iniziato a contattarmi ma io mi ritiro con la scusa dell’anonimato, ma a dirla tutta nn partecipo a nulla forse xkè in realtà nn ci credo veramente, anche se credo nella forza di queste strabilianti mamme blogger (ma anche a me da un po’ la nausea questa definizione…)
insomma, grazie.
ah dimenticavo: mi sa che sono l’unica blogger di questo web mondo che sbircia con ansia il contatore delle visite (l’avevo anche fatto togliere ma è peggio, è come aver paura di ingrassare e nascondere la bilancia…) xkè se da un lato il blog mi ha dato l’opportunità di consocermi e confrontarmi con donne eccezionali, dall’altra rimane l’ansia x essere scoperta, e sarebbe la fine del mio non luogo del cuore….dici che sono materiale x uno psicodramma?
@emily: io l’utopia dell’anonimato l’avevo, all’inizio. poi difficile, specie se con la rete – come me – ci mangi pure e allora succede che poi fa piacere far vedere come scrivi agli altri, che è il tuo personal brand. anche per questo, ecco, io che con la rete ci mangio, mi inviperisco con chi ci vuole mangiare sopra aggrattis. da questo post (e dalle reazioni spropositate e isteriche che ha generato in una parte della blogomammasfera) ho capito una cosa importante: che anonima o con faccia che tu sia, la tua casa digitale è tua ed è giusto che tu la conduca come vuoi. Per l’ipocrisia ne ho già di basta del mondo del lavoro, per dire e qui almeno mi piace credere che il virus del buonismo rimane fuori. Secondo me l’importante per vivere bene il proprio spazio virtuale è viverselo ognuno come vuole. Scrivere quello che si crede giusto e non pensare a quanti lettori avrai o perderai per questo. Perché i blog che basano i propri post sui lettori, ecco, secondo me diventano delle scatoline vuote e tristi che poco hanno a che fare con la spontaneità che dovrebbe essere propria di questi spazi…
immagino che quando cominci a guadagnerci col web sia difficile mantenere l’anonimato ma sono anche convinta, e scusami se ti sembro brutale, che buona parte della spontaneità e della sincerità che hai quando lo inizi a scrivere….insomma, diciamo che si perde x strada. sapere che ti legge tua madre, tuo marito, la vicina e magari il capufficio….
questo è il mio unico criterio quando leggo un blog nuovo, capire quanto c’è di costriuto nel desiderio di emergere in qualche modo. intendiamoci, se c’è talento cominciare con un blog può essere un sistema come un’altro, ma è diverso da essere allora un modo x confrontarsi e capirsi, x dirla come itmom, meglio un blog che un prozac….
@emily: io mangio con la rete, non con il blog
nel senso che mi occupo di web e anche il blog fa parte delle cose che posso usare per fare vedere come scrivo. per quanto riguarda la spontaneità hai perfettamente ragione, fermo restando che io sono sempre stata con tutti di una schiettezza talebana, per cui devo essere sincera, non mi metto problemi. se scrivo delle cose è perché la gente le sa già
come si può evincere anche da questo post, metterci la faccia non è per me un problema, anche se non tutti hanno il grano salis per capirlo
oh che bel casino che hai scatenato! 95 commenti…se vuoi ne metto altri 5 positivi e arrivi a 100
arrivo a dibattito spento perché è un po’ che leggo poco…e cliccando da un post di Mum@work mi sono appasisonata a questa polemica. (in questo momento ho 9 chede aperte di link dal tuo e dal suo post)
per farla breve: la penso abbastanza come te e come Mum@work. penso che sia giusto dire cosa pensiamo anche se poi ci insultano perché “si sentono punte sul vivo”. Noi diciamo che secondo noi è meglio fare in un altro modo. Diciamo cosa ci piace e cosa non ci piace. e che male c’è?
Su tanti argomenti e soprattutti su argomenti che riguardano l’educazione dei figli, ma c’è chi trova gusto nel denigrare gli altri (secondo me lo fa perché è l’unico modo per “darsi un tono”). Guarda solo sul post della mia amica Saskia dove lei semplicemente dice che preferisce dare a suo figlio un frutto invece che le patatine e non gli compra tutti i giochi di plastica che il bimbo chiede e VIA putiferio e accuse di mamme che insultano e dicono che vogliamo rendere i figli dei robot, mah.
la schiettezza è raramente popolare, ma è il modo più sano di affrontare le cose e le persone.
grazie Elisa per il sostegno. Il tuo commento riassume molto bene il mio punto di vista. Per altro devo essere sincera: da quando ho scritto questo post mi sento più leggera. Tutti sanno come la penso, chi mi blogfrequentava solo perché era logico dato che abbiamo cinni e blog e ha deciso che sono troppo esplicita per farlo, non mi frequenta più e ne ho un gran guadagno emotivo e la gente sa come la penso. Fondare le relazioni web sull’andare d’accordo con tutti non fa per me. Non lo faccio nella vita reale, non voglio farlo nella vita virtuale. Mi piace la dialettica e se devo essere castrata dalla logica della non dialettica non ci sto. Insomma: da questo post sono MOLTO più felice come blogger