Di marketing, mamme blogger e carne da macello
25 marzo 2010 // 100 CommentiNon sono mai stata contro il marketing.
Ho letto con attenzione il Cluetrain Manifesto e mi ha ispirata molto nella gestione delle mie attività e progetti digitali. Gianluca Diegoli lo considero un guru e ogni volta che posso, tento di fare autoformazione sull’evoluzione della comunicazione virata al marketing di se stessi su Internet.
Trovo che ci siano persone e società che si occupano di marketing in maniera chiara, pulita e corretta: pane al pane e vino al vino e che nel farlo sanno spiegare ai propri interlocutori le finalità e gli obiettivi di certe operazioni.
Però quello che sta capitando nel settore Mommyblogging (settore in cui sono stata inserita) non sempre mi piace. Credo che ultimamente si sia creata una situazione surreale e stressante per chi, come la sottoscritta, ha fatto nascere un blog 5 anni fa per divertimento e per vedere dove l’avrebbe portata la vita.Sempre più aziende tentano di contattare le mamme blogger, direttamente o indirettamente, per coinvolgerle in progetti gratuiti che hanno l’unico vantaggio di studiare il mercato e farle arricchire. Sempre più professionisti del marketing pensano di aver trovato nella blogomammasfera la Mecca, la San Marino dell’economia digitale.
Non mi piace quando si nobilita un’operazione di marketing con motivazioni “alte”. L’ho sempre detto, è giunto il momento di dirlo pubblicamente (e non sono l’unica) ma partecipare a progetti di viral e buzz marketing, scrivere post, riprogettare siti per aziende che la maggior parte delle persone boicotta perché mandano il latte in polvere nel Terzo Mondo, disincentivando l’allattamento al seno, non significa (ed è un mio parere) cambiare il modo di comportarsi delle aziende.
Significa partecipare a progetti di marketing in cui, per la maggior parte delle volte, verrete trattate solo come target da spolpare e ripagare con una fornitura di pannoloni a vita.
Ultimamente nel mondo delle mamme in rete si è sclerotizzato un po’ tutto: la gente non ti racconta le cose perché ha paura che tu gli rubi l’idea, le idee si trasformano e perdono la valenza che avevano (mi è rimasta qua, ma qualche mese fa qualcuno ha rilanciato le mamme talebane – personaggi inventati dalla sottoscritta nel 2006) senza citare la sottoscritta, se non in luoghi che io non ho mai trovato e componendone una descrizione che nulla aveva dell’ironico e leggero che avevo conferito io alla cosa.
Una cosa crudele, banale e rissosa che ha solo scatenato centinaia di mamme blogger in insulse prese di posizione pro o contro le mamme talebane.
Ogni giorno fiorisce un nuovo blog di mamma. La blogosfera produce più mommyblogger di quanti bambini nascano in Italia. Alcuni sono molto belli, altri sembrano la fotocopia di blog già visti, sfruttano i modi di dire, mimano il linguaggio e l’ironia.
Solo che l’ironia non la puoi mimare. E finisce che ci sono dei blog che sembrano “dopati” per fare ridere, ma alla fine della fiera, dopo la risata di circostanza non rimane nient’altro che l’ego di chi scrive.
Il tutto mi pare, sembra fatto apposta per VENDERE. Mi fanno tenerezza alcune mamme blogger. Piene di speranze, pensano davvero di fare la rivoluzione partecipando all’ennesimo progetto viral. Pensano davvero che tra un anno potranno diventare blogger strapagate.
Ho da fare una rivelazione (e penso di permettermelo, dall’alto della mia longeva carriera di blogger): scrivere post non paga. Vi assicuro che se anche passaste la giornata a scrivere di nanna, pappa, cacca e esplorare il mondo della maternità offrendo consigli al resto delle mamme, non diventereste ricche.
Vi assicuro che per sfondare bisogna avere idee originali anche nella blogosfera. In poche ce le hanno. Forse solo Jolanda e Mamma Felice hanno saputo mettere la giusta professionalità per farne una professione.
Noi altre ci dovremmo accontentare di divertirci, di promuovere modelli scanzonati (e NON stereotipati) di maternità. Noi altre dovremmo cercare in noi stesse un pochino di originalità per cercare di fare qualcosa che ci soddisfi, ma non è qui che è il nostro lavoro.
Se mai ci sarà chi pubblica i libri perché ha il talento per farlo, come Extramamma, ci sarà chi promuove i pannolini lavabili come Claudia, o chi tenta di portare a teatro il suo spettacolo (ma non potrebbe farlo senza una regista cresciuta nel teatro e un’attrice di qualità) come la sottoscritta.
Ma sono tutte cose nel mondo delle cose. Non in quello dei bit.
E a me essere trattata da carne da macello per progetti che mi raccontano che insieme stiamo cambiando il mondo, non mi va. Oltrettutto sono una persona chiara, schietta, diretta e quando intravedo progetti che non portano la stessa trasparenza che mi piace vivere, mi viene da scappare, allontanarmi.
Il mondo è già un posto molto difficile, almeno qui, nella blogosfera, mi piace frequentare i posti che mi piacciono e penso di avere tutto il diritto e la libertà di poter avanzare dubbi sulle cose che non mi piacciono.
Insomma: care mamme blogger, siete proprio sicure che vi state facendo del bene, accettando di lavorare gratuitamente in nome della rivoluzione del mercato?
No dico
Di modi per fare del volontariato ce ne sono molti
e secondo me farlo così
non ne vale tanto la pena.
In merito a temi analoghi, hanno recentemente scritto: la Meringa e Nati per delinquere
e poi una cosa per finire:
prendere posizione è importante. Mi ha fatto molta tristezza, su facebook, quando l’ho fatto essere tacciata di faziosità.
Non siamo tutti faziosi? Oppure a voi piace sempre liquidare tutto con un sorriso??? Francamente non mi interessa accompagnarmi con chi non ha il coraggio di prendere posizione.
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nessuno ti salta alla gola, trovo semplicemente il tuo post inutilmente dispregiativo ma, soprattutto, tristemente livoroso. Va bene prendersela con le aziende, va bene tutto ciò che scrivi. Ma Francesca, sono le cose CHE NON SCRIVI a fare la differenza. Da una persona intelligente come te onestamente non me l’aspettavo. Credevo per te non fosse necessario metterti in mostra scrivendo un post simile. Credevo che avessi altro a cui pensare. Non mi sento chiamata in causa per come descrivi le mamme blogger, fortunatamente sono superiore alle scaramucce da scuola media, ma semplicemente perché ne parli come di tutta l’erba un fascio tranne per qualche sporadica citazione, tra cui non compaio. Casualità o meno, ripeto: la vita è fuori, Francesca. Tirare fuori questa rabbia e concentrare tutte queste energie contro una battaglia a suon di giudizi davvero, non paga.
cosa faccio, faccio anche io copia incolla da fb come hai fatto tu? e va bene, facciamo così: cara wonder, mi aspettavo il tuo commento e ti ringrazio per la schiettezza. Trovo invece che a forza di non scriverle le cose, finisce che si dimenticano, ci si assuefà e non si prende posizione, in una grande e pericolosa banalizzazione del mondo e delle proprie idee. L’intelligenza, come tutte le cose, è un punto di vista e non mi sentirò sminuita dal fatto che il mio post non ti piaccia. Ovviamente me lo aspettavo. Purtroppo io non ho la bella dote che hai tu di riuscire sempre e comunque a fare ridere. Ogni tanto mi fermo, rifletto e divento pure livorosa quando penso che sia giusto esercitare quello che Dante chiamerebbe “il giusto sdegno”
Francesca, io quello che avevo da dire sull’argomento te l’ho detto tante volte.
E la riprova definitiva che quello che tu dici è vero e sacrosanto è che il primo commento che ricevi è quello di una persona che si lamenta di non essere stata citata tra i “buoni”.
Io non ti conosco Wonderland, se non per sentito dire, ma si vede che allora tra i buoni non ci stai. Non te la prendere troppo se la Sanzo questa volta ha cagato fuori dal vaso, consentimi l’eufemismo (ma rende bene l’idea, non trovi? Pensa la gente che si inimicherà facendo nomi e cognomi! Chiaramente fuori di testa la ragazza eh!).
Si scusami Francesca, ho risposto su FB. Sorry per l’intasamento…
Volevo portare la mia testimonianza, perché mi sembra che il tuo post non contempli il mio caso. Io ho aderito con un certo divertimento a Mamma che ridere, ma neanche per un minuto secondo ho pensato che diventerò ricca o famosa per questo. Mi divertiva l’idea di avere un tema e scrivere. Per ora ho scritto un solo post e non smetterò certo di scrivere gli altri per questa ragione. Chiara/Lanterna mi ha invitato a dare un’occhiata anche al vituperato progetto di restyling del sito della multinazionale: finora ho dato un’occhiata, ma non credo di aver granché da dire in capitolo. Ma sinceramente non mi riconosco affatto nella descrizione che hai fatto. Sono su internet, provo cose, mi ci diverto. Punto. Vivo la mia vita, fatta anche di impegno – professionale e volontario. Non credo, in tutta sincerità, che tu abbia abbastanza elementi per dirmi se ciò che faccio “vale la pena” o no. Hai una bella esperienza di blog e un talento che ti riconosco, sia a livello creativo che personale. Ma in tutta franchezza mi sento un po’ a disagiocon questi toni da Savonarola generalizzati. Non ne vedo il motivo. Insomma, forse stavolta la rabbia ti ha fatto un po’ perdere il senso della misura.
@meringa: tino ieri mi ha fatto una punturazza per il colpo della strega che mi è venuto (ve la sto servendo su un piatto d’argento) che mi ha procurato la diarrea, deve essere per quello che caco fuori dal vaso
@wonder: comunque in effetti livore non ce n’è, sto solo prendendo posizione
Condivido tutto. A me questa improvvisa professionalizzazione delle mamme blogger ha messo una tristezza estrema, tale da farmi passare la voglia di scrivere di cose serie. Non tanto per non farmi rubare le idee quanto per non insinuare in qualche ingenua l’erronea convinzione che io sia un’altra professionista della mammitudine… sigh, peccato, mi piaceva sbloggare senza troppe pippe
Sarà per la prossima avventura
@chiara: ma guarda che mica mi riferivo a te? ma perché qui tutti si sentono presi in causa? ma non riusciamo un attimo ad uscire dall’io per concentrarci sul punto che è un marketing spesso “viziato”? mica sto facendo il processo a chi partecipa a mammacheridere.
manco l’ho citato mammacheridere.
io parlo di un certo modo di fare marketing. poi se mi dite che è quello di mammacheridere, allora ne prendo atto.
Se pensavo che mi stavi facendo il processo non mi disturbavo a rispondere! Pensavo di aggiungere un elemento di casistica alla tua analisi, tanto per stemperare la polemica: il caso di chi lo fa per puro cazzeggio, sapendo che è un’operazione commerciale e strafregandosene, perché non sento il bisogno di prendere posizioni di principio su queste cose. Questo era il senso del commento e quindi delle precise citazioni (che sono peraltro esplicite nei post che citi). Ma siccome mi pare di aver sopravvalutato la quantità di dialettica che vuoi investire in questa cosa, come non detto.
@chiara: sorry. avevo capito male. pensavo ti sentissi presa in causa.
Io non sono ancora mamma, lo diventerò (se tutto va bene) a fine maggio.
Ho un blog che NON parla della dolce attesa e non credo parlerà di nanna pappa merda e vomito.
Perchè a sto punto, proprio non ci tengo a diventare una mamma blogger se il risultato è questo.
@manu: bhè, intanto io incrocio le dita che vada tutto bene, che è poi quello l’importante. queste sono cazzabubbole, ma ogni tanto bisogna fare emergere le questioni, secondo me…
ciao francesca,
non ci conosciamo ma ti leggo da tempo, fino a un anno fa avevo un blog che ho avuto la tentazione di riaprire in questi giorni solo per scrivere il mio sdegno di fronte a queste operazioni ma soprattutto la mia incredulità di fronte alle reazione delle mamme: mi aspettavo aspre critiche e prese di posizioni, e invece trovo solo un’adesione entusiasta alle iniziative da te citate.
anche solo dai dettagli, nel progetto del cacao, alle mamme che partecipano l’azienda promette ‘tante belle sorprese, non vi diciamo quali, sennò che sorprese sono?’.
certo, perché io sono una treenne mica una donna pensante.
sì, ma l’azienda chiede alle mamme di pensare, mica le vuole solo consumatrici, chiede loro di dare opinioni, pareri, idee.
e magari pagare il lavoro no?
come sei irriconoscente, c’è gente che si fa in quattro per darti la possibilità di pensare!
l’iniziativa dei pannolini, se possibile, è anche peggio, e ce ne vuole per riuscire a fare peggio.
ma la cosa che mi ha lasciata senza parole, è stata la reazione delle mamme.
possibile che tutte si sentano lusingate da questo tipo di attenzione?
possibile che non si facciano domande?
possibile che non sentano il retrogusto amaro dopo la sorpresa iniziale?
possibile che non abbiano voglia di gridare ”rispetto!, per la nostra intelligenza?
possibile che non abbiano voglia di rispondere forte NO alle sorpresine in cambio delle nostre idee e dei nostri ragionamenti, NO a due pacchi di pannolini in cambio di pubblicità e un posto in prima fila con la blogstar di turno?
io non credo di valere così poco.
grazie per l’ospitalità e grazie anche per non esserti fatta fermare dalle critiche di faziosità.
barbara
@barbara: grazie a te. sto guardando rai per una notte e mi viene la depressione. poi passo di qui e leggo il tuo commento e sono contenta che qualcuno abbia capito perché sto scrivendo questo post che non è per tirare fuori livore ma per prendere posizione. punto. ognuno poi può fare quello che vuole, ma sentire sempre e solo una campana, lo trovo molto poco giusto
No Barbara, non tutte le mamme son così…
x PANZ: grazie della citazione –>ONORATISSSSSIME!
Mamma F. di Natixdelinquere
@MammaF: onorata io di averti qui
Io sono assolutamente d’accordo con te, in ogni parola!
però. se è pur vero che “il libero cazzeggio in libero blog” è un diritto sacrosanto di ogni blogger e che, quindi, può essere divertente scrivere un post a tema, quando però questi post vengono etichettati con il badge di uno sponsor beh, allora, non si può affermare che non lo si fa né per i soldi né per la gloria proprio perché sponsorizzati da un’operazione commerciale. di bassa lega, mi permetto di aggiungere.
Be’, del resto c’è chi ha rinunciato alla primogenitura per un piatto di lenticchie e chi preferisce un pacco di pannolini. Penso che la facile perdita di senso critico di molte blogger, in queste vicende (tipo mammacheridere) è che queste aziende in cerca di pubblicità (o anche le case editrici che vogliono confezionare il libro facile da vendere, profittando della notorietà del momento di questa o quell’altra categoria di blogger – ieri erano le ragazze giovani spigliate in fatto di sesso, oggi le mamme blogger, domani chissà, gli insegnanti precari ma ironici? -) fanno leva sulla vanità del blogger. “Wow, mi hanno notata, allora scrivo bene, allora posso sperare che diventi una professione, che ci vuole, basta scrivere”, ma non si considera che un’azienda in cerca di pubblicità (o una casa editrice che vuole vendere sfruttando la moda del momento, perché poi, finita quella, sei “bruciata” e avanti un altro) non sta cercando talenti ma testimonial, se poi lavorano gratis e gli basta la gratificazione del “Come scrivi bene”, tanto meglio per l’azienda! Boh, neanch’io ho niente contro il marketing in sé, però ci penserei bene a piazzare sul mio blog un marchio di qualche azienda, perché l’ho aperto come mio (minimo) spazio spontaneo di libertà. Poi, ognuno/a fa quel che vuole
Francesca, sono senza parole. A volte mi chiedo se sono io che non capisco chi sei e cosa dici, se sono stupida. Passiamo del tempo a chiarirci e io a fidarmi del fatto che mi stimi e poi leggo questo tipo di post in cui esprimi l’esatto contrario e non ti poni assolutamente in una posizione oggettiva. Ti metti nella posizione di collocare persone tra le buone e altre tra le cattive. E perché poi? Cosa fanno di diverso da quelle che disprezzi? Per grande spirito di curiosità e desiderio di conoscere di persona alcune blogger sto partecipando a dei progetti di cui parli. Ma lasciami dire che sto partecipando anche a un progetto gestito da Fattore Mamma che mi ha portato ad incontrare una quarantina di mamme selezionate per esprimere le proprie opinioni e dare suggerimenti all’azienda cliente che per correttezza non nomino. E’ stato divertente, molto divertente e in una piattaforma digitale parliamo dei temi che interessano quella azienda. Rispondiamo a domande di tutti i tipi compreso come potrebbe vendere meglio. Presto ci incontreremo di nuovo per continuare il progetto. Ci hanno mandato un primo regalo e poi pagato il biglietto del treno. Ci hanno fatto altri regali di cose che producono. Non sono pannolini perché non fanno pannolini ma è sempre roba con un marchio sopra. Ho sentito con le mie orecchie mamme dire entusiaste che compreranno quella marca ancora. Ho trovato l’imprenditore di quell’azienda una persona aperta all’ascolto. Ho trovato professionale Jolanda e il suo team con tutte noi. Ma ora spiegami la differenza con l’iniziativa di Talking Village e la professionalità di Flavia e Giuliana e soprattutto la loro competenza. La trasparenza di intenti della prima è pari alla seconda. Come fai a dire che il contenuto di Mamma Felice è buono e invece quello di VereMamme è scadente? Il livello dei pensieri espressi e delle discussioni generate è pari e analogo a quello di un Gianluca Diegoli. Spiegami che differenza c’è tra chi vende abbigliamento e lo fa ricamare in India dichiarando di andare a controllare il rispetto delle norme sul luogo di lavoro ma pur sempre con un costo della manodopera infinitesimalmente più basso dei nostri paesi (e intanto nelle nostre fabbriche mandano tutti a casa) e un’azienda che fa pannolini che tutti compriamo e usiamo o cacao in polvere che spesso beviamo di nascosto ma non diamo ai nostri figli perché fa male. Che differenza c’è tra il tuo spettacolo e quello della francese che sta sbancando in giro. Perché hai gridato al plagio con Flavia e non con la francese? Come fai a negare la bravura e l’umorismo e l’ironia di una Raperonzolo o di una Wonder o di una Elasti rispetto alla tua creatività? Annunciare al mondo digitale che sarai pronta a risputarci come un osso di cane suona forse ironico? Il termine mamma talebana credi sia così innovativo da non poter venire in mente a un’altra persona che della scrittura ha fatto il suo mestiere? Credi davvero che sia stata una mancanza non citarti? Non è che semplicemente neanche ne conosceva l’esistenza? Il progetto Huggie del teatro è bello e divertente esattamente come i blog candy che girano. Se regalano pannolini sono soldi contanti e non sono promesse di lavoro futuro. Ma pensi veramente che le donne siano così ignoranti e sceme da pensare che guadagneranno da vivere scrivendo dei post? Glielo devi spiegare tu? Le mamme blogger contattate realizzano in tre nano secondi che un’azienda paga di media un post 20 euro emagari certe volte se il contenuto ti diverte potresti pure accontentarti di un campione. E i post realmente marchetta puzzano di non spontaneità anche con uno schermo davanti. Progetti similari ne nascono ogni giorno. Per strada: io sono sempre sconvolta da quanti cavolo di bar esistono. Mi chiedo: ma ce n’è per tutti? E nel digitale: ho trovato coraggiosa Barbara con il progetto sui libri davanti alla presenza di un Anobii ma ne ho riconosciuto le differenze. Stessa cosa tra Bilingue per Gioco e Inglese precoce ma non mi sembra che si stiano facendo la guerra.
Io credo a questo punto che dietro il tuo livore ci sia banalmente una dichiarata antipatia per alcune persone rispetto ad altre, perché non ti hanno “citato”, non ti hanno chiesto il permesso, non ti hanno informata preventivamente, perché infondo ti reputi la regina dei blog e colei che per prima ci ha visto prima di altri. Sono nauseata da tanta incoerenza e se prima ho provato fino infondo a capirti adesso mi tiro indietro.
Me ne vado con molta tristezza perché ci avevo creduto e mi sono sbagliata.
@la pulce: con il tuo permesso (o senza) io continuo ad affermare che non lo faccio né per soldi né per la gloria. Come donne pensanti mi sembrate un po’ poco inclini a considerare alternative e possibilità.
@mammacattiva: io credo di essere molto coerente e di aver sempre detto quello che penso. E quello che penso è SEMPRE stato questo: non ce l’ho con il marketing, però credo che se si nobilita il marketing si fa peccato. è marketing, punto. Non mi piacciono le iniziative (di nessuno) che partono dal presupposto che stanno cambiando il mondo dell’economia, mentre in realtà sono solo dei progetti di marketing, tanto quanto altri. La trasparenza è un valore per me, in ogni settore, principalmente in questo. Le mamme possono fare quello che vogliono, le persone possono fare quello che vogliono, ma credo che sia importante offrire anche altri punti di vista. E se da parte di alcuni che si occupano di marketing c’è trasparenza, da parte di altri no. Tutto qua. Antipatia personale? Probabilmente anche. Ma non è questo il punto, almeno in questo post, in questo contesto. Ho provato a dire queste cose in altri contesti e sono stata zittita e punita, tacciata di aggressività. La provocazione è utile a tutti,almeno secondo me. E nel contesto delle mamme blogger manca. Ci siamo tutte appiattite sulla stessa lunghezza d’onda, ma solo formalmente. Forse ci siamo capite male. Mai detto o pensato nulla di diverso da quanto esposto in questo post. Mi spiace
@lapulce: neanche io credo che chi lo fa lo faccia per soldi e questo è anche un po’ triste, perché se metti un banner, ecco, sarebbe bello averne qualcosa indietro. Nel senso, non chi partecipa alla cosa. Ovviamente l’azienda si, quella lo fa per soldi
si io ho capito che non lo fai né per i soldi né per la gloria, però di fatto i tuoi post sono sponsorizzati da una multinazionale che promette, non so quanto ricchi, premi e uno spettacolo teatrale. mentre tu stai qui a spiegare che il tuo coinvolgimento è disinteressato: capisci che il discorso non fila, che c’è qualcosa che non va?
Non si può neanche scrivere un post (1!!!!) su un tema dato senza doversi giustificare? Non vi pare che questa crociata si stia spingendo un po’ oltre i limiti del ragionevole? Comunque pensatela un po’ come vi pare: volevo solo puntualizzare che esiste anche chi non vuole cambiare il mondo del marketing, chi non ha bisogno di essere salvato né redento o illuminato da chi non ha nessuna voce in capitolo per farlo. Capisco però che quando ci si sente duri e puri bisogna accendere qualche faretto. Non per vanità, per carità.
Ma guardiamoci RaiPerUnaNotte, va, invece di litigare…ognuno è libero di fare, scrivere e pensare quello che vuole. Per fortuna. Almeno qui. Ed è bello che esista la possibilità di dire l’una e l’altra.
dico quest’ultima cosa e poi veramente basta. il punto è che è un “tema” dato uno sponsor. non è un concorso di scrittura come ce ne sono stati tanti tra i blogger nati per puro divertimento e finiti con davanti a pizza a ridere e a scherzare. c’è uno sponsor. detto questo, mi pare assolutamente ovvio che ognuno fa come meglio crede.
e ho capito panz ma tu scrivi i post!
DDD
@lapulce: ecc’hai ragione. volevo solo dire che potete scrivere tutti quello che volete. e che credo che il punto sia dialettico, non di costringere qualcuno a fare diverso da quello che ritiene giusto. a volte uno ritiene giuste delle cose, e uno delle altre. E secondo me ci siamo un po’ dimenticati che si può pensare diverso e che è bello provocarsi un po’, pungolarsi per mettersi in gioco. che di stare ai margini siamo tutti un po’ stanchi no?
Io non riesco a capire dov’è lo scandalo.
Il discorso è sempre lo stesso. Se si parla di pannolini cacche pipì svomitazzi sorrisi cicci belli, allora va tutto bene. Poi, una prova ad esprimere un pensiero elaborato, e sono sicura che Francesca lo abbia elaborato e non buttato giù di getto, articolato in ogni sua parte ed è dramma. Alcuni (dovrei dire drammaticamente ALCUNE)si sentono colpite e reagiscono, con la solita solidarietà femminile, pari a zero carbonella. Francesca ha fatto un’analisi lucida, da persona che conosce l’ambiente di cui parla, e io non credo abbia torto. Però a me mi ha citato. Accessi impennati – dirà qualcuna. Ma per favore! E’ nel marketing che contano i numeri. E solo lì, care mie. Mi fa impazzire questa cosa. Io credo ancora che noi valiamo di più di un pacco di merendine o di pannolini. E, per esperienza (perché altre esperienze del genere ne ho fatte), per queste Companies continuate ad essere numeri. Non avete feedback se non i profumati pannolini o le buonissime merendine. E il lavoro a gratis almeno con un feedback si paga.
Lo scandalo, cara Meringa, secondo me sta nel fatto che bisogna per forza etichettare, mettere dentro a delle caselle. Uno non può dire che non ha nulla contro il marketing ma che aborre il marketing NON trasparente. L’ho detto con forza e allora? Ho offeso qualcuno? Non mi pare. Ho accusato qualcuno? Non mi pare. Ho parlato di un fenomeno che non mi piace, l’ho fatto sul mio blog e chiunque può aggiungere commenti. Io non giudico chi partecipa a progetti gratuiti, ma credo che sia giusto sottolineare che quello che stai facendo è promuovere un’azienda, farle pubblicità con il tuo lavoro e che mentre tu lo fai aggratis quell’azienda ci guadagna un sacco di soldi.
Ti può stare bene, ma è sempre meglio conoscere a fondo i termini del contratto. Quello che mi chiedo è – quando si nobilità un’attività di marketing 2.0 – in quanti abbiano davvero presente quali sono i termini del contratto DAVVERO…
Poi se qualcuno, come Chiara, lo fa per altri motivi o per sperimentare, ben venga per loro.
Buonanotte a tutti. Ho visto Santoro e ho capito che sono assolutamente attuale: io panzallaria prometto che da ora e sempre la farò fuori dal vaso
Volevo commentare qualcosa su un post che avevi scritto qualche mese fa, e che aveva più o meno lo stesso tenore, e poi mi son detta che boh, forse il mio commento non ti sarebbe interessato, forse sarebbe stato inutile, forse il tuo era solo uno sfogo che non necessitava commenti. Oggi però mi sento di commentare questo post.
Premetto che ti leggo da un po’ ormai e stimo molto la tua professionalità. Posso capire il perchè di questi tuoi sfoghi, di questi tuoi “coup de gueule”. Però ci sono alcune cose che magari potresti evitare. Tipo il fatto di evidenziare spesso la tua “anzianità” di blogger come sinonimo di autorevolezza, contrapposta alle “new entry”. Capisco anche che ti dia fastidio vedere idee che di base erano tue, che vengono riprese da altri senza citare te. Però, prima di tutto, dovresti considerare che forse spesso queste persone non sanno nemmeno che il concetto inizialmente viene da te… gira e rigira, nonostante si abbia una diversa impressione, il mondo del web è piccolo, e il passaparola è grande. In secondo luogo, tante volte le “new entry” sono persone che conoscono poco questo mondo, lo hanno appena scoperto, e parole come “netiquette” sono sconosciute.
Concordo sul fastidio che provi verso certe iniziative “mascherate” come rivoluzioni promesse da una certa marca, ma in questo caso me la prendo piuttosto con la marca e non con la blogger che la diffonde, perchè ci crede e magari la fornitura di pannolini non le interessa proprio, ma vuole solo fare questa rivoluzione delle mentalità che la marca promette.
Infine, ritengo che ognuno abbia il diritto di scegliere cosa fare del suo blog. Certo, chi apre un blog sperando di guadagnarci un po’ sopra, dovrebbe sempre essere onesto verso i suoi lettori, e chiarire subito quando il suo post è in realtà un articolo di buzz marketing remunerato in qualsiasi modo. Effettivamente questo non è successo con alcune ultime iniziative ed è un peccato, perchè riduce automaticamente l’autorevolezza di alcuni blog. Però c’è sempre da tenere presente che magari chi lo pubblica non si rende nemmeno conto della sua scorrettezza.
Insomma, ora smetto perchè altrimenti mi riduco a fare un post nel tuo post e non va bene. Il succo è che concordo in molto nel ragionamento di fondo, ma sulla forma forse avresti potuto “smussare” un po’ gli angoli… senza offesa spero.
@mammaemigrata: grazie del tuo parere. Io purtroppo non sono molto brava a smussare gli angoli e hai ragione. Questa volta non li ho smussati volutamente: il focus io lo volevo proprio mettere – provocatoriamente – sul fatto che “Concordo sul fastidio che provi verso certe iniziative “mascherate” come rivoluzioni promesse da una certa marca, ma in questo caso me la prendo piuttosto con la marca e non con la blogger che la diffonde, perchè ci crede e magari la fornitura di pannolini non le interessa proprio, ma vuole solo fare questa rivoluzione delle mentalità che la marca promette.” di cui tu stessa parli. Perché credo sia importante riflettere su questi punti. Detto questo, non mi interessa imporre anzianità, quello che mi preme sottolineare è che prima le cose andavano diverso, che le ho viste cambiare e se mi infervoro tanto è proprio per questo cambiamento di rotta che secondo me vizia un po’ i rapporti tra le persone.
Detto questo, il parere su alcuni blog che a me non piacciono e mi sembrano solo dei cloni di altri, è un parere totalmente personale. Immagino che ugualmente il mio non piaccia a molti. Grazie mille per il tuo contributo.
E’ una situazione estremamente triste (anche se sono stata citata
, grazie Panz), le mamme blogger sono divise e tristi e le aziende contente. Contente perchè hanno quello che vogliono a buon mercato: pagano solo una consulente che fa lavorare un sacco di gente gratis o quasi. Non ho l’esperienza di Panz nella rete, ho il blog solo da 2 anni e mezzo però ho vent’anni di giornalismo sul groppone e quindi di inserzionisti e delle loro manovre me ne intendo.
Tra giornalisti e marketing c’è sempre stato odio, odio atavico perchè i giornalisti hanno sempre pensato che quelli del marketing volessero inquinare il loro modo di scrivere notizie, infilandoci dentro una bella marchetta. Poi visto che i giornali campano solo grazie alla pubblicità e agli inserzionisti, i direttori dei giornali la marchetta ordinano ai redattori di scriverla, magari camuffata da notizia. Poi c’è l’altro caso, più renumerativo, quello dei publiredazionali e dei comunicati stampa, chiaramente pianificati e renumerati dall’azienda ai giornalisti. Naturalmente non si firmano per non sputtanarsi, però una paginetta e pagata da mille euro in su. Questo per darvi un’idea del business.
Poi è arrivata internet e allora le aziende, che magari stanno anche tagliando il budget, hanno detto “figata si risparmia!” e hanno cominciato a cercare blogger compiacenti.
Ti mando due yougurth e mi fai un post sul brand.
A me arrivano proposte cosi: Siamo la simpatica multinazionale pinco pallo, abbiamo un sito di contenuto mammesco, dai un’occhiata al vostro sito…poi ci dici cosa ne pensi…”
Aggratis naturalmente, certo e poi magari vi pulisco anche il bagno…questa si chiama consulenza e vale migliaia di euro non due prodottini…non ci casco perchè essere vecchia come me non vuol dire solo comprarsi le creme antiage, fortunatamente serve anche a non farsi abbindolare
Le aziende hanno sempre voluto i commenti degli utenti, Seth Godin, dio internazionale del marketing, un anno e mezzo fa ha creato questo sito http://www.squidoo.com/brandsinpublic/hq che è un aggregatore che gratuitamente fornisce alle aziende tutti i commenti dei blogger sui vari prodotti. Cioè riunisce i vari post su un certo argomento: proprio quello che chiedono le multinazionali da voi citate alle mamme blogger.
Non sono mamma e non partecipo alle cose di cui hai parlato, però il post mi è piaciuto molto, anche perché sono convinta che le prese di posizione siano una cosa sacrosanta, e non riesco a capire perché dovresti evitare certi argomenti, o se li affronti, essere tacciata di faziosità come se avessi commesso qualcosa di tremendo. Cavolo! hai un’opinione e la esprimi! qual’è il problema?
Bé, purtroppo credo sia inevitabile che il cambiamento di rotta arrivi, qualche anno fa eravate poche, e ora che la “bolla” esplode, è normale che ci arrivi dentro un po’ di tutto… come dici nel post, è facile entusiasmarsi quando un’azienda ti contatta, dirsi, ma che bello, mi hanno notata. E le aziende giocano molto su questo fattore.
Ecco, forse hai fatto bene a cercare di “pungere”, magari servirà a far riflettere su ciò che si è detto, e cioè che in realtà, dietro a una bella iniziativa si nasconde un’azienda che sfrutta una certa ingenuità per farsi pubblicità praticamente gratuita… che certo, come detto prima, ognuno è libero di fare ciò che vuole del suo blog, ma se lo si vuole usare per farsi qualche soldino, è giusto pensare al fatto che i soldi te li fai tu, ma magari qualcun altro se ne fa molti di più alle tue spalle… e se lo fai con cognizione di causa il tuo lettore sarà avvertito e sarai molto più credibile…
Ho letto tutti i commenti e sto seguendo interessata. sono troppe le cose che vorrei dire, ognuno ha diritto ad esprimere la propria opinione e mi piace leggere post come questi in cui si ha il coraggio di esprimersi, senza troppi giri di parole.
ribadisco la cosa che ultimamente mi ha dato molto fastidio. il concetto del ‘dio marketing’… ad alcuni la parola marketing suscita un sottile senso di eccitamento, ad altri, come la sottoscritta, un sottile senso di nausea.
mi interessa, eccome, leggo di tutto sull’argomento ultimamente, su amazon ho lasciato cifre esorbitanti perché voglio sapere e conoscere. ma proprio per questo mi fa sorridere vedere proporre sul mercato italiano gli stessi passi che un paio di anni fa sono stati fatti in quello americano. perché lo sappiamo che il nostro è la brutta copia del mercato americano… quindi quando qualcuno legge qualche novità che arriva dall’america e ce la vuole riproporre, mi fa sorridere. ormai l’nformazione è capillare e arriva magari prima ai blogger che agli ‘addetti ai lavori’, che sembra sempre ne sappiano di più ma ne sanno tanto quanto quelli che vogliono erudire.
il marketing, secondo me, fa a pugni con la spontaneità, questo è un fatto. e i blog sono spontanei per antonomasia, altrimenti si chiamerebbero ‘siti istituzionali’.
Sono così d’accordo con Panzallaria che sono quasi imbarazzata a scriverlo, dato che mi ha anche citata nel post…
Io e le amiche con cui gestisco pannolinilavabili.info abbiamo accolto con un certo stupore l’iniziativa della Huggies. O meglio, l’adesione entusiasta di un bel pezzo di blogosfera mammesca, compresi siti che ritenevamo “immuni” da certe tentazioni. Alcuni dei quali hanno anche dedicato molto spazio ai pannolini lavabili!
Ora, il problema, per me, non è che l’iniziativa sia della Huggies. Credo reagirei allo stesso modo se si trattasse di un’azienda che produce pannolini lavabili.
Il punto è che nemmeno io rinnego il marketing, che è anzi tanto utile anche per la diffusione di progetti no profit. Però provo un fastidio profondo per il marketing che sfrutta le persone, le loro energie, le loro idee, le loro relazioni…E sono stupita di fronte alla voglia e alla disponibilità delle persone a farsi sfruttare.
Come ha detto più d’una nei commenti che mi precedono, se vuoi un feedback sul tuo prodotto, sul tuo sito, sulla tua campagna pubblicitaria mi paghi, perché è un lavoro da consulenti e se ritieni che io sia in grado di farlo mi retribuisci. Se vuoi “farti una reputazione” di azienda amica dei consumatori bisognerà che per prima cosa i tuoi prodotti siano di buona qualità, rispondano alle esigenze dei consumatori, costino il giusto ecc. Chiedere a persone che nel tempo libero si occupano di un blog di spendere un po’ delle proprie energie e della propria creatività per un progetto che va a beneficio quasi esclusivo dell’azienda non è un bel modo per proporsi come “azienda che ascolta”.
Ma se invece dei pannolini Huggies irrita-culetto, brutta-zozza-multinazionale-ammerigana, lo spettacolo fosse sponsorizzato da un’azienda equo-solidale che fabbrica (e paga in) pannolini ecologici eco friendly non-inquino-il-pianeta???
Sarebbe nata tutta ‘sta polemica?
Chiedo eh…
Come ho avuto già modo di dire personalmente, e non per interposta persona, non mi sento gratificata a lavorare gratis.
Ma non mi piace assolutamente questa distinzione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’ e tanto meno mi piace essere usata come termine di paragone.
@manu: bella domanda. davvero. per quanto mi riguarda la polemica non è su questa iniziativa di huggies, vorrei sottolinearlo, quanto su quello che dice bene Itmom e Claudia qualche commento fa. Ribadisco che per me non è una questione di marketing (poi, ovviamente, anche io mi ritengo libera di fare le mie scelte di consumatrice) ma di come si fa un marketing troppo aggressivo nei confronti delle mamme che sono diventate, in tempi di crisi, il miglior target da spolpare. Mi chiedo quante abbiano la reale percezione del progetto in cui vengono accolte, finalità, obiettivi, perché partecipare ecc. Tutto qua. Secondo me offrire la propria creatività, tempo ad altri, chiunque siano, è un bene prezioso e credo che “donarlo” gratuitamente ad un’azienda non sia una cosa che fa bene a nessuno, soprattutto a chi magari lo fa per lavoro. Rivendico solo un po’ di trasparenza a monte. ho la sensazione (ma forse mi sbaglio) che di queste cose non si sia mai parlato per non accendere i cosidetti “flame” (e forse io ne ho acceso uno eh?) ma che sia utile confrontarsi tra persone che la pensano diverso.
Per una mamma (“cattiva”) che se ne va un’altra mamma (“di Vittoria”) rimane continuando a mostrati la sua stima anche per il coraggio di andare controcorrente, cosa che peraltro ho sempre percepito dai tuoi post, e di accettare e subire le polemiche che ne derivano.
Già su altri argomenti (tipo la politica) ti avevo espresso la mia gratidutine perchè pur non condividento sempre le tue idee mi offrivi spunti per riflettere. Forse per la mia ingenuità non sempre mi accorgo di tutti gli aspetti di una situazione, mi faccio cogliere anche io dall’entusiasmo, però mi piace anche confrontarmi con gli altri sentire le opinioni altrui e giungere ad una conclusione personale con un quadro il più possibile completo.
Non mi esprimo sull’argomento in oggetto, nutro anche io delle perplessità però sto a vedere perchè mi incuriosisce e perchè stimo e apprezzo le donna/mamme che vi partecipano.
Spero che questo attacco non ti faccia desistere dall’esprimere sempre le tue opinioni nel rispetto di te stessa e degli altri.
Stefania mamma di Vittoria
@Mammafelice: ti ho usata come esempio. Un esempio di quello che penso sia un buon lavoro. Non volevo usarti come termine di paragone o costringere te a prendere posizione. questo è un mio parere e ho cercato di fare degli esempi positivi concreti. ma se ti ho lesa ti chiedo scusa, ti mando mail e se vuoi levo subito il tuo link. Detto questo, non mi sento la buona e non sto parlando di cattivi. Mi sento una che pensa una cosa e che trova di poter offrire un punto di vista aggiuntivo, tutto qua. La libertà di tutti sta nel poter esprimere pareri, che non devono essere vincolanti per nessuno. E mi spiace che in molte si siano sentite di dover giustificare la loro posizione.
scusa panzallaria se mi permetto di dire la mia, ma mi sento anch’io una persona e una donna pensante. non sento chiamto in causa il mio neonato blog di scarso valore e scarso interesse, ma mi sembra che tutte quelle che hanno postato il badge dell’iniziativa siano state chiamate in causa.
premetto che mi piace molto come scrivi, e, anche se ho scoperto questo mondo da poco, ho letto anche i tuoi post vecchi: mi piacciono, mi fanno ridere, mi fanno anche pensare.
però quest’astio non mi piace. mi permetto di dissentire.
perchè io non varrò niente, ma quello che hai scritto lo hai scritto anche a me. il mio blog è nato da 20 giorni ma io esistevo anche prima, da 26 anni. la capacità di pensiero critico si può sviluppare anche se sul web non sei nessuno, anche se non sai chi è panzallaria. poi ho aperto il blog, mica per farci i soldi. l’ho aperto perchè nel mio piccolo, ho sentito che potevo sentirmi meno sola, che avevo qualcosa da dire anch’io. di inutile e già detto, se vuoi. e se vuoi il blog è pure edonismo, ma io sono valentina, non sono il mio blog.
detto questo, io sono anche una che in casa non ha la televisione, perchè non mi piace farmi prendere per il culo. tutti mi danno della talebana, ma io preferisco i talebani alle multinazionali, posto che non siano la stessa cosa (posso usare la parola talebano o devo citare chi l’ha inventata?).
è incoerente mettere il badge della huggies? certo, così come è incoerente mettere lo stipendio alla cassa di risparmio se ci sta sul cazzo il sistema bancario, così come è incoerente dare la bistecca ai figli anche se so che essere carnivora crea uno squilibrio nella catena alimentare mondiale. bè, il badge l’ho messo perchè la questione che si è creata mi sembrava altamente moralistica e volevo dissentire: trovo che sia meno marchettara wonder che mette il link sotto al post, piuttosto che il giornalista del corriere della sera o di qualsiasi altro quotidiano che scrive tenendo bene a mente chi sono gli inserzionisti. è il sistema. mi spiace che la pensi così, e mi spiace se mi rispondi qualcosa come “io non parlavo di te, ma chi ti conosce”. vorrebbe dire che non mi sono spiagata. ciao.
Qui si sta travisando il mio post: nessuno ha parlato di incoerenza da parte di chi ha messo su il budge della Huggies, nessuno ha parlato della Huggies e nessuno ha citato blog in tal senso.
Quello che ho scritto in questo post è la mia posizione su un certo modo di fare marketing e un certo modo di intendere i blog delle mamme. Mi spiace che si pensi che mi fermo su un’iniziativa perché non era il mio scopo e forse il link che ho messo in fondo al post di Natiperdelinquere vi ha fuorviato. Mi spiace perché così la mia provocazione perde di valore, almeno per me.
Non mi interessano le etichette, mi piace ragionare apertamente sulle cose e non ho alcuna intenzione di prendermela con l’una o l’altra persona. Detto questo, il mondo è bello perché è vario e se vorrete andare oltre il punto huggies bene, se no chiamatemi vip-era e siamo a posto così
Io quello che avevo da dire sul marketing per le mamme l’ho già detto sul blog di Giuliana.
), se fossi una fan sfegatata dei pannolini lavabili e lavorassi gratis per la pampers, bè, non mi dovrei sentire offesa se qualcuno mi considera incoerente. Il che non toglie poi che posso fare come voglio.
Se qualcuno vuol lavorare gratis per un’azienda (dando consulenze, facendo pubblicità) ovviamente è libero di farlo. Facendolo però diventa un sostenitore di quell’azienda, assumendosene le responsabilità. Tanto per fare un esempio (che non mi riguarda
Però c’è un aspetto che invece mi interessa, ed è quando le operazioni di marketing vengono sostenute facendo leva sui modelli culturali che veicolano.
Ecco, su questo secondo me dovremmo un po’ riflettere, magari su DonnePensanti.
“Però c’è un aspetto che invece mi interessa, ed è quando le operazioni di marketing vengono sostenute facendo leva sui modelli culturali che veicolano.
Ecco, su questo secondo me dovremmo un po’ riflettere, magari su DonnePensanti”
ecco, questo post voleva essere una riflessione su questo punto. Grazie LGO.
voleva essere una riflessione su questo punto? ma va’. questo sì che si chiama lanciare il sasso e nascondere la mano, ahahaha
complimenti, una che “ha il coraggio di prendere una posizione”… prima allude chiaramente a fatti e persone, che solo una Mamma Cattiva ha le palle di nominare, e poi si rimangia tutto e rigira la frittata varie volte attaccandosi all’ultimo commento che invece vuole dire proprio tutt’altro…
sono un osservatore allibito… le donne qua ci fanno proprio una pessima figura, sopratutto perchè chi legge viene trattata da minorata mentale.
concordo con B.F.: d’accordo il messaggio “non lavoriamo gratis”, “non veicoliamo modelli imposti dal marketing” ma il tono era un tantino acido. non è che se uno fa parte del sistema (come voi, del resto), accetta, approva e veicola quel sistema passivamente.
“Se qualcuno vuol lavorare gratis per un’azienda (dando consulenze, facendo pubblicità) ovviamente è libero di farlo. Facendolo però diventa un sostenitore di quell’azienda, assumendosene le responsabilità”. allora buona parte dei giornalisti italiani sono sostenitori della telecom che mette l’inserzione sui loro giornali e quindi indirettamente paga loro lo stipendio? scusa, ma questa affermazione mi sembra pressapochista. avrei sicuramente dato ragione a panzallaria se avesse scritto: “le multinazionali fanno soldi in modo furbesco ingaggiando le mamme blogger a gratis”.invece il post mi pare una guerra tra i poveri, come quelli che se la prendono con i dipendenti pubblici che guadagnano 1000 euro al mese. ma prenditela con i parlamentari che ne guadagnano 10000.il dipendente pubblico/la blogger sponsorizzata tirano semplicemente a campare. questa è la solita, triste guerra tra donne.