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	<title>Panzallaria - blog di panza &#187; Panzallaria</title>
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	<description>Precaria dentro ma anche fuori</description>
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		<title>Vaghezza, mollezza, vacanze</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 07:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[frollina]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>

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		<description><![CDATA[Stiamo davvero vivendo da ggiovani Tino ed io.  Le giornate lavorative sono intensissime per una serie di emergenze che sono cadute a fagiuolo ora che frollina è via: posso stare al lavoro qualche ora in più senza il pensiero di sottrarre tempo e energia a mia figlia che se la gode al mare.
La sera usciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo davvero vivendo da ggiovani Tino ed io.  Le giornate lavorative sono intensissime per una serie di emergenze che sono cadute a fagiuolo ora che frollina è via: posso stare al lavoro qualche ora in più senza il pensiero di sottrarre tempo e energia a mia figlia che se la gode al mare.</p>
<p>La sera usciamo sempre. Per una fortuita configurazione astrale abbiamo incastrato vari incontri con amici che non vedevamo da un po&#8217; e ogni sera è un bagordo.</p>
<p>La mattina mi sveglio come quando avevo 20 anni, con la testa avvolta nella nebbia. Perché andiamo a letto tardissimo e perché sfumacchio un po&#8217; troppo.  Io &#8211; come molti sanno &#8211; sono una ex fumatrice incallita che ha trovato un nuovo equilibrio.  Solitamente mi fumo una sigarettina alla sera, con Tino e bon. In vacanza con le amiche o in occasioni ludiche particolari, a volte eccedo. Come in questi giorni che sono un po&#8217; a briglia sciolta.</p>
<p>Sto bene.</p>
<p>Malgrado la stanchezza e la quantità di cose che sto facendo su tutti i fronti, questi giorni me li sto godendo alla grande. Sia Tino che io avevamo un gran bisogno di fare cose per noi, di passare serate a bere e chiacchierare con gli amici, di avere del tempo per la nostra coppia.</p>
<p>Mia figlia sta bene al mare con i nonni e non ha nemmeno il tempo di venire al telefono quando chiamiamo.</p>
<p>Noi stiamo bene a casa e la prospettiva e di andarla a recupare domenica per partire per le nostre due settimane di vacanza.</p>
<p>Per ciò forse questo è l&#8217;ultimo post che scrivo. Forse no, che sono blogorroica.</p>
<p>In ogni caso &#8211; come tutti gli anni &#8211; non mi collegherò da improbabili internet point, non mi procurerò chiavette e cose del genere.</p>
<p><strong>Fino al 7 agosto</strong> il mondo e la rete dovranno fare a meno della sottoscritta.</p>
<p>Non voglio sentire nemmeno parlare di wi fi, non invidierò i possessori di I phone e robe del genere.</p>
<p>Ho bisogno di ricaricarmi e per la mia testa significa staccare da ciò che faccio con più assiduità.</p>
<p>Ci si ribecca ad agosto</p>
<p>grazie di esserci</p>
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		<title>Faith ieri era a Bologna oggi rischia la morte in Nigeria</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 14:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[donne_pensanti]]></category>
		<category><![CDATA[politica e società]]></category>
		<category><![CDATA[contro la violenza sulle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Dobbiamo muoverci. Aiutateci a far emergere a livello nazionale questa notizia che abbiamo riassunto anche nel &#8220;Decalogo di Faith&#8221; su Donne Pensanti:

Faith ha 23 anni e quattro anni fa  ha ucciso un potente connazionale, per difendersi dai suoi tentativi di violenza sessuale.
E’ stata condannata a morte nel suo paese (che non contempla per le donne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dobbiamo muoverci. Aiutateci a far emergere a livello nazionale <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/07/21/news/nigeriana_arrestata-5737373/">questa notizia</a> che abbiamo riassunto anche nel &#8220;<a href="http://www.donnepensanti.net/2010/07/il-decalogo-di-faith/">Decalogo di Faith</a>&#8221; su Donne Pensanti:</p>
<ul>
<li>Faith ha 23 anni e quattro anni fa  ha ucciso un potente connazionale, per difendersi dai suoi tentativi di violenza sessuale.</li>
<li>E’ stata condannata a morte nel suo paese (che non contempla per le donne l’attenuante della legittima difesa).</li>
<li>E’ scappata dal paese che la vuole morta.</li>
<li>Si è rifugiata a Bologna credendo di essere al sicuro.</li>
<li>Hanno tentato di violentarla nuovamente.</li>
<li>Ha denunciato il suo aggressore.</li>
<li>E’ stata fermata dalla Questura.</li>
<li>E’ stata rimpatriata nel suo paese.</li>
<li>In questo momento forse è già stata impiccata.</li>
</ul>
<p>Su <a href="http://www.donnepensanti.net/2010/07/il-decalogo-di-faith/">donne pensanti</a> trovate il testo completo. Se volete potete mandarlo anche voi alla Questura e al Comune di Bologna (indirizzi sul sito). Se volete potete contribuire con il passaparola, il tam tam della Rete.</p>
<p>Lo stato italiano deve occuparsi di questa donna.</p>
<p>Quante altre donne in condizioni di permesso di soggiorno precarie non avranno più il coraggio di sporgere denuncia dopo una violenza carnale per non subire il rimpatrio o peggio la sorte che tocca a Faith?</p>
<p><strong>AIUTIAMOLA</strong></p>
<p>Fino a quando la notizia è ferma in città non possiamo nulla, ma se esce dai confini regionali e arriva ai Palazzi che contano, forse abbiamo qualche speranza di salvarla.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il posto fisso: una fissa dei Media o una fissa di tutti?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 14:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggione]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo questo articolo su Repubblica che si intitola La fine del posto stabile: solo al 6% dei laureati e mi viene voglia di aprire un confronto. Lo faccio su FriendFeed che mi sembra la piattaforma più adatta e vengono fuori tante riflessioni diverse, punti di vista eterogenei che compongono un quadro molto interessante della nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo questo articolo su <strong>Repubblica</strong> che si intitola <strong><a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-fine-del-posto-stabile-solo-al-6-dei-neolaureati/3813002?ref=HREC1-5">La fine del posto stabile: solo al 6% dei laureati</a> e mi viene voglia di aprire un confronto. </strong>Lo faccio su FriendFeed che mi sembra la piattaforma più adatta e vengono fuori tante riflessioni diverse, punti di vista eterogenei che compongono un quadro molto interessante della nostra generazione.  Anche Blimunda oggi ne parla sul suo blog con un post che si intitola <strong><a href="http://www.blimunda.net/?p=3182">Lavorare stanca. Sul web di più</a>.</strong></p>
<p>Visto che la discussione mi interessa e piace, la allargo anche qui con il pensiero buttato in pasto a Friend Feed.</p>
<p><strong>Potete commentare lì, se avete un account, o qui sul blog, nell&#8217;area dei commenti.</strong><br />
<iframe src="http://friendfeed.com/panzallaria/c7fa1f1a/il-posto-di-lavoro-fisso-i-giornali-ne-parlano?embed=1" frameborder="0" height="600" width="400" style="border:1px solid #aaa"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Settimana de-frollinizzata</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 07:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[frollina]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle otto e zerozero di ieri frollina era già pronta e ha costretto suo padre a scendere in strada con valigina, pupazzo di ordinanza, cappellino bianco con fiocco e borsetta in raffia che conteneva una macchinina, una testa di bambolina e un piccolo portamonete con qualche centesimo.
L&#8217;appuntamento era per le otto e trenta ma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle otto e zerozero di ieri frollina era già pronta e ha costretto suo padre a scendere in strada con valigina, pupazzo di ordinanza, cappellino bianco con fiocco e borsetta in raffia che conteneva una macchinina, una testa di bambolina e un piccolo portamonete con qualche centesimo.</p>
<p>L&#8217;appuntamento era per le otto e trenta ma che importa, quando la prospettiva è quella di iniziare le vacanze al mare? I nonni sono arrivati e l&#8217;hanno caricata. Via verso la Romagna, dove la raggiungeremo a fine settimana per poi partire per le nostre vacanze.</p>
<p>La sera prima mi aveva detto: &#8220;Mamma, io non voglio andare sempre a scuola!&#8221; e avevo potuto entusiasticamente dirle che sarebbe partita la mattina seguente per il mare, con i nonni.</p>
<p>&#8220;Così nuoto. Anche se io preferisco la piscina da bere, perché il mare è cattivo!&#8221; ha risposto lei con altrettanta gioia ed emozione.</p>
<p>Le nostre scorribande delle settimane scorse in piscina l&#8217;hanno trasformata in un pesciolino, per la gioia di mamma.</p>
<p>Non usa più i braccioli e va nell&#8217;acqua alta dove starnazza e batte le gambine, anche se ancora ha qualche problema di galleggiamento e non vuole tenerle su. Va sott&#8217;acqua a occhi aperti e passiamo ore a giocare che ci incontriamo sotto e ci salutiamo o proviamo a parlare. Non beve. Io tento di insegnarle ma lei &#8211; da brava testona e figlia di sua madre &#8211; fa la sbruffona. L&#8217;altro giorno mi ha perfino imitata: &#8220;Lo so, lo so, sei una maestra di nuoto!&#8221; mi ha detto con la vocina da mamma e il tono di chi ha già sentito troppe volte gli stessi triti aneddoti.</p>
<p>Ma torniamo a ieri. Dopo una notte quasi insonne per l&#8217;emozione della partenza, ieri è andata. Cinque giorni defiliati per me e Tino.</p>
<p>Mentre lei partiva, io sull&#8217;autobus incontravo una delle mie amichette di infanzia del paesello, che per uno strano gioco del destino ora abita da questa parte della città.</p>
<p>&#8220;Quando ci vediamo?&#8221; mi ha chiesto lei, prima di scendere.</p>
<p>Ho pensato a tutti i miei impegni e d&#8217;un tratto mi sono resa conto che Tino ed io possiamo disporre dei prossimi 5 giorni. Che se prendo un impegno non devo movimentare le Nazioni Unite per trovare accordi internazionali e sistemare la bambina e tutto il resto e che la mia mente era libera di improvvisare.</p>
<p>&#8220;Oggi, alle 6 in piazza maggiore!&#8221; ho risposto alla mia amica.</p>
<p>Vi sembrerà estremamente sciocco, ma mi ha cambiato in positivo la giornata pensare che avevo la libertà di prendere un appuntamento, così, su due piedi. Con l&#8217;aspettativa, dopo l&#8217;aperitivo con l&#8217;amica, di uscire con il non marito per una seratina tra noi.</p>
<p>Mi ha svoltato la giornata per tanti motivi: ultimamente il tempo libero dal lavoro e dalla bambina lo uso per donne pensanti, per i lavori extra, per andare a fare la spesa, mai per CAZZEGGIARE o prendere una birra con un&#8217;amica e ne avevo tantissimo bisogno.</p>
<p>Quando sono uscita dall&#8217;ufficio, senza dover correre a scuole materne o da nonni, mi sono concessa il lusso di una lunga passeggiata in centro. Sono entrata in un negozio di <a href="http://www.panzallaria.com/2005/11/24/cuscinetti-e-shopping/">borse</a> e ho provato, toccato, annusato TUTTO quello che c&#8217;era. Sono stata dentro 45 minuti, senza ovviamente acquistare nulla ma con la soddisfazione di aver valutato ogni cosa.</p>
<p>Mi sono seduta in piazza Maggiore, dove è stato allestito il <a href="http://www.cinetecadibologna.it/Sotto_stelle_cinema_2010">Cinema estivo</a>, e ho osservato la gente intorno. Faceva molto caldo.  Una ragazza era stata lanciata vestita nella fontana. Aveva una corona d&#8217;alloro in testa e una bottiglia di vino in mano. Felice della laurea appena ottenuto era un po&#8217; brilla e da dentro la fontana, con i vestiti bagnati addosso gridava: &#8220;Auguri a tutti!!!!!!!&#8221; sventolando il suo vino. Ho ripensato a me, a quel giorno di quasi dieci anni fa, alle scale della facoltà che ho dovuto scendere scalza perché ero bresca come una pigna e non riuscivo a portare i tacchi che mi sono messa in quella unica occasione. Ho pensato alla potenza delle aspettative e alla paura del futuro che racchiude quel giorno della vita e sottovoce mi è venuto da risponderle: &#8220;In bocca al lupo a te!&#8221; con un misto di Leopardismo e speranza  che mi ha fatto sorridere di me stessa.</p>
<p>E&#8217; arrivata la mia amica e ci siamo sedute in un bar. Ci siamo raccontate molte cose e mi sono resa conto che avevo un gran bisogno di parlare con un&#8217;amica, di raccontare, di ascoltare. Mi sono resa conto che avevo bisogno proprio di un incontro così, con una persona che mi conosce da una vita e che conosco da una vita, con la quale potere essere totalmente libera e rilassata.</p>
<p>Con Tino, visto che si era fatto tardi, abbiamo accompagnato a casa la Manolita e poi ci siamo infilati in una romanticissima trattoria di collina a mangiare un piatto di tagliatelle. Abbiamo parlato tanto, abbiamo bevuto vino e odorato il gelsomino tutto intorno.</p>
<p>Stasera andiamo a casa della nostra socia pensante per la ormai consueta riunione del prossimo consiglio direttivo dell&#8217;associazione donne pensanti. Domani andremo a cena da una vecchia amica che si è appena trasferita e venerdì abbiamo un sacco di impegni allettanti, previsione delle vacanze, vicinissime.</p>
<p>Ci siamo interrogati, Tino ed io, su cosa facevamo prima della frollina, sul perché non uscissimo tutte le sere. Stanchi, c&#8217;erano molti giorni in cui ci sembrava di essere stanchi.</p>
<p>Siamo stati proprio due imbecilli, altro che stanchi! Solo dopo ti accorgi di quanto sia prezioso, ogni tanto, poter disporre liberamente e senza responsabilità del tuo tempo. Prima ti sembra scontato.</p>
<p>Ecco perché credo che questi giorni saranno importanti a ricaricarci un poco. Anche perché non è un periodo facile. Tino sta male e la vita è abbastanza faticosa.</p>
<p>A ristorante ho intravisto una bambina grande quanto la nostra. Una punta di malinconia mi ha assalito. Così le ho fatto la centesima telefonata della giornata. Era felice, in giro per il paese dei balocchi in riva al mare con i nonni. A caccia di giostre e colori.</p>
<p>Ogni tanto l&#8217;autonomia è un bene. Per tutti.</p>
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		<title>Strane richieste</title>
		<link>http://www.panzallaria.com/2010/07/19/strane-richieste/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Faceva un caldo barbino. Me ne stavo ferma ad aspettare l’autobus in via Saragozza con i vestiti appiccati sulla pelle e i pensieri che surriscaldavano la testa. Luglio, secondo me era luglio. Ero in uno di quei momenti di umore ballerino in cui mi arrotolo su me stessa e mi sembra di girare a vuoto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faceva un caldo barbino. Me ne stavo ferma ad aspettare l’autobus in via Saragozza con i vestiti appiccati sulla pelle e i pensieri che surriscaldavano la testa. Luglio, secondo me era luglio. Ero in uno di quei momenti di umore ballerino in cui mi arrotolo su me stessa e mi sembra di girare a vuoto, come sulla ruota del criceto. Momenti che sono ciappini della mente: finisce sempre che tracollo nelle domande esistenziali e non mi do mai le risposte giuste, collezionando solo un discreto numero di fatiche emotive.</p>
<p>Alla fermata del 20 arrivò un ragazzo che avrà avuto qualche anno in meno di me e c’aveva una bella faccia &#8211;  malgrado la magrezza &#8211;  punteggiata da un’acne tardiva che era un vero peccato perché se no sarebbe stato proprio uno da guardare con piacere.</p>
<p>Mi ricordo che pensai a come si dice delle persone magre così, che si dice “è uno pelle e ossa” e mi sembrava che in quel caso ci fosse la giusta opportunità dato che la pelle e il suo scheletro erano talmente vicini da sembrare un tutt’uno.</p>
<p>Dopo un poco che eravamo tutte e due ad aspettare, lo vidi che cominciò a guardarmi in quel modo in cui si studia il carattere di una persona per capire se è davvero come ti aspetti.</p>
<p>Io me ne stavo assorta nel malmosto ma ogni tanto alzavo la testa di sfuggita e mi accorgevo che il ragazzo era lì, con due occhi enormi puntati sulla sottoscritta.</p>
<p>Naturalmente pensai di piacergli. Una donna, se la guardi con insistenza alla fermata dell’autobus in un pomeriggio di luglio pieno di caldo ci pensa subito che forse è perché l’hai notata e ti fa sangue. Mi sentivo in imbarazzo, tanto che per una sorta di timoroso pudore, tirai indietro un piede e l’altro no.</p>
<p>Quando cominciò a parlare notai subito gli occhi che c’avevano una specie di patina a far da nebbiolina alle sue idee. Notai subito anche la voce a strascico, come una rete solo piena di buchi, e quella voce piena di buchi – me lo ricordo – mi fece subito saltare alle conclusioni.</p>
<p>“Questo qua è un droghello che vuole dei soldi!”.</p>
<p>Il droghello, come lo chiameremo da ora, non trovava le parole:</p>
<p>“Ciao, senti, ti devo chiedere un favore” disse dopo aver incespicato a lungo sul saluto.</p>
<p>Io ero già pronta ad arretrare con l’altro piede, ero già pronta a dire che non avevo un ghello e che – casomai avesse bisogno di mangiare o prendere un treno &#8211; ero disponibile ad andare insieme in un bar o al limite alla stazione per fare il biglietto ma che non mi dicesse che gli mancavano giusto-giusto 5 euri perché tanto non glieli davo.</p>
<p>Ma lui non voleva dei soldi.</p>
<p>Lui mi guardò e mi disse che no, di soldi non ne aveva mica bisogno, che grazie a dio i suoi genitori a lui ci pensavano.</p>
<p>Mi disse che lui era stato tanto tempo in una Comunità, mi disse e che si era ripulito per bene.</p>
<p>A me non sembrava molto, ma dato che non sono brava a capire se uno si droga ancora oppure no, mi sentii in colpa per via che ormai io, nei miei pensieri, lo chiamavo “Droghello”.</p>
<p>Il Droghello che diceva di non essere più droghello mi guardò. Rincorse un attimo le parole e poi mi spiegò cosa voleva e perché:</p>
<p>“Devi sapere che i miei genitori mi fanno fare sempre dei controlli, perché hanno paura che io mi faccia ancora, mentre, dai, io non mi faccio più solo che a volte fumo delle canne e loro non capiscono che anche se fumo delle canne, mica è droga no? Le danno anche ai malati di cancro le canne, se le fa anche Pannella e allora perché io non dovrei?”</p>
<p>Dato che anche io ogni tanto mi ero fatta delle canne, pensai subito che ero stata un po’ parruccona a pensare male di quel ragazzo, pensai che stavo diventando un po’ troppo moralista e che ogni tanto avrei dovuto lasciarmi andare, mollare gli ormeggi verso lidi più leggeri.</p>
<p>Però mica capivo cosa volesse il ragazzo che si era ripulito ma si faceva le canne.</p>
<p>“Allora, senti, io avrei bisogno di un piacere. Tu che sei una brava persona mi devi aiutare” e continuò “Io domani ho il controllo delle urine, ma se i miei genitori scoprono che ho fumato della marja finisce che mi chiudono in casa o mi rispediscono in comunità, mentre io l’Ero non la tocco più e in comunità proprio non ci voglio tornare.”</p>
<p>“Allora se te sei una persona per bene come sembri, allora devi farmi questo favore” disse tirando fuori dalla tasca una cosa che non capii subito cos’era ma poi mi parò davanti al naso.</p>
<p>Era una di quelle provette lunghe e trasparenti che ci metti dentro la pipì e poi la porti ai Laboratori, per gli esami.</p>
<p>“Potremmo andare in un bar, è facile, basta che fai la pipì qui dentro. Non se ne accorgerà nessuno” mi disse il mio nuovo amico mentre il phon d’aria calda che veniva dal Colle tirava forte e dietro la nuca il sudore mi bagnava i capelli troppo lunghi.</p>
<p>Ecco io non so bene cosa pensai esattamente ma mi venne molto da ridere.</p>
<p>Un uomo mi aveva appena chiesto di pisciare per lui.</p>
<p>Oltre alla pipetta il mio amico aveva tirato fuori anche delle banconote, erano due ed erano di taglia media e faceva per allungarmele come a costringermi a prenderle.</p>
<p>Io rimasi qualche secondo con la bocca aperta come un baccalà e poi per fortuna arrivò il numero 20.</p>
<p>Mentre salivo e lui rimaneva a guardarmi, come sospinto dalla speranza che cambiassi idea, ho scosso la testa e gli ho detto che mi dispiaceva ma avevo appena bevuto una birra perché ero un po’ d’umore balengo e che secondo me birra e umor balengo insieme non erano garanzia che la mia urina fosse pulita.</p>
<p>Poi, diciamoci la verità, era una bella responsabilità e non ero tanto sicura di volermela prendere.</p>
<p>Sull’autobus ho pensato che nessuno, prima di allora, aveva avuto una fiducia tanto grande e cieca nei miei scarti fisiologici.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E tu cosa fai ORA?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Le cene con i vecchi compagni di scuola, gli incontri casuali mentre stai andando da qualche parte e incroci il tuo sguardo con uno sguardo del passato, con qualcuno che non vedi da molti anni.
A me incontrare persone sepolte in una vita precedente, con cui magari non è che avete mai approfondito più di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cene con i vecchi compagni di scuola, gli incontri casuali mentre stai andando da qualche parte e incroci il tuo sguardo con uno sguardo del passato, con qualcuno che non vedi da molti anni.</p>
<p>A me incontrare persone sepolte in una vita precedente, con cui magari non è che avete mai approfondito più di un po&#8217; ma che sono comunque parte di un passato condiviso per un qualche motivo, mi mette sempre un po&#8217; in crisi.</p>
<p>Le domande, le domande di circostanza.</p>
<p>Le risposte, le risposte da dare.</p>
<p>&#8220;Cosa fai adesso?&#8221; è una delle tipiche questioni che si presentano in queste situazioni.</p>
<p>Faccio il mio lavoro, ovvero sono quello o faccio la mia vita privata? Sono una mamma o sono una websticazzi o sono le mie passioni?</p>
<p>La maggior parte degli incontri con i compagni di scuola del Liceo, non so se lo avete notato anche voi, se sono persone che non vedete dall&#8217;orale della maturità, finisce sempre che diventa una gara a chi la fa più grossa.</p>
<p>A me d&#8217;istinto mi viene sempre da dire delle grandi corbellerie, tipo &#8220;non faccio niente di importante, faccio la precaria, cerco di portare a casa il pane quotidiano&#8230;&#8221; perché di fronte allo sguardo sborone del signor o signora x che mi raccontano il grande successo che hanno avuto nella vita, mi viene sempre come un conato di vomito.</p>
<p>Come se nella misura della differenza con gli altri si sentissero appagati.</p>
<p>Come se dentro a un tailleur d&#8217;ordinanza si sentissero potenti.</p>
<p>Così io di solito racconto poco e per lo più delle balle. Una volta, a una persona che non vedevo da molto tempo che aveva iniziato a tartassarmi di domande come a sondare il mio grado di &#8220;riuscita nella vita&#8221; e le leggevo negli occhi una profonda insicurezza tanto che tendeva ad amplificare enormemente il suo grado di soddisfazione, ho detto che non me la passavo tanto bene in quel periodo perché ero appena uscita di prigione dopo aver tentato di rubare al mio tabaccaio una batteria di marche da bollo che c&#8217;è da guadagnare bene con le marche da bollo.</p>
<p>Dopo aver usato creativamente la fantasia, in quell&#8217;occasione, ricordo che io e la Conoscenza ci prendemmo un caffè e lei, dopo avermi voluto rendere partecipe del fatto che aveva rilevato lo studio medico del padre e suo marito era Primario in non so quale Clinica privata, poi a sentire di me che ero stata in prigione, si sentì evidentemente al sicuro e &#8211; seduta al tavolino di un bar di un centro commerciale &#8211; mi raccontò anche i retroscena meno edificanti della sua vita, il lato B del medagliere, ovvero che poi con questo marito non è che andasse un gran che bene.</p>
<p>Se poi mi capita di incontrare, tipo a matrimoni, persone che mi stavano sui maroni allora perché magari sembrano molto false, molto finte e molto ipocrite mi succede che oggi, che sono più adulta e meno savia, che i peli dalla lingua li ho lavati via tutti, a queste persone mi viene da chiedergli, con il sorriso più largo che potrei regalare, delle cose che mi interessa sapere di più del fatto che sono diventati magari avvocati di grido e mi ritrovo che dalla mia boccuccia che tende a dire sempre quello che pensa, come fosse una malattia, escono domande tipo:</p>
<p>&#8220;Ma te sei rimasta ipocrita e un po&#8217; falsa com&#8217;eri 10 anni fa o sei diventata un po&#8217; più verace?&#8221; e cose così. Che le vedi queste personcine, che magari sono accorse ad abbracciarmi e sbaciucchiarmi modulando un &#8220;Ziaoooooooo! Ma cara! Ma come stai?&#8221; gattone, in bilico su improbabili tacchi a spillo, rimanere di stucco davanti alla sottoscritta.</p>
<p>Le vedi.</p>
<p>Pensano in serie: &#8220;Oddio ci è flippata la Panz, oddio ma che cazzo vuole questa, oddio ma starà scherzando?&#8221; che a me mi fanno sempre sentire abbastanza bene.</p>
<p>Di solito cambiano discorso, rimangono gentili 10 minuti e appena possono tentano di scappare, girandosi sui loro stiletti e abbozzando una camminata incurante. L&#8217;effetto positivo è che tenteranno di evitarti per tutto il resto della giornata.</p>
<p>E poi è anche un po&#8217; come se rispondessero con onestà.</p>
<p>Non so. A me dover sintetizzare una vita in una risposta mi sembra sempre una pratica talmente senza senso che delle volte, lo dico sinceramente, se mi capita di intravedere delle persone in lontananza, che sono sicura ci dovremmo fermare, se sono persone di cui non mi importa un fico, io mi nascondo tra la folla e faccio finta di non vederle.</p>
<p>&#8220;Cosa fai ora?&#8221;</p>
<p>Che domanda idiota.</p>
<p>Eppure cosa si chiede a uno che non vedi da anni e incontri per caso al supermercato? In quale modo puoi iniziare il discorso con la vecchia Conoscenza che ti siede accanto ad un tavolo di matrimonio perché avete un caro amico in comune?</p>
<p>Io sto invecchiando mi sa. Sto diventando intollerante alle pantomime dell&#8217;esistenza. Non riesco a essere accondiscendente nemmeno nel virtuale, figuarsi nel reale..</p>
<p>Non sono la tipa da andare a riunioni commemorative della scuola, da organizzare cene delle elementari. Eppure mi commuovo davanti alle vecchie foto e ricordo per filo e per segno persone e facce che non vedo anche da 30 anni. Ma loro sono lì, cristallizzati nei ricordi. Se non ci frequentiamo più ci sarà un perché, giusto? Per quale ragione dovremmo rompere l&#8217;eco di quello che eravamo, inquinandolo con quello che siamo diventati?</p>
<p>Non mi interessa. Non fa per me.</p>
<p>Il mio presente è fatto delle cose e delle persone PRESENTI. Il passato è nella testa. Rimestare nel calderone della vita per il gusto di fare la conta dei dispersi, dei sopravvissuti e dei sommersi, non mi dà alcun gusto.</p>
<p>Poi forse sono solo io.</p>
<p>Io che sono tarata. Ma le domande di circostanza ecco, forse le sopporto meno dei cerimoniali da matrimonio.</p>
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		<title>Tonsille e aspettative</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 07:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
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Ho paura delle aspettative.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte mi si forma una specie di paura all&#8217;altezza delle tonsille. E&#8217; una paura che stringe e che impedisce all&#8217;aria di passare. Lo so, l&#8217;aria non passa dalle tonsille, ma la mia sensazione, quando mi viene quella paura lì, è quella.</p>
<p>Ho paura delle aspettative.</p>
<p>Quotidianamente mi batto per essere la persona che voglio essere e non quella che penso dovere essere eppure, anche ora che ho questa lucidità e mi sembra di dominare un punto debole personale, anche ora ho una fottuta paura delle aspettative degli altri.</p>
<p>Più mi impegno e più faccio, più naturalmente aumenta il numero delle persone con cui entro in relazione. Più progetti intraprendo, penso, più si aprono le possibilità.</p>
<p>E ogni tanto mi metto lì a pensarci a tutte le belle parole, a tutte le proposte, a tutte le mail che mi arrivano da persone ricche di idee, entusiasmo, con progetti stupendi e che gentilmente mi vogliono coinvolgere e ci sono delle volte che mi sorge spontanea una domanda:</p>
<p>&#8220;Ma io valgo veramente quello che questa persona crede?&#8221;.</p>
<p>E le tonsille cominciano a stringere. L&#8217;aria manca.</p>
<p>Mi capita rispetto a molte cose. Mi fa venire voglia, delle volte, di sparire. Scomparire dal mondo esterno e rinchiudermi in casa. Andare solo in piscina con mia figlia. Fare solo delle gran torte che tanto, anche se brucio quelle, fa lo stesso. Lo sanno tutti che le torte le brucio.</p>
<p>Voi ve lo chiedete mai cosa si aspettano gli altri? Se l&#8217;immagine di voi che vi siete formati coincide con l&#8217;immagine che hanno gli altri di voi?</p>
<p>Lo so: è puerile. Ma io sono anche puerile.</p>
<p>A volte dico e scrivo delle fesserie. A volte parlo a vanvera. A volte, semplicemente, sono stanca.</p>
<p>A volte mi dimentico. Mi dimentico un sacco di cose.</p>
<p>A volte mi viene da piangere per le pubblicità progresso. A volte faccio molto ridere, a volte no.</p>
<p>A volte vorrei scappare anche dalla mia vita. A volte ( per lo più) amo molto la mia vita.</p>
<p>A volte sento la mancanza delle mie amiche, perché le mie amiche più vere non vivono vicine a me. Sento la mancanza di una serata con loro, di una pizza e una birra, di quattro chiacchiere intime.</p>
<p>A volte non ho alcuna voglia di stare al telefono.</p>
<p>A volte sono antipatica e ringhio.</p>
<p>A volte accendo la bocca prima di pensare.</p>
<p>Più mi metto in gioco più mi sembra che le persone non me ne lascino passare una. Giusto forse. Forse è un meccanismo naturale.</p>
<p>Però</p>
<p>delle volte</p>
<p>a me le tonsille fanno un gran male</p>
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		<title>Io promuovo il rispetto &#8211; Appello contro i femminicidi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 12:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
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