La casa delle bambole: il TUTTO-RIAL
Come le vere mamme FAI DA TE ADDICTED che spopolano sul Web e offrono spunti creativi coi controcojons per passare allegri e spensierati pomeriggi in famiglia, anche io oggi vi racconterò la storia di questa MIRABILE casa delle bambole affinché voi possiate emularci e farne una proprio uguale, uguale, con i tutorial offerti dalla vostra blogger cialtrona preferita.
E allora: Partiamo!!!!!!!!!
Da tempo la bambina abbronzata desiderava regalare a una giovane coppia che abita con noi, Fischer e Price, una casetta tutta per loro.
Tino ed io ci siamo consultati e abbiamo telefonato all’Ingegner Scarabaccini (progettista e architetto, oltre che ingegnere civile) di Marmorta di Molinella perché procedesse con le pratiche e l’esecuzione dei lavori. Lui – che è uomo tutto di un pezzo, grande creativo e appassionato di materiali riciclati – ha proceduto acquistando una libreria Ikea Billy (prezzo base) e un paio di mensole aggiuntive con le quali ha dato vita a una mansarda (ottima location per feste e ritrovi con le altre piccole personcine amiche della giovane coppia).
Eseguiti i lavori abbiamo contattato la Contessa Tentoni Bellerofonte Vien dal Mare perché si occupasse di arredare il nido d’amore.
La Contessa, mi preme ricordarlo, è una delle arredatrici più in voga, oggi, a Legoland.
La Tentoni – come potrete notare dall’ottima foto (scattata da me medesima in notturna, a cui il flash conferisce un effetto evanescente che fa molto “Paradiso”) ha scelto di usare i dettami della cosidetta “arte povera”, riutilizzando pezzi rari e unici e riadattandoli alle esigenze di Fischer e Price.
La parte inferiore della casa è stata momentaneamente adibita a garage dove soggiornano le automobili della coppia (lei è una collezionista di automobiline) e gli animali di famiglia (lui è stato un gattaro molto noto in zona Colosseo).
La mansarda, inizialmente adibita a dispensa dove mantenere “calde” le provviste in pasta di sale, ha dovuto subire però l’unico inconveniente che è andato a increspare la vita felice della felice coppia di sposi.
Ebbene si. Non volevo parlarne ma poi voi domandate ed è inutile nasconderlo: Barbie si è messa in mezzo.
Pur essendo entrata in casa nostra da pochissimo, grazie a quella “Santa donna” di mia suocera, pretende già di essere trattata come una principessa.
Non avendo dato seguito alle sue lamentele (desiderava conoscere un Ken che l’amasse e vivere nel Camper di Barbie per girare il mondo con lui), ha decido di okkupare la mansarda di Fischer e Price, arrivando con i suoi tre cani che hanno sempre fame e importunano i felini, tanto amati da Fischer.
Nell’attesa che arrivi la polizia a sgomberare, i tre sono costretti a convivere e se non fosse che Barbie peta e rutta a volontà, facendo vibrare fortemente il soffitto della camera da letto, i due potrebbero anche continuare il loro menage senza troppi problemi: dove mangiano tre gatti possono mangiare anche tre cani in più.
L’Ing. Scarabaccini al momento del progetto era un po’ sottotono per via del caldo estivo e ha dimenticato di inserire scale, porte, e ogni genere di via d’uscita e passaggio.
Nell’attesa di attrezzarci (il motto della Contessa Tentoni è “chi va piano si compra un bel divano…”) e che la coppia possa aprire un mutuo per terminare l’arredamento della propria casa, io mi sono permessa di costruire un ascensore (quello giallo nella foto) che ha fatto la gioia della bambina abbronzata, anche se risulta abusivo nel piano regolatore.
Confidiamo in un condono.
In fondo
Fischer e Price hanno scelto di vivere in Italia…
Dialogo (immaginario) tra il Bene del Paese e una disfattista
Persone e fatti contenuti in questo post sono totalmente immaginari e immaginati. Qualunque riferimento è puramente casuale. Le sue parole mi hanno dato l’ispirazione, per ciò – come sempre – lo ringrazio.
Dlin Dlon!
Sono in ciabatte, tutone da casa con qualche macchia di caffè sparsa qua e là a rendere meno noiosi gli alci effigiati sopra la maglia. Il capello raccolto è talmente unto che potrei aprire una friggitoria.
Ma hanno suonato il campanello. Cosa faccio?
La bambina abbronzata e il padre – usciti a fare la spesa – non possono essere. Loro hanno le chiavi e il non marito usa uno scampanellio tutto suo, che lo renderebbe riconoscibile tra mille, proprio come la camminata strana di Baglioni.
Faccio finta di nulla. Ovvio.
Se è qualcosa di importante mi chiameranno al telefono.
E’ sabato mattina. Autunno. Le possibilità che abbia un senso sputtanarsi con l’universo mondo aprendo in queste condizioni o che sia fermamente necessario abbattere il record di spoglio/rivesto/acconcio per rendermi presentabile sfiora il 15%. Nemmeno l’ultimo sfigato, depresso, alla canna del gas muoverebbe le terga per un misero 15%, figurarsi se sposto io il mio grasso culone…
Passa un minuto. Silenzio. Posso tornare alle mie attività: mi aspettano in chat, su Facebook.
Dlin Dlon! Fa di nuovo il campanello.
Minchia.
Sarà mica il postino eh? In questo condominio sono l’unica che lo caga il postino. Fosse per i miei vicini la nostra corrispondenza potrebbe finire dentro al primo tombino, inghiottita dalle fogne!
Mi avvicino al citofono. Chiedo “Chi è?”. Se è il postino basta che gli dia il tiro senza bisogno di mostrarmi, tanto vale essere gentile.
Nessuna risposta.
Torno alle mie cose. Non faccio in tempo a sedermi di nuovo che il campanello urla:
DLIN DLON!
Stavolta mi hanno rotto i coglioni. A sto punto dovranno subire Panzallaria in mise da casa e pure un poco irritata.
Vado alla porta e scandisco un “Chi è?” che mi fa sembrare il Lupo di Cappuccetto Rosso. Dall’altra parte arriva una voce composta, impostata, di giovin ometto.
“Salve, avrei bisogno di fare due chiacchiere con voi, non la voglio disturbare, le rubo solo due minuti…”
Ecco, lo sapevo.
“Guardi, sono agnostica. La ringrazio molto ma qui siamo tutti agnostici, gatta compresa…” interrompo io, rimanendo nascosta dietro alla porta, come se fosse un burqa.
L’ometto mi fa capire che lui non è una persona di fede. Provo a fargli capire che siamo contenti del nostro gestore telefonico. No, lui non è nemmeno uno spacciatore di contratti e tariffe telefoniafissamobileinternét.
Il tutto, sempre, senza che io abbia nemmeno aperto la porta. In puro Scetticismo style padano.
Ma chi cazzo è questo? mi chiedo mentalmente.
Forse vuole indurmi a diventare sostenitrice di qualcosa. Avrà sicuramente qualche brochure infarcita di bambini tristi del terzo mondo con la pancia gonfia e io, lo so, se vedo anche solo una di quelle foto, gli lascio un rene a questo qua…
NON-POSSO-APRIRE-QUELLA-PORTA!
“Guardi, sono già sostenitrice di Sa…” dico con voce supplichevole, per fargli capire che non sono cattiva, che ho a cuore le sorti del mondo ma non posso abdicare a quelle del mio conto in banca.
“No signora, continua a non capire. Qui nessuno le chiede soldi. Sono passato perché avevo piacere di scambiare due parole con lei e la sua famiglia, per andare oltre i personalismi e i disfattismi che inquinano il nostro Paese…”
Ehhhhh???????
Ma questo è fuori come un balcone?
“Mi scusi, ma di cosa stiamo parlando?”
“Signora, mi manda il Premier. Sono venuto da lei perché penso sia importante un confronto sereno. Abito qui vicino e so che lei non è una – diciamo – simpatizzante del nostro Governo ma credo comunque sia importante che sappia perché Lui fa certe scelte e perché è importante non dare retta a tutte le voci di corridoio, i complotti della Magistratura, i disfattismi dell’opposizione…sono qui per spiegarle come può essere FELICE oggi in ITALIA! Lui potrà renderci tutti ricchi, belli, senza problemi….lei guarda la televisione signora?”
Mentre l’ometto parla, penso che non poteva capitare in un’occasione migliore. Il mio look Friggitoria mi sembra proprio quello più adatto per accogliere a braccia aperte un forzaitaliota in missione (o si diceva mobilitazione?).
Gli apro. Lo accolgo con un sorriso. Lo faccio accomodare sul mio divano rosso impanato di pelo di gatto che fa molto poco disfattista.
Lui rimane un attimo in imbarazzo a causa del mio aspetto, balbetta uno scusi e un mi dispiace ma poi si siede, felicemente.
Parla d’amore, della cattiveria e invidia degli avversari, racconta la storia di chi si è fatto da se (salvo poi farsene per tre), testimonia il verbo e mi rassicura.
Il mondo è un posto meraviglioso. Lo so io che l’Italia è l’unica in Europa in cui l’Euro, malgrado i tempi di crisi, regge ancora? Lo so io che la Mafia non esiste più dopo i numerosi arresti voluti dal nostro attuale Governo? Lo so io che i giornalisti sono tutti contro di Lui ma è solo perché temono di non poter più godere dei troppi privilegi che in passato erano loro concessi? Lo so che la Magistratura, alla notte, si riunisce in luoghi oscuri – altro che Massoneria- per destabilizzare e prendere il Potere?
Gli immigrati irregolari sono molto diminuiti. Le donne possono contare su Mara che è pure figa così gli uomini la ascolano di più. Il lavoro c’è, solo che gli italiani sono incontentabili e vogliono a tutti costi uscire dai confini nazionali e per Bengodi dove invece si ritrovano soli, lontani dalla loro mamma, in luoghi dove il valore della famiglia non è tenuto in conto come qui.
Ma mi rendo conto io che l’Italia – molto più dell’America – è il posto in cui TUTTO è POSSIBILE????
Anche gli uomini piccoli possono arrivare in alto. Anche semplici Showmen possono cambiare il Paese, diventare imprenditori, politici, strateghi.
“Basta coi disfattismi signora, si guardi intorno…la nostra Italia è un posto ME-RA-VI-GLIO-SO!!!!”
Non ho detto una parola. Sono rimasta a guardarlo mentre sognante recita la sua Omelia.
A tratti penso che abbia ragione lui. Che debba per forza avere ragione lui.
A tratti mi viene in mente Leopardi e il Dialogo tra il venditore di almanacchi e il Passeggere.
Vorrei essere gentile con l’ometto. Vorrei offrirgli un caffè. Vorrei accompagnarlo alla porta senza che trapelasse nulla di tutto quello che penso realmente.
Invece mi alzo
tranquilla
con un sorriso largo, stampato sulla mia faccia
nel mio tutone all’ultimo grido
e
lo mando a FANCULO talmente forte che il giorno dopo i vicini vengono a domandarmi se abbiamo adottato anche un Gorilla del Rwanda per salvarlo dall’estinzione.
Un “personalismo”, me ne rendo conto.
Ma ogni tanto bisognerà pure togliersi qualche sfizio, no?
Strane richieste
Faceva un caldo barbino. Me ne stavo ferma ad aspettare l’autobus in via Saragozza con i vestiti appiccati sulla pelle e i pensieri che surriscaldavano la testa. Luglio, secondo me era luglio. Ero in uno di quei momenti di umore ballerino in cui mi arrotolo su me stessa e mi sembra di girare a vuoto, come sulla ruota del criceto. Momenti che sono ciappini della mente: finisce sempre che tracollo nelle domande esistenziali e non mi do mai le risposte giuste, collezionando solo un discreto numero di fatiche emotive.
Alla fermata del 20 arrivò un ragazzo che avrà avuto qualche anno in meno di me e c’aveva una bella faccia – malgrado la magrezza – punteggiata da un’acne tardiva che era un vero peccato perché se no sarebbe stato proprio uno da guardare con piacere.
Mi ricordo che pensai a come si dice delle persone magre così, che si dice “è uno pelle e ossa” e mi sembrava che in quel caso ci fosse la giusta opportunità dato che la pelle e il suo scheletro erano talmente vicini da sembrare un tutt’uno.
Dopo un poco che eravamo tutte e due ad aspettare, lo vidi che cominciò a guardarmi in quel modo in cui si studia il carattere di una persona per capire se è davvero come ti aspetti.
Io me ne stavo assorta nel malmosto ma ogni tanto alzavo la testa di sfuggita e mi accorgevo che il ragazzo era lì, con due occhi enormi puntati sulla sottoscritta.
Naturalmente pensai di piacergli. Una donna, se la guardi con insistenza alla fermata dell’autobus in un pomeriggio di luglio pieno di caldo ci pensa subito che forse è perché l’hai notata e ti fa sangue. Mi sentivo in imbarazzo, tanto che per una sorta di timoroso pudore, tirai indietro un piede e l’altro no.
Quando cominciò a parlare notai subito gli occhi che c’avevano una specie di patina a far da nebbiolina alle sue idee. Notai subito anche la voce a strascico, come una rete solo piena di buchi, e quella voce piena di buchi – me lo ricordo – mi fece subito saltare alle conclusioni.
“Questo qua è un droghello che vuole dei soldi!”.
Il droghello, come lo chiameremo da ora, non trovava le parole:
“Ciao, senti, ti devo chiedere un favore” disse dopo aver incespicato a lungo sul saluto.
Io ero già pronta ad arretrare con l’altro piede, ero già pronta a dire che non avevo un ghello e che – casomai avesse bisogno di mangiare o prendere un treno – ero disponibile ad andare insieme in un bar o al limite alla stazione per fare il biglietto ma che non mi dicesse che gli mancavano giusto-giusto 5 euri perché tanto non glieli davo.
Ma lui non voleva dei soldi.
Lui mi guardò e mi disse che no, di soldi non ne aveva mica bisogno, che grazie a dio i suoi genitori a lui ci pensavano.
Mi disse che lui era stato tanto tempo in una Comunità, mi disse e che si era ripulito per bene.
A me non sembrava molto, ma dato che non sono brava a capire se uno si droga ancora oppure no, mi sentii in colpa per via che ormai io, nei miei pensieri, lo chiamavo “Droghello”.
Il Droghello che diceva di non essere più droghello mi guardò. Rincorse un attimo le parole e poi mi spiegò cosa voleva e perché:
“Devi sapere che i miei genitori mi fanno fare sempre dei controlli, perché hanno paura che io mi faccia ancora, mentre, dai, io non mi faccio più solo che a volte fumo delle canne e loro non capiscono che anche se fumo delle canne, mica è droga no? Le danno anche ai malati di cancro le canne, se le fa anche Pannella e allora perché io non dovrei?”
Dato che anche io ogni tanto mi ero fatta delle canne, pensai subito che ero stata un po’ parruccona a pensare male di quel ragazzo, pensai che stavo diventando un po’ troppo moralista e che ogni tanto avrei dovuto lasciarmi andare, mollare gli ormeggi verso lidi più leggeri.
Però mica capivo cosa volesse il ragazzo che si era ripulito ma si faceva le canne.
“Allora, senti, io avrei bisogno di un piacere. Tu che sei una brava persona mi devi aiutare” e continuò “Io domani ho il controllo delle urine, ma se i miei genitori scoprono che ho fumato della marja finisce che mi chiudono in casa o mi rispediscono in comunità, mentre io l’Ero non la tocco più e in comunità proprio non ci voglio tornare.”
“Allora se te sei una persona per bene come sembri, allora devi farmi questo favore” disse tirando fuori dalla tasca una cosa che non capii subito cos’era ma poi mi parò davanti al naso.
Era una di quelle provette lunghe e trasparenti che ci metti dentro la pipì e poi la porti ai Laboratori, per gli esami.
“Potremmo andare in un bar, è facile, basta che fai la pipì qui dentro. Non se ne accorgerà nessuno” mi disse il mio nuovo amico mentre il phon d’aria calda che veniva dal Colle tirava forte e dietro la nuca il sudore mi bagnava i capelli troppo lunghi.
Ecco io non so bene cosa pensai esattamente ma mi venne molto da ridere.
Un uomo mi aveva appena chiesto di pisciare per lui.
Oltre alla pipetta il mio amico aveva tirato fuori anche delle banconote, erano due ed erano di taglia media e faceva per allungarmele come a costringermi a prenderle.
Io rimasi qualche secondo con la bocca aperta come un baccalà e poi per fortuna arrivò il numero 20.
Mentre salivo e lui rimaneva a guardarmi, come sospinto dalla speranza che cambiassi idea, ho scosso la testa e gli ho detto che mi dispiaceva ma avevo appena bevuto una birra perché ero un po’ d’umore balengo e che secondo me birra e umor balengo insieme non erano garanzia che la mia urina fosse pulita.
Poi, diciamoci la verità, era una bella responsabilità e non ero tanto sicura di volermela prendere.
Sull’autobus ho pensato che nessuno, prima di allora, aveva avuto una fiducia tanto grande e cieca nei miei scarti fisiologici.
Il brutto tempo. Colpa di chi?
Riporto, dal quotidiano “Bega Balocca”, un articolo molto interessante, dedicato al maltempo di questi giorni.
Dopo le dichiarazioni italiane di Zaia della Lega Nord che tuona contro i meteorologi che fanno previsioni sbagliate scoraggiando il turista in Veneto, è la volta di Padulo della Bega Settentrionale, Partito della maggioranza di governo del Paese dei Balocchi, area ricca al confine con i territori del Biscione, prendersela per le avverse condizioni meteo che affossano il turismo locale.
Il Paese dei Balocchi ha visto un incremento del turismo da quando i CDA e CIE (centri accoglienza e espulsione immigrati irregolari) sono stati trasformati in parchi tematici storici ed è possibile – unico luogo al mondo – assistere a vere e proprie lotte tra gladiatori post-moderni, in location dal grande valore naturalistico (specialmente quelle che si trovano su alcune delle principali isole Balocche).
L’idea, frutto della creatività della Bega, ha avuto un doppio successo, richiamando in questi parchi numerosi turisti e contemporaneamente abbassando di molto le spese accessorie: da quando sono aperti, l’onero dei costi aerei per il rimpatrio è praticamente dimezzato e le terre prospicenti i parchi tematici sono davvero ricche di fertilizzante naturale.
Padulo – in una conferenza stampa indetta qualche ora dopo il governatore veneto – ha dichiarato che il vero problema è il Creatore e che sarebbe ora che qualcuno la smettesse, lassù, di remare contro.
E’ chiaro – ha continuato Padulo, in presenza del Ministro dello Strazio e del Garante degli -Ismi – che il Creatore è di sinistra e probabilmente non ha permesso di soggiorno regolare per occupare gli spazi celesti. In nessun altro modo si giustificherebbe questa rivolta delle nubi, che reclamano – a diritto – un Dio in regola.
Padulo ha proposto inoltre che venga fatto un esame di lingua ball-oc al Re dei cieli in modo da appurare l’integrazione dello stesso nella cultura locale.
Cosa succederà? Dall’Ufficio Stampa divino, presieduto da Pietro da Roma tutto tace. Ma noi siamo in attesa di una risposta che possa garantirci un’estate assolata, soprattutto per tutti quelli che hanno già prenotato il loro posto in prima fila al prossimo combattimento gladiatorio.
Cozze mascarpone e ciccioli
La bambina ha un padre altissimo che non parla molto e che te – se lo incontri alla scuola – ti viene sempre un po’ di soggezione perché mugugna un saluto senza troppi salamelecchi tanto che pensi che forse non c’ha nessuna ragione per perdere tempo a chiacchierare.
E’ successo che la bambina ha già organizzato due domeniche due a casa della nonna, nella campagna della Bassa bonificata e devo dire è stato proprio bello perché a noi stare nella natura piace molto, e ci piace prendere aria buona, guardare le galline, raccogliere le uova e le patate e giocare con gli altri cinni convenuti e sedere con i genitori dei cinni convenuti e fare delle belle chiacchiere e raccontare degli aneddoti e mangiare cose buone, anche se alla frollina nell’erba si attaccano delle gran zecche ovunque, tanto che è diventata famosa tra i suoi amichetti, perché lei piace alle zecche.
Comunque.
Il padre altissimo della bambina c’ha una trattoria e e fa il cuoco e non è mica tanto vero che è un orso e lo dimostra il fatto che poi, in queste occasioni, cucina sempre per tutti quanti: familiari e amici e alla fine si pasteggia assai bene.
Per la cronaca, la trattoria del papà della bambina e su non so quale famosa guida perché servono gli zuchetti ripieni più buoni dell’universo.
E neanche le lasagne sono male, ma non ditelo a mia suocera che poi se la prende se sa che abbiamo altre lasagne al di fuori delle sue.
Nell’ultima domenica c’era anche il nostro amico Daniele musicista e allora si sono messi a raccontare degli aneddoti di artisti bolognesi e mi sentivo molto figa a un pranzo dove si raccontano aneddoti di musicisti e cantanti che mi piacciono e li si chiama per nome: Francesco, Gianni e così via.
E il padre altissimo con la faccia da Robert de Niro solo molto più bolognese, ha tenuto banco per quasi due ore e ci ha fatto morire dal ridere, proprio mentre le nostre figlie facevano il bagno nella piscinetta gonfiabile che erano talmente tanti i cinni che sembrava di essere a Riccione il 15 di agosto, negli anni in cui non c’era la crisi e le famiglie stavano un mese intero a Riccione.
E allora ci ha raccontato di quel tempo in cui lui cucinava per un locale estivo all’aperto molto noto della città, che la nostra città è così, siamo tutti pecoroni e se un locale tira, allora ci trovi tutta Tortellini city e non c’è scampo, ovunque senti parlare di quel locale e della musica e delle serate e sembra che tutte le torri della città inizino e finiscano su quella pista.
E lui che faceva il cuoco negli anni 90 in quel posto, diceva che una volta hanno fatto una scommessa con gli altri cuochi, perché a mezzanotte regalavano a tutti un piatto di pasta e dice che ha visto gente quasi picchiarsi per due maccheroni, che quando regalano, si sa, nel nostro paese non si lesina in spinte.
La scommessa – dicevo – consisteva nel fatto che secondo il padre della bambina e un suo collega, qualunque cosa avessero dato agli avventori se la sarebbero mangiata di gusto, tanto era gratis. Ma il cuoco ufficiale ecco non era mica d’accordo, lui che aveva fatto delle scuole importanti di chef e ci teneva molto al cerimoniale, che anche il cibo ne ha uno suo.
Ma poi questo chef era andato in vacanza e così i due amici avevano deciso di riproporre la sfida. Con roba buona, tenete presente, mica scarti o robe così: tutti cibi di qualità.
E alla fine al padre della bambina gli era venuta un’idea creativa e aveva preso delle cozze, poi le aveva saltate in padella con la cipolla, poi ci aveva messo sopra della panna e del mascarpone formaggio tirati e poi a coronamento della panna, del mascarpone e delle cozze, aveva anche grattato sulla pasta condita con il tutto dei bei ciccioli secchi di quelli che sono una specialità delle nostre parti ma non vi dico con che lato del maiale si fanno che non vorrei produrre degli svenimenti.
E a me a sentire questa storia delle cozze con i ciccioli mi veniva un po’ di conato e un po’ da ridere e abbiamo riso di più quando ci ha detto che il padrone del locale dopo aver assaggiato i maccheroni aveva detto che erano proprio buoni e forse era un peccato offrili durante il buffet che quella roba valeva la pena di venderla e allora il papà della bambina gli ha detto che no, meglio offrirli perché era una ricetta francese e la stavano sperimentando.
E la gente, giura il padre alto che assomiglia a rober de niro e se lo incontri all’asilo non emette altro che un mugugno di saluto, la gente ha mangiato tutto di gusto, spazzolando il piatto e anche la pentola e loro si sono divertiti molto a vedere i post- adolescenti spintonarsi per un piatto di maccheroni cozze-mascarpone e ciccioli.
Il padre della bambina, dato che ci siamo messi a pensare dei titoli per il nuovo disco del musicista che però non era mica mai convinto, ha anche detto che quando lui deve prendere una decisione con il suo socio, lui per decidere prima ci pensa bene alle cose poi si prende una gran bresca di vinello buono e alla fine mentre sono lì, nei fumi dell’alcol, dice che le decisioni ti arrivano come delle illuminazioni e allora basta solo aspettare e avere pazienza che il vino scorra nelle vene e il titolo vedi che arriva da solo.
Lo sbarco in Normandia
Se lo trovavano tutti i giorni al banco, all’ora di apertura pomeridiana. Sgamba padre non si accorgeva neanche che fosse entrato. Si appoggiava con un gomito, puntando sicuro al suo Fernet. A volte – quando era di quaresima e la moglie lo guardava torvo, che bere di quaresima sembrava brutto – a volte prendeva dei caffè. Ma erano sempre caffè corretti, roba da sciogliere il freddo che diceva di avere nel cuore.
Perché il Signor Bonazzi, conosciuto da tutti come il Bourdigòn, per via che non era proprio un bel omarino da guardare, il Signor Bonazzi i suoi tempi d’oro li aveva avuti ma adesso erano solo nella memoria. I tempi d’oro del Signor Bonazzi, impiegato all’Ente Case Popolari e inquilino di una casa ricevuta in affitto dall’Ente stesso, risalivano agli anni della guerra e lui se li ricordava bene.
Se li ricordava fin nei dettagli, tanto che c’erano dei giorni che a furia di bere dei Fernet, finiva che riusciva a raccontare per ore una delle sue storie della guerra e ogni volta si aggiungeva un particolare nuovo, cosa che probabilmente dipendeva mica da invenzioni o fantasie, ma dal fatto che con il Fernet la memoria si migliorava e ogni giorno, un Fernet dopo l’altro, venivan fuori delle storie che si diceva che perfin la Madonna di San Luca scendesse ad ascoltarle, in certe sere di maggio. Read more
La rivincita del calzino spaiato – ecco com’è andata a Milano
Sentire le proprie parole impastate e riconfigurate per avere corpo, anima e braccia a teatro, fa un effetto strano.
Alterni momenti in cui ti sembra che – benché alle spalle ci siano un’ottima attrice e una geniale regista come Anita e Alessandra – il plot narrativo sia molto banale, a momenti in cui invece ti viene da ridere anche a te.
In un’oscillazione che non ha nulla del logico e razionale e che non ha assolutamente a che fare con lo spettacolo in se’ ma con la percezione della propria “creatività”. Read more
Calzino spaiato è che vi aspetto in tantissimi sabato
Calzino spaiato è chi si mette in fila per prendere la birra al banco e il barista serve sempre qualcun altro, anche se ci si sposta ossessivamente interpretando venti, umori e strategie;
Calzino spaiato è il neo genitore che dopo 3 anni continua a chiedersi cosa sono i percentili e perché le mamme al parco hanno crisi d’ansia quando ne parlano;
Calzino spaiato è l’ascella pezzata alla fine di una giornata lunga, lunga con la Prole che arrivi fin a chiederti perché quella sera non siete andati a vedere le gare clandestine sulla tangenziale invece di dare il via a un domino di fatiche e pappine e lattucci e nannette;
Calzino spaiato è rendersi conto che non te ne importa niente di essere perfetta e che anche alla barbie, quando avevi 9 anni, ci tagliavi i capelli a maschietto perché ti sembrava troppo oca con quella chioma sciantosa da Pamela Anderson rifatta;
Libri e eventi mammeschi: a teatro e in libreria
E’ un fiorire di eventi e libri mammeschi.
La mamma tira più della patatina e le storie delle mamme piacciono, intrigano, ci fanno sentire tutti più normali.
Poi diciamolo, se a scrivere un libro per Baldini e Castoldi è una simpatica come Extramamma – Patrizia Violi, il risultato è certo.
Io ce l’ho già sul comodino e il 31 maggio, grazie agli amici di SensoLato, avrò l’onore di presentarla nella mia città – Bologna- alle librerie Coop/Ambasciatori, alle 18.30
Il libro è in tutte le migliori librerie da ieri.
Se fate un giro e lo vedete, magari in vetrina, mandate una foto che poi facciamo una piccola mostra per la Extramamma e il suo ego (affatto sboroneggiante). Read more
Habemus locandinam!
Ringrazio l’amica Daniela che sostiene l’autoproduzione del nostro spettacolo con questa bellissima locandina fatta da lei medesima.
La rivincita del calzino spaiato è uno spettacolo senza sponsor, rave e fave e che si basa solo sulla passione di chi ha lavorato per realizzarlo e sta scommettendo su di esso e la disponibilità degli amici che ci stanno aiutando, come Daniela e Jolanda di Blogmamma che ha fatto in modo che arrivasse in teatro a Milano.
Grazie a entrambe quindi!
Vi piace????
Il burrone
La frollina sembra cresciuta alla sorgente del Po, dove Bossi ogni anno rinnova “il rito dell’ampolla”: una specie di festicciola medievale in stile Gardaland per giustificare la xenofobia.
Dico sembra cresciuta con Bossi perché a lei i terroni non ci piacciono proprio.
Nel senso che ci sono due parole, in apparenza molto diverse tra loro, che puntualmente si trasformano in TERRONE
La prima è TERRORE. C’è un cartone di winnie in cui si cita un albero del terrore. Lei dice albero del terrone. Read more
Le scuse più fantasiose che mi sono capitate
Una vita fa – prima di diventare una donna consapevole e emancipata – come lavoretto part time durante l’Università, facevo delle telefonate. Una specie di call center ma anche no. Una specie di Servizio Clienti, ma anche no.
Diciamo che per una Finanziaria chiamavo i clienti per ricordargli di pagare i bollettini postali per pentole, letti, case vacanze in multiproprietà.
Era un tempo così lontano che Internet non esisteva e noi si lavorava prima sulla carta e poi a videoterminale, con quel programma antichissimo che si chiama AS 400. Io ero l’operatrice 031. Non vado orgogliosa di quel lavoro, ma allora avevo delle consapevolezze diverse da oggi e tutto sommato è stato un periodo molto bello perché eravamo tutti studenti e ho conosciuto delle persone davvero fantastiche.
In 9 anni dico 9 di lavoro, ho collezionato un sacco di aneddoti sulle scuse dei miei clienti per non pagare i bollettini (o perché non li avevano pagati) ed alcune sono rimaste nella Storia, tanto che le racconto agli amici nelle gelide serate d’inverno, davanti al camino.
Le scuse più belle che ho sentito, per non aver pagato:
- A mia figlia ci sono venute le mestruazioni per la prima volta. Un patema signora!. Un patema perché mia figlia ha 8 anni ed è alta 1 e 30. Mi rimane una NANA se lo sviluppo si è già bloccato! (Signora napoletana che per questo motivo non ha avuto tempo per andare in posta);
- Sono venuti i ladri e mi hanno rubato i bollettini postali!
- Signora, ieri c’era brutto tempo, si sono alzate le nuvole e io non riesco a far partire l’ELICOTTERO quando ci sono le nuvole!!! Come faccio secondo lei ad andare in posta per pagare i bollettini? (Signore sardo che con i bollettini aveva comprato un set di pentole. Questa era la nostra 5 telefonata)
- Io i bollettini non glieli pago asiggno’. Io ho comprato un letto che non funziona e per ciò non pago. Si figuri che me so’ appena sposada e so’ venuta a vive’ nel palazzo di fronte ai miei. Sto letto cigola che è ‘na maledizione e tutte le mattine gli altri condomini mi guardano come se fossi Moana Pozzi! (Signora romana molto simpatica: avrei voluto saldarle io le rate del letto).
E voi? Qual’è la scusa più fantasiosa che avete usato nella vostra vita/vi è capitato di sentire, per non fare una cosa?
Mamma ippopotamo e papà simpatia
Frollina, guarda un libro di illustrazioni di Richard Scurry.
C’è un enorme ippopotamo in gonnella che sta tentando di incastrare il sederone in una sedia
La lepre gay, ebrea e anche comunista
A causa di una lepre in aereoporto, a Milano, ieri per poco non si rischiava l’incidente aereo.

la lepre sulla pista (Il sole 24 ore)
Il destino che è molto più ironico degli uomini, vuole che su quell’aereo ci fossero molti parlamentari di Pdl e Lega che dovevano recarsi a Roma.
Sul quotidiano che leggo io, “La cronica del Belpaese” sono state raccolte le dichiarazioni – a caldo – di alcuni esponenti istituzionali riguardo a questa vicenda:
Roberto Maroni afferma convinto che – stando alle prime indagini – tutto fa pensare a una lepre aderente alla redazione de l’Unità, quotidiano eversivo di sinistra la cui sedicente direttrice, tale Concita De Gregorio è stata più volte vista in compagnia di vignettisti e lepri selvatiche.
Il Vescovo di Grosseto, mons. Giacomo Babini, dichiara che la lepre era massona ed ebrea, mentre il suo collega, il Cardinal Tarcisio Bertone, giunto immediatamente sul posto insieme a un gruppo di psicologi e analisti al seguito, ha potuto constatare (e gli esimi studiosi stanno già preparando un articolo scientifico a riguardo) che la lepre è gay (è stata trovata una borsa marcata Furla a lato della pista).
Per fortuna il Fato ha preservato i nostri eroi da fine ingrata e il Parlamento è salvo.
Non certo per merito di Staino!















