Il sogno a occhi aperti di un’ipocondriaca
Stanotte alla frollina è venuta la tosse e il raffreddore. Roba che ha cominciato a vomitare come la figlia di Linda Blear in vista dell’esorcista.
A me è tornato l’asma.
Erano circa due anni che non avevo un attacco, ma la mia malattia è così: un po’ di donnarettillaggine alla pelle, un po’ di asma.
Purtroppo questo è il segno che sono tornata in fase acuta. Ma ci farò i conti. Ormai lo so che lei sarà una fida compagna che mi darà sempre modo di conoscere nuovi piccoli sismi del sistema immunitario.
Comunque.
Stamattina me ne sono andata al lavoro con la piccola frignante che mi voleva a casa. Tino si è preso un permesso e io sarei tornata prima, per dargli il cambio. Fiftififti, insomma, come nelle migliori famiglie.
Al lavoro stavo leggendo la rassegna stampa della sanità, che ormai è un appuntamento quotidiano quando ho letto del vaccino per l’Influenza A Acca Qualcosa, più amichevolmente detta “la ninina”. Read more
Strano
Pensare che ora sono serena e felice fa strano. Pensare che non ho più cumuli di rabbia fa strano. Pensare che ho messo a posto tanti pezzi del mio passato, del mio me. Fa strano.
Leggere come stavo un anno fa, quando la depressione e la mia malattia erano al culmine, mi fa pensare che nulla è mai scontato.
E che se questo stato di grazia me lo sono guadagnata – letteralmente – sulla pelle, non è detto che duri per sempre.
Lo strano è che questa consapevolezza mi rende ancora più serena dell’oggi.
Ita non erit semper
Stampato a caratteri cubitali nei miei neuroni.
A volte ritorna: il lavoro
Il fatto di avere una specie di lavoro che mi consentirà di guadagnare una specie di stipendio tutti i mesi mi fa davvero strano. Lo giuro.
Mi fa strano pensare di nuovo a me come professionista a cui gli altri debbano dare fiducia.
Mi fa strano perché – come molte persone della mia generazione e donne della mia età che hanno messo in mezzo un figlio – sono abituata davvero male.
Mi fa strano se mi guardo indietro. Non più tardi di 5 mesi fa mi sentivo professionalmente finita e forse – proprio perché mi sentivo così – tutto ha cominciato di nuovo a girare. Perché il lavoro, l’ho scoperto in questo frangente, è come l’amore vero: arriva quando meno te lo aspetti. Read more
Non anniversario
Ieri io e Tino abbiamo compiuto 8 anni. Mi fa una certa impressione. Io che prima, anche solo 8 mesi mi sembravano una storia lunghissima!
Abbiamo cooptato mia mamma fin dal mattino e lui ed io siamo partiti in scooter. Come ai vecchi tempi Read more
Si può sempre tirare l’acqua
Un anno fa mi era appena venuto fuori l’asma. Mia figlia era malata un giorno si e l’altro pure, non cresceva di un grammo da mesi e io ero un po’ preoccupata, per lei e per me che rantolavo ogni passo. Un anno fa avevo perso TUTTI i lavori che mi avevano fatto scegliere di aprire una partita iva e di pagare delle tasse assolutamente sovrastimate per la mia condizione e mi sentivo una completa fallita.
Mi sembrava di avere sbagliato tutto professionalmente ed ero convinta che a niente sarebbero volti i miei sforzi per rientrare in un Mercato del Lavoro che evidentemente non mi voleva.
Mi adattavo a mia suocera e mi adattavo a sentirmi una che a 34 anni, invece di andare avanti, stava paurosamente tornando indietro. Read more
Panz in cucina
Tino per Natale mi ha regalato un libro molto interessante: Celiachia, intolleranze alimentari, allergie alimentari di Teresa Tranfaglia Ritonnaro, che contiene circa 800 ricette dedicate a chi ha questi problemi e una fantastica introduzione dell’autrice che ha una figlia – ormai 22enne – celiaca grave che – prima di esserle diagnosticato il problema, ha subito un lunghissimo calvario, funestata da molti e pesanti disturbi.
Leggere la premessa alle ricette mi ha fatto un gran bene: l’autrice porta dati scientifici e frutto di studi accurati e introduce dei dubbi a cui la medicina classica pensa molto poco. Spesso chi soffre di emicrania, malattie autoimmuni come la mia e problemi connessi a disturbi della pelle e dell’intestino ha delle intolleranze alimentari che non sono mai state diagnosticate (specie al glutine) che innescano il meccanismo. Read more
Tutti dovrebbero ricordarsi che si muore
Con un titolo così, adesso lo so, i maschietti si staranno toccando gli attributi e le femminucce saranno lì a cercare un pezzo di ferro a cui appigliare un bel paio di corna.
Ma è vero.
Pensateci.
Io ci penso spesso, sapete. Perché io un giorno ho pensato che sarei morta. Non tra 50 anni, non in un tempo indefinito ma nel giro di breve. Tornavo col treno dall’altra città dove il dottore mi aveva appena visitata, sapendo che avevo una malattia da indagare che si stava mangiando la mia pelle e i miei bronchi.
Senza sapere a che livello fosse questa malattia. Con l’unica certezza che dovevo andare in ospedale e farmi una biopsia e un’altra montagna di esami.
Io in quel treno, dentro le viscere della terra, perché me lo ricordo, passavo dentro a un tunnel degli appennini, ho pensato che sarei morta presto.
Chissà se vedrò mia figlia compiere due anni. Ho pensato.
Chissà se potrò ancora dimagrire per la 300ma volta, nuotare in piscina e al mare, vedere Lisbona che porcaavacca non l’ho mai vista e resta comunque la mia città del cuore per via di Tabucchi.
Chissà.
Ho pensato.
Mi è venuta una gran paura. Ho sentito le chiappe farsi strette e il cuore, il mio cuore, che era come su un ascensore a cui a un tratto si rompevano i tiranti.
Giù. Booom
Il mio cuore ha fatto un salto, dentro al mio petto, dentro a un treno, dentro le viscere della terra, in quel tunnel.
Muoio. Il mio tempo è finito. Ho pensato.
Poi questo pensiero – che è durato il tempo di un orgasmo – ha lasciato il posto a un altro pensiero.
Ecco io quello che ho visualizzato subito dopo non lo dimenticherò mai. E’ un promemoria. Di quelli che vanno tenuti appesi nella testa con la calamita, come sul frigo.
Lì, secondo me, io mi sono partorita per la seconda volta. Una volta ti partorisce la mamma ma poi c’è il secondo parto, che è quello che non ti dimentichi, che non sei mica più una bestiolina e lo fai tutto da solo. Devi rompere con i denti il cordone ombelicale.
Senti le ossa spaccarsi per fare uscire il te stesso in forma di feto. Senti le budella spostarsi, modellarsi per fare posto al tuo io che deve uscire. Spingi, spingi, piangi, urli, spingi, sudi, credi di morire e poi.
Ti partorisci.
E inizia una nuova vita. Sei una cosa nuova. Hai pensieri giovani e la mente più lucida e consapevole. E’ una sofferenza grande. Ma se non vogliamo rimanere dei bambocci, tutti quanti ci dobbiamo passare.
Ecco io mi sono partorita in treno. Nel pensiero successivo a quello della morte.
Quando ho visualizzato Tino e la frollina e ho saputo – con una certezza che poche altre volte ho avuto nella vita – che l’unica cosa che volevo era essere felice nel tempo che avevo. Tendere al meglio per me e per la mia famiglia e anche per gli altri, se posso.
Fare in modo che il presente sia la costruzione del futuro. Senza ansia per quello che ci sarà domani e mettendo da parte lo ieri.
Ecco. Non so mica spiegarlo a parole. Non ci riesco bene perché il cuore era fermo in un punto, lo sguardo era fermo in un punto e io ero ferma in un punto.
Il punto perfetto del mio parto.
Secondo me tutti, prima o poi, dovrebbero ricordarsi che si muore.
La mia nuova dieta
Riassunto delle puntate precedenti
Attualmente sto seguendo una dieta naturale e disintossicante molto restrittiva. Non posso mangiare farina bianca, lievito, pomodori, tutti i latticini, patate, melanzane, zucchine, crostacei, kiwi, banane, fragole e caffè.
La naturopata da cui sono stata mi ha dato questa dieta per disintossicarmi da tutti i cibi che potrebbero darmi fastidio. Per due mesi.
Nel frattempo il SuperLuminare che mi ha in cura mi ha DEFINITIVAMENTE tolto tutti gli alimenti che contengono ISTAMINA perché possono peggiorare la mia precaria situazione e innescare il meccanismo delle bolle.
Definitivamente significa per tutta la vita. Una di quelle robe che è meglio pensarci a pezzettini, se no mi viene male. Per la pizza. Per la mozzarella. Per i formaggi che io adoro.
Comunque. Non potrò più mangiare il bianco dell’uovo, tutti i latticini, i pomodori, certi tipi di frutta, qualche verdura e gli insaccati e il cioccolato. Non posso bere nessun tipo di alcolico.
Oggi
In questa fase in cui le due diete si sovrappongono tra loro mi nutro prevalentemente di:
colazione: fette biscottate integrali con marmellata + caffè d’orzo
altri pasti:
- pasta al kamut o farro con condimenti di broccoli (faccio cuocere nell’acqua i broccoli e quando bolle butto la pasta, scolo tutto e condisco con un po’ di olio crudo)
- zuppe di cereali
- farro con insalata, finocchi e rapanelli
- bresaola olio, limone e insalata
- riso basmati con verdure cotte (fagiolini, broccoli, spinaci) +rosso d’uovo
- pollo al curry
Il pane lo sostituisco con le gallette di riso o farro.
Credo di essere già dimagrita un pochino. Di certo sono più sgonfia e mi sento più pimpante. Di certo mangiando così ho pochissime bolle e anche il lichen mi sembra in fase di remissione.
Il problema sono le voglie. Ogni tanto penso al cibo come lo pensavo prima. Con quel senso di compenso emotivo per i guai della giornata che mi hanno fatto diventare una obesa felice di mangiare.
in quei momenti mi viene su un po’ di rabbia. Perché mi piaceva andare a ristorante e la pizza è sempre stata uno dei miei piatti preferiti.
Mia suocera non si dà pace. Per lei ingozzare la gente che ama è un modo per sentirsi importante. Non riesce a capire come farò a vivere senza le sue lasagne, senza il ragù – leit motiv di ogni ricetta bolognese – e senza la mortadella dentro ai tortellini. So che telefona a Tino (e mi fa anche un po’ tenerezza) per dirgli che sta sperimentando il tal impasto senza bianco d’uovo e che ha trovato la tal’altra ricetta a base di verdure…)
Io francamente non penso tanto a questi manicheretti, seppur sappia che mi tolgo una larga fetta di goduria alimentare, ma mi sento un po’ in lutto per la pizza, il gelato al cioccolato di Piazza San Francesco, una birra presa con gli amici, magari in un barettino in riva al mare.
Però sono forte. La mia salute viene prima delle soddisfazioni alimentari e l’idea di diventare una che mangia bene, cura il suo corpo e pensa alla salute non è che poi mi dispiaccia.
Di certo ci metterò un po’ di tempo per ritornare ad una forma fisica decente, ma qui di tempo sembro averne parecchio (o almeno ci spero
) da dedicare alla dieta!
Quando mi sconforto penso al tutto fissando dei microobiettivi. Il mio obiettivo è arrivare a Natale e trovare un menu sano e gustoso per la cena degli sfigati del 24 dicembre.
Il mio obiettivo è che le macchie spariscano e il prurito cessi e la malattia torni a dormire per un po’ di tempo (si alterneranno fasi di remissione a fasi acute).
Il mio obiettivo è che la frollina non faccia sempre il gesto di tirarmi giù le maniche delle maglie per coprire quelli che lei ormai chiama “pic, pic!” e possa smettere di guardarmi e dire:
“Mamma, pic-pic, arriva dottore, manda via blutti pic-pic!”
E nel frattempo guardo le insegne al neon delle mie pizzerie preferite che si stagliano sul cielo romanticamente, mi volto verso la Piana e con il mio bel culone ondeggiante e un ombrellino rubato alla barbie che mi ripara dalla luce intensa dei lampioni
dò le spalle alla telecamera
e sussurro
Dopotutto domani è un altro giorno!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!……………………………
TITOLI DI CODA
Cromosoma 14
Scrivo dopo una giornata molto lunga e a tratti un po’ faticosa. Siamo appena rientrati dalla gita medica nell’Altracittà. Dal SuperLuminare.
I miei problemi derivano da un cromosoma che non è come gli altri. Si tratta del numero 14. Lui ha ereditato da qualcuno dei miei genitori una falla. Una falla che poteva rimanere dormiente per sempre o che poteva manifestarsi.
In pratica il mio corpo tende ad autodistruggersi. Se voi avete un’allergia i valori di intolleranza all’allergia comuni sono di massimo 100. Io ho 250. Il mio corpo reagisce al 200% rispetto a qualsiasi aggressione e quello che non serve per combattere lo straniero lo volge contro se stesso.
Non ci sono cure per questa cosa. Perché non è propriamente una malattia. E’ genetica e contro la genetica si può molto poco.
Il SuperLuminare mi ha ora dato una cura per tentare di immunosopprimere i sintomi attuali (lichen + orticaria) e cercare di tornare in carreggiata. Finita la cura dovrò sperare.
Sperare e.
Non potrò mai più mangiare moltissimi cibi (tutti quelli che contengono istamina e porcatroia sono veramente tantissimi!) perché se ingerisco ad esempio un pomodoro o del formaggio o dell’albume o dei kiwi o delle arance, una volta che il mio corpo è tornato a stare simil bene, potrebbe scatenarsi di nuovo la reazione a catena e saremmo punto e a capo.
Addio birra. Addio vino e addio molte cose che quando le ho salutate l’ultima volta non pensavo sarebbe stato per sempre.
Dovro cercare di arrivare ad un buon equilibrio psicofisico: controllare lo stress, l’incazzatura e la rabbia che condizionano la mia psiche e di conseguenza anche la tenuta del mio sistema immunitario farlocco.
E poi, come dice il SuperLuminare, dovrò “pregare un’ora al giorno”. Non la madonna o gesùcristo che sapete non c’abbiamo un buon rapporto, ma la parte più intima di me stessa, perché la consapevolezza e la lotta non lascino mai il posto alla disperazione e allo scoramento.
Già da due mesi io frequento abitualmente uno psicologo: una di quelle persone che mi sta aiutando a trovare energia nuova in me stessa e a focalizzare i miei obiettivi esistenziali. Con lui mi sto facendo un culo quadrato per imparare a perdonare, per non sentirmi sempre una bambina di 6 anni e per trasformare questa malattia in un’occasione di crescita.
Credo di essere a un buon punto sapete. Credo davvero che la fatica cominci a dare buoni frutti e che una nuova Panzallaria si stagli all’orizzonte. Ecco. Per me sarà VITALE che una nuova Panzallaria prenda il posto di quella vecchia, attaccata come un’edera a dolori vecchi e ammuffiti.
Penso che continuare la lotta intrapresa e concentrarmi sul vivere bene il presente senza eco dal passato e senza angoscia del futuro sia il senso profondo della preghiera di cui parla anche il Super Luminare.
Perché da oggi io ho un grande obiettivo: convivere con la mia malattia e imparare a non autodistruggermi.
Lieve sarò presto. Di certo mi sarà inevitabile dimagrire: il mio regime alimentare non potrà mai più essere come prima.
Non potrò mai più mangiare una pizza (cosa che a pensarci mi viene voglia di farla finita!) ma ogni giorno assaporerò il sapore della vita. Lo so.
Nulla mi sarà scontato. E poi, lo voglio dire per tutti coloro che per un qualsiasi motivo non si accettano, vorrò bene ad ogni mia cellula, alla cellulite, ai peli superflui, perfino al seno che da sodo e tondo comincia a sentire il peso degli anni. Apprezzerò la vecchiaia se arriverà e ogni ruga che mi porterò addosso. Guarderò con affetto alla cicatrice della biopsia perché rimarrà sempre il simbolo della nuova vita.
una vita in cui cercherò di condividere e il mio ombelico non sarà più al centro del mondo.
Non potrò avere altri figli e la figlia che ho dovrà presto sottoporsi ad accertamenti per capire se ha ereditato il mio cromosoma 14. Le mamme del nido della silvia, con la fotta per fare la gara a chi sforna più marmocchi potrebbero pensare che sono proprio sfigata.
Io penso alla fortuna che ho: questa malattia poteva scoppiare nel 2005 e allora non ci sarebbe nemmeno la frollina.
Invece c’è lei.
Invece c’è Tino.
Invece ci sono io.
Mangeremo sano. Forse non avrò più una vita srelogata perché potrei pagarla cara.
Forse dovrò farmi esami del sangue ogni mese per sempre. Perché il cromosoma 14 è sempre in agguato e io sono allergica agli acari e non a rare piante che si trovano solo in Perù, per cui non avrò mai requie dalle forme che vorrà prendere il mio male.
Ma sono la donna rettile: un supereroe con la pelle di serpente.
E come un serpente saprò infilarmi in ogni situazione senza farmi accorgere, saprò tentare alle mele e alla vita (e checcazzo! diciamolo ogni tanto che quel fottuto paradiso terrestre era una gran palla fin quando eva non lo ha movimentato un po’!) chi mi sta vicino e muterò ogni volta ce ne sarà bisogno.
Come un giullare farò delle cose che mi accadono aneddoti perché chi ha voglia di leggermi e me ne offre il privilegio possa sapere che le imperfezioni non vanno soppresse o nascoste come infamia ma soltanto accettate.
Vivrò bene lo stesso. E non penserò alla morte. Tutti vanno verso la morte non vedo perché io ne dovrei essere esente. Non avrò paura del mio corpo di cristallo e di come potrà giocarmi brutti scherzi perchè – come diceva il mio allenatore – una nuotatrice è una nuotatrice per sempre.
E
in fondo a tutto vivrò una vita piena perché
per lo più rido
Lunedì
Lunedì sarò alla visita dal SuperLuminare che leggerà negli esami fatti durante il ricovero il mio destino…
verso le 16 mandate dardi di pensieri positivi.
Buon lunedì e buon lavoro
piesse: Mamme e papà all’ascolto: su Mammablogger ho scritto un articolo sulle città a misura di bambino indicando un po’ di siti web dedicati per alcune città. Mi date una mano? guardate se riuscite a incrementare le fonti? possono essere utilissime per tanti genitori!!! grazie
Lucidità
Probabilmente capita a tutti. Ci sono dei momenti nella vita in cui sembra tutto un gran casino, ti perdi in un bicchier d’acqua e per fare ogni più piccola mossa impieghi un sacco di energie inutili. Poi ci sono invece i periodi di estrema lucidità, in cui ti vengono in testa un sacco di idee giovani e ti sembra di poter spaccare il mondo.
Magari non è che vada tutto benissimo ma tu ti senti come una quercia forte e ti sembra di aver ben chiaro quale direzione devi prendere. Sai che hai radici salde e il vento non ti potrà spezzare. In questi momenti di lucidità vengono delle idee, spesso e sono le idee che ti fermi e ti chiedi “ma come ho fatto a non pensarci prima?”.
Ecco. Io per una lunga serie di eventi che ha avuto inizio ormai un anno fà, ho attraversato prima il fango, quello proprio brutto e puzzolente e ora sono già sotto la doccia che sto sciacquando via gli ultimi detriti e vivo questa stagione di consapevolezza e lucidità quasi perfette.
Che credo capitino solo poche volte nella vita. Sto attraversando un momento davvero magico con tutte le fibre del mio corpo e della mia mente e il cambiamento sta facendo largo in modo bello, pieno, alle volte doloroso ma vivifante.
Porto sulla pelle i segni della mia lotta e – come dire – ora ne vado fiera.
Comunque. In questo periodo magico che non è che poi io abbia trovato un lavoro o sia dimagrita 40 kili (anche se la dieta comincia a dare i suoi effetti, ma ne parlerò in altro post) ma c’ho un sacco di idee. Giuro. Penso a mille cose e cerco di portarne a termine almeno 10 (che sarebbe già un bel traguardo) e ho abbastanza in mente dove voglio dirigere la mia vita professionale e anche emotiva.
Sono lucida. Come una scarpa nuova. Come un’automobile appena uscita dal lavaggio. Sono così lucida che rifletto e la gente mi viene intorno e se ne accorge e mi cerca tantissimo. Perchè quando hai delle energie positive gli altri lo sentono ed è bello condividerle, è stupendo creare quell’osmosi profonda con le persone che nel momento stesso in cui state insieme vi state dando moltissimo.
A me da un po’ di tempo capita. Provo osmosi profonde con persone che conosco da pochissimo tempo cronologico e mi sembra invece di essere amici da una vita intera.
Allo stesso tempo mi sento completamente disinteressata a rapporti morti e sepolti che si portavano avanti per inerzia e ipocrisia.
Giuro. Non è mica facile spiegare. Forse un giorno troverò le parole e vi racconterò il mio percorso, perché sono stata fortunata: ho incontrato uomini e donne che mi hanno aiutata molto e grazie a loro e al mio impegno sono una persona nuova che ama molto quella vecchia.
E vive intensamente nel presente.
Per lo più rido
Son cose belle
Son cose belle. Stasera, dopo 6 mesi, sono riuscita di nuovo a infilarmi il mio anello di non-fidanzatamento che per via della malattia non riuscivo più a portare per le dita troppo gonfie e doloranti.
Son cose belle. Davvero belle.
Tossine
Sabato sono stata da questa medica alternativa: un’esperienza pazzesca. Ha guardato tutti i miei esami e ha saputo dirmi esattamente cosa mi è successo da quando sono nata, che malattie ho avuto, quali sono le cose che mi hanno portata dove sono (in un luogo dove il mio corpo fa male a se stesso) e come reagisco alle situazioni. Con me c’era anche Tino. Che non portava esami, per la verità, ma al quale ha descritto il carattere, dopo 30 secondi che eravamo lì come se lo conoscesse meglio della sottoscritta.
Non vi sto a spiegare i giri che mi ci hanno portato ma sono i giri che sto facendo per venire a capo dei miei problemi che non accennano a migliorare. Per questo motivo ho deciso di unire alla terapia classica – quella del SuperLuminare – anche una terapia alternativa. Non so se avete letto Un altro giro di giostra di Terzani ma cerco anche io di guardare alla cosa a 360°, consapevole che si tratta di una malattia importante e che in futuro potrebbe darmi problemi ancora più seri di quelli che già non mi dà. Dunque penso che le risposte non stiano solo nella medicina classica e nemmeno solo nella medicina alternativa ma che io debba conoscere e sperimentare entrambe. Read more
Magia e vita
Ci sono dei momenti particolari dell’esistenza in cui ti succedono delle cose che potresti dire magiche. Degli incontri inaspettati, dietro agli angoli dei bit, nascosti nelle banalità della vita o sotto le gonne dei pensieri.
Non è che per forza quelli sono momenti belli dell’esistere, a volte queste cose magiche arrivano proprio quando pensi che non ti resti che scavare per completare la mumificazione e sepoltura della tua anima sgualcita.
E quelle cose magiche diventano invece un fenomeno a catena che si porta dietro eventi e persone in un giro tondo che scardina le abitudini e ti aiuta a risalire. Anche se fai una fatica bestia, magari perché c’hai una malattia o magari solo perché la vita ti ha affaticato.
E arrivi a un punto, dopo l’incontro con la magia e con le persone (e non parlo di quelle che ti passano davanti e non le vedi neanche), che non puoi più tornare indietro.
Il punto di non ritorno della percezione.
E a magia si somma magia. A me sta capitando questo: come un flusso di aria nuova mi sta entrando nei polmoni e percepisco corpuscoli che prima non riuscivo nemmeno a vedere ne’ a sentire.
E la magia è arrivata.
Prepontemente.
A fare da compagnia e sostegno e lotta contro la malattia.
Vorrei che un giorno, ognuno di voi potesse provare quello che sto provando io.
E senza farmi nemmeno una canna
Di dermatiti e altre storie
A metà maggio era già un mese che mi facevo un culo a capanna per i lavori di ristrutturazione di VillaBorghese. A metà maggio ero a metà di un anno che mi aveva provata parecchio, pre via di una serie di vicissitudini personali che mi hanno sgualcita l’anima.
Una sera mi sono ritrovata nel salotto di mia mamma – dove alloggiavamo in attesa di tornare alla nostra rinnovata dimora – con le dita delle mani e dei piedi talmente gonfie da fare invidia ad un cotechino. Ho pensato si trattasse della stanchezza. Ho pensato fosse colpa della fatica di quei giorni. Solo che le cose sono peggiorate in fretta e nei giorni successivi mi sono riempita di pomfi e di bollicine sulle mani. Per un po’ ho creduto che sarebbe passato in fretta, che forse avevo mangiato qualcosa di avariato che mi aveva conciato male. Dopo un mese di grattamenti, bolle che si trasformavano in piaghe e giunture delle braccia e delle gambe che dolevano ogni mattina, ho capito che qualcosa mi era sfuggito di mano. Allora ho cominciato ad andare dai medici. Ogni medico mi dava qualcosa e mi diceva qualcosa di diverso: tutti a concordare che non si trattava di una malattia dall’esito breve e che difficilmente ne avrei scoperto la causa. Tutti a sventagliare lo spauracchio dello stress e a dirmi che dovevo aspettare.
Io incazzata come una iena.
Dolorante.
Con un disagio terribile per uno stato fisico ripugnante: le mani piene di piaghe, il corpo, alle volte la faccia, gonfi di orticaria.
Un dottore, a luglio, capì che non avevo solo l’orticaria e riconobbe sulle mie mani il lichen che è una malattia che viene ai malati di aids o epatite virale.
Nuovi esami. Nuovi accertamenti.
Nuova rabbia.
Nessuno che mi proponesse una cura o prendesse in considerazione il fatto che io – contemporaneamente – soffro di orticaria, lichen e asma cronico. Non può essere un caso, pensavo io. Ma a tutti sembrava interessare solo il lichen che è tra tutte e tre la malattia più “rara” e fa più gola ai dottori.
Il Lichen che a agosto ha aggredito anche l’interno della mia bocca e a settembre si è mangiato i piedi e le gambe e le braccia. L’orticaria che talvolta mi gonfia gli occhi.
Depressione. Si aprono le fontane. Piango. Non riesco nemmeno più a pensare al mio corpo. Non voglio specchi. Torniamo a VillaBorghese e chiedo a Tino di aspettare a montare gli specchi. Non voglio foto. Solo quelle in cui la bellezza di mia figlia copre la mia apparenza di bruttezza e inadeguatezza.
Poi.
Poi ho fatto delle scelte.
Sono andata dal SuperLuminare. Il quale, finalmente, mi ha presa sul serio. Mi ha prescritto un ricovero e mi ha fatto tutti gli esami del caso. Mi ha detto che bisogna capire bene dove il mio sistema immunitario ha fatto flop e che il mio corpo sta lottando contro se stesso.
Mi ha detto “per il momento non è nulla di grave ma bisogna valutare dove risiede il gene che è sballato per evitare problemi futuri.”
Sono uscita dal superluminare che ho pensato – per la prima volta – alla possibilità concreta di morire. Non un giorno imprecisato. Non per qualcosa che non conosco. Ho pensato alla mia vita. Al pantano emotivo dell’ultimo anno. A come ho vissuto in una bottiglia, sentendo solo gli echi del mondo fuori e arrancando tra mille avversità senza riposarmi un attimo. Sempre pronta a sgridarmi. Sempre pronta ad assorbire, come una spugna, la negatività esterna. Di tutti, di tutto.
E mentre con un treno tornavo dall’altra città e un nodo alla gola mi stringeva in conati di vomito e rabbia e incazzo e frustrazione e paura, io ho capito.
Ho capito che voglio solo godere del mio presente. Di mia figlia che accarezza le mie piaghe e dice “mamma, dottore, via bubba mamma!” e del mio compagno che mi accudisce, mi spalma le cremine e ridiamo e parliamo e facciamo l’amore con lo sguardo e mi porta all’acquario di genova a vedere le foche e io e mia figlia guardiamo le foche ed è bellissimo che nuotano e vorticano e una felicità perfetta, che non chiede altro che essere ascoltata mi percorre tutta.
Di fronte al presente, se il presente lo vivi, il passato diventa una piccola cosa. Una piccola e futile cosa che è andata e le cicatrici smetti di guardarle ossessivamente. Sai dove sono e punto. Di fronte al presente il futuro si trasforma in una possibilità. Una possibilità bella a cui è inutile pensare ora.
Dentro alle viscere delle montagne, su un treno che mi riportava a casa, ho capito che era il momento di scegliere. La malattia poteva continuare ad incazzarmi e farmi male nel corpo e nell’anima, oppure diventare mia alleata, trasformarsi in un’occasione: il mio corpo – attraverso il sistema immunitario – mi sta dicendo delle cose. Devo ascoltarlo. Devo fare in modo che la pentola a pressione smetta di bollire e fare pace.
Ora sto ascoltando il mio corpo.
Sono arrivati gli esami. Non ho nessun male incurabile e già questa è la prima – meravigliosa notizia. Poi. Poi ora tornerò dal Luminare ma intanto la mia dottoressa dice che è proprio che il mio corpo rifiuta se stesso, lotta contro cose normali che percepisce come anormali e ho in giro un milione di allergie.
Un giorno di un anno fa una notizia così mi avrebbe gettata nello sconforto. Oggi sono contenta perché se il mio corpo lotta contro se stesso, io ora – grazie a questa malattia che mi tiene sveglia dentro – sto lottando contro questa lotta. Perché voglio la Pace.
Voglio sapere che posso vivere in pace con la Panzallaria.
Guardo. Respiro. Ascolto.
E per lo più rido.











