Panzallaria - blog di panza

aneddoti al sugo e frolline al cioccolato

Non sempre le storie hanno una morale

Tino è a Roma, in trasferta. Chiuso in una camera d’albergo con la febbre a 39.

Noi altre siamo a Bologna e Frollina ha deciso di inaugurare l’arrivo dell’autunno ammalandosi anche lei: febbre, raffreddore moccoloso e principio di tossone.

Io per contrastare i bacilli (che ne ho già del mio con le mute epidermiche e ci manca solo l’influenza!) mi sono mangiata un kilo di mandarini.

Lei alterna fasi di mammite collosa a fasi di intolleranza nei confronti del mondo. Per dirne una, ma solo una, stasera ha deciso che doveva fare la pipì nel vasino da sola.

Okei. Molto brava.

Se ne è andata in giro tutta sera con questo vasino e ci si sedeva sopra ogni tanto o ci ficcava sopra Belinda ordinandole di fare la cacca.

Ad un certo punto, eravamo in camera di Tino e della sottoscritta e ha deciso che io dovevo andarmene.

Mi ha cacciata. Letteralmente.

Mi sono alzata e dopo un attimo di stupefazione l’ho guardata e le ho detto

“Okei, allora mamma esce se non la vuoi…”

Ho preso il vasino e mi sono allontanata dalla stanza. Lei è rimasta un attimo immobile e poi mi è corsa dietro.

“Lo sapevo…non ce la fai a stare senza la mamma!” ho detto io con una punta di sboronissimo orgoglio.

Lei mi ha guardato beffarda, ha indicato il vasino e ha detto

“no mamma, io vojo quelo!”

Sto cercando una morale in questa storia. Ci deve essere una morale in questa storia…

Giorgio

Io che sono snob quando ho comprato il primo peluche a mia figlia - ed era un pupazzo a forma di winnie pooh (si scrive così?) ho deciso che non lo avrei chiamato winnie ma “Orso Giorgio”.

Continua..

Una più del diavolo

Mentre scrivo questo post, un terribile e ferale colpo sta venendo inflitto al mio amor proprio materno.

Un’ora fa frollina si è alzata dal pisolo. Mezz’ora fa ho tentato di cambiarla e vestirla (aveva il pigiama). Dopo averle tolto il pigiama dovevo farle indossare gli abiti per il pomeriggio.

Lei ha cominciato a divincolarsi e urlare “no”: cosa che succede sempre più spesso.

E’ freddo! dico io. No risponde lei. Tento di vestirla. Scappa la bulletta.

Decido per le maniere forti. Lei sta giocando con il suo passeggino per le bambole. Glielo tolgo e le spiego che prende freddo e che le ridarò il gioco non appena si è vestita e che mi deve ubbidire e blablabla.

Non mi caga. Continua a negarsi. Allora rincaro la dose. Questa volta devo farle vedere chi comanda!penso io. La prendo e la metto nel suo lettino. Le dico stai qui fin quando non ti vesti! e poi esco dalla stanza.

Lei comincia a ridere. Torno. Non c’è niente da ridere, le spiego. Non gliene può fregare di meno. Ride, ride, ride.

Allora me ne vado e incomincio a farmi gli affari miei.

Attualmente frollina sta giocando sul letto da sola. Ogni tanto urla ciaociaociao felice senza che per nulla il mio castigo la turbi.

Che cazzo devo fare??? Scendo al bar a prendere un caffè e la lascio qui? dite che funziona?

secondo me quando torno la trovo che è riuscita a scendere dal letto, ha acceso la Pimpa e si è perfin preparata i pop corn…

Maledetti sagittario, così indipendenti!

Grattini

Alla Frollina, da un po’ di tempo a questa parte, gli è venuta la mania dei grattini. Mentre la cambio o la vesto per la notte, mi fa eloquentemente capire che vuole che le faccia grattagratta sulle chiappette e sulle gambe, mettendosi in posizioni inequivocabili e attirando la mia mano sulla sua banga (in frollinese: gamba) e andiamo avanti così per delle ore, con io che gratto e lei che si gode la coccola con occhio vacuo e muccoso e senza emettere un fiato, tranne per redarguirmi se mi sposto dal luogo da lei prescelto o se calo l’intensità.

Rimetterle il pannolino, dopo queste session è un’ardua impresa che mi vede protagonista di equilibrismi degni di un circo.

Il che, diciamolo, alla frollina sembra poi piacere quasi come i grattini. Forse per questo motivo, perché la sua mamma è un pagliaccio, oltre ai grattini ora è entrata in fissa con i clown e il circo. Quest’estate aveva fatto conoscenza con un giocoliere vero e la cosa l’aveva entusiasmata forse più delle foche all’acquario di Genova, ora - grazie ad una puntata della Pimpa - ha visto un clown e non fa altro che parlare di clown e volere clown e simulare giochi con palle e birilli.

Mi toccherà portarla al circo: esperienza di cui farei volentieri a meno dato che da quando non ho più 4 anni il circo mi fa abbastanza cagare in generale e in particolare mi ammorba di tristezza, ma per amor materno, dovrò farlo.

Ma stavamo dicendo dei grattini.

Ecco, questa cosa dei grattini è come una droga: la dose è in costante aumento e sembra non bastare mai, la piccola Proletta ha crisi di astinenza e si è infurbita come un droghello professionista.

Per esempio.

Per esempio ieri sera che era già nel lettino lavatacambiatapigiamata, ad un certo punto ha chiesto di essere presa in braccio.

Guadagnata la posizione ha cominciato a dire “cacca, cacca, cacca!” come se avesse fatto la Grossa. Io le ho chiesto “ma sei sicura?” e lei mi ha guardata seriaseria. In effetti un odorino acre e medicamentoso mi stava prendendo le nari.

L’ho stesa sul fasciatoio (lo so, lo so, è grande per il fasciatoio, ma a noi ci piace tanto giocarci sopra!) e le ho tolto tutti i bardamenti per la notte.

Non solo la bastardella non avevo defecato e il pannolino era intonso e pulito, ma mentre mi guardava con gli occhi furbetti di chi è riuscito a ottenere il suo e cominciava a litaniare “banga, banga, gratta, gratta” ho capito che la sua soddisfazione più grande era di essere riuscita a scorreggiare a comando per dare un tocco di realismo al tutto…

Mamme pugliesi cercasi per aiuto

Mamme pugliesi all’ascolto: la nipotina della mia amica Adele ha un problema legato al labirinto/orecchio ed è in vacanza in Puglia (zona Taranto/Brindisi).

Stanno cercando urgentemente un buon pediatra a cui rivolgersi in zone limitrofe (ma sono disposti anche a viaggiare un minimo).

Avete per favore un indicazione?

Se potete aiutarci mandatemi una mail a panzallaria@panzallaria.com o lasciate un commento a questo post

eternamente grata

panz

Gilberto

Gilberto è arrivato in una sera d’estate come questa. Avevo otto anni ed ero in vacanza a Cesenatico con mia nonna. Mio padre era venuto a trovarci e insieme eravamo andati a passeggio sotto al grattacielo.

In mezzo ai negozietti di mare, mentre camminavo per la via, è comparso lui.

Brutto. Di una bruttezza quasi imbarazzante. Questi occhi stortarelli campeggiavano sul suo muso di mastino napoletano: un peluche di quelli che non vorresti mai incontrare.

L’ho visto e mi sono innamorata. Mio padre mi ha detto “vuoi prendere qualcosa?” e io ho colto la palla al balzo e me lo sono portata a casa. Un canedipezza tanto brutto non poteva che avere un nome altisonante e così l’ho chiamato Gilberto.

Da allora, per moltissimi anni, Gil ha condiviso con me il letto e i viaggi e le lacrime.

Non potevo dormire se Gilberto non era accanto a me ed è stato così fino a poco prima di conoscere Tino, quando i miei amici erano già pronti a contattare la Neuro per questo strano rapporto simbiotico con un peluche.

Nel 1992 Gilberto è salito con me sul treno. Partivo per l’Inter rail con la Nora e Perfectgirl: il mio primo viaggio da sola. 30 giorni. 360mila lire. Tutta l’Europa nelle nostre mani e in quelle del mio canedipezza, ben adagiato sul fondo dello zaino Invicta acquistato per l’occasione.

Avevo il cuore in gola mentre il treno prendeva la strada per Monaco e sentivo un pizzicorino sulle braccia, di quelli che senti solo a 18 anni.

Le mie amiche mi prendevano per il culo per questa storia di Gilberto ma lui ben presto divenne la nostra mascotte: in ogni ostello arrivassimo si divertivano a nasconderlo e a mandarmi delle letterine minatorie delle più fantasiose con la richiesta di riscatto.

Qualche anno prima Gilberto era stato “rapito” anche dai miei compagni di classe, durante una gita, e lo avevo ritrovato su un campetto di basket di Inculandia, dopo che loro ci avevano giocato.

Qualche mese prima Gilberto aveva raccolto sul suo orrido muso tutte le mie lacrime, quando la storia d’ammore con Primmamore era finita e io non potevo farmene una ragione.

Un anno dopo sarei stata disposta a separarmi da Gilberto per inviarlo in ospedale, dove la Silvia lottava per vivere e alla fine trovò la morte, ma non me lo lasciarono fare, che uno in coma è tutto soggetto a una profilassi pazzesca e non è che puoi andare lì, accarezzarlo e lasciargli un cane di peluche che faccia la guardia.

Gilberto è venuto a Milano e anche a Torino. Non dormiva più con me ma continuava a riempire uno spazio nelle mie borse e accanto al mio letto.

Gilberto.

Non so come e perché, ma Gilberto è un filo d’Arianna che attraversa i miei ricordi, un ganglio tra gli eventi del mio passato e il presente.

Per cui stasera, quando Frollina accaldata durante il rito del prenanna mi ha consegnato tutti i pupazzi che ha nel letto, compresi Manolo e il CaneconleScarpe e Barbapapà che sono i suoi preferiti ma non ha voluto mollare Gilberto e anzi se lo è sbaciucchiato tutto, stasera

io

mi sono

commossa.

Sul serio