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sole quadrato

Il Sole ha una malattia infettiva!

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Una mattina il Sole si svegliò che si sentiva strano, come se avesse il torcicollo, come se avesse preso freddo. Gli sembrava di non riuscire a rotolare tanto bene nel cielo e aveva come l’impressione di avere un aspetto diverso.

Pensò che forse era stata quella birbantella di sua sorella Luna a fargli uno scherzo mentre dormiva.

Pensò che forse aveva solo sonno visto che si doveva sempre svegliare molto presto per lavorare.
Pensò che aveva proprio dormito male, che era più stanco di quando era andato a letto.

Come tutte le mattine, si guardò allo specchio per pettinarsi i lunghi raggi biondi.

“Ma, ma, ma cosa mi è successo???” esclamò a bocca aperta mentre osservava la sua faccia.

Anche le stelle – che stavano andando a dormire dopo il turno notturno – ebbero un sobbalzo di spavento, di fronte all’urlo di Mastro Sole.

Ma cosa stava succedendo?

Gli occhi erano sempre lì.
Il naso rosso era ancora al suo posto.
I raggi erano spettinati come tutte le mattine, ma sciolti i nodi, sarebbero stati lunghi e fluenti come sempre.

Forse non aveva ancora bevuto il suo latte? Forse stava ancora sognando? Chiuse e aprì gli occhi davanti allo specchio un paio di volte, ma vide sempre la stessa cosa.

Era diventato QUADRATO!
Non tondo come una ciliegia.
Non tondo come una palla e nemmeno come sua cugina, la Signora Terra o sua sorella: quella dispettosa della Luna!

Era quadrato come un quadro quadrato.
Era quadrato come una casa nei disegni dei bambini.
Era quadrato come una scatola con tutti i lati uguali.

Bisognava fare qualcosa, chiamare l’ambulanza, la guardia medica, i carabinieri a cavallo!
In tanti anni di attività non gli era mai capitata una cosa del genere.
Mai un giorno di malattia, mai un inconveniente!

Qualche volta sua sorella lo aveva fatto arrabbiare, avevano discusso un po’ e scatenato un’eclissi, ma poi, vedendo tante persone (i piccoli abitanti della Terra) a faccia in su e bocca spalancata, guardare la meraviglia della loro baruffa universale, avevano subito fatto pace per godersi lo spettacolo di quegli esserini pieni di stupore e meraviglia.

Una cosa così non se la sarebbe mai aspettata. Che figura ci faceva di fronte le stelle?

La band della Via Lattea si era perfino fermata a guardarlo invece di andare a dormire dopo aver suonato tutta notte e si sentiva un vocio continuo e anche un po’ imbarazzato: parlavano tutte di lui, ne era certo.

Il dottore arrivò in fretta, perché la notizia aveva fatto il giro di tutta la galassia. Gli fece spalancare la bocca e tutto era a posto. Gli misurò la temperatura e il termometro si spaccò così che entrambi tirarono un sospiro di sollievo perché voleva dire che anche quella era nella norma.

L’esimio professore, specialista in medicina universale, si grattò la testa senza capire cosa stava succedendo.

Dopo aver osservato la situazione e preso tutte le misure, confermò che i lati del sole erano uguali e chiamò in suo aiuto una famosa Stella del Cinema che oltre a recitare tutte le sere nel cielo, era anche una artista, molto conosciuta per i suoi quadri astrali.

L’artista e Stella del Cinema arrivò con il pennello, il cavalletto e la tela e dipinse lo strano fenomeno.

Il tempo passava e il Sole era molto in pena perché si vergognava a farsi vedere così da tutti i suoi amici.

L’artista si consultò con il medico e decisero di interpellare le 12 costellazioni dello Zodiaco che in quanto a stranezze erano quelle più abituate.

Lo Scorpione scosse la testa e disse:
“Sto valutando tutti i dati a nostra disposizione e mettendoli sulla Bilancia, a occhio e croce qui c’è di mezzo un piccolo umano!”

“Un piccolo umano?” chiese spaventato il Sole.

I Gemelli, che erano due marmocchi birichini, cominciarono a ridere e confermarono che entrambi si erano consultati anche con l’Ariete ed erano arrivati alla stessa conclusione.

Il Sagittario, esploratore dei mondi, andò a casa a prendere il cannocchiale e in effetti videro che sulla Terra c’era un Paese chiamato Italia dove c’era una regione chiamata Emilia Romagna dove c’era una città chiamata Bologna e una casa con le finestre verdi e dentro alle finestre verdi una stanza con i muri azzurri e tra quei muri azzurri un tavolino con sopra le figure e seduta su una seggiolina, appoggiata a quel tavolino, una bambina di nome Frollina che aveva disegnato un sole QUADRATO e poi aveva riposto il disegno nella sua scatola della fantasia e il disegno, per la magia della fantasia e il vento che alla notte soffiava forte, era volato nel cielo ed era arrivato in alto e aveva contagiato il Sole mentre dormiva.
Perché la fantasia può essere contagiosa più del morbillo!.

E così, ecco svelato il mistero: al Sole gli era presa la QUADRATERIA che era una malattia che i piccoli umani passano agli Astri e non esistono vaccini, bisogna solo aspettare che passi.

Nel frattempo ci si può sempre godere la vita che certe volte avere degli angoli aguzzi come quelli che ti escono fuori con la QUADRATERIA non è mica un peccato mortale e dopo tanti anni, cambiare forma aiuta a vedere le cose in modi nuovi e inaspettati!.

Piripicchio e la scatola della fantasia

La scatola della fantasia

La scatola della fantasia

La principessa Matilde non era molto brava a disegnare e tutti i suoi compagni di scuola la prendevano in giro.

“Fai degli sgorbi!” le dicevano un po’ maligni, davanti alle sue creazioni.

Lei ci rimaneva molto male. Cominciava a urlare spazientita:

“Io sono una principessa!!!!!!!! Devo disegnare meglio di tutti.”

Invece il suo amico Giotto faceva dei tondi che sembravano bolle di sapone, tanto erano leggeri e Leonardo sapeva dipingere i sorrisi di tutti i suoi amici come se il foglio cominciasse a muovere la bocca.

Matilde faceva i bambini rettangolari e al posto dei capelli metteva qualche piccolo segno spelacchiato.

Quando tornava a casa dalla scuola reale di Petulonia, era arrabbiatissima.

“Non è giusto! Sono una principessa e non so disegnare!” diceva spazientita e stizzita mentre provava e riprovava.

Le avevano regalato un album di carta di Fabriano. Le fate della montagna avevano confezionato per lei i colori più intensi dell’arcobaleno e grazie ai cinghiali del regno la setola dei suoi pennelli era perfetta per qualsiasi artista.

Invidia e sollucchero di tutti i pittori di Palazzo.

Ma lei niente. Le uscivano solo degli sgorbi. Una sera che stava piangendo disperata, sopra i fogli del suo album, entrò nella sua stanza la saggia nonna, anziana Regina Madre.

“Matilde non disperare, ognuno ha i suoi talenti e per fortuna non per tutti sono gli stessi!” le disse.

“Io no voglio i talenti, io voglio saper disegnare!” rispose arrabbiata la regale nipotina.

La nonna si avvicinò a Matilde e le porse una scatola su cui erano stati incollati pezzi di vecchi libri, giornali, illustrazioni. Le disse:

“Prendi questo regalo, vedrai che ti sarà utile!”. Matilde aprì immediatamente la scatola, sperando in un trenino di legno più bello, in qualche pennello magico o in un nuovo paio di scarpe con i tacchi.

Ma che delusione, la scatola era vuota! La nonna doveva essersi dimenticata di mettere dentro il suo regalo.

“La scatola non è vuota, piccola sciocchina!” le disse la vecchia con un sorriso grande. “E’ una scatola della fantasia: se chiudi gli occhi mentre la apri, da lì usciranno molte cose belle!”.

Matilde non era tanto convinta di quello che le aveva promesso la nonna così decise di usare la scatola per metterci dentro alcuni dei disegni che aveva fatto mentre provava a disegnare dei bambini.

Diede il bacio della buona notte e si addormentò.

Fuori splendeva la luna e le stelle luccicavano come tante perline.

Mentre stava dormendo sentì qualcuno che le tirava la coperta. All’inizio ebbe molta paura ma poi decise di accendere la luce sul comodino e si accorse che uno degli sgorbietti che aveva disegnato, era uscito dal quaderno, aveva aperto la scatola e ora stava giocando nella sua stanza.

“Ciao, sono Piripicchio e ti volevo ringraziare per avermi disegnato! Ora si che mi posso divertire!!!” disse lo strano personaggio.

Matilde all’inizio rimase muta come un pesce, con la bocca spalancata come un baccalà, poi cercò di capire qualcosa di più di Piripicchio.

“Ma i disegni non parlano, i disegni non camminano! Come hai fatto?”chiese.

“Sono nato dentro alla scatola della fantasia e ora ho tanta voglia di fare molte cose!” disse Piripicchio, cominciando a saltellare per tutta la stanza.

“Prima di tutto vorrei tanto fare un giro in treno!” e salì sul trenino di legno della Principessa. Andò a Parigi e poi anche a Londra e tornò a Petulonia facendo fischiare la locomotiva.

“Ora voglio proprio cucinare una torta!” continuò Piripicchio prendendo i pentolini di Matilde.

“Mi piacerebbe anche travestirmi da pirata!” fece, allungando una mano per prendere la benda con cui giocava la principessa, mentre sguainava una sciabola piratesca.

Piripicchiò giocò a lungo insieme a Matilde che faceva molto fatica a stargli dietro. Ad un certo punto il piccolo sgorbio guardò la principessa:

“Ora sono molto stanco, posso tornare nel mio album?”.

Anche Matilde era distrutta e ognuno si mise a dormire nel suo letto.

La mattina seguente Matilde era felicissima. Possedeva una storia speciale da raccontare a tutti i suoi amici.

In pochi giorni, tutti i bambini di Petulonia non parlavano di altro che le avventure di Piripicchio.

La nonna prese in braccio la principessa e la guardò con i suoi occhi saggi.

“Hai visto Matilde? Ognuno ha un talento diverso. Tu hai delle storie bellissime da raccontare!”

Da quel giorno Matilde non si crucciò più perché non sapeva disegnare e a lungo i suoi sgorbietti ebbero fama e rispetto in tutto il Regno.

La favola per bambini che hanno poca voglia di mangiare

Questa favola me la sono inventata per Frollina e gliela racconto a tavola, quando ha poca voglia di mangiare. Lei un giorno ha preso in mano la forma di Grana e mi ha chiesto se le leggevo la favola tatuata sulla sua buccia. In quell’occasione è nata questa storia. Si può declinare in tanti modi e con tanti cibi, mettendo un po’ di magia nel pentolone.

C’era una volta un formaggio molto vecchio che si era stancato di stare da solo in mezzo alla tavola e voleva trovare gli spaghetti perché gli avevano raccontato che erano molto simpatici e socievoli, specie con i formaggi da grattugia come lui.

Una mattina il formaggio stagionato riunì poche cose (lo spazzolino da denti, una grattugia che gli aveva regalato la sua mamma e due paia di calzini puliti) e partì in direzione del grande bosco di Fabularia.

Camminò molto tempo, senza fermarsi, fino a quando non stava per perdere le speranze. Stanco, sudato e esausto si sedette accanto a un ruscello, per riposarsi un poco. Stava per ripartire quando la sua attenzione fu attirata da un pianto sommesso che proveniva da lì vicino. Era un pomodoro maturo che stava piangendo rosse lacrime di sugo, appoggiato alla riva del ruscello.

“Che ti succede pomodoro? Perché piangi così?” chiese allora il formaggio.

“Sono disperato, caro formaggio! Sono diventato maturo e non riesco a trovare gli spaghetti, tra un po’ sarò talmente molliccio da diventare marcio e non potrò più camminare per raggiungerli!”.

Il formaggio cercò di consolare il pomodoro e gli propose di partire insieme: “Anche io sto cercando gli spaghetti, perché non facciamo il viaggio insieme?”.

I due nuovi amici ripresero la strada, alla ricerca di quei tipi magrolini e simpatici che vivevano chissà dove.

Non passò molto tempo che sentirono un rumore strano, un po’ metallico e il cielo si fece pieno di una luce acceccante.

“Presto, scappa” Urlò il pomodoro “Sta arrivando Mino, il coltello da cucina e rischiamo di essere fatti a pezzettini!”.

I due cominciarono a correre più forte che potevano, perché tutti sapevano che Mino amava molto tagliuzzare i cibi. Per fortuna il coltello non faceva mai ginnastica e così non era molto veloce e grazie alla forza delle loro gambette riuscirono a sfuggirgli.

“Me lo ha sempre detto la mamma che sono un tipo in forma!” commento soddisfatto il formaggio, mentre il pomodoro che era rosso per la corsa e ansimava e non riusciva quasi a rispondere per la fatica, riprese a piangere.

“Se continua così, prima di arrivare dagli spaghetti sarò marcio e non potrò più fare festa con loro!” commento tristemente.

Mentre parlavano Maggio e Pommy – così si chiamavano i due – si accorsero di essere arrivati sulla spiaggia.

Cinquecento chicchi di sale stavano facendo una festa e ballavano in riva al mare, saltavano le onde e ridevano come matti.

“Avete visto gli spaghetti?” chiese Maggio pieno di speranze.

I chicchi di sale si guardarono tra loro e cominciarono a gridare dalla gioia

“No, non li abbiamo visti, ma siamo contenti di conoscervi: anche noi li stiamo cercando. Possiamo venire con voi? ”

La banda diventava sempre più numerosa.

Superato il bosco e anche la spiaggia, tutti insieme i protagonisti di questa storia chiesero indicazioni a un maccherone che stava andando ai bagni termali e per caso passava di lì. Lui era un gran chiacchierone e cercò di convincere tutti quanti ad andare con lui ma non ci fu nulla da fare: il pomodoro, i chicchi di sale e il formaggio volevano solo gli spaghetti.

“Il paese dove viviamo noi altri, figli della pasta, è proprio al centro del campo di grano. Andate là e troverete gli spaghetti!” raccontò il simpatico personaggio.

Quando finalmente arrivarono al campo di grano, gli spaghetti stavano facendo un bagno nella piscina con le bolle.

La banda era davvero felice e loro erano proprio dei tipi simpatici.

“Se il sale vuole buttarsi in acqua con noi” dissero allegri “poi potremmo fare una bella festa con il pomodoro e il formaggio!”.

Maggio tirò fuori la grattugia dal suo fagotto e pensò che era proprio vero quello che si raccontava in giro: quegli spilungoni degli spaghetti non solo erano simpatici ma anche molto gentili. Li abbracciò e capì subito che erano al dente.

Pronti per essere mangiati da tutti i bambini!

A bocca asciutta

Nel regno di Petulonia un giorno finirono tutte le parole.

Una mattina il re, la regina, la principessa Matilde e tutti i bambini del regno si svegliarono a bocca asciutta.

Nessuno riusciva a capire il motivo ma il regno, quel giorno, sembrava molto silenzioso.

A Palazzo i cuochi non sapevano se cucinare pesce, pollo o patate perché nessuno trovava parole per ordinare il Menu.

Il Re si agitava con i cavalieri che dovevano partire per sconfiggere il drago ma non sapevano che direzione prendere: a Est, a Ovest o a Nord. Dove dovevano andare?

La Regina madre aveva i capelli annodati ma le sue damigelle non glieli pettinavano perché lei non riusciva a pronunciare la parola SPAZZOLA (che è in effetti molto difficile) e tutti pensavano solo che avesse un gran mal di testa, visto che si indicava insistentemente la capigliatura.

La principessa Matilde era rimasta con la fame: nessuno le portava la colazione perché nessuno sentiva le sue richieste insistenti. “Voglio un bigné! Voglio una ciambella! Voglio una tazza di latte e cioccolato!” pensava la principessa capricciosa, ma dalla bocca non usciva un fiato.

In tutto il paese regnava il silenzio e la notizia fece presto il giro delle cinque valli di Fantasticheria e arrivò direttamente alla capitale.

Nella capitale abitava un commerciante senza scrupoli che era molto avido. Quando seppe che a Petulonia erano rimasti tutti a bocca asciutta ebbe un’idea per aumentare i suoi guadagni e diventare ancora più ricco.

Partì sul suo cavallo bianco e sfarzoso, con crine d’oro e zoccoli d’argento e portò con se i migliori costruttori di tutta la Contea di Fantasticheria.

Quando arrivò a Petulonia, senza dire nemmeno una parola – che tanto nessuno avrebbe potuto rispondergli – si mise a dare ordine ai costruttori, trovò muratori, malta e mattoni e cominciò a costruire un edificio.

Dopo una sola settimana dall’inizio dei lavori, inaugurò il SUPERMERCATO della PAROLA.

Nel supermercato si entrava con il carrello e disposte in bella vista e ordinate in corsie, divise per le lettere dell’alfabeto, c’erano tutte le parole di Petulonia.

Solo che per poterle usare bisognava metterle nel carrello e comprarle.

Il giorno dell’inaugurazione del supermercato c’era tutto il Regno. Il Re tagliò il nastro e la principessa Matilde e i suoi amici cominciarono subito a correre a destra e sinistra, da una parte all’altra, per comprare tutte le parole di cui avevano bisogno.

I pezzi disponibili per ogni parola erano pochi e i prezzi molto alti, per cui bisognava fare in fretta.

Andarono subito a ruba GIOCATTOLO, PIZZA e CIOCCOLATO. Non furono da meno REGALO, DESIDERIO e NO.

Rimasero a lungo sugli scaffali – prima che qualcuno si accorgesse di loro –  SI, GRAZIE e PER FAVORE.

La parola MAMMA se la litigarono la principessa Matilde e suo fratello.

AMORE fu messa all’asta e se la aggiudicò una vecchina bianca e curva che pensava ancora al suo primo fidanzato.

SOGNO prese molta polvere.

Il commerciante, che era un tipo pratico, l’aveva messa sullo scaffale più alto, certo che prima sarebbero servite parole come SOLDI, SAPONETTA e SPINACI.

Man mano che gli abitanti del regno di Petulonia compravano parole, si ricominciava a sentire la voce del popolo. Qualcuno si indebitò per comprare i nomi dei suoi figli. I più ricchi acquistarono – in stock – i nomi dei 7 Re di Roma.

Chi non aveva abbastanza soldi si accontentò delle preposizioni: un falegname comprò tutte quelle articolate, ma fu arrestato perché provò a fare il furbo e usò “COLLA” come fosse il nome della sostanza per incollare le suole delle scarpe, invece era arrivato a patti colla sua borsa, troppo vuota per permettersi spese improvvise.

Non si poteva andare avanti così.

La principessa Matilde decise che bisognava trovare una soluzione: il regno di Petulonia stava diventando un posto molto triste e l’unico che sembrava contento di tutta questa situazione era l’avido commerciante che si era costruito una casa tutta d’oro a forma di A.

Matilde decise di uscire dal Regno di Petulonia, per vedere come facevano altrove. Perché nelle altre valli di Fantasticheria non avevano mai finito le parole? Dove le custodivano?

Dopo 7 giorni di viaggio, in groppa al suo cavallo che prima si chiamava Ernesto e ora solo “STO” perché la mamma le aveva regalato quel verbo, Matilde arrivò al vicino Regno di Infrascatura.

Nel regno di Infrascatura tutti parlavano tanto e usavano un sacco di parole che lei non conosceva nemmeno. Anche i bambini erano pieni di parole e a scuola non si faceva che raccontare favole colorate.

I bambini, in particolare, uscivano da un posto che a lei sembrava magico e quando ne venivano fuori avevano un sacco di parole nuove e gli occhi pieni di luce.

Matilde si nascose dietro un cespuglio e aspettò un intero pomeriggio di vedere uscire due bambini che erano entrati in questo posto.

Quando se li trovò davanti, pieni di entusiasmo e parole colorate, gli si parò davanti con un salto.

Tirò fuori la sua corona e la spada magica di re e regine che si era portata per difendersi da draghi e cattivi maghi, e chiese ai bambini:

“In nome del Principato di Petulonia io vi ordino di dirmi che posto è questo? Le parole che vi portate via quando uscite, quanto costano?”

I bambini non sembravano spaventati da questa strana principessa. Avevano sentito la storia del Regno di Petulonia e sapevano che i loro vicini stavano attraversando un momento davvero difficile.

“Questa è una biblioteca! Dentro ci sono tantissimi libri e ogni bambino del Regno può leggerli e imparare ogni giorno una parola nuova!” disse il più grande dei due.

A Petulonia, fino a quel giorno, i libri li avevano usati per appoggiarci sopra la televisione o per tenere chiuse le finestre e non fare entrare gli spifferi di freddo.

Dopo aver passato un pomeriggio con Gina e Ciccio, i due bambini che le avevano spiegato cosa fosse una biblioteca, Matilde scoprì che le parole possono ballare insieme, costruire castelli, autostrade, montagne. Le parole sono colorate, possono avere degli odori, sono preziose come i diamanti e fini come la sabbia.

Le parole fanno addormentare, piangere, ridere, amare. Con le parole si può abbracciare il tuo vicino o sferrargli un pugno potentissimo. Le parole sono ponti su storie bellissime, di streghe buone, streghe cattive, maghi bricconi, principesse capricciose.

Matilde tornò immediatamente a Petulonia. Ernesto, che finalmente aveva recuperato il suo nome per intero, trainava un carretto pieno di libri e di storie. Perché le parole sono come formichine: nascono per stare tutte insieme.

Quando il re seppe cosa succedeva nel resto della Contea, decise di fare subito una legge per chiudere il supermercato e al posto suo fece costruire la prima biblioteca di Petulonia.

Dentro i libri le parole erano gratis e tutti ne volevano tantissime, strane e normali, per sognare e per guardare il mondo.

E da quel giorno, a Petulonia, le parole cominciarono a danzare e a costruire altre storie e parole.

E i bambini non smisero più di leggere racconti, favole e avventure.

Nessuno, da allora, rimase mai più a bocca asciutta.

La segnalazione di oggi è un libro: La grammatica della fantasia di Gianni Rodari, Einaudi Ragazzi che ha ispirato la nascita di questa storia. Mi riferisco in particolare alla definizione di “binomio fantastico”. Ho aperto il vocabolario a caso e sono uscite due parole: “assortimento” e “sciocchezze” e la mia fantasia ha preso il volo.

L’antica ricetta dello scompiglio

Alla scuola materna di Petulonia i maschi giocano con i mostri e le femmine alle principesse con le bambole. I bambini rincorrono le bambine urlando “Uccidiamo le femmine!!!” e le bambine non danno le bambole ai bambini per paura che gli stacchino la testa.

Un giorno Rantolina – strega birichina – decide di fare uno scherzo ai bambini della scuola.

Per divertirsi un po’.

In cima alla montagna dove vive, prepara una pozione magica con caccole di porcospino, starnuti di lama e bava di cammello. Ci mette dentro anche qualche calzino spaiato di millepiedi e il gioco è fatto. L’antica ricetta dello scompiglio è pronta.

Rantolina sparge la pozione magica nell’aria proprio quando stanno arrivando a scuola Giuliana e Romolo, due bambini della stessa classe.

Per l’effetto dello scompiglio magico di Rantolina, Giuliana diventa un bambino e Romolo una bambina!

Così quando entrano a scuola, Giuliana vorrebbe giocare alle principesse con le sue amiche ma i maschi lo tirano dalla loro parte, lo chiamano Giulio e gli affidano il dinosauro più cattivo di tutti.

Romolo vorrebbe fare la guerra con i mostri, invece le bambine – che lo chiamano Romina – gli mettono in braccio un bambolino che fa i capricci e gli dicono che deve farlo smettere.

Giulio da principio comincia a piangere: non ha nessuna voglia di far combattere dinosauri!  Romina tenta di staccare la testa al bambolino: si annoia molto a fare quei giochi!

La strega Rantolina, che si è trasformata in una lumaca, guarda la scena arrampicata su un albero, fuori dalla finestra.

Sghignazza felice: si sta divertendo molto e si sente più malefica del solito.

Dopo aver pianto un po’, Giulio osserva meglio il dinosauro. Ha denti potenti, occhi di fuoco e artigli acuminati! Lo fa combattere con altri dinosauri e comincia a divertirsi.

Romina non riesce a staccare la testa al bambolino e allora decide di tenerlo in braccio un po’ e si accorge che è divertente prepargli la pappa con i pentolini e fare finta di portarlo a scuola.

Solo che

a Giuliana – Giulio mancano le bambole e le principesse

Romolo – Romina ha voglia di giocare con i mostri.

A Giulio viene un’idea. Chiama da parte Romina e le dice:

“Perché oggi non facciamo una tregua? Possiamo giocare tutti insieme, maschi e femmine, così noi potremo divertirci lo stesso…”

Romina è contenta e decide di fare come dice Giulio.

Giulio chiama i maschi e Romina le femmine.

Romina prende un dinosauro e lo porta alla scuola delle bambole e Giulio prende un bambolotto e lo fa combattere con i mostri.

Nel frattempo Rantolina si rende conto che il suo piano non sta riuscendo: i bambini giocano e si divertono, mentre lei voleva combinare un gran pasticcio.

Decide di trasformarsi in un dinosauro e di nascondersi tra i giocattoli. Quando arriva Giulio con il bambolotto, il dinosauro salta e sbraita e urla e tutti i bambini si spaventano molto.

Romina allora ha un’idea: “Combattiamo tutti insieme contro il dinosauro malefico!”.

Bambini e bambine si mettono mantelli magici, prendono spade e chiamano cavalli alati. Tenendosi per mano, si addentrano nella palude della fantasia e partono per un’avventura in mezzo ai boschi, dove il dinosauro cattivo batte in ritirata.

Lo inseguono, gli tirano le pappe preparate per i cicciobelli e lo legano con le gonne di tulle delle principesse.

Gli altri mostri fondano una società di dinosauri buoni e si alleano per catturarlo.

Rantolina non ce la fa più. E’ stanca e le è venuta la tosse perché ha corso troppo.

Capisce di essere stata sconfitta e scappa via arrabbiatissima.

“Perdinci!”, “Me l’hanno fatta!” continua a ripetere mentre vola sul suo razzo magico e torna a casa, in cima alla montagna della stregoneria cattiva.

Le bambine e i bambini si sono divertiti tantissimo.

L’incantesimo dello scompiglio nel frattempo si è sciolto: Giulio è tornato ad essere Giuliana e Romina è di nuovo Romolo.

L’avventura appena finita è stata così bella che alla scuola di Petulonia viene sancito un patto:

dinosauri e principesse saranno sempre amici e andranno insieme per il mondo,

nel bosco della fantasia,

tenendosi per mano, a combattere contro le streghe e i maghi birichini.

Perché l’unione e lo scompiglio, insieme,  fanno la forza!

Le principesse portano i tacchi?

Springtime di Monet

Springtime di Monet

C’era una volta una bambina che era una principessa e si chiamava Matilde. Matilde era un po’ capricciosa e ogni mattina si svegliava dicendo:

Una principessa porta solo gonne che fanno la ruota!

Una principessa indossa solo scarpe con i tacchi!.

I suoi genitori la accontentavano perché quando si arrabbiava urlava così forte che anche le colombe che abitavano sui merli del Castello volavano via per lo spavento. Matilde portava solo gonne rosa che facevano la ruota e scarpe di vernice bianca con i tacchi.

Dopo un po’ aveva molto male ai piedi, ma lei era una principessa e tutte le altre bambine che vivevano a Corte la ammiravano molto.

Un giorno insieme alla mamma Regina, Matilde andò a fare una passeggiate per le vie del paese e arrivò fino al grande parco del Regno di Petulonia, quello dove i bambini andavano a giocare.

Un gruppo di bambini del paese stava salendo su un albero con rami larghi e comodi dove arrampicarsi.

Si divertivano molto. Matilde disse alla mamma che anche lei voleva salire.

La mamma le disse che con i tacchi sarebbe stato molto difficile. Matilde cominciò a fare i capricci e a urlare talmente forte che tutte le colombe posate sui rami scapparono per la paura e tutti i bambini si misero le mani sulle orecchie per il gran baccano.

Allora la mamma la fece salire.

Forse era la volta buona che Matilde avrebbe preso una bella lezione.

Matilde cominciò ad arrampicarsi ma la gonna si impigliava ad ogni ramo e dentro alle sue scarpe strette, i piedi facevano così male da sanguinare.

Non riusciva proprio a trovare il modo per salire sui rami più semplici, figuriamoci quelli più pericolosi!

Matilde era arrabbiatissima, così senza accorgersene, durante uno dei tanti tentativi, tirò così forte che strappò la gonna impigliata.

Tutti i bambini del Regno la guardavano, cercando di capire se ce l’avrebbe fatta.

Matilde si tolse la gonna e rimase solo con la calzamaglia che indossava sotto.

Ora era tutto molto più semplice.

Su un altro ramo si stava arrampicando Silvia, che era una bambina come Matilde.

Matilde aveva spesso riso di lei perché non poteva indossare gli abiti di una principessa.

Silvia in 4 abili mosse arrivò in cima all’albero e da quella posizione guardò Matilde e le disse:

Se ti togli le scarpe fai molto prima!

Ma queste sono le mie scarpe da principessa!

disse Matilde, mentre i piedi le facevano male e la rabbia aumentava.

Se ti togli le scarpe smetti di essere una bambina?

“No!” rispose la principessa, risentita e arrabbiata.

E allora perché dovresti smettere di essere una principessa? Sarai solo una principessa a piedi scalzi e mutandoni che riesce a salire sugli alberi!

Matilde ci pensò un po’ su e poi si tolse le scarpe.

Come si arrampicava meglio così!

Silvia le tese la mano e la aiutò a salire in cima al ramo più alto.

Da lì c’era una vista magnifica!

Dal Castello non si potevano vedere tutte le valli di Petulonia e le strade del paese, dove la gente si incontrava e i bambini giocavano, mentre da quell’albero c’era una visuale perfetta!

Matilde stava bene. E non era più arrabbiata.

Le colombe e gli uccellini erano tornati e nell’aria c’era odore di primavera.

La mamma le sorrideva. Anche gli altri bambini, con cui lei non aveva mai giocato, le sorridevano.

Fu un pomeriggio bellissimo.

Il pomeriggio in cui Matilde imparò che le principesse portano gonne rosa e scarpe coi tacchi solo ai balli.

Ma se vogliono salire su un albero per vedere il mondo,

devono mettersi

scarpe da ginnastica e

pantaloni forti.

Il brutto tempo. Colpa di chi?

Le nuvole di Tostoini

Le nuvole viste da Tostoini (http://www.tostoini.it/blog/nuvole.jpg)

Riporto, dal quotidiano “Bega Balocca”, un articolo molto interessante, dedicato al maltempo di questi giorni.

Dopo le dichiarazioni italiane di Zaia della Lega Nord che tuona contro i meteorologi che fanno previsioni sbagliate scoraggiando il turista in Veneto,  è la volta di Padulo della Bega Settentrionale, Partito della maggioranza di governo del Paese dei Balocchi, area ricca al confine con i territori del Biscione, prendersela per le avverse condizioni meteo che affossano il turismo locale.

Il Paese dei Balocchi ha visto un incremento del turismo da quando  i CDA e CIE (centri accoglienza e espulsione immigrati irregolari) sono stati trasformati in parchi tematici storici ed è possibile – unico luogo al mondo – assistere a vere e proprie lotte tra gladiatori post-moderni, in location dal grande valore naturalistico (specialmente quelle che si trovano su alcune delle principali isole Balocche).

L’idea, frutto della creatività della Bega, ha avuto un doppio successo, richiamando in questi parchi numerosi turisti e contemporaneamente abbassando di molto le spese accessorie: da quando sono aperti, l’onero dei costi aerei per il rimpatrio è praticamente dimezzato e le terre prospicenti i parchi tematici sono davvero ricche di fertilizzante naturale.

Padulo – in una conferenza stampa indetta qualche ora dopo il governatore veneto – ha dichiarato che il vero problema è il Creatore e che sarebbe ora che qualcuno la smettesse, lassù, di remare contro.

E’ chiaro – ha continuato Padulo, in presenza del Ministro dello Strazio e del Garante degli -Ismi – che il Creatore è di sinistra e probabilmente non ha permesso di soggiorno regolare per occupare gli spazi celesti. In nessun altro modo si giustificherebbe questa rivolta delle nubi, che reclamano – a diritto – un Dio in regola.

Padulo ha proposto inoltre  che venga fatto un esame di lingua ball-oc al Re dei cieli in modo da appurare l’integrazione dello stesso nella cultura locale.

Cosa succederà?  Dall’Ufficio Stampa divino, presieduto da Pietro da Roma tutto tace. Ma noi siamo in attesa di una risposta che possa garantirci un’estate assolata, soprattutto per tutti quelli che hanno già prenotato il loro posto in prima fila al prossimo combattimento gladiatorio.

La mitica popolazione dei Leggicoli

I Leggicoli sono una popolazione sconosciuta alla maggioranza di noi: solo i bambini li possono vedere.

Abitano dentro ai libri e se ne stanno buoni-buoni per anni, dopo essere nati, per poi fare cu-cu quando meno te lo aspetti.

Apri un libro che tenevi impolverato sulla libreria ed ecco spuntare un leggicolo.

I leggicoli a volte frequentano le frigorie, che sono dei posti che a loro piacciono molto, dove succedono delle cose, ne vendono delle altre ma nessuno sa veramente cosa sono. I leggicoli non hanno mani ma solo piedi e al posto della faccia ci sono parole, lettere, frasi. Continua a leggere

Il miracolo italiano di Natale

ansa_17492677_45300E’ Natale. Bisogna parlare di Pace, Amore et Concordia. Lo sa bene il nostro Pontefice urbi et “orbo” Papi Berlusconi.

Pare che ieri sia stato allestito un palco, in Piazza Duomo a Milano, da cui ieri Berlusconi si è retto sulle folle, ha imposto le mani sul Tartaglia e ha pronunciato le sacre parole: “Ego te absolvo”.

Tartaglia balbettava dall’emozione.

I fan del Nostro Papi purtroppo erano rimasti bloccati in metropolitana a causa del ghiaccio (tranne ovviamente i più assidui e preparati che erano giunti sotto le guglie con i pattini, scortati da Bertolaso) da dove la filodiffusione Morattiana li ha intrattenuti con canti natalizi tipo “Meno male che Silvio c’è” cantata sul ritmo di Gingòl bel. Continua a leggere

Le reazioni al nuovo DDL di Marronglasè. Cosa cambierà?

Oggi, davanti al Consiglio dei 100 Grandi Assenti, il titolare dell’Urinale ha presentato un disegno di legge che mira a contrastare l’escalation di violenza a cui ha dovuto far fronte Berluscolo – il potente re di Biscionia.

“Siamo soddisfatti del nostro Decreto e pensiamo possa sferrare un colpo mortale alle ideologie marxiste di chi pensa di ribaltare con la violenza la scelta degli elettori”  ha dichiarata l’On. Marronglasé  al termine della seduta. Continua a leggere