Panzallaria – blog di panza

Precaria dentro ma anche fuori

Sillogismi frollineschi

immag002Frollina ha due care amichette al nido che hanno entrambe un fratello minore. Il fratello di entrambe le amichette si chiama Dario. Read more

Il mistero scarlatto

Chi avrà la scarlattina all’asilo di frollina? Le maestre non si sbilanciano e per praivasi non fanno nomi. Si dice il peccato ma non il peccatore, pare.

Ma tra i genitori dei superstiti ci si pone mille domande. Ognuno spera che non sia l’amico del cuore del proprio pargolo, nell’illusione vana di scampare a questa epidemia dal nome affascinante e anche un po’ retrò ma dalla perniciosa sintomatologia e degenza.

Chi sarà??? Read more

Spugna

La frollina è una spugna. E’ entrata in quella fase che – penso – sia tipica di qualunque bambino, in cui unisce una memoria da elefante alla voglia di imparare parole e fare esperienze.

Su tutto questo campeggia un amore smodato per ogni forma di deiezione corporea personale.

Cioè, per capirci.

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Anche gli zombie si amano

La frollina ha avuto una di quelle nottate agitate che mettono a dura prova nervi e fisico dei suoi genitori. Verso le 3 del mattino ha cominciato ad alzarsi a ripetizione e – come ho scritto anche ieri – voleva solo me. La prendevo in braccio. Le davo un po’ di “cucco” (succo di frutta in frollinese) e la coccolavo fin quando non sembrava addormentata. Tentavo di rimetterla nel suo lettino come se fosse una bottiglia di vetro di Murano, con la paura di spaccarla in mille pezzi e non appena avevo sistemato la bomba addormentata, coperta con il suo piumino e avvolta nell’amore dei suoi amici di nanna, me ne tornavo a letto.

Non facevo in tempo a gustare il tepore del mio di piumino che lei partiva come una sirena. “Mamma!??!!!, Mamma??!!!” sempre più supplichevole.

Tutta la solfa si è riproposta uguale a se stessa fino alle 7.00. Ho tentato di portarla nel lettone ma non ne ha voluto sapere. Mi guardava in lacrime urlando “letto piccolo! letto piccolo!!!!!!!!!” che in frollinese significa:

“Portami nel mio letto ma non prima esserti spaccata la schiena cullandomi fin quando Morfeo non mi avrà riacchiappata! e non osare sederti, truffaldina di una mamma!, io voglio che mi coccoli rigorosamente in piedi, come in quelle torture cinesi che mi fanno tanto ridere. Uah. Uah, Uah”.

Alle 7.00 ha accettato di buon grado di dormire spalmata addosso alla sottoscritta. Tino si è trasferito bofonchiando sul divano e ci siamo goduti una grassissima ora di sonno.

Nel corso di questa epopea, il non marito ed io, come al solito, abbiamo cercato di aiutarci a vicenda e di ottimizzare le risorse, anche se la piccola bastarda da quando si è intestardita che le coccole presonno spettano alla sottoscritta ha rovinato i nostri pianificatissimi cambi da esercito, collaudati già nei due anni precedenti.

Questo ovviamente, quando si è stanchi e infreddoliti dalle notti dicembrine, porta con se’ un piccolo carico di nervosismo e si finisce puntualmente per trasformarsi in Sandra e Raimondo.

Tra tutti i pensieri fatti da Panzallaria mentre si dondolava con la sua bimba nella notte, uno in particolare campeggiava.

Ieri sera, due anni fa, io sono entrata in ospedale per metterla al mondo quella piccola teppista.

Ieri sera, due anni fa, con una scena degna di un film splatter ma anche comico mi si sono rotte le acque al cospetto del marito della mia compagna di stanza che – vuole il caso! – era anche una mia amica di infanzia che non vedevo da quando andavamo alle elementari.

Se non fossi stata presa dai crampi pretravaglio e dall’agitazione dell’evento, mi sarei vergognata molto quando il succitato mi ha seguita, mentre andavo a chiamare le infermiere, per dirmi che c’era qualcosa che penzolava dalla mia gamba e mi sono accorta che si riferiva al tappo mucoso, orribilmente appiccicato a uno dei miei polpacci. (Mi sono sentita tanto dentro a Tutti pazzi per Mary!).

Poi, due anni fa, nel corso di quella notte, iniziò il mio lunghissimo travaglio che ebbe termine alle 3.01 del 18/12 quando i capelli con la frollina intorno uscirono dalla sottoscritta.

Dunque stanotte, mentre lei piagnucolava e non voleva dormire e mi chiedeva il cucco, pensavo che probabilmente stava tentando, nel suo modo di fanciullina, di festeggiare degnamente insieme a me quei “fantastici” momenti che col cavolo che una dimentica il dolore, io me lo ricordo tutto e non è esattamente uno dei pensieri più piacevoli che possa fare ;-)

Stamattina non vedevo l’ora di consegnarla al nido. Ero proprio stufa, lo ammetto. Tino aveva un color cartapesta da paura. Prima di rivolgerci la parola è passato un po’ di tempo e quando finalmente l’ho guardato con le mie occhiaie da morticina e il labbro in avanti per chiedergli un bacio che ancora non ci eravamo scambiati, lui con una voce baritonale da sonno privato mi ha risposto:

E’ vero, in fondo anche gli zombie si amano!

Abbiamo riso molto. Un po’ come ho fatto ieri, da sola, quando mi sono infilata al bar per comprare il succo di frutta per la frollina, che c’abbiamo il rito che la vado a prendere dal nido e mentre le infilo le scarpe lei beve un bibe di succo  e ieri ero fuori casa. Trafelata e di corsa sono entrata nel mio bar e ho chiesto se mi davano un cucco alla pera. Giuro, l’ho chiamato cucco.

Perché a essere sinceri, sono i bambini che ci cambiano, più di quanto noi cambiamo loro.

Domani, compleanno della frollina, ci sarà la festa di natale all’asilo. Io preparerò una torta natalizia/augurale e ci hanno permesso di cantarle tanti auguri con la candelina. Pare che i bambini con le educatrici stiano preparando una sorpresa per i genitori (la dobbiamo portare alle 16.30 e poi ripresentarci alle 17!) e dalla quantità di canzoni che sento circolare per casa ad ogni ora, qualche idea mi è venuta. Lei è emozionata. Credo abbia capito che sta per compiere “due” perché mi chiede ogni giorno di soffiare sulle candele. Potrebbe avere 40 anni e festeggiarli degnamente, visto tutto l’allenamento fatto!

Domenica faremo la festa dei bimbi. Prevedo un gigante casino di marmocchi che cercheranno di gambizzare i nostri gatti. Dopo quell’occasione credo che la santificazione della sottoscritta e di tino sarà compiuta.

La mosca Tze Tze

Mosca Tze Tze è il soprannome che hanno dato le dade dell’asilo alla frollina. Pare che la piccola pestifera sia solita infilarsi in ogni discussione in cui si intrattengono gli altri bambini.

La sua specialità è farsela con i più grandi: se vede due creature più alte di lei 30 centimetri litigare pare vada a nozze.

Si tuffa nella disputa creando ancora più scompiglio. Oggi ad esempio una bimba (nata a gennaio per cui di un anno più grande di lei!) litigava con un altro per un gioco. Lei -senza dire niente e con un sorriso furbetto – si è infilata in mezzo ai due disputanti e si è portata via l’oggetto della contesa.

E mentre entrambi piangevano disperati per questa intrusione, lei rideva come una matta sventolandogli sotto il naso il gioco che tanto li aveva mossi verso la guerra urbana. Scappava tra le loro gambe con un giocatore di rugby professionista e non si è fatta prendere nemmeno sotto tortura.

Quando i due hanno rinunciato alla preda pare che lei, cattiva come la gramigna, li abbia sbefeggiati andando a restituire il mal tolto.

La ragazza ha capito che essendo uno scriciolo e nata nell’ultimo mese del suo anno, per molto tempo dovrà lottare per tenere testa ai più grandi.

Ha capito anche che i beni materiali sono futili e che è vano lottare per tenerli stretti (vedi i soldini per la sua mamma!) e sta tentando di insegnare alla plebaglia che l’unico bene è nella saggezza.

O almeno questo mi piace credere.

La sensibilità del nonno

Dato che la marmitta è prolassata e oggi l’auto era in rianimazione dal meccanico, avendo io un appuntamento pomeridiano, mio suocero è venuto con me all’asilo della frolla per portarla a casa loro.

All’asilo, all’ora in cui vado a prendere la frolla, rimangono sempre pochi bimbi e tutte le volte che arriva un genitore loro si sporgono per capire se si tratta della loro mamma.

Quando arriva il genitore giusto li vedi che fanno sorrisi a 360 denti e quando invece è la mamma di qualcun altro si smorza un po’ di entusiasmo.

Mio suocero che si è votato alla missione di appianare i conflitti, far stare bene gli altri e trovare una parola buona per chiunque, che dia un senso ad ogni evento, anche il più catastrofico, in un grande quadro celeste, oggi ha dato il meglio di se.

Prima di tutto, con il suo vocione baritonale, mentre aspettavamo che la frollina venisse a noi e smettesse di saltare se ne è uscito con un “dai silvietta che adesso andiamo a prendere un dolcino al bar!” che ha ovviamente avviato la salivazione di tutti gli altri e li ha fatti sentire ancora più sfigati nel loro status di nanetti in attesa.

Ho provato a smorzare la sua favella ma tra che è sordo e tra che deve sempre per forza riparare al danno mettendogli pezze a colori, ha proseguito con un ridicolo: “ho detto dolcino? no, volevo dire andiamo a mangiare una pastina in brodo!” come se questo bastasse a disinteressare i pulcini che avevano pranzato da più di 2 ore e secondo me si sarebbero divorati un cinghialotto in agrodolce, se qualcuno glielo avesse presentato.

Poi, non contento, mentre rivestivamo la frolla ha dato il meglio di se’. E’ arrivato un bimbo piangente assai con la nonna. Piangeva proprio come un disperato. La nonna tentava di consolarlo e – soprattutto – farlo pensare ad altro. Io avevo già scelto la strada dell’indifferenza per non alimentare la sua disperazione ne’ coinvolgere quella pettegola della silvia, ma lui non ha potuto trattenersi.

Sempre con il suo tono PACATISSIMO e DISCRETISSIMO di voce ha cominciato a dire:

“senti frollina come piange il bimbo? si vede che si è fatto la bubba!” e in un afflato di santità si è fin avvicinato al piccolo piangitore e gli ha chiesto ” ma ti sei fatto tanto bubba?”.

Ogni volta che rincarava la dose e pronunciava la parola “bubba”, il piccolo Paolino piangeva più forte, con grande gioia della nonna e con la frollina che ripeteva anche lei “bimbo, bubba, bimbo, bubba” in un mefitico mantra.

Immaginerete bene cosa possa essere successo quando l’elefante suocero ha pronunciato la parola Mammma scandendola bene, come una coltellata che ti perfora il cuore.

Paolino sembrava indemoniato e a nulla valevano i miei consigli al suocero, affinchè si facesse gli affari suoi e tornasse al nostro cantuccio. Per un attimo ho immaginato la nonnetta, evidentemente affaticata dal dover gestire un bimbo isterico e anche affranta per il nipotastro, trasformarsi in Wonder Nonna e picchiare a sangue quel simpaticone dello suocero. Che uno squadrone di elefanti che ti passano sopra sono più leggeri.

Mia figlia mi odia, mia suocera pure ma questo già lo sapevo

La Frollina è un tipino molto particolare. Credo che stia accusando un po’ il nido e gli spostamenti (due pomeriggi alla settimana dai nonni) e che nel suo modo me lo voglia comunicare. Mentre un altro bambino piangerebbe come un pazzo, cercando il caldo abbraccio della mamma, lei mi tratta malissimo. Quando la accompagno al nido, al momento del saluto mi ignora. Quando vado a riprenderla è un incubo: comincia a spingermi per allontanarmi, si nasconde dietro le gambe delle dade e urla che non vuole venire a casa con me.  A volte mi sento perfino in imbarazzo! Il mio cuoricino è sempre sul punto di spezzarsi ma poi penso e mi ripeto a oltranza che è il suo modo per elaborare il distacco, che è il suo modo per dirmi che mi vorrebbe sempre con se’. Le ripeto che le voglio bene, che devo solo lavorare e poi torno e che comprendo la sua rabbia ma deve tentare di stare serena anche se per il momento tutto questo sembra non avere alcuno effetto. Read more

Novità legate al nido e alla vita di frolla

Frollina ha fatto le sue prime due pipì nel vasino. Non sono stata io. Da brava saggittario ha fatto tutto da sola: è venuta da me e mi ha detto che aveva la pipì. Ha preso il vasino e ha fatto il gesto di tirarsi giù i pantaloni. Dato che da qualche mese gioca molto con il suo vasino ma non lo ha mai usato sul serio, ho pensato volesse emulare quello che le fanno fare al nido, poiché tutte le mattine li mettono seduti sui cessetti formato nano, sia che siano ancora pannolinati che non. Read more

Estrazione

L’inserimento di mia figlia al nido va alla grande. Abbiamo invece qualche problema con l’ESTRAZIONE della stessa. Quando la vado a prendere non vuole andarsene. Comincia a piangere e a divincolarsi, scappa per tutto il giardino al fine di sfuggire al generoso abbraccio della sottoscritta e urla “bimbi, casa bimbi!” forsennatamente, indicando l’entrata del Nido.

Dite che per un po’ di tempo mi posso portare a casa qualche ora le dade/maestre? Così si abitua al distacco in maniera graduale e non soffre del tipico sentimento dell’abbandono che -pare – colpisca tutti i bimbi che iniziano ad andare al Nido.

Anche se mi immaginavo qualcosa di diverso, per la verità…

Ci inseriamo

Oggi è cominciato l’inserimento al nido della Frollina (e della sottoscritta).

nido di rondine

(da blog Alberto Cane)

Mi sono svegliata di buon’ora e mi sembrava di dovermi presentare per il primo giorno di un nuovo lavoro: ero emozionata come quando sono andata in prima elementare e ho passato un’ora a pettinare il mio caschettino anni70 perché volevo assomigliasse all’imperituro caschettino della Carrà.

Ho nutrito la frollina e l’ho lavata e pettinata e vestita con grande cura che non voglio mica faccia la figura della figlia della Schifosa eh?

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