Panzallaria – blog di panza

Precaria dentro ma anche fuori

Cerbottane e fionde: le usavate?

Ho una storia nella testa con dentro una cerbottana e una fionda, mi è venuta in mente oggi, parlando con il mio amico Daniele al parco, che ci viene sempre da raccontarci delle cose dell’infanzia, mentre rincorriamo le nostre figlie. Mi piacerebbe tanto sapere se usavate uno di questi giochi, se li usano i vostri figli e come e se ne avete voglia, vi chiederei di raccontarmi un aneddoto. O qui o su friendfeed.

Grazie mille

Gli orecchini e le baby principesse

Io VOGLIO gli orecchini!

Ha tuonato ieri frollina appena uscita da scuola.

“Sei piccola per gli orecchini…” Le ho risposto io, sperando di riuscire a sedarla con la constatazione anagrafica. “Ma L. ce li ha e L. è piccola come me!” Ha ribattuto lei, che comincia a saperne una più del diavolo.

L. è una sua compagna di classe. L. ha anche lo smalto alle unghie dei piedi, tanto che a Frollina l’è venuta anche sta fissa.

Considerando che io mi trucco solo nelle grandi occasioni, passo meno tempo davanti allo specchio di un cieco e mi sono messa lo smalto solo perché la mamma della MaLta mi ha fatto una cattura al parco, tanto che poi non c’avevo l’acetone e sono rimasta tre settimane tre con le unghie pitonate di azzurro che andava scrostandosi come l’intonaco di un bagno anni ‘60, voi potete capire come sia difficile per me gestire tutti questi desiderata da “signorina”.

Sullo smalto sono scesa a compromessi: dato che Frollina c’ha questa repulsione per la manicure e pedicure, tanto che a volte va a scuola che sembra un aquilotto reale e dobbiamo procurarci un porto d’armi per via di unghie (nere di terra) e affilatissime, l’opzione smalto mi è sembrata un modo per convincerla a farsi tagliare gli arpioni e in effetti sono due settimane che quando le dico “Dai che tagliamo le unghie!” si immobilizza come una mummia e a me sembra un miracolo italiano.

Il trend “principessa” (che solo a pronunciarla, la parola, mi viene tutto un attacco di orticaria come ai tempi d’oro!) è iniziato alla GRANDE.

Bisogna SEMPRE indossare una gonna. Da sola, sopra i pantaloni, fin per dormire. Suddetta gonna deve preferibilmente fare la RUOTA. Che pare che nel manuale della perfetta principessa siano ammesse solo gonne rotanti.

Sotto la gonna devono esserci scarpette di cristallo: sono riuscita a convincerla che le sue ciabatte siano la versione post moderna di quelle che indossava Cenerentola la notte del fattaccio, anche perché  - come è noto a tutti i calzolai – le scarpette di cristallo procurano calli per l’eternità.

Le principesse devono indossare collane, coroncine e anelli: lascio a mia figlia, piena di fantasia, la possibilità di ricavare monili dai vecchi giochi, dai lacci per le scarpe e dalle mollette per il bucato.

Le principesse si accompagnano solitamente a principi: per fortuna non mi ha ancora portato in casa un giandone cinquenne perché se no avrei avuto un collasso cardiocircolatorio e per la mia e sua sanità ha scelto di investire del ruolo reale l’innocente pupazzo di Winnie The Pooh.

Noi tentiamo di proporle alternative a questo stereotipo “sciacquetta”  della principessa che sembra andare per la maggiore nel suo gruppo di amiche, fermo restando che sembra essere una fase necessaria e se sono fasi necessarie è giusto che anche noi ci sciroppiamo la nostra dose di feste da ballo, scarpette abbandonate e mantelli principeschi.

Però.

Però gli orecchini proprio NO!

Non starò qui a farvi un pippone sul perché ritenga che una bambina di 3 anni e mezzo non debba bucarsi e ornarsi le orecchie per assomigliare a una piccola Madonna di San Luca, sappiate però che ieri mi sono resa conto che deve cominciare ad avere presente che ci sono delle cose che le possono fare anche domineddio e tutte le sue amichette ma che se noi non riteniamo opportuno lei le faccia, si dovrà adeguare.

Non voglio diventare schiava del consumismo delle altre famiglie. Non intendo sottostare al ricatto generazionale del “comprami quello perché ce l’ha anche Paolino!”.

Ci siamo sedute sul divano e mentre lei continuava a ripetere la parola “orecchini” come un Mantra, le ho spiegato esattamente questo concetto: ogni famiglia decide cos’è meglio per il proprio bambino e cosa ritiene sia più giusto per la sua crescita. Non sempre tutte le famiglie la pensano uguale e  bisogna sempre essere disposti a cambiare idea, però la mamma e papà sono quelli grandi e fino a quando lei non sarà grande come loro (notate la sottigliezza retorica da contratto assicurativo ;-) ), saremo noi a decidere per lei. Gli orecchini sono cose da signorine e lei è già bella con il suo sorriso, i suoi capelli e i suoi occhi lucenti, non ha certo bisogno di un paio di orecchini luccicanti per attirare l’attenzione.

Non so se ha capito. Ma io sono una mamma critica che non vuole sottostare a logiche di mercato che non condivide e che hanno a che fare anche e soprattutto con una percezione di se’ pilotata da dettami estetici e consumistici.

Devo dire che in questo senso, l’articolo sulle baby Lolite di Valerie, che ho pubblicato su Donne Pensanti, cade davvero a fagiuolo.

La creatività dei bambini e dei grandi

Riflettevo sulla creatività. Sul fatto che i bambini nascono creativi un bel po’ ma che poi,  col tempo, alla maggioranza di noi la creatività si addormenta a favore della razionalità, impegni, lavoro, doveri e tutte quelle che cose che – dicono – ci rendono persone adulte.

Riflettevo sul fatto che molti, a domande al riguardo, rispondono “No, guarda, io non sono per niente creativo!” come se questa qualità fosse una dote distribuita solo ad alcuni.

Io non sono convinta.  Penso che tutti abbiamo la nostra piantina di creatività solo che poi la lasciamo seccare perché questo non è un mondo (o almeno non un paese) che la favorisca.
Perché culturalmente non siamo abituati a ritenerla un valore aggiunto, a meno che non si palesi in noi un Picasso che possa uscire cotto e finito in età pre-adolescenziale.

E poi diciamolo

a meno che la tua creatività non ti faccia guadagnare i soldoni, difficilmente troverai qualcuno che ti dirà di anteporla ad altre cose.

Io per lungo tempo la mia creatività l’ho ficcata sotto terra. La piantina è appassita, ci ho fatto pure il funerale. Al liceo, per dire, c’avevo una insegnante di italiano che mi diceva sempre che non avrei mai preso dei voti alti nei temi, perché usavo troppo la FANTASIA.

I temi, secondo lei, dovevano essere relazioni puntuali della realtà, dello studio, piccole tesi esplicative di ciò che si stava facendo a scuola.

L’ho scritto su FB e lo ripeto qui: non potete capire che GODIMENTO per il mio narcisistico EGO è stato incontrarla, 20 anni dopo, un paio di settimane fa e fermarmi a parlare con lei. Mi ha chiesto se ero proprio io quella di cui aveva letto sui giornali.

Ovviamente ho fatto molto la figa. Ovviamente – in maniera molto signorile – non mi sono lasciata sfuggire l’occasione e con il sorriso più largo del mondo le ho spiegato che ora con la mia fantasia stavo facendo delle cose che mi danno molta felicità.

Però, devo ammetterlo, io per anni ho sentito addosso il peso di quei giudizi, di quel rendermi conto che forse mi conveniva istoriare la cartaigienica di casa con la mia fantasia.

E questa cosa, volente o nolente, mi ha condizionato un sacco. Per esempio a 20 anni circa ho smesso di scrivere. Non ho più toccato, se non sporadicamente, la penna. Non ho più riempito quaderni fitti.

Sentivo questa pulsione verso il mondo, la voglia di raccontarlo in qualche modo ma non riuscivo a esprimermi. Ho provato a usare anche la mia scarsa manualità e ne è uscito un portacenere naif in pasta di sale.

Di cui vado molto orgogliosa ;-)

Stamattina, mentre sorseggiavo il caffè pensavo a mia figlia che c’ha tutte queste idee -come tutti i bambini – che a noi altri a volte possono sembrare strane ma che sono solo lo specchio della loro fantasia mobilissima.

Pensavo alle sue favole che si riempiono di personaggi, di cose che si animano come nella Pimpa, di bambini che diventano sedie e dinosauri che vengono mangiati e risputati dallo squalo che vive sotto il letto e pensavo a quella volta che la maestra l’ha redarguita – raccontandomela come una cosa non bella – perché, dopo aver assistito alle performance di un artista, si era disegnata i pantaloni con i pennarelli e aveva dipinto anche quelli della Lenticchia.

Io forse non sarò una mamma tanto brava, ma lì per lì, quando la B1 me lo ha detto, con la voce inseverita, tanto per far capire alla soggettina che non erano cose da farsi e per trovare in me la giusta complice, io ho abbozzato un mezzo sorriso e mi sono riempita di orgoglio materno.

Che diciamolo: per i pantaloni c’è la lavatrice (che l’hanno pure inventata per qualcosa no?) e i pennarelli lavabili non fanno grossi danni, mentre per le idee creative il tempo è sempre troppo poco.

La maestra allora mi guardò molto male, per via di quel sorriso e chiese esplicitamente di farle capire che non si può andare in giro a istoriare pantaloni altrui: lo feci, anche se poco convinta, ma rimasi in cuor mio molto contenta dell’accaduto.

Io credo sia estremamente importante dare ai nostri bambini gli spazi e i tempi per mettere in moto la fantasia e poi anche per metterla a frutto e credo anzi di più che sono loro, in questo senso, a poter insegnare qualcosa a noi e che non dobbiamo frustrarli.

Certo, il limite tra creatività e altre cose che forse non riescono tanto bene in questo mondo è molto sottile ma dobbiamo essere bravi e ricordarci sempre di quella nostra piantina che abbiamo lasciato seccare, ma anche dei semini che si spargono intorno nella terra e forse

che ascoltando e supportando la creatività dei nostri figli stiamo facendo un dono bellissimo a loro e ne stiamo facendo uno altrettanto importante a noi stessi.

Perché sfido qualsiasi genitore a negare di essere molto più creativo da quando gioca con il proprio nanetto. Che solo ad ascoltare le storie di frollina, mi viene voglia di scriverne mille.

E ricordatevi: siamo tutti creativi. Bisogna solo trovare la forma, il coraggio e tornare un po’ cinni.

Baby blogger cresce

Dal sito bulgnais.com

Dal sito bulgnais.com

Stamattina la Frollina ed io siamo andate a vedere i burattini alla Bottega di Mangiafoco: un posto che entrambe adoriamo per la magia delle storie e l’entusiasmo del burattinaio.

C’era tantissima gente. Sono molto felice che si stia diffondendo la notizia e bambini accorrano da ogni dove. C’era anche una lettrice del blog che aveva letto la segnalazione e che mi sta molto simpatica. Con la sua bimba.

Si spengono le luci. Il burattinaio si infila dietro al teatrino. Chiede il silenzio. Bisogna chiamare Mangiafoco che sta dormendo. Da dietro al teatrino, nella magia dell’attesa dei bambini, il burattinaio/Mangiafoco comincia a far finta di russare, molto rumorosamente. Read more

Piccole principesse crescono

frolla_sorride“E’ arrivato un lupo gRandissimo!!!!!”

Dice Frollina, scapicchiando di qua e di là per casa, mentre gioca. Poi d’un tratto si siede, si toglie una delle calze antiscivolo e comincia a sventolare il piedino nudo.

“Lupo! Io ti mando via con la puzza del mio piede!!!! Non morderai mai le mie pacchie” (leggi: Chiappe).

Mia figlia si avvia a una fiorente (e forse genetica) carriera di camionista in miniatura. Mi sa che le mie favole sui giganti scoreggioni e le streghe con il catarro stanno cominciando ad avere un sinistro effetto sulla principessina…;-)

Le amiche di frollina

Frollina comincia a prendere davvero sul serio il concetto di amicizia.

Ci sono tre o quattro bambine da cui è diventata davvero inseparabile. Non credevo che a tre anni ci si potesse affezionare tanto ad altri nanetti, considerando che spesso sono potenziali concorrenti nella corsa al giocattolo che gira per casa.

Ci sono la Bianca e l’Anita che sono le figlie della mia amica Lena. Fino a un paio di mesi fa erano inscindibili l’una dall’altra, per Frollina. Cioé, le era quasi impossibile pensarle staccate. Tanto che quando parlava di loro diceva frasi del tipo: “Biancanita viene da noi?” come se fossero parte della stessa monade. Read more

Ospiti indesiderati: le zecche

“Ma guarda che bella la mia bimba che corre in mezzo ai prati seminuda!” Questo ho pensato ieri mentre, seduta sotto un pioppo frondoso in collina, guardavo Frollina correre con i suoi amichetti.

Ore 13.30. Casa del piccolo Fe. Posto incantato in mezzo ai calanchi e alle colline. Lui, l’amica Silvestlina e Frolla corrono. Giocano. Fanno pipì nell’erba. Noi mamme chiacchieriamo dopo un pic nic all’aperto. C’è l’orto e ci sono anche un cane e il cocomero.

Io sto bene. Tutto sommato, anche se stancante, funziona questo mese di luglio. Alla mattina sto con la piccola, facciamo cose, andiamo in piscina, vediamo gli amichetti. Al pomeriggio, mentre lei dorme, io lavoro. Alla sera se ho da finire lei sta con il papà, oppure usciamo. Read more

A bug’s life

bugslife

Siamo entrati nell’era degli insetti.

Premetto che io odio gli insetti. C’ho una forma di repulsione cronica per tutto quello che si muove e ha una grandezza inferiore ai 5 cm (a parte, ovviamente, l’attributo di Tino ;-) ).

Erano bei tempi quando alla scuola materna facevo la morale agli altri bambini che uccidevano le formiche, rompendogli le balle con l’Inferno e tutte quelle punizioni che piacciono tanto ai cristiani. A ripensarci mi faccio venire l’orchite da sola per il buonismo che promuovevo a piene mani.

Per me, oggi, gli insetti possono davvero andare a quel paese. Cioé, non è che auguri loro morte eh? Sia ben chiaro.  Ne riconosco anche gli innegabili vantaggi per l’ecosistema. Ma oguno a casa sua. Sono una leghista convinta di Insettilandia.

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Come una buona idea può trasformare un luogo: la giostra Sogni d’oro, i bambini d’Abruzzo e la speranza

Sabato pomeriggio ho portato un po’ di quaderni, penne, matite e colori alla giostra di piazza 11 settembre per l’arrivo dei ragazzi d’abruzzo.

Manifestazione sentita, autentica e molto spontanea. Temevo che il contributo della polizia potesse conferire al tutto un tono troppo pomposo e celebrativo e invece questi ragazzini erano allegri – roba che a me mi si è gonfiato davvero il cuore – e anche i poliziotti, nelle loro divise troppo pesanti per una giornata molto calda, erano assolutamente rilassati e poco pomposi e celebrativi.

La grande scoperta è stata la giostra di questo parco.

Merita un post.

Perché non si può sempre parlare solo di cose brutte e che vanno male nel Paese.

Dovete sapere che Parco 11 settembre – da tutti i bolognesi conosciuto come il Parco Manifattura Tabacchi - è in pieno centro, accanto alla Cineteca e al cinema Lumiere, in una zona che è stata recentemente riqualificata con un ottimo lavoro architettonico e di recupero. Si trattata di una delle aree più degradate della città, anche se in una zona storica molto importante, dove fino al 1700 sorgeva il PortoCanale di Tortellinicity che come una piccola Venezia aveva una fittissima rete di canali navigabili che portavano proprio alla grande Venezia passando attraverso le valli e al Po. Perché Bologna, in età moderna, grazie all’invenzione del mulino ad acqua che aveva velocizzato le imprese industriali, era diventata la prima produttrice di seta in Europa ed esportava nella maggioranza del mondo conosciuto. Read more

Sillogismi frollineschi

immag002Frollina ha due care amichette al nido che hanno entrambe un fratello minore. Il fratello di entrambe le amichette si chiama Dario. Read more

Giochi parlanti nella notte

100_1639Io vorrei beccare da solo, in un vicolo chiuso e buio, l’inventore dei giochi parlanti per bambini. Giuro che prima di riempirlo di botte tenterei di capire cosa aveva nella testa quando ha pensato a certi infernali meccanismi che governano il mondo di telefoni parlanti, fattorie poliglotte e lavagnette didattiche per la prima infanzia.

Perché diciamolo.

A chi non è mai capitato, nel cuore della notte – proprio mentre sta dormendo il sonno dei giusti perché la piccola iena finalmente è entrata in fase rem – di essere risvegliato di soprassalto e con un orribile tuffo al cuore da una voce cavernosa che – di punto in bianco – se ne esce con

 

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Che fine avrà fatto Manulo?

Che fine avrà fatto Manulo?
Lo scoprirete solo assistendo a La rivincita del calzino spaiato.

E le mamme talebane?
Tutte in croce, mercoledì 25 febbraio alla saletta Pertini, via Muratori 4/2 – Bologna (ore 21 per i prenotati, ore 22 per tutti gli altri)

chi assisterà al secondo spettacolo avrà il privilegio di confrontarsi direttamente con l’afrore delle mie ascelle, vittime dell’anteprima!!!!

Una chicca grande grande

Abbiamo passato un Natale all’insegna del moccolo, della guardia medica e di qualche piccola tensione familiare dovuta alla protratta cattività. Per fortuna siamo in grado di fermarci prima dei coltelli e per fortuna il buon Dio è giunto in nostro soccorso facendo migliorare la frollina. Dopo una settimana di insonnia quasi totale, l’antibiotico (aimè abbiamo dovuto) ha sortito il suo effetto e ora siamo in fase di miglioramento.

I nonni sono corsi in nostro aiuto regalando a Tino e me un paio di pomeriggi di libera uscita e siamo perfino riusciti a sederci a leggere in libreria, nella nuova libreria Ambasciatori, aperta recentemente in centro a Bologna.

La mattina di Natale, pur con la febbre e dopo tregiornitre passati solo in braccio alla sottoscritta (la mia metamorfosi in polipo era quasi compiuta!) la frollina ha aperto i suoi regali: una caramella/chicca gRRRande gRRRande di cioccolata Lindt (come da sua esplicita richiesta) e una confezione di lego perché baby attrezzo possa costruire i suoi manufatti.

Un’amica le ha regalato un bambolotto e un altro le è arrivato via nonni: entrambi sono piagnoni da paura e il 26 dicembre qui sembrava di essere in una nursery: alla frollina questa cosa di far piangere altri bambini la mandava in brodo di giuggiole e faceva di tutto perché questi lamenti strazianti facessero eco per tutto l’appartamento.

Sottofondo al lazzaretto.

Ho sognato più di una volta di estirpare dal cuore di questi bambocci le pile ma poi mi sono detta che non potevo togliere a mia figlia cotal piacere. E comunque ci è andata bene. Non sono arrivate robe (che giuro se gliele regalano chiudo dei rapporti ;-) ) tipo Vomitino, cicciobello caccapipì o aberrazioni del genere – segnali inequivocabili di una vicina fine del mondo.

Avrei moltissime cose da scrivere. Per esempio con Tino abbiamo anche girato due videopost che appena c’ho il tempo inserisco, perché ci sono arrivati un paio di regali talmente raccapriccianti che meritano effluvi di luci, immagini e parole.

Per esempio devo postare le vostre letterine di natale. Non mi sono dimenticata.

Ma tra il lavoro arretrato, tra le incombenze casalinghe e la voglia di passare un po’ di tempo con il non marito e la prole, non faccio in tempo nemmeno oggi.

E poi si, vi devo raccontare del 25 febbraio.

Vi dò un aiutino poi vi dirò bene.

C’è chi ha deciso di prendere questo blog e impastarlo per bene affinché producesse parole dette, oltre che scritte.

Il resto ve lo racconto a tempo debito.

Vi amo

appena possibile riscrivo.

Frollina e le foche

Il video di Frollina che chiama le foche all’acquario

Caro Altan – lettera aperta sulla Pimpa


Caro Francesco Tullio Altan,

ti scrivo perché ho sempre stimato il tuo lavoro – sono una fan delle tue vignette satiriche – e ora ho una figlia duenne che è entrata in fissa con la Pimpa.

Ogni giorno, a casa nostra, si consuma una quotidiana lotta per convincere la piccola Frollina che non può SEMPRE guardare la tua Pimpa. Però ormai, ognuno di noi, compresi i due felini, conosce a memoria ogni battuta dei 4 dvd con gli episodi del cane con la dermatite.

Inoltre, caro Francesco Tullio, essendo la sottoscritta affetta da plurime patologie della pelle (tra cui ponfi rossi di orticaria molto simili a quelli della Pimpa), ecco devo dire che io quel cane lì me lo sono preso davvero a cuore.

C’ho alcune domande.

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