Il lavoro e le donne: perché a volte siamo conniventi di situazioni ingiuste?
Di oggi un articolo di Repubblica sugli scoraggianti dati occupazionali al femminile del nostro Paese.
Nel 2010 esistono ancora situazioni professionali e zone d’Italia dove essere donna è un fattore discriminante non solo per una realizzazione professionale ma anche per mantenere un qualsiasi lavoro.
- Quanto c’entrano la maternità e i maggiori impegni familiari di cui spesso si fanno carico le donne?
- Quante donne scelgono di rimanere a casa dal lavoro perché la ricerca è estenuante e spesso il gioco non vale la candela?
Sul rapporto donne e lavoro si crea spesso un muro di omertà: pochissime donne hanno il coraggio di fare nomi e cognomi, a fronte di esperienze negative, per paura di essere TAGLIATE FUORI, che il LICENZIAMENTO non sia la cosa peggiore.
Ci sono donne che firmano, al momento dell’assunzione, lettere in bianco di licenziamento che verranno – all’uopo – usate dal datore di lavoro per “liberarsi” di loro in modo pulito e senza alcun appiglio legale.
Perché queste donne ACCETTANO di firmare queste lettere?
Il 10 settembre 2010 sarò ospite di Salotto Precario alla Festa Provinciale dell’Unità di Bologna per parlare di questi temi.
Sto raccogliendo riflessioni e esperienze personali sul social net di Donne Pensanti ma mi piacerebbe ricevere anche il parere dei lettori di Panzallaria, magari con un focus sulla maternità e una riflessione sul perché – a volte – le persone si sentono di non avere altra scelta che diventare conniventi di situazioni ingiuste, giocate sulla loro stessa pelle.
Rompiamo il muro di omertà! Parliamone di questi temi.
Se ne parla anche su friendfeed:
L’Umanista Informatico secondo me: storia di un matrimonio felice
Il blog di Sergio Maistrello, per chi lavora con le parole e la Rete è una fonte imprescindibile di approfondimento.
Così anche oggi, oltre all’interessantissima analisi su Facebook (da giorni stavo pensando anche io di fare il punto sulla mia personale evoluzione nell’uso di quel social net), grazie a lui ho scovato questo ebook: L’Umanista Informatico di Fabio Brivio e ho ovviamente dato un’occhiata alla titolazione dei capitoli e ai contenuti, dato che mi sono sentita presa in causa.
Mi è venuta anche voglia di parlarne, finalmente, della figura dell’Umanista Informatico verso la quale sembra si inizi a nutrire qualche interesse.
Sono passati quasi 10 anni da quando, raccontando agli amici della mia scelta di frequentare un Master in Informatica e Comunicazione per le scienze umanistiche, tutti mi guardavano come se mi fossi convertita all’Islam.
Mi ero laureata in Lettere, con una tesi in Letteratura contemporanea e avevo intenzione di passare dall’altra parte della barricata? Davvero mi volevo occupare “di computer”?
Durante gli ultimi anni di Università avevo intuito, grazie a un corso di Informatica Umanistica (davvero all’avanguardia per allora) che la Rete, il linguaggio semantico del Web e le implicazioni che avrebbe avuto un nuovo modo di raccontare il mondo e entrare in connessione che Internet offriva, erano strettamente apparentati con le scienze cognitive, la filosofia, la linguistica.
Quel corso cambiò decisamente il corso delle mie scelte. Perché se prima di allora il futuro professionale mi appariva come una nebulosa e l’unica certezza che avevo era che sarei stata parte della folta schiera di laureati in materie letterarie che finiscono disoccupati o che si ritrovano a fare un lavoro lontanissimo dalle proprie aspirazioni, dopo un anno tra html, css e riflessioni attorno alle conseguenze della struttura associativa del web sul pensiero, capii che quella era la mia strada.
Non fu una strada facile. Non fu solo filosofia o linguistica o scienze teoriche.
Un umanista che ha voglia di lavorare con il web, posizionandosi in quel punto intermedio tra chi si occupa esclusivamente di contenuti in maniera tradizionale e il “nerd” informatico che “sputacchia” codice (come diceva sempre un mio Professore) deve dismettere per un po’ ciò che gli sta più a cuore (le scienze umane), tenendosi cara la struttura del pensiero che ha acquisito negli anni dell’Università, per immergersi in codici di marcatura, programmazione, logiche di progettazione di un database relazionale e deve cimentarsi in materie che lo faranno sentire, spesso, un po’ deficiente.
Come se fosse atterrato su un altro pianeta.
L’informatico guarda all’umanista che si avventura nel suo mondo con scetticismo e a volte disprezzo. Potrai fargli la domanda più intelligente e arguta che abbia mai sentito e la sua prima risposta sarà sempre la stessa e sempre con il medesimo tono: strascicato e annoiato.
“Ma è’ acceso il computer?”
Prima di rompere il muro della diffidenza ci vorrà tempo, sangue e sudore.
L’Umanista tradizionale che ha a che fare con l’Umanista Informatico lo tratta quasi sempre come se fosse un tecnico della Telecom. Dal collega della carta dovrai aspettarti principalmente una sola domanda:
“Mi puoi aggiustare il computer? Ho lo schermo che fa le farfalle…”
I primi anni non sono di vita facile.
In compenso, una volta che avrai bevuto al Sacro Graal della programmazione e avrai costruito almeno un centinaio di pagine in Html strict usando il blocco note (e non qualche editor, che così sono capaci tutti!) per espiare i tuoi peccati di fine italianista, potrai tornare alle parole.
Alle parole del web.
Sarà come una folgorazione e ti renderai conto che hai un bagaglio di conoscenze che è un VALORE AGGIUNTO e che se anche non programmerai mai in php, il fatto stesso di sapere cos’è il php ti rende in grado di dialogare con l’informatico della scrivania accanto senza la sensazione di stare seduto accanto a uno stregone che prepara veleni e pozioni mefitiche.
E se la prima volta lui ti farà sempre quella stessa domanda sul tasto di accensione, poi riuscirai a conquistare la sua fiducia facendogli capire che anche tu hai a cuore accessibilità e usabilità e che conosci benissimo i vantaggi dell’inserimento di un Link relativo piuttosto che assoluto.
Il web si muove in un territorio solo apparentemente lontano alle scienze umanistiche: l’xml è basato sulla Semantica e la categorizzazione gerarchica, avendo molto a che fare con alcuni dei principali orientamenti filosofici occidentali.
La struttura associativa con cui si costruisce la narrazione in Rete ricalca il modo in cui la nostra mente produce le idee ed è molto affascinante studiare i legami che ci sono tra strutture del web e riconfigurazione del pensiero e del sapere.
Da quando esiste la Rete la linearità che aveva acquistato enorme spazio grazie all’invenzione della scrittura ha lasciato margini di crescita al pensiero associativo, molto più di quanto oggi non ci rendiamo conto.
L’Umanista Informatico trova lavoro molto più facilmente e efficacemente dell’Umanista tradizionale. Dieci anni fa in pochi ne intuivano l’importanza ma oggi le principali aziende che si occupano di comunicazione web hanno capito che siamo merce preziosa.
Lavorare con le parole e con la progettazione di siti, blog, social network è una sfida affascinante e devo ammettere che non mi sono mai pentita della mia scelta, credo anzi che sia molto importante certificare questo tipo di figura professionale e farne percepire le potenzialità anche a chi è coinvolto, a vario titolo, nella gestione dei contenuti del web.
Ho voluto scrivere questo post, raccontando la mia esperienza professionale (da stagista schiava in veste di HTMLlista sono passata a editor per poi occuparmi di contenuti e social network, fino a creare progetti complessi che hanno a che fare con la struttura delle reti sociali, come ad esempio donne pensanti) perché credo che oggi, in un Paese dove i laureati sono carne da macello della precarietà, specializzarsi in Comunicazione e Informatica sia una grandissima opportunità per tutti coloro che hanno scelto Facoltà come la mia.
Per dire: io ho sempre avuto opportunità professionali e quando non le ho colte è stata per una scelta personale.
Ho voluto scrivere questo post perché sono felice di constatare che si comincia a parlare di questo tema e non credo sia un caso il fatto che nella stessa settimana trovo il libro di Brivio e vengo invitata a un incontro con i neo laureati in Facoltà Umanistiche dell’Università di Trento per raccontare della mia esperienza.
Ho voluto scrivere questo post perché in Italia l’Umanista informatico è prima di tutto (e spesso solamente) colui che utilizza i mezzi informatici con fini didattici, mentre è importante dare rilievo al contributo che un umanista può dare professionalmente, anche fuori dalla scuola o dall’Accademia, nell’ambito della comunicazione.
Per approfondire:
- Il post in cui Fabio spiega perché ha scritto il libro L’Informatico Umanistico
- L‘informatica umanistica secondo wikipedia (è dato ampio spazio all’accezione più comune del termine secondo cui l’umanista che utilizza l’informatica lo fa prevalentemente come strumento didattico)
- L’articolo Il linguaggio oltre il linguaggio di Massimo Parodi, sulla rivista Informatica Umanistica (Parodi è il professore che nel 200o diede vita al Master che ho frequentato, presso l’Università di Milano)
- Sito ufficiale della Facoltà di Informatica Umanistica dell’Università di Pisa (l’unico corso di laurea attualmente in Italia che si occupa di Informatica Umanistica)
Benvenuta nel mondo dei grandi Panz!
Sveglia alle 6.30. Doccia. Vestizione. Caffè. Gattina che vomita: benaugurio mattutino.
Preparo la borsa con spazzolino, fazzolettini, tutto ino ino per una giornata fuori casa. Ci infilo dentro 5 kili di cancelleria – che lo sappiamo, alla panz ci viene uno sturbo per la cancelleria – e esco.
Come al solito mi sono dimenticata di pettinarmi. Read more
Arruolata
Assunta. Dopo l’ultima visita alla Medicina del lavoro e il doveroso passaggio all’ufficio assunzioni ho un contratto alla mano. Insieme a tutta una serie di incartamenti che ora andrò a leggermi: circolari, leggi, promemoria.
Stamane ho firmato. Read more
L’organizzazione estiva della free lance: gestire la frollina e lavorare
Salti mortali.
Sono quelli che sto facendo in questo periodo. Perché – mea culpa – non ho saputo in tempo che esistevano dei centri estivi comunali collegati al nido dove lasciare la piccola in Luglio e ora devo fantasiosamente gestire le mie giornate per coniugare lei e il lavoro.
E’ bello ma anche molto faticoso.
Non abbiamo i soldi per una baby sitter. O la baby sitter o le vacanze e abbiamo troppo bisogno di vacanze.
La mattina ci svegliamo e frollina ed io stiamo insieme. O andiamo al parco, o facciamo commissioni, oppure andiamo in piscina. Cerco di trovare sempre una buona occasione perché incontri altri bambini e stia in compagnia dei suoi amichetti. Frollina è molto socievole e vorrei che crescesse – pur figlia unica – coltivando condivisione e rapporti con i suoi simili. Read more
Il lavoro spiegato a e da Frollina
Frollina: Perché papà non c’è stamattina?
Panz: E’ andato a Roma. Per lavorare. E’ partito presto.
Frollina: Cos’è lavorare?
Panz: Lavorare è quella cosa che si fa per portare a casa dei soldini.
Frollina: Perché?
Panz: Allora. Tu fai qualcosa che serve a un’altra persona. Lei in cambio ti dà i soldini e tu ci compri la pappa, i giochi, i libri, i vestiti.
Così siete entrambi felici.
Panz al Mam
Di fretta scrivo perché di fretta vado. Che qua, questa scarlattina rende più vispi di un tiro di coca. Diciamolo: gran bazza l’esantema. A parte la prigionia forzata e l’overdose di antibiotici, la frollina sembra più in forma di un grillo!
Ieri sono stata al Mam.
Soccia.
Mi sono divertita.
E’ venuta a prendermi in stazione Extramamma con la sua mini rossa. Abbiamo parlato di tantissime cose mentre tentavamo di raggiungere la meta e sommando i due sensi dell’orientamento ci perdevamo ad ogni incrocio.
E’ proprio come me la sentivo nelle mail e sul suo blog: fantastica. Materna. Intelligente.
Al Mam ho conosciuto e rivisto molte mamme che seguivo solo sui loro blog o che erano passate di qui: Smile1510, Orma, Smamma e molte altre (non ce la faccio a inserire i link di tutte, scusatemi!). Read more
Segnalatemi eventi per bambini a Bologna
Ho cominciato a collaborare con QuiMamme.
Si tratta di un piccolo contributo legato alla segnalazione di eventi, spettacoli, progetti dedicati ai bambini in quel di Bologna.
Ecco il link della sezione in cui scriverò: http://quimamme.leiweb.it/mamma/mamma-e-donna/articoli-2009/quimamme-croniste-20171579067.shtml
Se siete a conoscenza di cose carine da segnalare, legate ai genitori e ai bambini bolognesi, scrivetemi: panzallaria73@gmail.com per promuoverle lì. Si tratta del primo portale italiano dedicato al tema. Può essere una buona occasione per diffondere eventi di qualità!
grazie mille
Mamma multitasking
Dopo una notte insonne, causa moccio della frolla, stamattina abbiamo lottato per infilare i vestiti e poi l’ho accompagnata al nido. Uscita da lì mi sono fiondata alla coop: 4 secondi netti per comprare cibo per gatti, succhi di frutta e medicine antimoccio. A casa ho dovuto rimettere mano a un poderoso progetto di lavoro perché ieri, a firenze, abbiamo fatto una riunione cruciale e bisogna che tutte le criticità saltino fuori a breve, prima di buttarci nell’implementazione. Mentre metà cervello cercava di valutare pro e contro e di scrivere un report sensato dell’incontro di ieri, metà cervello rispondeva alle mail delle mamme del nido e cercava di organizzare la serata/pizza/mamme per preparare la sorpresa per le dade (non scrivo nulla perché ogni tanto una di loro mi legge e non sia mai che!). A mezzogiorno ho dovuto staccare la spina da lavoro e resto e mi sono buttata nella pulizia matta mattissima di questo misero appartamento. Che da quando ho scritto quel post sul fatto che pulisco solo una volta alla settimana, come una specie di iettatura, ora la casa è perennemente sporca e non faccio altro che tirare su polvere e fottuti piumini. Read more
Perché parteciperò al MamCamp
Il 23 maggio 2009 andrò a Milano per partecipare al MamCamp. Sulla scia dei BarCamp, il Gruppo 24 ore e Fattore Mamma hanno organizzato questa iniziativa per parlare di come internet può essere un motore di innovazione, creatività, sviluppo di idee e promozione di lavoro per moltissime mamme. Per condividere esperienze e lanciare proposte. Per ascoltare idee e per incentivare chi ancora si deve lanciare in questo mondo e vuole capire se è una strada percorribile.
Il Camp si rivolge alle mamme. Tutte. Non serve avere un blog o lavorare con la Rete: basta la curiosità, un’idea nel cassetto. Ma anche no. Read more
A volte ritorna: il lavoro
Il fatto di avere una specie di lavoro che mi consentirà di guadagnare una specie di stipendio tutti i mesi mi fa davvero strano. Lo giuro.
Mi fa strano pensare di nuovo a me come professionista a cui gli altri debbano dare fiducia.
Mi fa strano perché – come molte persone della mia generazione e donne della mia età che hanno messo in mezzo un figlio – sono abituata davvero male.
Mi fa strano se mi guardo indietro. Non più tardi di 5 mesi fa mi sentivo professionalmente finita e forse – proprio perché mi sentivo così – tutto ha cominciato di nuovo a girare. Perché il lavoro, l’ho scoperto in questo frangente, è come l’amore vero: arriva quando meno te lo aspetti. Read more
Pensiero precario
Segnalato dalla Lena. Pubblicato su L’Unità. Una lettera molto bella. Da leggere.
Ne copio un pezzo per voi perchè secondo me è davvero notevole.
Di gerontocrazie lavorative e neuroni che girano
Mi mancava l’odore delle menti che pulsano. Mi mancava il rumore delle idee, tante idee messe tutte insieme in una stanza piccola a far quadrato attorno all’ultimo lavoro. Mi mancava. Me ne sono resa conto oggi. Poi c’è da dire che nella vita io ho provato anche poco la sensazione di chi è ascoltato e rispettato per il proprio lavoro e ora che sta accadendo, ecco, mi sembra un regalo miracoloso del destino.
Mi sono accorta oggi, mentre ero a Firenze nell’ufficio dell’azienda con cui sto collaborando, che mi mancava il lavoro di squadra. Quello che – quando ti metti in proprio e l’ufficio corrisponde ad una scrivania nella tua camera da letto – raramente vivi. Read more
Vivere con pochi soldi
In tempi di crisi non può mancare un bel post didascalico che dia una sferzata di energia a quanti -come noi della famiglia Panzallaria – vivono con quattro lire. Dato che i precari sembrano essere in via di estinzione (e non perché si “sistemano” ma perché a sta crisi ci rimangono sotto, diventando i nuovi disoccupati del domani) e dato che l’argomento (facendo parte io della categoria) mi sta molto a cuore, voglio dare il mio piccolo contributo affinché si possa sopravvivere.
Allora. Fatemi due conti in tasca. Noi si vive in tre con circa 2.100 euro al mese, spicciolo più spicciolo meno (gli spiccioli sono quelli che porto in saccoccia io, il resto si deve tutto al prode Tino). Read more
Congedi di paternità
Oggi giornataccia: la frollina si è presa quell’influenza pesissima e ieri ha avuto una media di 39 e mezzo di febbre. Inutile dire che oggi sono abbastanza con l’acqua alla gola per il lavoro e così invece di scrivere un bel post per Panz (così domani tornate ancora più desiderosi di leggere le nostre avventure
) faccio un po’ di pubblicità ad una strainteressante intervista che ho pubblicato su Mommyblogging italiano.
Una blogger che vive in Svezia ha raccontato come funzioni la legge e la cultura nordica in merito a Congedi di paternità; quale coinvolgimento per i padri svedesi?
Ho aggiunto anche una serie di link a leggi, articoli e info varie su quanto accade ed è possibile in Italia.
Perché noi – per esempio – quando è nata la frolla, abbiamo brancolato nel buio per mesi prima di scoprire che tino, in quanto io libera prof., aveva diritto all’allattamento.
Se volete saperne di più leggete Congedi parentali: Italia vrs Svezia














