Facciamo la nanna
12 dicembre 2007 // 51 CommentiDato che negli ultimi giorni mi sono piovuti c***i da tutte le parti e che per un attimo mi sembrava di avere perso un po’ la bussola della mia vita e delle mie azioni, di sfasciare tutto quello che avevo intorno, mi sono messa a pensare un po’.
Ho cercato di prendere tutti gli accadimenti, emotivi e pratici, tra cui anche una pesantissima lite con i suoceri, di cui forse vi racconterò prima o poi e di cercare in essi un filo comune, un comune atteggiamento, come fossero tutte facce dello stesso dado, anche se apparentemente scollegati.
Quando mi è sembrato di intravedere – ma sono ancora all’inizio – un punto in comune, allora ho deciso cosa fare.
Complice la lettura di questo libro, ho deciso di partire dal tentare di risolvere le cose più facile e dal tentare di farlo con la maggior allegria e ironia possibile, che se no mica mi sfango fuori da tutto questo casino!
E la prima cosa da risolvere – il problema più piccolo -, quella che poi mi vedrà più lucida, più pronta e reattiva è l’insonnia della frollina.
E così ho preso dalla libreria il libro Fate la nanna che mi aveva regalato Adele in tempi non sospetti, quando la nana abitava il mio utero. Che avevo letto, con la speranza di non doverlo mai usare.
Ci siamo messi di impegno, Tino ed io, per studiare bene questo sistemino nazista, inventato da un solerte pediatra spagnolo, che vuole insegnare ai bimbi l’abitudine ad addormentarsi da soli, senza che mamma o papà debbano improvvisarsi ogni volta trapezisti per solleticare il sonno del proprio pargolo.
Un sistema nazista perché tu genitore devi appliccare il pianto controllato, inventarti tutta una ritualità intorno al momento della nanna e poi lasciare il figlio nel lettino, prima che si addormenti.
Adeguatamente rassicurato da un discorsetto pieno di artifizi retorici e sdolcinatezze genitoriali, il pupo piangerà non appena uscirai dalla stanza, ma tu devi resistere. Il primo giorno, la prima volta, te ne esci e stai fuori dalla stanza 1 minuto. Lo lasci piangere, insieme ad una serie di amichetti di peluche istruiti per accudirlo nella notte.
Poi rientri e riparti con la retorica amorevole del “buonanotte. Tranquillo. Non ti abbandoniamo. Non scappiamo in Papuasia anche se dopo un mese di notti insonni ci piacerebbe. Capiamo che ti girino le palle perché non ti prendiamo in braccio e non ti culliamo come al solito, ma la vita va anche così. Si nasce soli, si muore soli e si dorme anche soli. Almeno fino al matrimonio.”
Poi esci di nuovo e questa volta aumenti un po’ il tempo in cui lo lasci da solo. E così avanti fino al completo addormentamento del pupo.
Naturalmente il procedimento è duro. Soprattutto per il lato femminile della coppia.
Dovete infatti immaginare la sottoscritta – cronometro alla mano – seduta sul divano, con il piedino che batte il tempo nervosamente, ad aspettare il momento di rientrare nella stanza di frollina.
Dovete immaginarvi Frollina struggersi come in una sceneggiata napoletana. Lacrimoni copiosi, braccine lanciate verso di me e urletti da soprano. Dovete immaginare i suoi tanti capelli, tutti sparati in aria, come avesse messo le dita nella presa, per via degli arrotolamenti da capricci.
Dovete immaginarvi Tino che mi trattiene, nei momenti in cui quel pianto sembra spaccarmi il cuore.
Sono 2 giorni che applichiamo il metodo spagnolo. La prima sera la frolla ha pianto per un’ora. Un’ ora lungherrima, con il cronometro continuamente stretto e sudato tra i miei polpastrelli e lei che piange sempre più, sempre meno.
E entrare in camera, con voce ferma e sicura e rassicurante, senza doverla e poterla toccare. Mantenendomi a distanza di sicurezza. Perché le armi di questi piccoli bastardi sono affilate e se fai tanto di cedere alle braccina lanciate al collo è la fine…
La seconda sera frollina si è addormentata in una mezz’oretta. Ma, soprattutto, non si è svegliata nel corso della notte.
Insomma. Stanotte Tino ed io abbiamo dormito il sonno dei giusti. Lei si è svegliata tranquilla e allegra e anche noi stavamo decisamente meglio.
Perseveremo. Perché credo sia importante per la piccola imparare a dormire senza l’intervendo di un umano adulto che la compiaccia in mille modi e maniere, che eravamo arrivati al punto che senza cullarla tra le mie braccia non chiudeva occhio.
Perseveremo perché se impara a dormire lei è una bimba più felice e serena e noi genitori meno stressati dalle notti in bianco.
Un passettino è fatto. Un inizio l’ho dato. Ora bisogna camminare, camminare, risolvere, risolvere.
Intanto grazie.
Grazie a tutti voi che mi avete lasciato dei messaggi pubblici e privati talmente belli che hanno scaldato il mio animo in questi giorni di autocommiserazione, vedo tutto nero e sono molto triste.
buona giornata
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@Electromom: mi ha fatto sorridere questo commento “postumo”
ti abbraccio. Noi ora dormiamo ed è un gran guadagno a cui, fino a solo 2 anni e mezzo fa, non avrei mai creduto.