Il posto fisso: una fissa dei Media o una fissa di tutti?

Scritto da Panzallaria   // 21 luglio 2010   // 9 Commenti

Leggo questo articolo su Repubblica che si intitola La fine del posto stabile: solo al 6% dei laureati e mi viene voglia di aprire un confronto. Lo faccio su FriendFeed che mi sembra la piattaforma più adatta e vengono fuori tante riflessioni diverse, punti di vista eterogenei che compongono un quadro molto interessante della nostra generazione.  Anche Blimunda oggi ne parla sul suo blog con un post che si intitola Lavorare stanca. Sul web di più.

Visto che la discussione mi interessa e piace, la allargo anche qui con il pensiero buttato in pasto a Friend Feed.

Potete commentare lì, se avete un account, o qui sul blog, nell’area dei commenti.


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9 COMMENTS

  1. per Lumaca a 1000, 21 luglio 2010

    non so se il posto fisso sia un obiettivo, in questo momento credo che l’obiettivo sia trovare un lavoro in generale, cioè penso che la cosa sfiancante sia non essere certi di avere ancora un lavoro fra un mese o fra tre o domani. come sai, io lavoro in proprio e ti assicuro che in questo momento anche io mi chiedo se tra qualche mese avrò ancora un lavoro…

  2. per daniela, 21 luglio 2010

    io sono per la flessibilità, per l’imparare sempre e comunque, senza fermarsi mai. a dire il vcero, però, questa benedetta o famigerata flessibilità dà il meglio solo nel momento in cui essa si pone come scelta del lavoratore, anzichè come obbligo. ormai parliamo di flessibilità, ma siamo molto vicini alla schiavitù.
    ho cambiato mille lavori, in vita mia, sempre imparando e dando il meglio di me: a 30 anni compiuti ritengo che la flessibilità cui sono stata sottoposta mi abbia dato gli strumenti per sapermi orientare bene nel mondo del lavoro. ormai so fare mille cose, ma ora mi permetto il lusso di dire: voglio il posto fisso. ebbene sì, dopo anni e anni di studio affrontato nel migliore dei modi, dopo anni di lavoro, credo di poter dire una cosa del genere: voglio il posto fisso, ora è il mio obiettivo. perchè tanto è inutile negarlo: solo il posto fisso ti garantisce certe cose (malattia, maternità, tredicesima, bla bla e bla).

    in realtà…

    in realtà mi guardo intorno e vedo che la maggior parte della gente ha un posto fisso perchè è stata aiutata/appoggiata/presentata/infilata da mamma/papà/nonno/zio/fratello. gente che le parole “flessibilità” e “gavetta” non le ha mai dovute sperimentare!! gente che, da subito, si è trovata ad avere a che fare con tredicesime, quattordicesime, ferie pagate (senza avere magari il mio bagaglio sulle spalle).
    la cosa che mi ha fatto male – ma ringraziando dio non sono l’unica – è che ho visto e vedo la mia bella laurea ferita e sminuita da gente che ha avuto ste tali botte di culo: ma questi signori…che cazzarola hanno fatto per meritarsi una fortuna del genere?

  3. per supermambanana, 21 luglio 2010

    il problema non e’ posto fisso o meno. Il problema e’ avere un posto non fisso ma con tutti i benefici di uno fisso (contributi, accessibilita’ a mutui e prestiti, tanto per dirne qualcuna). In Italia gia’ la parola (precario) la dice tutta su come vengono considerati questi lavori.

  4. per Chiara, 22 luglio 2010

    Tutto dipende da cosa si intende con posto fisso credo.
    Leggevo tra i commenti che hai allegato di qualcuno che preferisce non avere il posto fisso, piuttosto meglio fare il freelance e sentirsi libero.
    Sono d’accordo in parte, poter decidere i propri ritmi di lavoro, in cosa si vuole investire, le sfide da iniziare, ecc dev’essere bello ed entusiasmante…. ma guardiamoci in faccia, io ad esempio faccio la segretaria… non potrei mai gestirmi in quel modo. Ma anche l’operaio, il postino, l’ingegnere… ecc ecc. Siamo in tanti a non poter fare a meno di una forma di lavoro dipendente, ma questo vuole anche dire che i nostri diritti di lavoratori dovrebbero essere riconosciuti.
    Che poi posto fisso non è un matrimonio, se si trova un lavoro migliore si può sempre cambiare.

    Ci sono troppi pregiudizi sui diversi tipi di contratto, il problema è che in molti casi i lavoratori non hanno che da perderci.

  5. per panz, 22 luglio 2010

    posto fisso inteso come lavoro che ti porti avanti per tutta la vita, immutabile, magari sempre nella stessa azienda. quello che succedeva ai nostri genitori, insomma. questo genere di posto fisso, con tutte le sicurezze che comporta, interessa ancora alla maggioranza dei 20/30/40enni di oggi laureati? (faccio rif. all’articolo comparso ieri su Repubblica)

  6. per Danilo Masotti, 22 luglio 2010

    Quando si parla di questo argomento a me caro, scatta la solita guerra tra poveri.
    Non esiste un meglio o un peggio, è una questione soggettiva e ogni scelta (ah scegliamo?) va rispettata e ognuna ha il proprio tornaconto personale.
    Da quello che ho letto, immagino che qui non ci sia della GENTE che guadagna chissà cosa (ma neanche dei poveracci, visto che han tutti un compiuter e stanno in orario di lavoro a scrivere sui SOCIAL NOTUORC os u questo bel blog) ed è per questo che sostengo che, se a uno gli interessa avere più tempo (non interessa a tutti, anzi molti non saprebbero che farsene), se proprio si deve guadagnare poco anche io dico che è meglio lavorare da FRILENS che si guadagna poco, si lavora solo se c’è da lavorare e ci si concentra di più su altro (passioni, figli, ozio…).
    Attenzione però, c’è FRILENS e FRILENS.
    Se uno deve fare il FRILENS con partita iva povera o cococoprofago e rispettare pure un orario di lavoro, a quel punto è meglio che si faccia assumere.

    A parte qualche lavoro, di POSTO FISSO è rimasto ben poco, con un CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO in un’azienda con 5 dipendenti non si può certo adagiare e fare chissà quali progetti visto che le aziendine saltano che è una bellezza.
    Una nazione con un mondo del lavoro RIGIDISSIMO che di FLESISBILE ha ben poco ci sbatte in faccia che il POSTO “FISSO” è utile a chi desidera fare dei debiti, a chi si vuole ammalare spesso, a chi vuole fare figli, a chi si accontenta di sentirsi vivo solo durante le vacanze, i uichend e i ponti.
    Sono scelte e vanno rispettate.
    Tutte.
    Continuiamo così, facciamoci del male.
    Ciao Panz ;-)

  7. per judith, 22 luglio 2010

    A febbraio, ai 35 anni ho firmato il mio primo contratto a tempo indeterminato, non era un mio obbiettivo ma mi ha dato un po’ di tranquillità a livello economico.
    Comunque non sono uscita dal mio stato di precaria…. continuerò a cercare…

    In questi 15 anni mi sono scordata della mia laurea e ho messo i piedi sulla terra facendo lavoretti di tutti i tipi e quanto ho imparato!. Sono già un po’ stuffa di tuttti quelli che mi guardano con compasione, come dicendo: “poveretta, con tutto quello che ha studiato dove è finita!”. Odio le aspettative che gli altri hanno su di me…perché non sono rimasta a casa aspettando il lavoro della mia vita, mi sono lanciata a quello che c’era e mi son accorta che facendo la fruttivendola e lavorando 20 ore /settimana ero più felice, guadagnavo lo stesso che adesso lavorando 54 ore! e avevo molto tempo libero per, come si diceva, CAZEGGIARE??.

    Mamma mia, mi son persa….

    Lavoro fisso=fortuna, dipende dal punto di vista….io direi LAVORO FISSO=STIPENDIO FISSO

  8. per sononera, 22 luglio 2010

    Io ho il posto fisso…un sudatissimo posto fisso ottenuto senza raccomandazioni ma solo con grandi sacrifici e gavetta..lavoro dieci ore al giorno di media e prendo 1100 euro al mese..

    sono fortunata, faccio un lavoro che mi piace, ma lo faccio in una città diversa dalla mia che non permette:
    a) di comprare casa in zona semi centrale
    b) di avere una macchina senza sclerare ogni tre per due
    c) di prendere i mezzi ogni giorno senza perdere la dignità
    d) di crescere in maniera adeguata un figlio
    e) avere i miei vicini

    Anche con il posto fisso qui non c’è futuro..anche perchè amo un uomo che l’anno scorso ha perso il posto di lavoro e ha dovuto iniziare d’accapo a 38 anni suonati.
    per me il posto fisso è un diritto, anche per chi vuole lavorare in maniera flessibile..perchè per come è strutturata l’italia non ci sono molte prospettive per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti..a meno che non si abbia una grande botta di culo..

    vedo che il talento e le proprie capacità in ogni caso servono a poco..ciò non è bello.

    Ps: Panz è un bellissimo argomento come tutti quelli di cui parli del resto ;-)

  9. per maura, 2 agosto 2010

    Ciao,
    ho fatto la libera professionista 10 anni. E poi mi sono ammalata.

    E non avevo tutele.

    Per fortuna l’azienda che mi aveva preso per “collaboratrice” mi ha assunta a tempo indeterminato. Sinceramente è stato un grosso vantaggio, posso ammalarmi liberamente senza dover contare le ore di lavoro che perderò. Per fortuna non capita spesso che mi debba assentare. Ci sono doveri ma ci sono anche diritti.
    Non tornerei indietro.
    Ho la fortuna di fare un la voro che mi piace. E non è che fissità sul lavoro voglia dire fissità anche mentale,
    almeno non per forza.

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