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Un post it sul portone

E’ spuntato ieri mattina che pioveva: stavo uscendo ad accompagnare la Frollina, di corsa, alla fermata dello scuolabus.

Mi sono voltata verso il portone del condominio e l’ho visto.

Un post it con sopra una scritta, un punto esclamativo con la stellina.

Ti voglio bene

C’è una firma a timbro sotto, dice “Jares” ma non si capisce se appartiene a chi vuole bene a qualcuno o se – più semplicemente – è solo il logo dell’azienda che ha regalato i post it.

Ieri ho sorriso, ho pensato che bella sorpresa per il fortunato (o la fortunata) destinatario di questo messaggio. Ho pensato che forse deve essere come quella volta che avevo 17 anni e il mio moroso di allora scrisse con la vernice

Ti amo

sulla strada che portava alla mia casa.

Che io tornavo dalle vacanze, non ci vedevamo da più di un mese e io subito, a vedere quella scritta, anche se non c’era nessuna firma, avevo riconosciuto la calligrafia e poi mi era battuto forte il cuore.

Che poi ero stata così felice che quando veniva qualcuno a casa mia, gli facevo vedere sempre la scritta a vernice e dicevo è per me! e per un po’ sono stata anche convinta che nessun altro avesse mai fatto un gesto così grandioso per la sua morosa, che quello voleva proprio dire che mi amava sul serio e ogni volta che passavo – che magari avevo preso 4 in greco – io allora guardavo la scritta e alzavo le spalle. Chi se ne frega della versione di greco, io ho una persona che mi ama e me lo scrive per la strada!
Un giorno questo moroso, mica tanto tempo dopo, che ormai stavamo insieme da 3 anni e per quell’età sono un’eternità, quel moroso mi ha lasciata. Ma la scritta c’era ancora e a dire il vero ci è rimasta per moltissimo tempo, che dopo che mi aveva lasciata e stavo malissimo, io a vederla, tutte le volte, quella tenerezza dell’inizio si era trasformata in una lama che mi affettava il cuore e anche lo stomaco. Se potevo cambiavo strada per non doverla guardare quella scritta lì e mi sembrava un enorme atto di egoismo che uno che dopo pochi mesi ti lascia, avesse pensato di scrivere una cosa così eclatante e difficile da evitare.

Ma tornando al post it, allora ieri quando l’ho visto ho pensato che bel gesto, poi un post it lo puoi mettere in mezzo a un diario, un post it se ti lasci lo puoi pure bruciare, non è come una mano di vernice, che devi aspettare gli asfaltatori per cancellare il ricordo.

Poi oggi quel post it era ancora lì: malgrado la via di passaggio nessuno si era portato via  il ti voglio bene!, nessuno l’aveva nemmeno spostato.

Avevo fatto una foto, ma poi tornata su, a casa, ho trovato il tweet della mia vicina che era arrivata prima.

Insomma, un post it può portare un raggio di sole in un intero condominio, porta il mistero che è sempre una cosa che mette dei dubbi, delle domande e porta anche il ricordo – che ognuno di noi ha ricordi di un periodo in cui non si sarebbe vergognato a lasciare un post it sul portone – e non devi nemmeno aspettare che il Comune si decida a rifare la strada per vederlo sparire, nel caso non stia più bene appiccicato al tuo cuore.

[Foto in copertina di Antodiomene – Instagram]

Cronache condominiali

La città dentro - disegno di Pietro Scarnera

A Condominio Bandiera l’estate è sempre foriera di esotismi e mattane. Il droghello ha compiuto una brillante trasformazione 2.0: l’altro giorno l’ho beccato in terrazza, mutanda style, che posizionava uno strano strumento. Siccome sono mezza ciecata, dalla mia posizione defilata sembrava un fucile, puntato diretto contro di noi.  Ho pensato “Oddio, questo ci fa fuori”, ho letto e riletto – mentalmente – i titoli dei giornali, fino a quando il giovane mattacchione non ha cominciato ad assumere pose strane, a posizionare l’ammenicolo in sua direzione e ho capito.

Ho capito tutto.

Stava girando un film. Si stava mostrando alla telecamera in tutto il suo splendore.

Mi sono immaginata amorazzi tecnologici per il nostro eroe. La frollina quando lo sente urlare le sue oscenità plateali mi fa tante domande, ma quando non lo sente le fa uguale: ci preoccupiamo tutti se per qualche giorno non sbraita contro il televisore, richiamando Mister B. al suo ruolo istituzionale e inveendo contro le mamme di tutti i cretini (sua compresa).

Il Signor Sgodi parte la mattina in bicicletta: se lo incontri in cortile fa di tutto pur di non salutare. E’ come se avesse un’allergia. Si volta per slegare la catena, osserva uno scarafaggio morto, guarda le nuvole e il loro passaggio ozioso. Sgodi, non a caso, sta per Sgodevole.

Un giorno gli ho riportato il gatto: il figliol prodigo si era smarrito per le scale. Succede spesso, perchè il Signor Sgodi ha due figli che escono molto e quando escono in fretta il gatto sguscia via, tra le loro gambe e si fa dei mega tour per le scale, sbagliando immancabilmente il piano quando vuole tornare alla sua casa.

Il giorno in cui ho suonato il campanello per riconsegnargli il micio, il Signor Sgodi è uscito in mutande e elegantissima camicia e mi ha guardata quasi offeso: doveva salutarmi a quel punto e sembrava davvero che gli avessi fatto uno sgarbo impensabile!

Lo scrittore scrive e fuma in terrazza. Io aspetto e spero con ansia il suo secondo romanzo. La mia amica zdaura inside, che insieme alla sottoscritta dovrebbe “presidiare” il palazzo non fa il suo dovere: l’altro giorno è arrivato un pacco per il non marito ed è entrata nel pallone. Non capiva chi fosse il proprietario di quel nome, di quella busta.

Non ha pensato di venire a chiedere a me. Non ci ha pensato perché per lei il non marito è Tino e nessuno ci crederebbe che ha anche un nome reale, nella sua vita reale: questo blog si sta mangiando tutto, perfino le nostre noiosissime identità 😉

Io e la zdaura ogni tanto ci incontriamo per le scale e ci divertiamo a raccontare gli ultimi eventi del quartiere. Io sono pettegola dentro e lo so – non è un vanto – ma di vizio faccio virtù: le storie degli altri mi servono per scrivere. 😉

La fulminata che un giorno mi chiese di descriverle una deiezione canina abita proprio qui, nel Condominio. Mi fa una certa tenerezza: è un incrocio tra la Fata Turchina e una che ha messo tre dita nella presa. Ogni tanto si piazza in cortile e controlla (molto più clinicamente e scientificamente della sottoscritta) ciò che accade in tutte le finestre. Munita di battipanni e stendino (cavallo e armatura delle sue scorribande donchisciottane) tiene dei lunghi sermoni sulla vita, la vecchiaia e il vicinato.

Una volta mi ha ripreso perché a suo avviso stavo stendendo una coperta sporca.

“Falla meglio quella lavatrice!” Mi ha detto.

Io mi sono sentita punta sul vivo della mia casalinghitudine a impatto zero e le ho risposto “Ok, la prossima volta mi impegno di più!”.

Il caldo è una bestia che va domata con la narrativa: affacciatevi alla finestra, vi renderete conto di quante storie buffe, matte, tristi e allegre spuntano quando tutte le finestre del quartiere sono spalancate!

Diario di un addio

Ho sempre avuto l’abitudine di portare in giro con me un quaderno o un taccuino su cui disegnare. Lo facevo già quando mio padre entrò in coma. In quel periodo, nei cinque anni del suo stato vegetativo, mettere su carta quello che vedevo mentre succedeva era per me molto faticoso. Per la verità tentavo di non farlo, ma a volte i disegni si affacciavano sulle pagine senza che io lo volessi. Quello qui sopra, per esempio, è il primo disegno di quel periodo: risale proprio al primo mese, all’estate del 2003, quando mio padre era ancora ricoverato in rianimazione e non sapevamo che cosa sarebbe successo dopo. Mi ricordo che in quel momento gli uomini caduti erano l’unica cosa che riuscissi a disegnare.

Questo è uno dei pezzi del blog di Pietro dove racconta com’è nata la storia del suo Diario di un addio che ora è diventato un libro e verrà presentato a Ravenna venerdì 8 ottobre per Comma 22

Qualche tavola la trovate anche qui su Repubblica,  e qui trovate un bellissimo articolo/intervista a Pietro.

Il tema è quello del coma vegetativo visto con lo sguardo di un figlio: un tema su cui in tanti si sono riempiti la bocca ideologicamente ma che solo chi ci è passato – come Pietro – conosce a fondo.

Un libro che ci farà senz’altro riflettere sulle sfumature.

Ho avuto la fortuna di vederle in originale le tavole di Pietro e di parlare con lui che è persona sensibile, intelligente e pieno di attenzione per il mondo, perché abita al piano di sotto del mio condominio.

Per dire che grazie a Pietro,

ho il cartellino personalizzato per il campanello con degli stupendi disegnini, proprio come quello che trovate anche sul suo blog.

Credo che questo sia un libro da leggere, sfogliare e in cui entrare in silenzio, facendo attenzione a non spostare nulla.

Se volete acquistarlo andate qui

Cena di compleanno – XI puntata

Abbiamo compiuto gli anni: io e A., il figlio più grande degli esotici.
Ci hanno invitati ad una cena – me e Tino – in puro stile esotico, a casa loro. E’ stato molto bello perché per la prima volta ho potuto comprendere il legame profondo che unisce persone che dallo stesso paese emigrano in un altro.

Eravamo gli unici italiani. Loro avevano preparato una cena ricca e varia, fatta di salsine tartare, di carne, di involtini di verdure e dolci ipercalorici. Una sorta di buffet.
Visto che a casa degli esotici ci vivono in tanti, abbiamo cenato in camera dei bambini. In mezzo a libri mezzo esotici e mezzo italiani, a giochi e a letti impilati uno sull’altro, per fare posto al tavolo.

Erano tutti allegri gli esotici, sia quelli autoctoni del palazzo che i loro commensali.
Hanno raccontato la loro storia, a noi provinciali della città qualunque italiana.

Vlad è emigrato 6 anni fa, lasciando in patria la moglie e la figlia piccola, per far fortuna in modo da poter poi farle arrivare qui.

Appena entrato in Italia – aveva in progetto una grande città del nord – è stato preso dallo sconforto. Ingegnere edile, non sapeva una parola di italiano, era straniero e irregolare e non capiva come spiegare al bigliettaio delle ferrovie, dove voleva andare.

Così ha preso il primo treno che partiva, per una destinazione a caso. E’ capitato nella città senza nome.
Ha fermato il primo compatriota che è riuscito a riconoscere per strada: questo gli ha indicato come arrivare al parchetto dove ogni giorno, alle 3, si incontrano i “nuovi arrivati”. Lì ha conosciuto Mamma esotica, che anche lei era arrivata da poco.

Lei, papà esotico e Vlad sono andati a vivere insieme. In una casa molto piccola, spendendo tanti soldi.

Vlad, noto ingegnere edile del suo paese, ha trovato lavoro come muratore. Ora è contento, perché la sua condizione lavorativa è molto migliorata: fa l’elettricista.

Da qualche mese lo hanno raggiunto moglie e figlia – che non vedeva da 3 anni – perché ha ottenuto il permesso di soggiorno.

Vivono a 40 Km dalla città, in collina, perché così spendono meno.
La figlia ha cominciato a stare molto male l’anno scorso.
Nel suo paese non hanno potuto curarla, nella città qualunque hanno scoperto, da poco, che ha un tumore al cervello.
Dicono che sia per colpa di Chernobil. Perché loro abitavano lì vicino e la mamma di questa ragazza ha saputo – come i suoi concittadini – molto tempo dopo che cosa fosse successo.

Ha mangiato verdura dell’orto, ha bevuto acqua contaminata, ed è rimasta sotto la pioggia a lungo.

Era incinta allora. Ha avuto un aborto spontaneo. I medici hanno negato che le cose fossero associabili, ma loro sono persone intelligenti e sensibili e la pensano diversamente.
Ora hanno una figlia di 14 anni. Che ha un tumore al cervello, un fisico da ballerina e gli occhi tristi.

Ma sono felici. perché qua, secondo loro, potrà essere curata meglio.
Vlad conosce ormai 5 lingue, legge in greco antico, è un ottimo ingegnere e ama la Divina Commedia.
Ora fa l’elettricista e sa di essere molto fortunato, perché in patria sarebbe stato disoccupato, con una figlia molto malata.

Irina fa la badante. Ha conosciuto MammaEsotica al supermercato e non si sono più mollate. Hanno lavato scale insieme, per due lire. Hanno pianto la lontananza dai propri figli, i primi anni che erano qui. Guardando reciprocamente le foto e raccontando dei capodanni nella neve, a guardare i programmi tv “speciali” e a ballare in casa tutti insieme.

Hanno pensato insieme più volte di non farcela. In quei giorni, se potevano, hanno preso un treno e sono andate a Venezia. Per vedere la magica e mitica Venezia.
Hanno spedito gondole di cartapesta ai figli e foto scattate con la polaroid, dei canali, dei palazzi e dei piccioni che ti mangiano sopra a San Marco.

Irina ha conosciuto un uomo in Italia. Ora sono sposati. Il suo primo figlio l’ha raggiunta. Fa fatica a inserirsi a scuola, dice. I compagni lo prendono in giro per come veste. Perché è triste senza il suo giardino e la sua casa, nel paese esotico.
Ma Irina è contenta. Perché le hanno appena assegnato una casa popolare e vede un futuro per questo bambino e per quello che porta nella pancia, mezzo esotico e mezzo italiano.

Paul è un collega di Papà Esotico. Lavorano nello stesso cantiere. Anche lui ora è contento. perché lavora 10 ore al giorno, ma almeno ha i soldi per andare a scuola, la sera.
Ha una laurea in chimica.
Sta prendendo un diploma tecnico serale. Arriva a casa alle 11, ma è felice, perché spera in un futuro riscatto, grazie al suo diploma italiano.

E’ stata una bella serata.
Avrei voluto ci fosse anche la tedescona che gli esotici li odia, perché – dice – fanno troppa confusione.

Forse avrebbe ricontestualizzato le sue certezze e la sua infelicità che trasuda da ogni poro. Forse avrebbe visto qualcosa di più concreto che un corso per manager rampanti e qualche mozzicone di sigarette per le scale.

Per me – almeno – è stato così.
Siamo tornati a casa, Tino ed io, e abbiamo guardato fuori dalla finestra…alberi, colline e il cortile del Condominio. Cose che amiamo, panorami che conosciamo da una vita e che ci fanno stare bene.
Abbiamo pensato a Vlad e alla sua famiglia, alla sua bambina malata e al suo sorriso pieno di vita.
Abbiamo pensato alla bambina che porto in grembo e al suo futuro.
Ci siamo abbracciati forte.
Abbiamo ringraziato di essere stati ammessi a una serata tanto bella.

Corpo e mente – X puntata


Sono stata all’appuntamento tanto atteso con la Tedescona e il sul FanClub di stressati ipocondriaci che si applicano in movimenti pelvici, incroci di gambe e respirazioni da Buddha per creare l’unione sacra di corpo e mente e produrre felicità e approvazione da parte del mondo circostante.

Tutto questo per un lavoro.

Con la mia tuta e la mia panza da gravida, mi sono accomodata nel suo appartamento da cui fuoriescono effluvi aromatici di incenso e musichette di quelle che acquisti in qualche bancarella frikkettona.

Eravamo 4 in tutto: la tedescona, io e altri due personaggi che sembravano usciti da un reality di dubbio gusto.

Matilde è una manager di una nota fabbrica della Città, bionda cotonata – mi ricordava tanto la Magda! – e con i muscoli tesi della donna che non si dimentica mai di fare yogging. Sulla quarantina, sembrava molto sicura del suo sex appeal, tanto da effonderne nell’aere pro domo nostra, grazie ad un profumo talmente dolce da causare pesanti conati.

Giovanni è un piccolo imprenditore di se’ stesso, che traffica in condizionatori e sembra intenzionato a incrementare i propri guadagni usando il linguaggio del corpo e favorendo il matrimonio tra esso e la propria mente.

Entrambi si prendono molto sul serio.
A me veniva un po’ da ridere.

Non tanto per la situazione, quanto per l’estrema carica professionale della Tedescona, che in quest’ambito si è fatta prendere molto da uno spirito corporativo per la serie “Volemocebbene” e poi le piglia un embolo tutte le volte che sente bambini sghignazzare per le scale…

Cosa dire? la Tedescona ci ha insegnato a respirare e a creare un contatto che “non faccia cortocircuito” tra i nostri piedi – e quindi la terra – e la nostra testa (le influenze celesti).

Finita la lezione, speravo di cavarmela con qualche commento tipo: “bello, bello, ho capito lo spirito della cosa, ora però magari ti faccio un preventivo…” e invece lei mi ha trattenuta, anche dopo aver salutato con baci e bacini, Matilde e Giovanni.

Mi ha voluto specificare alcune cose:

  1. il suo sito dovrà differenziarsi da tutte le baggianate new age che ci sono in giro
  2. lei aiuta i manager delle grandi aziende a rimanere competitivi e a migliorare la propria comunicazione con il prossimo per trarne vantaggi professionali
  3. non si rivolge a ragazzini, gente qualunque o fanatici dello yoga ma solo a chi VERAMENTE vuole migliorare le proprie prestazioni e ha TANTI soldi da spendere.

E questo per rimanere sul professionale.

Prima di uscire, la Tedescona mi ha poi voluta rendere partecipe di alcune confidenze confidenziali che io – naturalmente – visto che mi sono impegnata a divulgare le novità del Condominio, condivido con estremo piacere con voi.

La tedescona va spesso alla baracchina a prendersi un gelato. Qualche mese fa, alla baracchina ha incontrato il droghello che era in compagnia di un vecchio amico della Tedescona.

Si sono messi tutti a chiacchierare, sono finiti a prendere un caffè.
Quando la Tedescona ha riconosciuto nel droghello il ragazzo che vive di fronte, quello che gira per casa a petto nudo nella notte e urla contro al mondo, dice di essersi molto spaventata.

Ha cominciato a parlare a monosillabi e a rivolgere lo sguardo solo al vecchio amico.

Ma pare che il droghello sia rimasto molto ben colpito da lei. La guardava, le ammiccava e la trattava con una gentilezza che non riesco nemmeno a immaginare.

Forse lo sguardo di ghiaccio della tedescona, forse i suoi modi da donna che “non deve chiedere mai” alla Denim, forse qualcosa nel caffè, fatto sta che la tedescona teme che il droghello si sia preso una cotta.

Sospetta che la segua.
Più di una volta l’ha incontrato al supermercato.
Più di una volta l’ha trovato sotto casa, proprio mentre lei stava uscendo e la tedescona – da buona cugina degli svizzeri – è molto precisa e puntuale, nei suoi orari.

Per la prima volta ho sentito tremula la erre rotante della tedescona e ho visto vacillare il suo sorriso di sfinge.
Lei che proclama l’armonia corpo-mente sembra molto spaventata da questo corteggiatore…

Da me desidera un conforto che non le posso dare, il droghello – lo sappiamo entrambe – ha tutta l’aria di non essere affatto innocuo.

Può solo sperare di essersi sbagliata, che gli incontri siano solo un caso.

Di certo – io da lei – posso carpire qualche informazione per risolvere il caso della sparizione della moglie del Gelataiomatto, visto che lui ha con la tedescona un rapporto “preferenziale”.

Da vera bastarda che tesse i fili di questa storia, le ho consigliato di assecondarlo quel tanto che basta per non farlo rimanere male. Le ho consigliato di essere gentile, nulla più, come una buona vicina, ma di fare le chiacchiere ogni tanto.
Per tenerlo sedato.

La realtà è che diventare la confidente della tedescona potrebbe essere vantaggioso ai fini di questa indagine.
Meglio della Magda di sicuro, che ora sembra avercela anche con me, ma non ho capito perché e mi risponde a monosillabi.

Come ciliegina sulla torta, la Tedescona mi ha anche confidato che è quasi certa che sia stato il bambino indemoniato a farle sparire la bici e che secondo lei la troverà presto…
I genitori della piccola canaglia fanno gli gnorri, ma sanno benissimo di aver dato alla luce il figlio di Satana.

A giovedì prossimo.

Tubi e biciclette – IX puntata


Per il momento la Tedescona non mi ha ancora chiamata per una session di massaggi e pratiche spiritualnewage che agevoleranno il mio lavoro.

Sono successe delle cose che hanno tenuto in fermento il condominio.

Ma andiamo con ordine. Il droghello -pare – è stato dimesso. Qualche giorno fa era la Bar Roma.

Quando sono entrata mi ha pure fatto un flebile cenno di saluto. La cosa non mi piace, perché pensavo non mi conoscesse, non si fosse accorto di me. E invece mi ha riconosciuta; forse si è accorto che lo tengo d’occhio e ha voluto farmi sapere, con quel cenno da CosaNostra, che non gliela faccio.

Ha le occhiaie scavate ed è un po’ dimagrito. Al bar parlava di calcio, come se nulla fosse. Maurizio sembrava un po’ imbarazzato, perché tutti, nel quartiere, sappiamo che lui è stato male e che si è rimesso a bucarsi.

Ma a me mi ha inquietato l’occhiata che mi ha rivolto. Per un po’ terrò le tende serrate.

Tre giorni fa poi è successa una cosa che ha concentrato su di se’ tutte le energie del condominio, scatenando una serie di eventi a raffica.
Si è rotto un tubo in cortile. Un tubo dell’acqua, una notte, ha cominciato a pisciar fuori liquido, prima lentamente poi sempre con maggior vigore.

Abbiamo subito chiamato l’azienda competente, che non si è vista prima di ieri.
Nel frattempo la Magda ha dato giù di testa. Perché l’acqua filtrava nelle cantine. Lei se ne usciva ogni ora, per controllare e passava il tempo a sbraitare dalla finestra.

“Tutti porci quelli che ci comandano…guarda qui, noi paghiamo le tasse e loro se ne infischiano!!!” “Altro che risparmio energetico, non gliene importa a nessuno. E intanto le cantine si allagano. Voglio vedere quando ci rovinano tutto…Ahhh!!!! ma adesso che a fare gli operai ci sono solo degli stranieri, per forza!. Cosa gliene frega a questi qua. Mica è casa loro, questa!”.

E’ andata avanti così per ore. Mentre stendeva i panni in terrazzo. Mentre portava a pisciare il cane. Quando incontrava qualche condomino per la via.
Fino a quando, due giorni fa, al mattino non ho sentito delle urla belluine. Provenivano dalla sua abitazione.

Il marito della Magda, quello che ha sposato in terze nozze perché le aveva raccontato di essere ricco, e invece è un camionista squattrinato e pure un po’ beone, si deve essere scocciato del gracidio della moglie.
Forse aveva bevuto un po’ più del solito, forse non era in giornata con il lavoro, per farla breve: se le sono date di santa ragione!!!.

La cagnara – che ho incontrato in cortile e con cui ho condiviso il dramma di ascoltare tutta la saga magdafamiliare- ha deciso di chiamare i carabinieri.
Non so se abbiamo fatto bene, ma sembrava proprio che potesse scapparci il morto.

Si è poi saputo – e come non poteva essere altrimenti! – che a prenderle di più è stato lui. Un naso rotto e tanta bile in corpo.
Lo hanno portato al pronto soccorso con lei che dietro continuava a scatenargli contro tutto il suo odio. Guardandolo dai suoi occhi truccati ad hoc e buttando fuori oscenità dalla bocca al botulino.

Intanto le nostre cantine si allagavano.
Poi sono arrivati “gli operai” di cui discuteva Magda. Hanno constatato che è marcita una tubatura e hanno cominciato a trapanare e bucare e pompare via acqua.
La nostra cantina è salva, ma quella degli invisibili e di Lui&Lui è completamente allagata.

Mentre facevamo i sopralluoghi, è sparita la bicicletta della Tedescona. Un vecchio arnese che teneva parcheggiata negli spazi comuni della cantina.

Per la Magda sono stati gli operai extracomunitari, aiutati – naturalmente – dai figli degli Esotici, che lei tanto odia.
Per la Tedescona è stato l’uomo invisibile: per quella storia della sigaretta sul pianerottolo.
Di certo c’è che la bici è sparita.
Di certo c’è che il bambinoindemoniato che vive all’ultimo piano, quello che urla sempre e ha una particolare avversione per gli animali, tanto da aver sempre il calcio pronto a colpirli quando li incontra, mi sembrava moltomolto contento, che alla Tedescona ci avessero rubato la bicicletta.

Secondo me, anche lui c’entra in questa storia.
Di certo c’è che per Condominio Bandiera, questa non è stata una settimana facile.

Nell’antro della strega – VIII puntata

Un po’ di aggiornamenti in seno al Condominio.

Intanto il Droghello è stato male. Lo hanno portato via con l’ambulanza nella notte. Il rumore ha svegliato tutto il vicinato. Sono molto in pena, perché da qualche giorno non vedo nessuno alle finestre della casa del Gelataiomatto. Tutto serrato. Speriamo si ripigli lo scapestrato, perché malgrado l’inquinamento acustico delle sue urla contro il Potere televisivo e contro la defunta madre e malgrado l’orrido spettacolo di lui che gira mezzo nudo per casa, Panzallaria gli vuole molto bene.

Stamattina se ne parlava anche al Bar Roma del Droghello.
Qualcuno sostiene che non ci siano più molte speranze che esca dal tunnel, malgrado con i soldi della vendita della gelateria, la madre – che ne era l’intestataria – volesse mandarlo in comunità.

Ma lei ha tirato la crepa e i soldi se li stanno spendendo altrimenti.
Un altro buon movente su cui indagare.

Lunedì sono stata al mio appuntamento di lavoro con la Tedescona.

Alle 14, puntuale come la morte, ho suonato al suo campanello. Non so perché ma mi sono venute in mente le vecchie puntate della Famiglia Adams, quando qualcuno tirava il loro campanello orrendo per entrare – inconsapevole – in quel lugubre mondo. Mi aspettavo qualcuno che, con voce meccanica, dall’altra parte della porta pronunciasse un “SUO-NA-TO” da brivido.

E invece è arrivata lei ad aprirmi.
Non le ero mai stata in casa. Non nascondo una certa morbosa curiosità.

Lunedì ho imparato una nuova lezione di vita: la gente, come la vedi sul pianerottolo, non è sempre come te la immagini. I delicati rapporti di convivenza condominiale producono spesso comportamenti stereotipati da copione, che non sempre sono congruenti con l’idea che ti fai di una persona entrandole in casa.

La tedescona – dietro la facciata algida – ha anche un cuore.
Oltre che pareti colorate in modo allegro e un sottofondo newage che fa tanto Patty Smith.

Ma la tedescona ha anche una serie di tic e piccole frenesie casalinghe da poter riempire una enciclopedia.
Ci siamo accomodate in una cucina satura di odori speziati di cous cous di kamut e brodaglie misteriose.
Mi ha offerto un caffè.
A me – nell’agitazione del momento – mi è caduto un po’ di zucchero sul pavimento.

L’ho vista sbiancare, credevo chiamasse i pompieri. Mentre temevo per la mia incolumità è andata in bagno a prendere l’aspirapolvere per ripulire l’orrendo danno inferto al suo immobile.

Poi ha preso lo straccio, l’ha imbevuto nel disinfettante e ci ha passato su anche quello. Non si sa mai…

“Gli animi puliti vivono in case pulite” si è giustificata.
Ho pensato al mio animo che allora deve essere lercio un bel po’.

Completamente a mio agio, ho smesso di bere il caffé. Mi sentivo come una con un palo nel sedere, costretta a stare in poltrona e sembrare pure comoda.

Dall’altra stanza arrivava questa musica. Un mix new age di difficile comprensione.
La tedescona – dopo essersi profusa in commenti su quegli incivili degli esotici, che camminano in casa con le scarpe disturbando i suoi pomeriggi – è arrivata al nocciolo del perché mi aveva invitata nel suo antro.

Vuole qualcuno che le faccia un sito/blog e che si occupi di tenerlo popolato di contenuti.

Perché la tedescona ha un progetto.
Lei crede fermamente nell’unione inscindibile delle energie di corpo e mente e che solo esercizi mirati a evolvere entrambi questi attributi procurino serenità e innalzino l’uomo e i nobili spiriti.

Vuole tenere dei corsi su questa sua pratica e le sembra di aver fatto una scoperta sensazionale che le porterà sicuro bisinesse.

Forse non è mai stata a fare la spesa a NaturaSì, perché lì di ste robe ne trovi pubblicizzate in tutte le salse.
Ma ognuno è artefice della propria attività e di fronte ad una proposta di lavoro, Panzallaria non sputa nel piatto in cui potrebbe mangiare.

Sono un po’ una meretrice del web, anche se ho una mia etica.

Credendo che la cosa si risolvesse in maniera rapida e indolore – che a dire il vero c’avevo un po’ da fare nel mio ufficio casalingo – le ho detto che le avrei fatto avere un preventivo.

Lei si è alzata per accompagnarmi alla porta e con volto serio ma improvvisamente e inaspettatamente dolce, mi ha detto “RicoRda peRò che questo lavoRo non è come gli altRi…questa è una cosa spiRituale, bisogna comunicaRe l’inadeguatezza della vita contempoRanea e come contRastaRla con eseRcizi innovativi del coRpo e dello spiRito…”

e ha continuato:
“tu dovRai assolutamente paRtecipaRe ad una mia seduta per entRaRe nello spiRito dell’iniziativa…”

Insomma, per farla breve, la tedescona vuole che vada a uno dei suoi incontri tantricobodymind per documentarmi e capire fino in fondo la missione che sono chiamata a svolgere.
Mi è passato un brivido lungo la schiena.

In quale casino mi sto mettendo? la mia seppur breve esperienza mi ha insegnato che meno ti lasci coinvolgere dal cliente, meglio e più rapidamente lavori.
E che nella progettazione devi essere tu a imporre degli steps e la meditazione con massaggio non è mai rientrata nei suddetti.

Considerando poi il mio stato avanzato di gravidanza, visualizzarmi in calzettoni seduta per terra che caracollo per rotolarmi su un lato, cercando di rilassare la mente, mi sembra quanto meno un’immagine perversa.

Ma staremo a vedere.
Perché non sono riuscita a dire di no. Perché lei – lo sapete – mi fa un po’ paura. E’ una potenziale serial killer e abita al piano di sotto.

Ha detto che non appena tiene una seduta con i suoi “adepti” mi chiamerà per andare.
Non so se temo più il Testimone di Geova che ogni venerdì bussa alla nostra porta o lei.

Almeno il testimone di Geova non ti mette le mani addosso e non si aspetta un preventivo concorrenziale da te…

Vi aggiornerò nelle prossime puntate.
Ora – da vera anticlericale quale sono – scendo in chiesa ad accendere un cero per il Droghello, che si rimetta in fretta e torni a popolare questa sceneggiata condominiale…

Alla prossima settimana

Lite nel palazzo – VII puntata


All’ultimo piano abita anche la Famiglia degli Invisibili: tre tranquilli personaggi dal volto anonimo, l’automobile sempre ben pulita e da cui di rado senti uscir verbo.

Madre, padre e figlia maggiorenne. Tutti impiegati in Comune. Al comune di Cittàsenzanome, al comune di Casalpastrizzi e al comune di Mondogrigio.

Tutti e tre soffrono di calvizie. Mamma e figlia hanno tre capelli in due, il papà – alto e secco come un cipresso spogliato delle foglie – esibisce un pesante riporto da far concorrenza a Pippo Baudo prima che arrivasse Cesare Ragazzi.

Se ne vanno in giro sempre in branco, come se dovessero sostenersi a vicenda: madrepadreefigliaventicinquenne. Fanno la spesa insieme, vanno a messa insieme, escono per andare a lavorare insieme, ti salutano in coro quando ti incontrano per le scale.

Sono persone silenziose e miti. Lo sono state in tutti questi anni. Fino a stamattina.
Non un problema, non una discussione per via dei campanelli disfunzionanti. Non un fiato di lamentela quando ancora – al posto della famiglia degli esotici – abitava Katiuscia, la donna che “faceva la vita” nel palazzo.

Stamattina però qualcosa ha incrinato la loro insana tranquillità.
Tornando dalla mia passeggiata mattutina al Bar Roma, dove mi prendo il cappuccino della staffa, ho sentito trambusto per le scale.

Un trambusto fatto di voci concitate che non sapevo riconoscere, misto alle erre rotanti della tedescona, tornata dal suo viaggio-lavoro in Guatemala.

“l’ho vista. E’ stato lei a buttaRe la sigaRetta per le scale. Dove cRede che viviamo eh? già mi devo soppoRtare il casino di quelli là del piano di sopRa, ora anche questa pRopRio no”…

“siete pRopRio un paese di incivili!!!!” urlava la tedescona, rivolgendosi all’uomo invisibile.

“Veramente io non fumo neanche…come si permette??” “lui non fuma neanche!” “è vero, papà non fuma” facevano eco le donne di famiglia all’uomoinvisibile che cominciava seriamente a innervosirsi.

“le dico che l’ho vista! non neghi l’evidenza!!!” la tedescona quando ha in bocca l’osso non lo molla fino a che non l’ha rosicchiato ben bene…

L’uomoinvisibile sembrava una caffettiera pronta ad esplodere. Paonazzo in volto, mentre timorosa tentavo di salire le scale evitando il contatto con questa incresciosa situazione e con la cicca spiaccicata per terra sul pianerottolo – prova evidente di reato – ho seriamente pensato che avrebbe tirato fuori un fucile e fatta una strage.

Come in quel film con Micheal Douglas in cui lui è calmocalmo, manda giù ogni genere di infamia da parte degli altri fino al giorno in cui non scoppia e se ne gira per la città come un serial killer…

L’uomoinvisibile potrebbe davvero farlo. Sua moglie lo asseconderebbe, mentre la figliaventicinquenne, per il dolore, perderebbe i due capelli di cui ancora può disporre.

Il pathos della scena madre della Tedescona – a cui piace sempre trovare un colpevole per ogni genere di misfatto – è stato interrotto dalla comparsa della Stranacoppia che si è affacciata nell’androne delle scale. I Lui e Lui più carini e innamorati del palazzo, riescono sempre a riportare armonia laddove qualcosa l’ha incrinata.

Con un sorriso, un vestito di Armani e una carezza sui capelli.

Lui – timidamente – ha sussurrato un “tutto bene?” e Lui ha continuato ” ci eravamo preoccupati…dobbiamo chiamare qualcuno?”

La tedescona e l’uomoinvisibile si sono guardati in cagnesco e hanno mollato la presa contemporaneamente dopo aver bofonchiato una scusa, un “niente, niente”.
Il tempo che sembrava essersi fermato ha ricominciato a girare per il verso giusto.

La famigliainvisibile ha continuato a salire le scale verso la propria abitazione, alla tedescona le si sono rilassate un po’ le rughe – anche se rimaneva della sua convinzione – mentre l’uomoinvisibile scuoteva la testa e tutte le sue donne pure, come a dire ” ma perché questa nessuno se la tromba che saremmo tutti più contenti?”.

A quel punto io ho fatto un errore di cui – ancora – non conosco la portata.
Ho avanzato di qualche passo per salire in casa, trovandomi proprio di fronte alla porta della Tedescona, nel momento in cui stava per richiudersi nel suo androne.

Mi ha guardata e mi ha chiesto rudemente: “ma sei incinta?” domanda alla quale l’evidenza dei quasi otto mesi poteva da sola rispondere.
Sperando di non sbagliare il tono e la risposta me ne sono uscita con un timido “Si”…

Lei – persa nei suoi pensieri di strega – mi ha guardata e ha proseguito ” quando hai tempo per vederci? ti dovrei fare una proposta di lavoro…tu progetti siti giusto?”
no, tedescona, io faccio la dottoressa all’ospedale, guido gli autobus, vendo hotdog a New York, collaudo materassi per la Eminflex, assaggio i cibi scaduti dei supermercati da mandare al terzo mondo…no, ti prego, non voglio!!!!!!!!!

così avrei voluto dirle.
Ma il mio spirito di project manager rampante e a caccia di soldi ha avuto la meglio.
Ho risposto di si.

Ci dobbiamo vedere lunedì prossimo.
Ho paura.
Quella donna mi fa paura.

Per fortuna che -almeno – ho smesso di fumare così non potrà incolpare me del misfatto ciccoso per le scale…

Ma chi butterà le cicche per terra?
E – soprattutto – che razza di proposta mi farà la Tedescona???

Per fortuna Lui&Lui sono rimasti tutto il tempo affacciati a guardare, che se lunedì prossimo non esco più dall’appartamento/antro, ci sarà qualcuno che potrà testimoniare….

Vi farò sapere alla prossima puntata!