Lectio Magistralis -Parte Uan!

torta Sacher
Sto dimagrendo. Buona notizia a cui mi attanaglio per affrontare le avversità: mi cascano i jeans e, sebbene mi ci vorrà dell’impegno per non essere più cicciona e sono ben lungi, intanto è un inizio.

E dire che dopo la 2 giorni bolzanina a fare la prof. seria e preparata, credevo che qualche peccattuccio alimentare mi avesse fatto perdere la retta via, e invece ce la sto facendo.

Ma vogliamo parlare della sublime prestazione da insegnante navigata che gira tra i banchi elargendo sapere e moderati sorrisi autocompiaciuti che sono?.
Davvero mi sarei applaudita da sola per la maestria con cui sono riuscita ad accattare consensi e a far credere di esserci veramente dentro ;-)…tanto che a questo punto posso pure tentare di lanciarmi in politica!.

Sono partita con il treno in una freddissima mattina e fin da subito sono stata attanagliata da dubbi amletici, tipo che borsa portarmi dietro.
Stavo in quel di Bolzano soltanto una notte, ma il dilemma del “come si veste una prof.” mi ha fatto tirar fuori metà armadio: alla fine mi sono portata, oltre all’abbigliamento da treno (jeans, maglione e scarponcini), anche una gonna, gli stivaletti della zia e un maglioncino di ricambio. Oltre ai vestiti naturalmente c’erano gli appunti per la lezione, il contratto da firmare e i libri.

Dovete sapere che io non riesco a partire se non ho dietro ALMENO 2 libri, uno per la lettura di “svago” e uno di interesse professionale.
Trattandosi di un’occasione importante ho pensato bene di portarmi – tanto per avere SEMPRE qualcosa da fare – 3 libri, 2 riviste (quella per lo studio dell’inglese e “Internazionale”) e un quotidiano.

Vogliamo poi lasciare a casa il lettore cd che mi ha regalato Tino??
vogliamo perderci l’occasione di ascoltare buona musica guardando il paesaggio scorrere fuori dal finestrino del treno, con sguardo sognante che fa tanto “donna innamorata dopo un triste addio”???

Alla fine c’avevo con me un carico da mesata di vacanza; ma – mi son detta – questa volta chi se ne frega!!

Ero agitata al momento della partenza, tanto che al ritorno dal prelievo al Bancomat (che ormai elargisce solo Kleanex bagnati di lacrime invece di soldi!), nella concitazione del momento mi sono sbagliata e sono salita su una macchina – identica alla mia – ma al cui posto dell’autista, invece di Tino, sedeva un simpatico vecchietto di 105 anni.
E vabbé. Noi professionisti siamo tutti un pò così, un pò fantasiosi e cialtroni…

Dopo un viaggio lunghissimo, durante il quale ho dovuto anche costringere il mio culone ad un’immersione fuori programma tra i piedi della gente seduta nel mio scompartimento, perché avevo ridotto il cellulare in mille pezzi tra Bologna e Bolzano, sono arrivata a destinazione con il mio borsone e un bigliettino – come i migliori emigranti – con su scritto il nome di un albergo.

Quando sono arrivata all’indirizzo giusto – porca miseria!!! – mi sono trovata di fronte ad una costruzione degna del sultano, con le bandiere svolazzanti sui pennacchi, i camerieri in livrea (in realtà, non so cosa sia una livrea, ma facevano proprio una bella figura i camerieri dell’hotel!) e il tappeto sulle scale…

Io e il mio borsone da Vu cumprà (sponsorizzato “Venturelli Autospurghi” ;-)), con un certo imbarazzo, ci siamo diretti alla reception, constatando che proprio lì eravamo alloggiati.

Oltre ad una enorme sala da the, affrescata e proprio carina, merita un cenno l’ascensore: assolutamente cammuffato dietro ad una porta intarsiata – per non offendere l’occhio elegante di noi ospiti – mi aspettava un salottino semovente, divano e specchio dotato, con tanto di musica per sollazzare le orecchie degli astanti.

Mi sono sentita una “PrettiUoman dei poverissimi”: come se alla Julia le fosse arrivata una pialla in testa per accorciarla e allargarla a dismisura, o se – senza bisogno della pialla – si fosse trovata in una galleria degli specchi deformanti!.

Giuro che in albergo non ho rubato nulla: visto che tutti lo fanno, di portare a casa saponette, lamette per la barba e pulisciscarpe professionali, per andare contro tendenza ho fatto la signora. Tra l’altro non ho mai capito che bazza sia per la Gina di turno che si ruba la schiuma da barba solo per dire “guarda in che posto fiko sono stata, che ti davano anche la schiuma da barba e le pinzette per i peli del naso e io mi sono portata tutto a casa!”.

Dal momento che la lezione sarebbe stata il giorno seguente ho deciso di dedicare il primo pomeriggio a “Panzallaria turista per caso” e me ne sono andata in giro per Bolzano.

E visto che tutti mi avevano rotto i cojoni con sta storia dei mercatini, sempre per un mio gusto alla controtendenza, me ne sono andata in giro per la città evitandoli come la peste – anche perché erano infestati di comitive di pensionati agguerriti, giunti da ogni parte d’Italia in pullman per acquistare palle di natale, bambin gesù verydoc e torta sacher a volontà.

Nelle mie peregrinazioni ho constatato che i Bolzanini mangiano a qualunque ora, qualsiasi cosa e in quantità industriali; eppure girano per strada gnoccolone bionde da paura e l’unica che sembrava aver appena ingerito un tir di wurstel ero io!!!.

Ovunque mi voltassi c’erano Krauti, Krafen e fette di torta e anche le mele – spuntino prediletto da noi obesi – erano declinate nella loro accezione unta e bisunta!!! Dopo aver tentato di resistere con forza e determinazione per 2 ore, soggetta al fuoco di fila delle orride bancarelle mangiareccie, alle ore 17.34 ho ceduto, commettendo il sacro peccato gastronomico: mi sono comprata un piatto di frittelle di mele e ho consumato il delitto in rigoroso e liturgico silenzio, ringhiando a tutti quelli che, passando, addocchiavano le mie amate frittelline.

Si vive una volta sola kekazzi!!!!.

E dopo una lunga passeggiata, un freddo porcello e i miei piedi divenuti ormai due piadine fritte, mi sono decisa a cercare riparo alimentare per la cena, che avrei consumato in compagnia di me stessa, come tutti i veri project manager in trasferta.

Con il mio libro, un libro che mi sta piacendo veramente tantissimo e di cui -forse- vi parlerò “I sublimi segreti delle Ya-Ya Sisters” me ne sono andata alla ricerca del locale perfetto per una donna sola, che avesse le seguenti caratteristiche:

  1. no vetrata sull’esterno
  2. poca gente
  3. faccie simpatiche
  4. cibo non troppo grasso e unto.

Entrare in una pizzeria e ristorante in terra semi-germanica, mentre fuori girano solo i covoni (Bolzano alle otto vede smaterializzarsi tutti i propri abitanti!) e tu sei sola, cicciottella e porti occhialini da intellettuale, chiedendo al giovine cameriere “Devo cenare, sono sola”, ho scoperto che ti fa sentire incredibilmente sfigata: la versione moderna dell’incompreso!!!!

Per consumare in fretta la cena mi sono scorticata il labbro mangiando un’orrida pizza e sporcata i gomiti della maglia per tentare di leggere, con indifferenza e navigata sicurezza il mio libro, mentre addentavo la cena.

Non so cosa abbiano pensato gli astanti di tal pulzella Panzallaria versione “sono sola” ma di certo non sono affatto sembrata la professionista in trasferta che mi ero visualizzata nella mia mente e già solo il nome del locale “La stalla” tradiva la mia verginità a tali pratiche.

E’ chiaro come il sorriso del Berlusca: NON SARO’ MAI l’immagine della serietà e eleganza professionale…ma forse va proprio meglio così, se no che cavolo scriverei su sto blog????

Ora me ne devo andare dalla mia amica Sammy, si è fatto tardi e visto che voglio tenervi agganciati alla sedia, la Tcu Part di sto post ve la cuccate domani!!!!!!!
!!!!!