La sinistra è morta
14 aprile 2008 // 56 CommentiMentre guardavo il giornalista della Rai collegato dalla sede della Sinistra Arcobaleno al quale mentre parlava in diretta cadeva addosso il cartellone con il simbolo del partito agonizzante ho pensato che quella scena lì, così ridicola, conteneva in se’ una metafora assolutamente vera.
La sinistra è morta. Ma mica oggi eh? Io non ci credo che la sinistra è morta con queste elezioni, io non ci credo proprio. La Sinistra è morta quando ha smesso di prendersi delle responsabilità, quando ha smesso di guardare – davvero – alle questioni importanti e per non prendere posizione su nulla di sinistra ha finito per scimmiottare la destra.
La Sinistra è morta perché in Italia c’è bisogno di cose pratiche, vere. Perché non si possono fare programmi anacronistici (e io ho votato un Partito che esso stesso ha molti programmi anacronistici su alcune questioni ma ha saputo tirare fuori le palle su altre per me importanti).
Adesso tiratemi pure le pietre, adesso vogliatemi pure male che non me ne frega niente. Ma io quasi quasi sono contenta così.
Non che sia morta la sinistra radicale, che avrei preferito morisse quel partito che non si sa che cos’è del Pd, ma del fatto che ci sia stata una schiacciante vittoria dello schieramento del Nano.
Sono contenta.
Perché adesso – ci spero – forse ci rimboccheremo le maniche; noi che crediamo in qualcosa di diverso e non solo quando siamo chiamati al Voto.
Perché la politica non si gioca solo in punta di matita.
Sono contenta perché spero che si volti pagina. Che si capisca che se si vuole essere un soggetto politico vero e coerente bisogna prendere delle posizioni, bisogna fare delle cose concretamente e non lasciarsi sfuggire le occasioni per strizzare l’occhiolino a tutti.
A me poi Uolter (non l’ho votato) mi sta pure simpatico. Credo che con un po’ di tempo, di robe ne potrebbe fare di buone.
Ma non sulle basi gettate dalla sua coalizione.
La politica – e queste elezioni ne sono la conferma – ha bisogno di pensiero nuovo, di nuovi presupposti, di andare oltre i tradizionali schemi sinistra/destra.
Lo conferma la massiccia scelta fatta pro Lega. I Leghisti sono forcaioli fuori le righe. Non rappresentano tradizionalmente una forza di destra nel senso etimologico del termine.
Quando avevo 18 anni e loro comparivano per la I volta, ricordo che molti dei miei compagni li votarono. Perché quello per la Lega – allora – era percepito come un voto di rottura.
Oggi la Lega rappresenta la stanchezza dell’Italiano medio che ha paura per questioni fasulle (pilotate forse, più che fasulle) legate alla Sicurezza e al Diverso, inteso come straniero e come non convenzionale.
Ed è significativo, secondo me, che in tanti abbiano votato Lega Nord. Dovrebbe fare pensare tutti.
Perché ci sono delle questioni in Italia che vanno risolte e non è attraverso una dicotomia ferma e immutabile che lo saranno, ma attraverso la concretezza di azioni positive e l’intervento di tutti, di ognuno di noi.
Non mi è piaciuto per niente quel che ho visto in tanto popolo della Sinistra durante questa noiosissima campagna elettorale.
Chi aveva deciso di votare Veltroni ha condotto (lo ho osservato prima di tutto girando per blog) una campagna convincitoria (e ci sta) intesa a dimostrare come l’unico voto possibile fosse quella a Veltroni.
In alcuni casi, chi come me ha fatto un’altra scelta, meditata e voluta, si è sentito addirittura dire che non votando Uolter è come se avesse votato Lega.
Non è vero.
Ribalto la questione: voi tutti che avete votato per il Pd pur sapendo che non è stata rivista la legge elettorale, che il conflitto di interessi non è stato toccato, che nel programma del Partito sono spese solo 3 misere righe sul Precariato e via dicendo, voi tutti che avete dato il vostro voto al Pd “perché non doveva salire Berlusconi” pensate di avere fatto un servizio alla collettività molto maggiore di chi ha votato per quello in cui credeva, sperando di mandare un segnale di dissenso?
Non sta a me rispondere, ma nemmeno a voi, credo.
Perché – diciamocelo – la politica del centro-sinistra è fallimentare in quanto non ha nessuna identità, non sposa cause ma spera solo di contrastare Berlusconi.
E io sono un po’ stufa. L’Italia va in scatafascio (e non mi pare che questi due anni siano stati di molto migliori!) e noi pensiamo solo e sempre a distruggere Berlusconi invece di costruire.
Non sentirete lamentarmi del nano malefico. Lo odio. Credo che sia il simbolo dell’ignoranza, credo che sia il simbolo del più bieco populismo e del cervello spento di tutti quegli italiani che alla sera si piazzano davanti alla tivu a guardare il GF per rilassarsi un po’.
Ma l’Italia va in quella direzione. E Berlusconi non è la causa ma la conseguenza. Fin quando noi popolo della sinistra – preferisco noi persone che invece (e sono snob, ohhh se sono snob!) pensiamo e usiamo i nostri neuroni – non capiremo che è sulle cause che dobbiamo lavorare ogni giorno, senza false demagogie, senza giocare al Risiko con l’unico scopo di sconfiggere i carrarmatini neri ma per COSTRUIRE E FARE, allora, mi dispiace ma a me che ci sia al governo Berlusca o Uolter non mi cambierà mai un cazzo.
E non mi sentirete lamentare.
Se non del popolo che vota Lega. Quello mi spaventa. Mi spaventa molto. Perché è l’ennesimo segnale della deriva di cui anche noi – a recriminare e a pensare che una crocetta possa cambiare davvero la nostra vita – siamo complici.
Pensieri dilettanteschi di una persona che ne ha le palle piene.
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@ Dottor C.: nel week end spero di trovare il tempo per soddisfare le tue aspettative, anche se probabilmente ti deluderò…certo, a questo punto mi aspetto che anche te scenda da un piano filosofico-esistenziale e mi presenti dei progetti concreti per realizzare le tue idee, ma non è mica per fare il polemico visto che trovi le mie argomentazioni scontate…anzi, è proprio per fare il polemico!
(e perdonami pure lo smile ma è solo per farti capire che trattasi di polemica stile divertissement)
@marco, dottorcarlo: propongo una cena chezPanzallaria per un confronto feis tu feis.
a parte gli scherzi grazie a tutti quanti davvero per la bella discussione che è nata!
Ancora insisti con il filosofico-esistenziale?
Qualcosa allora si comincia a chiarire.
Mi piacerebbe provassi a rispondere *davvero* punto per punto, perché a me pare di avere tirato fuori anche altre questioni che non solo l’economia e l’etica e la morale.
Intanto cominciamo ad avere chiara l’analisi e i suoi confini, e le rispettive basi di partenza e soprattutto i *metodi* di riflessione.
Perché a parlare di cose differenti e soprattutto in maniere differenti non si arriva da nessuna parte. Al massimo si possono trovare avvicinamenti o perfino accordi superficiali che magari lì per lì rendono anche felici e soddsfatti, ma che poi sono destinati a svanire in un soffio.
E se continui a pensare che parlare di metodo non equivalga già a parlare di sostanza, allora proprio non si può partire.
Poi parleremo di dove ha sbagliato la Sinistra (anche se oramai credo sia abbastanza chiaro, dopo tutte le interessanti e piuttosto obiettive analisi che ne sono state fatte in questi giorni).
Di perché l’elettore di sinistra si sia rifugiato nella Lega (ma anche qua: c’è bisogno di ripetere?).
Proveremo a capire cosa si può fare per ricominciare con una politica più seria, a vedere se la lotta per certe rivendicazioni non sia diventata oramai troppo impari (anche per la congiunzione orribile che si deve ancora manifestare in tutta la sua portata).
Se davvero bisognerebbe ripensare tutto *da capo* e nel frattempo cercare di mettere toppe, e come metterle.
Proveremo a leggere il quadro e a dire: ok, bisognerebbe intervenire qua e qua, e così e così.
Ma se leggiamo due cose diverse, e in maniere diverse, mi sa che intervenire sarà dura.
E se non siamo d’accordo neanche sulle maniere d’intervento, sarà ancora più dura.
Sono stato chiaro, adesso? O ancora il mio discorso è sull’esistenziale?
O forse davvero non sto capendo un cazzo.
Vuoi che ti dica che anche io, come Robbi, con Prodi ho pagato meno Irpef?
Vuoi che ti dica che grazie alla Finanziaria del 2008 pago 200/250 euro di meno all’anno di IVA?
Non lo so, davvero, di cosa vuoi parlare?
Comunque, ecco qualcuno che dice le cose come io probabilmente non riuscirò mai a fare: http://leonardo.blogspot.com/2008/04/pirla-power.html.
Anche in questo caso, invito a leggere bene anche tutti i commenti.
Chiarisco, a scanso di equivoci, che per me sono solo spunti, assai validi, di riflessione; non è che sia d’accordo in toto con l’uno o con un altro, ma messi insieme penso possano fornire un quadro abbastanza completo.
Guarda, ricominciamo dall’inizio, e procediamo davvero passo passo.
Tu scrivi: “sei sicura che definire l’elettorato di Berlusconi tout court un popolo di idioti mentre te, anzi voi, popolo di sinistra (radicale) siete le migliori menti della nostra generazione sia il punto di partenza giusto per cambiare questo sistema che a te (ed in parte anche a me) non piace?”
Risposta mia a questo punto:
No, non è affatto il punto di partenza giusto.
Non lo è o non lo si è dimostrato; questo per me riveste un interesse relativo.
Rimangono, a mio avviso, [modo: aggiunta, notazione a parte] dati abbastanza oggettivi (e generali, eh?) su livelli culturali, morali e di pensiero [fine modo: aggiunta, notazione a parte].
Andiamo avanti.
“Non è proprio questo il “vostro” limite: non andare a cercare le cause per cui la Sinistra non riesce più a parlare al suo elettorato di riferimento di un tempo (leggi il bell’articolo di Stella sul CdS di oggi al riguardo) ma trincerarsi dietro una presunta supremazia intellettuale?”
Anche qua sono d’accordo.
La Sinistra ha fatto davvero questo errore.
Ma ho cercato anche di spiegare, seppure magari in maniera purtroppo confusa, che: (1, meno importante, la liquido subito) io, personalmente, cerco di non agire così, di non trincerarmi; (2, assai più importante) bisognerebbe innanzitutto capire *a chi* ci si sta rivolgendo: magari per tentare di parlare nella loro lingua cercando di sputtanare il meno possibile i propri convincimenti e/o ideali? Per proporre soluzioni e vedere se queste soluzioni sono praticabili?
Insomma, perché la SInistra non riesce più a parlare? Sono solo colpe sue (che pure ci sono, eh, ribadisco)? O anche sordità da parte dell’”elettorato di riferimento di un tempo”, che poi si è venuto a scoprire che tanto illuminato non lo è mai stato? O anche impossibilità, vista la congiuntura, a “fare/essere buoni”?
[modo: aggiunta, notazione a parte di carattere testuale] Mi concederai, spero, che da questi interrogativi sia facile passare a fare discorsi più generali; magari non è stato centrato, ok, ma mi è venuto, forse pensando erroneamente che il meccanismo sottostante fosse condiviso [fine modo: aggiunta, notazione a parte di carattere testuale]
Concludi il tuo intervento così:
“Estremizzando il tuo discorso si direbbe che ritieni che l’operaio che nel 2005 votò Rifondazione era una persona di spessore mentre oggi che ha votato Lega è un minus habens…”.
Ho cercato di rispondere a questa “provocazione” (era tale?), provando a illustrarti il motivo per cui: (1) non credevo e non credo proprio che Panzallaria ritenga questo; (2) io penso che sia la stessa identica persona, né di spessore né minus habens.
E a questo punto, visto che mi avevi pungolato (giustamente, eh?), ho provato a spiegarti quali sono secondo me le differenze nelle conseguenze tra lo scegliere, da parte di sto fantomatico operaio, di stare da una parte oppure di stare dall’altra (i motivi li avevo già illustrati).
E, va bene, mi sono allargato troppo e sono andato oltre, spinto dall’impeto.
Ma alle questioni che sollevavi, mi pare che una risposta sia (da me) stata data.
E adesso, di cosa vogliamo parlare? Da dove vogliamo partire? Possiamo partire, o siamo troppo diversi?
E cosa dicono gli altri? cosa dovrebbe fare la sinistra?
Scendere in piazza e spaccare tutto? Parliamone: no, non è il caso, perché …; sì, in effetti sarebbe l’unica soluzione, perché …
Rassegnarsi e cercare di sfangarsela alla meglio?: No! si scenda a spaccare tutto! Eh [sospiro], sì, oramai, l’andazzo è questo.
Costituirsi in liste civiche e cambiare retorica e qualche obiettivo troppo idealistico? No! Falce e martello rules! Sì, proprio così bisognerebbe fare.
E per parlare al popolo?
Qua si fa ancora più difficile.
Come facciamo a fargli capire che, dati alla mano, è più pericoloso stare in casa che entrare in un autobus autogestito da rumeni?
Ci facciamo su uno spettacolino bagaglino dove i rumeni ballano sulle rive di un fiume tra le loro capanne mentre i padri di famiglia .. non lo dico perché mi fa troppo schifo?
Cominciare con il dare il buon esempio.
OK! Ci sto, giusto. Come? dove? E verrà capito, questo buon esempio? Siamo una popolazione di pigri rincoglioniti o di virtuosi volemose bbene?
Ci vogliono persone più concrete. Speriamo che questa sconfitta serva proprio a questo
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