Un talento

Io c’ho proprio un talento naturale per una cosa che a raccontarla non so mica se ci faccio bella figura.

Io c’ho un talento naturale a dire sempre la cosa più sbagliata che potrei dire nel momento meno opportuno o a tirar fuori l’argomento che non dovrei in una conversazione qualunque.

E’ un talento perché capita proprio a fagiuolo, quando capita, con una precisione che ha dell’incredibile.

Tanti anni fa uscivo con un tizio che aveva un amico gay. Io non ci ho mai avuto niente contro i gay e anzi non ci penso nemmeno che uno può essere gay, solitamente trovo la cosa completamente irrilevante. Però sono massificata come tutti e certe battute tipo “checca isterica!” riferendomi a persone che sono un po’ nervose e sembrano un po’ effeminate, la faccio. Anche in presenza per intenderci.

Ma torniamo a quella volta. Io non sapevo che l’amico del tizio fosse gay ma proprio proprio con questo mi è uscito di raccontare di un mio vicino di allora che era una gran checca isterica, un gayone di quelli che secondo me sono talmente gayoni che scimmiottano i gay…

insomma sono andata avanti per ore a farci su un pippotto terribile su sta cosa filosofica delle checche isteriche che scimmiottano i gay e che a me quelle checche isteriche lì mi davano il volta stomaco: un discorso che che non avevo mai fatto con nessuno dei miei amici e che mi è uscito, a fagiuolo, con costui. Non so perché.

Poi l’altra settimana che ho incontrato Dirimpè con la sua nuova fidanzata, ecco si parlava dei problemi dei condomini e c’era anche l’Ansiosa che raccontava che quando nell’appartamento di Dirimpé ci abitava la nonna, lei era una specie di sergente di ferro che faceva rigare dritto tutto il palazzo.

E io lo so bene che la nonna di Dirimpè ora fa rigar dritto tutto il Paradiso, lo so bene  ma anche lì con la prontezza che mi distingue, quando Dirimpé si è lamentato per il casino che fanno gli Inseparabili che stanno al piano di sopra, io me ne sono uscita con un

bhè, ma allora mandaci la nonna no?

che già mentre lo dicevo una vocina fuori campo, nella mia testa disabitata, mi ripeteva cretinacretinacretina e questa vocina si è fermata solo un attimo per sentire lui, sconsolato nipotino smozzicare un

magari potessi…

e poi la vocina ha ricominciato cretinacretinacretina e sono diventata, devo essere diventata tutta rossa come la testata di questo blog.

Queste sono solo alcune delle perle che posso raccontare sul mio talento principale, ma ce ne sono mille altre.

L’ultima, diciamolo, risale a qualche giorno fa. Quando tramite Facebook mi ha contattato uno che porta il mio stesso cognome ma non siamo parenti, dicendo che visto che siamo in pochi in Italia con il nostro cognome, ecco voleva farmi un saluto.

E io contenta gli ho risposto che anche io vado sempre a guardare in giro per la Rete se ci sono dei nostrocognome che è una cosa ereditata da mio padre che quando andavamo in una città nuova e Internet non esisteva ancora, entrava sempre in un bar e controllava se c’erano dei nostrocognome sull’elenco telefonico.

Gli ho anche detto che io per fare la sborona, ogni tanto racconto in giro che sono la cugina di un noto campione olimpico che porta il mio cognome ma non è mica vero, però dato che siamo in pochi penso sempre che potrebbe. Ero ubriaca quando gli ho scritto questa risposta perché c’era il dottor Carlo a cena e aveva portato del vino. Così non mi sono fermata lì ma gli ho anche chiesto se anche lui, per fare lo sborone, se anche lui va dicendo in giro che è parente di questo campione olimpico.

Lui mi ha risposto che è cugino del campione per davvero e che a sua volta, tanti anni fa è stato campione olimpico in un’altra disciplina.

Per fortuna prima di mandargli un “see, e io sono Raffaella Carrà!” mi sono premurata di fare dei controlli ed è venuto fuori che è proprio tutto vero e così mi sono sentita di nuovo quella vocina che mi diceva cretinacretinacretina

Ma dato che noi che portiamo questo cognome siamo degli spiritosoni, il mio nuovo amico digitale non si è per niente imbarazzato e anzi mi ha trovata simpatica, si vede, perché mi ha anche proposto di rifare il sito di dove lavora lui, cioé mi ha proposto una commessa di lavoro.

E allora mi sono detta, perché poi devo rinunciare a questo talento? in fondo ho dato modo a Dirimpè di dedicare un momento al pensiero della defunta nonna di ferro e a quell’amico gay di prima, ecco a lui ho dato modo di credere che forse sapevo che lui era gay e che magari lo ritenevo talmente al di sopra di queste piccolezze che mi sono lasciata andare a discorsi futili e classisti per dimostrare il percome una persona diventa isterica e spazzola il suo cane tutto il dì.

Per non parlare di quella volta che al mio amico con mamma paraplegica, durante una partita di pallavolo, che non lo spostavi nemmeno con le cannonate dal suo posto e stavamo perdendo a causa di questa sua inabilità, io che gli ero amica da anni e che nel paesello queste cose si sapevano, ecco io con tutta la forza della voce, nel mezzo di questa partita gli ho urlato un

ma cosa sei paraplegico???

che gli altri nostri amici – per l’imbarazzo – sono diventati tutti degli elfi nani e ora intarsiano pezzi di legno per l’Ikea.

14 commenti
  1. laFrancese dice:

    bhe siamo socie in fugur-di-me’ mi sembra…

    …ed io che al tipo gay che tiene l’amministrazione di un mio prezioso cliente , ho detto a battuta – “Come dice tizioecaio, la democrazia è roba da finocchi!” – due figure in un colpo solo, non so se rendo l’idea. Per non parlare di quanto ho aspettato prima di incassare la fattura successiva.

  2. Chiara dice:

    Potrei vantarne anch’io di notevoli, ma la migliore la raccontano di mio padre (a dimostrazione che queste cose sono scritte nel DNA). Si era nel ’62, lui aveva da poco iniziato a lavorare in Biblioteca Vaticana. Un giorno torna trionfante da mia madre dicendo che erano stati invitati a un pic nic da uno che aveva conosciuto. Mia medre, prudente, si veste sobriamente. Lui deciso opta per camicia a scacchi e pantaloni di velluto a coste. Il pic nic risultò essere un ricevimento falso rustico in villa lussuosissima su non ricordo che via consolare. Con camerieri in livrea. Mia madre cerca di perdersi tra la folla, per non farsi associare al figuro vestito da orso Fritz (“è l’unica volta nella mia vita che l’ho fatto”, si giustifica ancora oggi). Mio padre si aggira un po’ imbarazzato tra la folla, quando finalmente gli pare di scorgere un volto noto. Una vecchia compagna di università. Si avvicina a grandi falcate e la apostrofa: “Ma sai che a momenti non ti riconoscevo? Vestita così mi sembri una vecchia marchesa”. La signora lo guarda gelida, allunga la mano e si presenta: “Marchesa Taldeitali”.

  3. stefania dice:

    IO:”Non li ho mai capiti quelli che fanno pugilato, bisogna essere cretini a scegliere volontariamente di farsi prendere a pugni in faccia!”
    AMICA X:”eh… mio papà ha fatto per anni boxe, da giovane…”
    IO: “Ah… be’… sì… no… ma… dicevo così… se poi uno ha passione… magari non…”

    IO: “Sapete, il papà del mio (ex) moroso fa parte di una confraternita di non so che vino e pensate che scemi… fanno proprio le investiture, vestiti col mantello… ah, ah, ah!”
    AMICA Y: “Sì… anche in quella di cui fa parte mio padre fanno così!”
    IO: “Ah… uh… no… dicevo così… che mi fanno un po’ simpatia…”

    Come minimo, ora tu hai un cugino pugile e Tino è di qualche confraternita.

  4. cg dice:

    Ne ho anch’io una fantastica!!!!
    Colloquio di lavoro (io selezionavo) Ragazzo giovane, tanto carino, ma abbastanza incompetente (una sagoma). Lo sego causa test insufficienti..
    AL paese dopo circa sei mesi (pieno agosto clima godereccio)dal colloquio mi ritrovo ubriaca alle 4 di mattina a sparlottare ad un tavolo di semi sconosciuti sui casi umani che vedo al lavoro, cose davvero pesanti (ero davvero davvero ubriaca!!)mi è uscito anche qualche commento su questo tizio..dopo un quarto d’ora di tali commenti mi giro e che chi era seduto al tavolo??il tizio giovane, tanto carino e disoccupato..che figura di m..
    un bacio

  5. angela dice:

    vado a trovare un’amica in ospedale e mentre chiacchieramo entra un’infermiera per fare la medicazione…la guardo in faccia e noto che ha un’occhio finto,non so,mezzo aperto e mezzo chiuso,non saprei come dire, ma era evidente che un suo occhio non funzionava,forse era di vetro…e nel congedarmi da loro dico all’infermiera:”mi raccomando,questa è la mia migliore amica,mi raccomando…abbia per lei UN occhio di riguardo!!!!”
    giuro.
    sono mezza svenuta dal ridere.
    baci

  6. verachicca dice:

    io le faccio solo a tavola queste gaffes: menù a base di carne ai vegetariani; maiale e vino ai musulmani e così via. Piuttosto che nulla, la volta che decido di condire l’insalata per tutti, c’è chi detesta l’aceto, non tollera l’olio, non può usare molto sale.
    E’ un talento, modestamente, anche il mio.

  7. Panzallaria dice:

    insomma, ho capito che nemmeno questo talento lo posso inserire nel curriculum come qualcosa di assolutamente raro e per cui la sottoscritta non ha rivali…
    peccato! però davvero mi avete riempita di risate. bello sentire le esperienze vostre e dei vostri genitori!

    buona domenica

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