La mia città

Io amo molto la mia città. Amo i suoi tetti rossi. Amo i colli, la quantità di verde che la circonda e i parchi. Amo le case basse della prima periferia e amo i portici. La mia piazza è un luogo magico, dove il tramonto, quando è primavera, la colora di mare e sabbia e profumo di fiori.

Amo le serate quando tornavo a casa in bicicletta e poi andavo al Cavaioni a ballare e tutto era gratis e il parco si riempiva di gente e di colori e di bancarelle e noi si stava a parlare sulla discesona per ore e a fumarci delle canne e a volte, se c’era il tizio giusto, si limonava anche un po’.

Amo che si parlava del futuro e di libri ma anche di minchiate, tipo le vacanze e di politica e di università e di appartenenza e non e di inadeguatezza e altro ancora.

Amo la mia città con le torri che compaiono furtive, quando volti l’angolo di una strada. Amo i giardinetti della mia infanzia, l’odore di zucchero filato alla fiera di Santa Lucia per natale e il presepe di San Francesco, le stelle e i giri infiniti dei giorni e delle notti.

Amo l’Università. Piazza Verdi con la birra in mano alle sette di sera, che magari stavi facendo finta di studiare al 32 e ti sei dimenticato i libri in biblioteca a forza di trangugiare birra e parlare di niente e di tutto.

La biblioteca occupata del 36, quando era occupata e ci andavo a studiare di notte e c’era sempre qualche spiritosone, che specie nelle notti d’estate, portava la pistola ad acqua e faceva la doccia a tutti. Al 36 c’era anche l’Inferno che era la sala fumatori e allora tu studiavi e fumavi paglie, fumavi paglie e studiavi e magari ci scappava anche un cannino e alla fine tutto ti sembrava molto più chiaro. Poi la biblioteca del 36 non è stata più occupata, un giorno è arrivata la Polizia e ha chiuso tutto. Chiuso l’Inferno e anche il Purgatorio e anche il Paradiso e buona notte al secchio e ai suonatori di tamburi.

Amo la mia città che incontri sempre tutti se vai nei posti dove conosci tutti, che te la giri a piedi ed è bello camminare e guardare per aria e per terra. Amo San Luca e il colle della Guardia, che a 3 minuti dal centro sembra di stare in piena campagna e anche tu, proletario incasinato, puoi sentire tuo un pezzo di collina.

La mia città, quella che amo, quella dove ho scelto di tornare anche quando avrei potuto stare lontano, la mia città è una città di merda. Una città finta di gente finta. La città che amo – e Cristo quanto la amo! – è una città di perbenisti del cazzo. Una città che vive di rendita agli occhi del resto dell’Italia.

Una città fatta di anziani che si sono arricchiti affittando le loro case e le loro stanzuccie del cazzo agli studenti a prezzi esorbitanti e intanto non vogliono rumore, non vogliono casino, non vogliono stranieri e non vogliono poveracci agli angoli delle strade.

Le zdaure spocchiose girano per il centro impellicciate e con quegli orridi capelli cotonati che vanno tutte le settimane dal parrucchiere. E infatti ci sono solo parrucchieri, al posto di cinema, biblioteche e luoghi di ritrovo ci sono solo fottuti parrucchieri che fanno la messa in piega a queste donnette che votavano Pc perché era di moda votare Pc e ora votano Lega perché il marocchino di turno non rubi il posto all’asilo del nipotino.

La mia città. Governata da un uomo che ha fatto solo finta di essere di sinistra e che non perde tempo per sparare il colpo dello Sceriffo.

La mia città. Popolo di ipocriti provinciali. Le ragazze girano per via Indipendenza tutte uguali, nei loro seni di plastica, nelle loro labbra di plastica, rimescolando pensieri di plastica con il cucchiaino del caffè Zanarini.

La mia città. Maschietti affetti da celhodurismo imperante. Spocchiomobili travestite da status symbol per andare a passare il fine settimana a Milano Marittima.

La mia città. Immobile da anni.

Io amo la mia città, ma mi fa arrabbiare. Mi dà il voltastomaco sapere che anche qui, dove ha governato Dozza, dove ci sono state stragi fasciste e anni di piombo, anche qui la Lega conta un sacco di voti, oggi.

Mi fa incazzare ma è uno specchio. Lo specchio dei tempi che cambiano. Ieri non c’era nessuno a rappresentare la paura, oggi la paura è diventata una moda.

Oggi il vecchio che ha fatto la guerra e magari anche il partigiano non vuole sapere perché dei fottuttissimi rumeni vivono nelle baracche vicino al Reno. Gli basta sapere che quelle baracche saranno tirate giù, che quei rumeni, come la polvere in casa, saranno spazzati via, in culo alle loro sfighe, padroni dei loro guai.

Oggi funziona così, che i cortili delle case popolari si svuotano di bambini e seggioline con i nonni e riempono di topi e scarafaggi e ognuno pensa per se’.

Io amo la mia città. Ma il mio cuore soffre. Soffre perché la odio la mia città. Perché pensavo si meritasse più amore e tolleranza e rispetto e apertura, la mia città che sono  quasi 1000 anni che diffonde sapienza e cultura nel mondo.

11 commenti
  1. Nathan dice:

    Com’è bello questo post. Almeno la prima metà, fin quando resta un bel sogno. E non il suo rovescio.

    Per il resto non so. Penso che qui dentro possiamo ritrovare qualunque città, con o senza un passato di splendori.

    Ecco, ma chi ha fatto il partigiano, io lo capisco, che non abbia più voglia di lottare, ma solo quella di chiudere gli occhi. Almeno per l’età e per il credito che ancora avrebbe da riscattare da questa nostra società.

    ciao panz

  2. la coniglia dice:

    hai scritto un post stupendo che mi fa soffrire come se avessi vissuto di più bologna di quei tre gorni meravigliosi in cui mi hai ospitata…ma ancora ora ripensando a bologna rivedo me che osservo un muro a pochi centimetri dal viso e la tua voce che mi giunge sall’altra parte del vicolo. Forse Bologna è un pò così: una realtà sbarrata di fronte e voci che giungono dal passato. Ma…tutta l’Italia è così. anche qui che osservi il mare e credi di esser libero come il gabbiano sulla tua testa.

  3. cg dice:

    Io amo la mia città ma dopo venti lunghi anni il popolo di Roma sta miseramente scegliendo un uomo di destra..cosa c’è che non va??????????????

  4. giusi43 dice:

    Un lucido accorato appassionato ritratto della tua città, vista con occhi pieni di affetto e di rabbia: si capisce che la ami molto.
    E’ una bellissima pagina.
    Giusi

  5. valverde dice:

    Cara le tue parole mi hanno toccato profondamente…
    Ho 50 anni e ho amato e odiato questa tua città ,che è anche la mia!..
    Ci sono nata,ho studiato qua ,mi “ci” sono sposata per ben due volte!…e ora me ne sto andando via…
    A Bo lascio il mio cuore giovanile, i miei ideali ,le speranze lacerate, i miei cari morti recentemente…
    lascio “il bello e il brutto “…i pettegolezzi di cortile e l’amore,l’odio e la generosità dei vicini di casa…
    Vado in una terra ancora “rossa”,in un paese ancora più piccolo del paesone che era BO!
    E mentre mi rallegro di quest’addio…piango ..piango tutte le cose che non sono state e che non saranno mai..scusami lo sfogo personale in questo tuo bel blog,
    un bacio coniglio da una coniglia di radio 2…ciao val

  6. Mammamsterdam dice:

    La tua città è stata per anni il mio faro nel disordine. Ci cambiavo treno o bus, quando i low cost non esistevano e da Amsterdam si veniva e andava in bus. Non l’ho mai girata o conosciuta veramente, so quel paio di strade per arrivare a san Petronio quando mollavo lo zaino al deposito bagagli e avevo giusto il tempo di fare un giro prima della coincidenza. Nella tua città, la volta che stavo partendo defiitivamente per l’Olanda e in bus, che avevo delle valigione enormi con la tovaglia ricamata del corredo, che le simbologie servono pure, da lì ho chiamato mia madre piangendo, che lo strappo l’ho percepito solo in quel momento per dirle, che si, me ne stavo andando, ma non li stavo mica abbandonando, e lei mi ha detto l’unica cosa giusta in quel momento, non preoccuoparti, disse, tu resti sempre la mia bambina.

    Nella tua città, per quel poco che ci restavo tra una coincidenza e l’altra, c’era sempre qualcuno che mi faceva incazzare. L’omone del deposito bagagli, il netturbino che mi distoglieva dal mio libro in un parchetto, dove solo dopo ho visto che ci stavano dormendo delle persone in terra con un lenzuolo tirato sulla testa, ma io ero presa dal mio libro e il netturbino che mi diceva se avevo delle mie cose da prendermi dal cestino straripante, prima che lui lo svuotasse, e io piena del libro mi chiedevo ma che vuole questo da me?

    La tua città che nei primi anni di esilio io dicevo a tutti, se devo rientrare in Italia io voglio andare a Bologna, che mi ricorda un po’ l’Olanda, se devo stare a milano sto meglio qui.

    Lo stavo aspettando il ribaltone, nel tuo pezzo, fin dall’inizio. Perché ultimamente parlando con Benni, lui ci spiegava perché se ne è andato da Bologna. Le persone con idee, creative, che avevano tanto da dire e da fare se ne sono andate tutte. Restano ;le zdaure e i parrucchieri.

    Però, cara panz, lui non lo sa che sei rimasta anche tu con la Frolli e il pater familias, e che come te ci sono ancora persone che si indignano ma non mollano, che amano questa città. E allora continua così, continua ad amarla e a odiarla, perché dall’odio e dall’amore escono fuori le energie positive che cambiano le cose.

    E organizzala tu una convention di blogger a Bologna che vengo anch’io e ci divertiamo un sacco, e smuoviamo un po’ la palude, e poi ce ne andiamo e tutto sembra tornato come prima, ma non lo è che sopra lo stagno sono passate le libellule.

  7. Francesca dice:

    “La mia città, senza pietà, la mia città
    ma come è dolce certe sere
    a volte no, senza pietà
    mi chiude in una stanza
    mi fa sentire solo.

    Una città, senza pietà, la mia città
    non la conosco mai fino in fondo
    troppi portoni, troppi cassetti
    io non ti trovo mai
    tu dimmi dove sei

    ….
    La mia città, senza pietà, la mia città
    ma come è bella la mattina
    quando si accende, quando si sveglia
    e ricominciano i rumori
    promette tante cose

    Ma dimmi dove sarà, prima era qua
    c’è un nero che chiede aiuto
    dove sarà questa città
    E’ sparita senza pietà
    c’ha troppi muri la mia città …- ”

    Luca Carboni

  8. Pietro dice:

    Bologna non è una città di m., è solo mal governata.

    Città di m. lo lasciamo dire a quel cretinetti dell’ex allenatore del Bologna F.C. 1909 Francesco Guidolin, che per qualche fischio posto al suo indirizzo appellò così la nostra città in diretta tv.

    bello il tuo post, ma fino a metà…

  9. Uriel dice:

    Quella citta’ non esiste piu’. Le coppie piu’ giovani hanno fatto come me e sono andate a vivere in provincia, e nei paesini di montagna. Che stanno rinascendo. Bologna e’ morta, quando il bolognese ha deciso di sputare su chiunque non abbia 500 euro di vestiti addosso.

    Me ne sono andato , vivo in montagna e vaffanculo, non ne ho alcuna nostalgia. Tenetevi i vostri zanarini spocchiosi.

    Uriel

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