Ricordi in vista dei 3 anni della nostra preziosa e piccola biscottina dolce

Tra un po’ si avvicina il terzo compleanno della Frollina. A volte non mi pare vero, vedere come lei è cresciuta, come la vita di tutti noi è cambiata, come la sua esistenza ha influito sulle nostre esistenze.

A volte guardo la sua faccina furbetta, quel sorriso birbante, il suo nasino perfetto, gli occhi grandi e tondi e scuri come quelli di Tino e i denti quadrati da castorino, così bianchi e simpatici e cerco di ricordarmi com’era, 3 anni fa, poco prima che lei nascesse.

Tre anni fa, poco prima che lei nascesse, non vedevo l’ora di vederla. Non ce la facevo più a portarmi addosso quella panza enorme. Non dormivo più (dilettante: non immaginavo come sarebbe stato l’anno e mezzo successivo!) e nel cuore della notte mi alzavo e a volte facevo proprio cose strane.
Come pulire vetri

O uscire alle 4.45 am di fredde mattine dicembrine per andare a fare colazione per prima e passeggiare per le strade deserte, fatte di spazzini, cani al guinzaglio particolarmente solerti e extracomunitari che vanno al lavoro prima degli altri, dove gli altri forse non vogliono andare.

Lei me la ero sognata una volta. Ricordo vagamente la faccia del mio sogno, perché ero all’inizio della gravidanza e poi il suo viso vero mi si è inciso così profondamente nel cuore, che faccio fatica a pensare a come la immaginavo.

Aveva i capelli molto più lisci di quelli che ha. Aveva una faccina anonima, quasi bruttina. Io l’amavo lo stesso. Ma era tutta una cosa teorica, che quando sei incinta un po’ ti sembra di amarlo già quel bambino, ma è pura congettura. Impari ad amarlo con il tempo, dopo che ti è uscito dalle ossa, dalle viscere, dal corpo.

Durante le lunghe notti passate a ciondolare a destra e sinistra, ninnandolo per fargli passare quelle maledette coliche e al primo spavento medico, quando ti accorgi che non è uno scherzo e che la tua felicità, ormai, dipende in larga parte dal suo benessere.

Lei è venuta nel mondo con fatica, dopo 30 ore di travaglio, induzioni, ossitocina a go go e imboscate della suocera (che credeva sul serio di poter entrare in sala parto e si è fermata solo quando con lo sguardo l’ho fulminata come nemmeno un killer prezzolato potrebbe fare).

Era bellissima. Aveva i capelli lunghissimi e dritti in testa, come se avesse ricevuto una scossa. La bocca a cuore. Non era nemmeno tanto strapazzata, considerato il parto problematico.

Con le ostetriche, Tino ed io, eravamo perfino riusciti a parlare di precariato e a fare dell’ironia e perfino nelle doglie sono riuscita a combinare qualche panzallariata. Tipo chiamare il Medico, quello che monitorava la mia situazione, “Maestro di cerimonie”.

Ero sfinita. Sfiancata dal dolore. Credevo di morire. E lei, sul più bello, mentre le contrazioni erano talmente ravvicinate che Tino non riusciva nemmeno ad arrivare a 10 con la conta dei secondi di latenza, aveva deciso di addormentarsi. Lì, a cavallo del mio fuoridentro.

Il tracciato dava strani valori. Perché lei si stava concedendo un pisolino.

E così lui è arrivato. Io l’ho guardato e gli ho detto: “Ehi tu, Maestro di cerimonie, aiutami, fai qualcosa, dimmi che va tutto bene!”

Le ostetriche hanno riso imbarazzate. Ma poi quando lui è uscito ci siamo fatte quattro risate che io, quando soffro, mi piglia il riso isterico e leggero.

Lei, dicevo, quando è nata era stupenda. Dopo un’ora che la stringevo tra le braccia, mi sembrava la bambina più bella del mondo, l’unica bambina che avrei potuto avere, l’unico frutto dell’unione con Tino, possibile.

Mi sa che è sempre così con i figli. Che quando li vedi per la prima volta ti si stampano nel dna e dopo, nulla, nemmeno il passato sarà più lo stesso.

Che fanno così. Ti brasano il passato e il presente e lo riconfigurano sull’amore che nutri per loro. E’ pura teoria per noi, ormai, ricordare una vita prima di lei. Lo sappiamo che c’è, è stata perfino bella, ci sono vacanze e gite e progetti e fatiche e sofferenze e anni difficili e anni stupendi. Ci sono i primi appuntamenti, gli amori passati e finiti e il nostro amore che continua, ci sono i gatti, la casa, la prima volta che abbiamo fatto l’amore, quando sono andata a vivere con Tino, quando lui è venuto a casa mia, quando ho pianto sulla sua spalla e quando ci siamo laureati. C’è quando sono partita per Milano con il treno, c’è la festa di compleanno con la panciona enorme.

Tutte queste cose ci sono. Ma sopra tutte queste cose c’è lei: la Frollina.

La Frollina che guarda le foto di quel passato e con i suoi occhi furbetti ci chiede: “Mamma, Papà: ma io dov’ero lì?”

C’eri amor mio, c’eri. Solo che ancora non ti vedevamo.


10 commenti
  1. marisa dice:

    ma lo sai che mi hai fatto piangere? forse gli ormoni impazziti da mamma incinta, ma che bel post!

  2. Memole dice:

    ho pianto anche io !!!bellissimo Panz !!!non ho altre parole…mi piace tantisimo sapere che ci sono altre mamme che provano le cose che provo io !!baci

  3. Silvia dice:

    Che dire …sono senza parole e un groppettino in gola per un’emozione limpida e dolcissima !!!! Sai anche io a volte ho la sensazione di esser nata il 03 agosto 2008 !!!! Quella che ero prima e’ solo un ricordo !!!! E’ stato bello prima ma e’ ancor piu’ bello adesso !!!!

  4. mammandorla dice:

    Splendido post, grazie. Auguri alla Frollina e x il 3 compleanno di voi diventati genitori.

  5. Mammamsterdam dice:

    Panz, vaffanculo a te e alle lacrime che susciti. AHEM

    vA BENE, MI SONO RICOMPOSTA. Oddio ha già quasi tre anni? Oddio è già così tanto che ci conosciamo?

    Belli i ricordi del parto, poi finisce sempre così, metti un paio di femmina e cena o dopocena, mettici due bichieri di vino e vai di dettagli trucidi o meno. Tutti però bellissimi nel ricordo perché ci hanno regalato i nostri cuccioli. (Arivoglio numero 3).

    A quando la nostra, di cena?

  6. monica - pontitibetani dice:

    hai detto esattamente ciò che mi succede, mi è successo con la grande e con la minina. ti riconfigurano passato e presente. tutto resta uguale e tutto è reso definitivamente diverso….
    un abbraccio monica

  7. mammandorla dice:

    Grazie, cara Panz.
    Grazie dell’offerta riguardo al progetto donne, la accolgo molto volentieri, ora mi concentro un pò e vedo se ce la faccio a scrivere.
    Mi commuove che tu ti commuova a vedere i blog delle mamme di cuore. Guarda, vi commuovete “meglio” voi mammedipanza, magari ci trovate anche qualcosa di vostro, chissà… come io ho trovato qualcosa di mio in questo bel post sulla Frollina, quando fai quel discorso che concludi con – …Impari ad amarlo con il tempo, dopo che ti è uscito dalle ossa, dalle viscere, dal corpo. – ecco io questa frase oltre a apprezzarla per quello che è me la rigiro anche a pro mio, xchè dici quello che sentiamo noi mammedicuore, quindi ancora grazie.
    mammandorla, o cuorallaria 😉

  8. Panzallaria dice:

    @mammandorla: devi sapere che uno dei miei sogni nel cassetto sarebbe diventare mamma di cuore. però tino ed io non siamo sposati e i tempi si allungano un sacco e quindi ci stiamo pensando e poi ora che frollina è piccola, insomma, abbiamo un sacco di dubbi su tante cose…ma ho sempre pensato che per un’ecologia mondiale (e a causa della mia malattia), se proprio avrò un secondo figlio, sarà adottato.

  9. Francesca dice:

    quell’ultima frase ha fatto commuovere anche me…. il mio ha appena compiuto un anno e quei momenti mi sembrano ieri… mi pare impossibile che sia già passato un anno…

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