Panzallaria – blog di panza

Precaria dentro ma anche fuori

PanzOnRair

Quando sdentata, in versione extra extra large e con una logorrea maniacale passerò le sere davanti al caminetto con i pronipoti, ecco potrò raccontargli anche di quella volta che sono andata “nella” radio e che mi sono infilata le cuffie e stavo seduta sullo sgabellone di fronte a Federico Taddia e quando c’erano le canzoni chiedevo a gesti alla mia amica Adele – accomodata in cabina di regia insieme all’autrice e ai tecnici, dall’altra parte del vetro – come stavo andando e lei mi sorrideva.

Potrò raccontare del risveglio stamattina e l’emozione di dover parlare nella radio, per l’appunto e allora mi sono messa a fare “prova, prova, prova” per schiarire la voce davanti allo specchio di Adele. E di come mi sono sentita tanto sborona, una velina intellettuale mancata, quando ho dato al tassista l’indirizzo della sede Rai di Milano, con noncuranza, come se io ci andassi tutti i giorni.

E invece ohhhhhhhhh facevano i miei neuroni davanti all’antennone – che diciamoci la verità, come i meglio giapponesi mi sono fatta fare una foto davanti alla superparabola ad avventura finita – ed ero tutta un’emozione, perfin dentro al bar aziendale che non si sa mai, magari incontro la Litizzetto, magari inciampo in qualche celebrità.

Poi c’è l’orologione dentro alla regia e tu sai che dopo la canzone di Giusy Ferrero ti devi rimettere la cuffia e a lungo andare l’emozione è svanita ed è rimasto solo il divertimento.

Mi sono proprio divertita.

Probabilmente c’avevo la voce da travestivo che me la sentivo, tutta impastata e un po’ tremulina da una che non è skillata per queste cose, probabilmente ho fatto anche qualche gaffe e chi mi ha ascoltato se ne sarà pure accorto, ma mi sono divertita.

Federico è molto simpatico, l’autrice pure.Tutti quanti sono stati gentili e nel mio vestito della festa (lo stesso che indossavo alla prima del calzino) mi sentivo proprio a mio agio.

Poi non sono caduta dalla sedia.

Stavo per scatarrare in cuffia ma ho resistito.

Ho saputo mettere insieme quattro parole senza bofonchiare.

E per lo più

ho davvero riso molto

A breve qui dovrebbe essere inserito il podcast per chi avesse voglia di ascoltarmi.

Si può sempre tirare l’acqua

Un anno fa mi era appena venuto fuori l’asma. Mia figlia era malata un giorno si e l’altro pure, non cresceva di un grammo da mesi e io ero un po’ preoccupata, per lei e per me che rantolavo ogni passo. Un anno fa avevo perso TUTTI i lavori che mi avevano fatto scegliere di aprire una partita iva e di pagare delle tasse assolutamente sovrastimate per la mia condizione e mi sentivo una completa fallita.
Mi sembrava di avere sbagliato tutto professionalmente ed ero convinta che a niente sarebbero volti i miei sforzi per rientrare in un Mercato del Lavoro che evidentemente non mi voleva.
Mi adattavo a mia suocera e mi adattavo a sentirmi una che a 34 anni, invece di andare avanti, stava paurosamente tornando indietro. Read more

PanzOnAir su Radio 2: domani ospite de L’altro lato

Stasera parto per Milano. In questi giorni, grazie al calzino spaiato, sono sempre in giro. In più c’è il lavoro che da una settimana collaboro con un’agenzia di comunicazione di Firenze su un progetto e ogni tanto mi devo recare oltr’appennino.

Trovare gli incastri giusti senza “traumatizzare” frollina, facendola sentire come un pacco, non è facile. Da quando non possiamo più avvalerci dell’aiuto dei suoceri – pur essendo di molto migliorata la nostra salute psicologica! – è veramente una gran fatica: mia mamma lavora e le nostre entrate economiche non ci permettono di prevedere una baby sitter che ci dia una mano.

E così il mio viaggio milanese sarà una vera e propria toccata e fuga, tanto che stasera partirò come un ladro nella notte, mentre la mia piccola mangia con papà, in sella ad un nobilissimo destriero: la Freccia Rossa. 

Stasera Con-sesso veloce, veloce e domani mattina appuntamento alle 9 davanti agli Studi milanesi della Rai con la redazione di L’altro lato, il programma a cui parteciperò.

Finita questa bellissima avventura, tornerò di filato a Bologna dalla mia bimba, il mio moroso e un’amica che in questo momento stanno operando e a cui va tutto il mio pensiero positivo.

Domani – se qualcuno di voi ha voglia di ascoltarmi – mi trova anche in podcast e può collegarsi a questo indirizzo:

http://www.radio.rai.it/radio2/laltrolato/

La trasmissione si chiama L’altro lato, è condotta da Federico Taddia (che ho scoperto essere bolognese) e si occupa di:

Persone. Persone che hanno passioni. Persone che hanno sfoghi. Persone che ci credono. Persone che hanno cose da dire e da dare. Persone che non si accontentano. Persone che vanno oltre. Persone che si mettono in gioco. Persone che si stupiscono e sanno stupire. Persone normalmente bizzarre e bizzarramente normali. Persone che sanno dove cercare e dove trovare gli altri lati. Un programma fatto con le persone, con le loro storie e con le loro parole. Una contaminazione di ospiti, collegamenti e interventi degli ascoltatori che nella loro quotidianità si sono creati e ritagliati spazi, parentesi e “mondi” per sentirsi “vivi” e realizzati. Ma “L’Altrolato” vuole essere anche un modo diverso per vedere e capire l’Italia e le sue italie, attraverso occhi e orecchie sempre divergenti, originali e imprevedibili. Per divertirsi e sorprendersi nell’andare a scoprire gli altri lati che ci stanno intorno!

Io parlerò di questo blog e del LATO B DELLA MATERNITA‘: quello che è contenuto anche dentro al monologo.

Chiunque avrà voglia di ascoltarmi può collegarsi dalle 9.30 alle 10, 10.30 circa.

Poi mettiamo il podcast anche qui per i tiratardi del sabato!

Nevrosi che aiutano a sopravvivere

Ognuno di noi c’ha le sue. Berlusconi deve impomatarsi a morte i capelli, il Pd tenta il suicidio ogni mese, Santoro adora la censura e le mamme very doc buttano in amuchina tutto per “igienizzarlo”, compreso il Pargolo al rientro dai giardinetti.

Alcune piccole (o grandi) nevrosi ci aiutano a vivere: azioni che dobbiamo fare perché una vocina, quella della nevrosi, ce lo impone come un mantra, a un determinato orario del giorno. Non serve nemmeno mettere la suoneria del cellulare per ricordarcelo perché fanno parte del dna. Read more

Panzallaria a teatro non piange mica

Alle ore 19.45 di ieri, quando sono entrata in Sala Pertini dove Anita stava provando il monologo con la regista, la mitica Francesca Migliore, ecco sembrava che mi fossi fatta una pista di cocaina e invece non ingollavo ne’ cibo ne’ acqua da almeno 8 ore.

Mamma Elegante mi aveva truccato e parruccato bene (ho scoperto che quando ci si pettina si sembra moooolto più ordinate!) e c’avevo addosso i vestiti della festa acquistati in mattinata.

La Frollina – a cui negli ultimi giorni sta facendo copiosamente da baby sitter la Pimpa, durante le varie telefonate che ricevo – prima di uscire mi guardava con i suoi occhioni da cerbiatto smuovendo ogni anfratto della mia anima e solleticando i sensi di colpa di mamma, sempre pronti ad azzannarmi le caviglie.

Eppure mi ha fatto ciaociao con la manina e si è messa serena a giocare con nonna, come se lo sapesse che per mamma era una serata importante.

Alle ore 20 arriva il fotografo di Repubblica e noi tre donne dello spettacolo ci mettiamo a posare per lui che mi sembrava di essere una Flavia Vento, solo formato extralarge.

All’inizio sono imbarazzata e lotto con la percezione della mia immagine (che mi sento sempre un rutto e le foto non sono proprio il mio forte) poi ci penso e risolvo che chissenefrega, io mi voglio divertire, chissenefrega, siamo in ballo e allora balliamo e mi atteggio a diva dei poveretti, ridendo e scherzando mentre ci fotografa.

Alle 21 la sala è piena. Straripante. Prego in silenzio che vada bene  e quando vengo coinvolta nel rito della Merda teatrale sono talmente emozionata che non sento nemmeno la mia voce ma solo il tonfo del mio cuore nel petto.

In scena un asse da stiro e qualche altro oggetto.

In scena sale Anita e parte la musica.

Lei comincia a leggere e io – seduta in prima fila – sento tutti i muscoli tendersi e tirarsi. Mi sento come un palo nel culo, diciamoci la verità.

Le orecchie sono radar. Devono captare ogni segnale che provenga dal pubblico per capire se si ride o ci si annoia; quando la prima risata giunge ai miei timpani e io stessa sono colpita dalla bravura di Anita, penso che allora, forse, il mio non è solo un giudizio di parte.

Quando a ridere sono, ancor timidamente, in tre comincio a distendere i muscoli.

Quando si diffonde lo sghignazzo e tutti – compresa la giornalista che mi è seduta accanto – sembrano divertirsi: sono una donna felice.

A tratti mi commuovo. 

A tratti vorrei salire sul palco e abbracciare Anita Giovannini che sta dando spessore alle parole in un modo per me assolutamente inaspettato.

Un’ora fila via e io sono emozionata e felice.

Porcavacca che esperienza! 

Porcavacca che divertimento!!!!!

La gente applaude. Non sono io che devo dirlo (ditelo voi per favore, così mi leggono e facciamo delle repliche!!!!!!!!!!!!!!!!!!) ma è andata bene. Complimenti, pacche sulle spalle, salgo sul palco e impasto qualche parola con i lucciconi degli occhi e bofonchio qualcosa e mi inchino scoordinata che per fortuna c’è Anita che è di casa con ste cose perché io non sono proprio capace.

GRAZIE

GRAZIE A TUTTI VOI

grazie a quelli che c’erano e da anni mi leggono ma anche a quelli che sono venuti per caso

grazie a tutti quelli che non c’erano e mi hanno mandato mail da ogni parte del mondo, pensieri, sms e incoraggiamenti

grazie al Teatro della Rabbia che non lo sa  ma se la donnarettile langue da un po’ è anche merito suo

che io l’ho sempre detto

che l’unico antidoto a questo brutto mondo

è RIDERE

Il grande giorno è arrivato

Calzini spaiati: presenti

Entusiasmo: presente

Ho acquistato anche qualche capo di abbigliamento insieme ad una bravissima e molto paziente amica.

Ieri mi hanno intervistata per La Repubblica e nei prossimi giorni uscirà un articolo. Durante l’intervista ho bevuto vino, speriamo di non aver detto troppe puttanate.

La casa è uno sfacelo e probabilmente Adele che viene alla prima, stanotte si troverà a convivere con una simpatica famiglia di acari.

La frollina è un po’ basita da questa mamma pazza con gli occhi stralunati.

Probabilmente arriverò a teatro – dove ad attendermi ci sarà il fotografo del quotidiano succitato – ad orari improponibili, arrivando a notte fonda tipo fantasma.

Spero vada tutto bene. Ho visto la prova generale e mi è piaciuta un sacco. 

Quelli che avrò il piacere di incontrare a teatro si facciano riconoscere e se sembrero cerebrolesa non fateci caso. Quelli che hanno deciso all’ultimo di venire possono o provare ad arrivare entro le 21 e sperare di trovare posto o ripassare per la replica delle 22

quelli che hanno prenotato i biglietti arrivino entro le 20.30, mi raccomando, per non perdere il diritto di prelazione.

Tutti quelli che non abitano a Bologna si sintonizzino

sabato mattina

alle ore 9.30

sulle frequenze di Rai Radio 2 

dove andrà in onda questa trasmissione http://www.radio.rai.it/radio2/laltrolato/

e pare

pare

che ci sarà la sottoscritta – intervistata in diretta

e vi farò

ciaociao

con la manina

Liste casalinghe per suddividere equamente i compiti in famiglia

Ho letto un articolo su Repubblica (ne parlo diffusamente qui) in cui viene fuori che in America una coppia di genitori, per la gestione egualitaria delle faccende familiari si è “inventata” questa cosa delle liste: ogni mattina si mettono a tavolino e fanno una lista di tutte le cose da fare, si dividono i compiti e procedono seguendo pedissequamente suddetta lista.

Ci hanno poi fatto un blog e un sito e ora diffondono il verbo a tutto il mondo.

Ecco. Su Mammablogger non lo potevo mica scrivere che lì faccio la mamma blogger seria ma a me sembra una cacata pazzesca.

Cioè, l’idea al mattino di mettermi a tavolino con Tino per decidere i compiti mi sembra davvero una di quelle cose da carabinieri decerebrati. Intanto perché di rado al mattino riuscimo a stare seduti a tavola. 

Per non arrivare tardi al nido e al lavoro, le nostre mattine sono dei veri e propri corsi di sopravvivenza nella giungla della famiglia: frollina fresca come una rosellina comincia a correre da una parte all’altra della casa, prevalentemente mezza nuda, e noi tentiamo di braccarla per infilarle qualche capo di abbigliamento.

Le tendiamo agguati mortali dietro a porte o divani, nella speranza che almeno una manica del maglione venga infilata e che la carica elettrostatica che la fà saltare come una molla si esaurisca in fretta.

Poi se proprio proprio riusciamo a piantare il culo su una sedia, lo facciamo nel tentativo di sorseggiare il nostro caffè – inevitabilmente ghiacciato per il tempo passato ad attendere la vestizione della iena – e il dialogo amoroso della famiglia del Mulino Bianco a casa Panzallaria è sostituito dai nostri ringhi sommessi.

Un mix tra la pantera incazzosa e il cagnolino che non vuole mollare l’osso.

Se  - mettiamo una mattina particolarmente tranquilla – riusciamo a vestire frollina in tempi contenuti e abbiamo preso il caffè caldo e magari anche fatto due coccole per attutire il colpo del risveglio, una volta seduti a tavolino con penna e foglio davanti, io lo so che ci verrebbe una gran tristezza.

Cioè che triste dover pianificare cosa faccio io e cosa fai tu come se fossimo degli impiegati dell’amore e della riproduzione.

Mettiamo pure che non ci facessimo prendere dalla tristezza e procedessimo a compilare suddetta lista, ecco cosa ci metteremmo dentro in una giornata tipo:

  • Pulire la cassetta dei gatti scaccandola bene e facendo attenzione che nessun odorino indigesto ne esca – TINO
  • Pagare le 640 bollette arretrate che se no ci staccano luce, gase e anche ossigeno – TINO
  • Comprare i preservativi che quelli che abbiamo nel cassetto sono scaduti un anno fa – TINO
  • Passare a pagare i debiti che Panz ha lasciato al bar quel giorno che ha avuto una crisi ipoglicemica e ha dovuto ingollare 4 bomboloni e due caffè al ginseng ma non aveva portato con se’ il portafoglio – TINO
  • Andare da quelle dell’ultimo piano che fanno un casino della madonna per un dialogo proficuo e finalizzato a migliorare i rapporti di vicinato (ricordarsi di portare la mazza da baseball) – TINO
  • Ricordarsi l’appuntamento con l’idraulico palestrato per l’annuale pulizia delle tubature – PANZALLARIA

Direi che così sarebbe equo no? A pensarci bene, una lista di questo tipo potrebbe di mooooooolto migliorare il ménage familiare: voi che ne dite????

Che fine avrà fatto Manulo?

Che fine avrà fatto Manulo?
Lo scoprirete solo assistendo a La rivincita del calzino spaiato.

E le mamme talebane?
Tutte in croce, mercoledì 25 febbraio alla saletta Pertini, via Muratori 4/2 – Bologna (ore 21 per i prenotati, ore 22 per tutti gli altri)

chi assisterà al secondo spettacolo avrà il privilegio di confrontarsi direttamente con l’afrore delle mie ascelle, vittime dell’anteprima!!!!

Un nuotatore sarà un nuotatore per sempre

Io per tanti anni ho nuotato: facevo nuoto pinnato agonistico. Il nuoto era la cosa che amavo più di tutte, i miei compagni di squadra erano i migliori amici che potessi avere e tra allenamenti e gare, nel periodo dell’adolescenza, ho accumulate delle esperienze uniche, che mi fanno sentire una persona molto fortunata.

Il mio allenatore lo chiamavamo Pluma. Indossava sempre una maglietta arancione sul suo corpo di atleta e aveva un naso davvero ingombrante ma assolutamente simpatico e unico: come lui. Ci preservava dai rischi di vivere in un piccolo paese negli anni ottanta (quando l’eroina la si trovava sopra ogni panchina) insegnandoci la gioia dello sport come forma di rispetto per noi e gli altri.

Mi chiamava Gigiulona. Perché io cadevo ovunque, mi incartavo nelle situazioni più strane e non sapevo davvero come gestire il mio corpo che da un giorno all’altro sbocciò, passando da bambina a donna.

Gli leggevo i racconti ricchi di pathos che scrivevo e gli raccontavo le storie che erano nella mia testa: quando ci spostavamo sul pulmino per andare in giro per l’Italia a qualche gara, mi sedevo spesso accanto a lui e cantavo in giapponese. Mi inventavo una lingua assurda e producevo nenie lunghissime da suicidio, tanto che i miei compagni di squadra – più di una volta – mi hanno combinato scherzi pesantissimi per vendicarsi di questa mia odiosa pratica che era diventata – comunque – una sorta di rito. Read more

Frollina carnascialesca e altre storie

Le altre storie sono quella di un fenicottero ad esempio, arrivato direttamente dalla splendida Sardegna

 

festa carnevale e altro – febbraio 2009

Carrambate da blog

Da quando esiste Panzallaria di cose strane a tratti stupefacenti me ne sono capitate. Tipo incontrare qualcuno per strada che mi ha riconosciuta come Panz e mi ha offerto un gelato o un caffè. Tipo ritrovare la mia compagna di banco delle medie che adesso mi manda i commenti a caldo ai miei post via mail ;-) , tipo vedersi arrivare una telefonata dall’Australia o cose del genere e trovare nuovi amici, nuovi compagni di viaggio e cose così.

Ma una roba come quella che vi sto per raccontare è la più spettacolare di tutte  e il link esistenziale più grandioso degli ultimi tempi nella mia tristerrima vita :-)

Insomma

Per farla breve

Una lettrice di questo blogghettino trova un mio commento allo stato di un suo amico su Facebook e si rende conto che la sottoscritta – che lei legge da un po’ – è la stessa persona che ormai 15 anni fà limonava in fidanzamento giovanile con uno dei più cari amici (non che vicini di casa) del fratello.

Cioè, ecco, mi è arrivata una mail da questa persona che chiameremo Raffaella (in onor della Carrà) da Milano che ha scoperto che ci conosciamo anche nella vita reale dopo un anno che legge di me su queste frequenze.

Mica pizza e fichi.

Io circa 14 anni fà (porcavacca come corre il tempo) stavo insieme a un ragazzo di Milano che chiameremo Actor per via delle doti artistiche grandi e conclamate e lui ci aveva questo amico e questa amica Raffaella che ora legge il mio blog a distanza di 14 anni e così ci siamo ritrovate in un mondo che è un bucodiculo di un millepiedi tale che due persone che prima si conoscevano nel reale poi non si conoscevano più poi si sono conosciute nel virtuale e alla fine grazie alla zoccola del web 2.0 (miss faccialibro) si sono ritrovate a ricordarsi di essersi conosciute anche nel reale.

A me sti giri del destino mi fanno sempre impazzire un bel po’

Poi questa storia si sposa bene con gli accadimenti dell’ultimo periodo:  cioè che ovunque uno vada, qualunque sia la forma di anonimato che sceglie per raccontare le storie che ha nella testa, alla fine, alla lunga, finisce sempre che poi tanto anonimo non può rimanere

Perché diciamolo, a me sto spettacolo sta dando anche un bel da fare che ormai su questo blog ci sono arrivati anche la fornaia, il postino e mezzo quartiere della sottoscritta.

Insomma: mi sono sputtanata bene bene 

che qui diciamolo

o smetto di prendere per il culo il mio prossimo

o mi adatto a passare in mezzo agli occhi torvi 

e visto che smettere di prendere per il culo il mio prossimo, che poi è bonario si intende, che poi lo faccio con spirito sociologico – lo sapete – non è proprio cosa,

mi sa che mi dovrò abituare agli occhi torvi.

Io te lo dico Signora Coriandoli che sei il mio postino: io lo so che te sei un uomo e che forse a leggere che a me mi ricordi la Signora Coriandoli ti senti un poco offeso, ma te lo dico e ripeto postino del mio cuore: te a me ogni mattina, con la tua voce pastosa e romagnola e con quel sorriso grande e simpatico e con il fatto che sei sempre in asincrono rispetto al resto del mondo, mi fai talmente ridere che ci sono dei giorni che incontrarti, a me mi cambi la giornata

per cui non te la prendere 

se sei la mia Signora Coriandoli

A volte mi sento un’ottima madre altre proprio per niente

La Frollina con il vasino è veramente in gamba: le piace proprio star lì sopra a fare cacca e pipì. Ci si sistema comoda comoda, avvicinando una sedia alla postazione e appoggiandoci sopra un libro e il biberon e ci bivacca per ore.  Si porta dietro la rana Crac (il primo peluche anticrisi) e se la piazza seduta in mezzo alle gambe, anche lei tutta intenta a mingere o cagare.

Non ha problemi di stitichezza: mi avevano detto che i bimbi, all’inizio, anche se prendono un buon ritmo con la pipì hanno problemi con la cacca, ma la mia frollina sembra indenne a questo genere di questioni. Se vogliamo proprio sottilizzare, anzi, lei ogni volta che si siede vorrebbe fare tutto e ho dovuto spiegarle che non è obbligatorio fare anche popò e che ci accontentiamo anche solo di quella liquida. Read more

Consigliatemi dove appendere le locandine

Allora.

Ci ho bisogno di un consiglio dagli affezionati lettori. 

Per lo spettacolo del 25 febbraio mi restano una decina di locandine che voglio appendere in zona teatro (le altre sono state affidate ad un uomo di fiducia della compagnia e hanno fatto il giro di Bologna). Però c’ho alcuni dubbi sui quali chiedo un consiglio di tutti voi:

  1. dato che per lo spettacolo delle 21  - in linea teorica perché poi potrebbero presentarsi in 4 – i posti sono esauriti e si farà anche una replica alle 22, devo apporre anche il nuovo orario a biro sulle locandine?
  2. li appendo alle fermate del bus (che qui a Bologna ci sono delle specie di casette rosse e un po’ di posto abusivo si può trovare) o opto per i muri dei palazzi??
  3. che voi sappiate che tipo di scotch devo usare perché non vengano portate via?
  4. lo faccio domani (a meno 6 giorni dall’evento) o aspetto il fine settimana così non rischio che vengano staccate???

Datemi qualche consiglio genti, amici, lettori: inauguriamo una nuova buzz-promozione di eventi, partecipativa e orizzontale…;-)

Grazie

Se nel frattempo ne volete sapere di più sullo spettacolo, leggete l’intervista che ho rilasciato al meraviglioso Genitoricrescono.com 


Post impopolare sul buzz and viral marketing applicato alle mamme

Ci ho pensato parecchio sull’opportunità o meno di scrivere questo post. Parecchi mesi a dire il vero. Poi ho deciso di farlo. Perché sento come gli squali che girano intorno al tavolo su cui è assestato il mio pc: squali che hanno fame di mamme, squali che hanno fame di mamme blogger.

E non solo.

Da quando il mondo si è accorto che sposta più opinioni un blogger di un quotidiano, il marketing si è buttato a pesce (o a squalo?) sul settore. Da quando la crisi ha tagliato grosse fette di mercato, il marketing si è buttato a pesce sui genitori, le mamme in particolare. Mentre potremmo anche vivere tutti quanti con le pezze al culo, si sa, per vestire e nutrire decentemente i nostri pargoli daremmo via anche un rene. Read more

Una persona provinciale

Sono provinciale. Sono una donna provinciale. Mi piace abitare nel quartiere e andare al bar del mio quartiere. Mi piace fare le chiacchiere con la fruttivendola e parlo anche con i piloni della luce. Da quando c’è la frollina è come se si fosse acuita la mia socialità di mammadeigiardinetti, ma non di quelle che fanno la gara – sia ben inteso – che quelle proprio mi danno un gran da fare, ma più come persona che comunica.

Se trovo qualcuno che c’ha voglia di scambiare quattro chiacchiere, quando siamo per strada, io mi fermo e chiacchiero. Sfuggo come la peste le mamme lamentose – che poi in realtà fanno le sborone e dietro a dei malcelati lamenti “paolino è talmente ATTIVO che mi distrugge la casa…non so cosa fare! a 9 mesi MI CAMMINAVA ed è stato un disastro perché voleva tirare giù tutti i libri e – pensa tu – quello che gli interessava di più era la DIVINA COMMEDIA!” nascondono tutto l’orgoglio tipico di quella che pensa che suo figlio è un genio, molto avanti al tuo e a qualunque fottuto Einstein viva nel raggio di kilometri.

Sfuggo anche le mammemamme, quelle che se non parli dei bambini sei finita, gli si fa tabula rasa nel cervello e non spiccicano parola fino a quando non possono ritornare a bomba sulla cacca e la nanna.

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