L’avvertimento
Dato che ho il cervello spappolato dai bacilli e una scarsissima voglia di applicarmi alla qualunque ma voglio lo stesso farvi gli auguri per il prossimo anno (personalmente sono estremamente felice di dire ciao a un faticosissimo 2008!) vi lascio con un racconto che ho scritto quest’anno e che giace da troppo tempo in una cartella del mio computer.
A prestissimo
L’AVVERTIMENTO
Francesca Sanzo
“Signora Martinelli? Sta bene? E la bimba? L’ho vista anche ieri dalla finestra, come è cresciuta la sua bimba, glielo avevo detto io che era una femmina, tutti le dicevano – maschio, maschio – io invece ce lo dicevo che era femmina!” “buongiorno, signorina Pollastri”. “Le posso offrire un caffè signora Martinelli che ci devo parlare?” ” va bene, ma è successo qualcosa?”.
La signora Martinelli ha appena portato la piccola Agnese dai nonni, per andare a lavorare. E dato che lei fa parte della schiera dei precariLiberoprofessionistiLavoratoriautonomi, lavora in casa. Abita all’ultimo piano di una palazzina di edilizia popolare, dove convivono proprietari che a suo tempo riscattarono la casa e inquilini dell’Ente. La signora Martinelli è proprietaria. La signorina Pollastri di nome fa Moira come la Orfei, ha più di 70 anni, il volto tondo e la pettinatura spumosa, in vero stile emiliano. Nel suo modesto appartamento con stufa a gas ci vive dal 1950 che era ancora una ragazzina e paga un canone mensile all’Ente ereditato dalla sua povera e scomparsa mamma. Si incontrano in una mattina che il cielo è grigio come il cemento armato la signora Martinelli e la signorina Pollastri. Sono sotto al voltone del Meloncello, al crocevia tra il portico dello Stadio e quello di San Luca e si stanno entrambe dirigendo verso il Bar Billi. Non fanno caso alle suorine che – in fila ordinata – cominciano a salire di gran lena sotto il portico, verso il colle della Guardia; non fanno caso al loro Rosario, snocciolato come brustolini ad ogni stazione della Via Crucis. Non fanno nemmeno caso allo studente assonnato che si appresta a partire con poca voglia e molto coraggio, perché ha fatto un voto alla Madonna, le ha promesso che sarebbe andato a piedi se lei gli faceva passare Diritto civile. Che per votarsi alla Madonna di San Luca non serve mica essere cattolici eh? non serve mica andare in chiesa alla domenica, che la nostra Madonnina a noi ci protegge tutti, non sta a guardare le sottigliezze lei, vuole solo che se dici che cammini, poi cammini davvero, ti fai la salita, i gradini e alla fine entri anche in chiesa, così, tanto per farti vedere. Non fanno caso a niente la signorina Pollastri e la Martinelli. Vogliono solo entrare da Billi per la dose mattutina di caffè. Per riscaldarsi con il rumore delle tazzine e i discorsi FilosoficoCalcistici degli avventori. Perché al bar Billi fanno un caffè buonissimo e ti danno il bicchierino d’acqua per prepararti la bocca. Tu ci entri e ci credi ancora che Bologna è come la raccontano nelle antologie, che c’è ancora del buono e del bello e del verace nella nostra gente e in questa terra emiliana. Sono gli arredi, ma non solo. Sono le enormi sale, ma non solo. È il biliardo con le boccette sopra, ma non solo. Sono anche gli omarelli che si riuniscono qui per arringare sul Calcio, per discutere e per studiare le strategie future del Bologna. Tra una sigaretta, un bicchiere di vinoDiquelloBuono e un pacato tafferuglio nostrano. Che quando si mettono a litigare c’è come una calamita che li attrae fuori dal bar, fino in mezzo alla strada, in mezzo al traffico: una forza oscura che li divide in due falangi armate, pronte a combattere a suon di scatarroni e bestemmie. Entra al bar la Signora Martinelli, per tutti Giò. Entra al bar la Moira, per tutti Signorina Pollastri del quarto piano, in compagnia della Vanda, barboncino bianco di anni 10 e molti guai. “Stavo giusto per ordinare un caffè” dice arresa all’evidenza della compagnia la signora Martinelli, “lei cosa prende?” “un caffè, un caffè lungo anche per me!” risponde la Moira Pollastri, mentre Vanda tira in direzione di uno schnauzer che transita fuori dalla vetrina. “Mi dica” fa la giovane. “Allora, Signora Martinelli, mi scusi se le rubo tempo prezioso, ma ho bisogno di farle una confidenza; c’ha presente quei rumori? quei rumori che si sentono nel cuore della notte, quando i cristiani dormono che la mia povera Vanda si sveglia di soprassalto e comincia ad abbaiare come una matta?”
“si, più o meno ho presente” risponde Giò “e già, voi state all’ultimo piano, signora Martinelli, quindi non li sentite bene come noi altri dei piani sotto, ma le assicuro che sono roba da svegliare i morti della Certosa!” rincara la Moira, mentre a piccoli sorsi prende il suo caffè. “Ecco, io sto dando di matto!” continua, passandosi una mano sul rossetto che per via delle labbra secche dà alla Pollastri una sensazione come di vernice rappresa, “io sto dando di matto, perché noi siamo brava gente, io vivo nel palazzo da 60 anni e non sono mai capitate delle robe così. Adesso è sempre confusione, c’è sempre qualcosa di sporco e di rotto e in cortile fanno un casino, anche nel pomeriggio quando tutti dormono”. “Scusi, ma a cosa si riferisce?” chiede Giò, vuotando la bustina di zucchero nel caffè. “Lei sa che io faccio volontariato al centro anziani vero? Alla domenica e a volte anche al sabato vado a fare le crescentine al centro anziani io e quando c’è la festa dell’Unità, a settembre, vado sempre a dare una mano al Partito, a cucinare con le mie amiche del quartiere. Senza mai chiedere niente in cambio!” “Sì, signorina Pollastri, lo so, me lo ha raccontato. Ma cosa c’entra questo con il rumore?”
“No, è per dire che io sono una persona che si occupa degli altri, che ha un amore, un amore che non ci si crede per gli animali. Una persona che una volta un Primario del Sant’Orsola mi ha detto che potevo diventar mamma, io. Che a far la madre sono capaci tutte, ma di mamme, di quelle ce ne sono poche nel mondo e che io, ecco, io sarei potuta essere una mamma, se solo avessi voluto. Vede come sono con la Vanda? Mi basta un niente, un raffreddorino, una cosina da poco e io mi preoccupo. Mi viene un’angustia che solo alle persone buone gli viene un’angustia così!” Il caffè è finito, Giò sa che dovrebbe essere al lavoro da un pezzo, ma la signorina Pollastri è una permalosa e allora, per consentire a sé e alla propria famiglia il mantenimento di una discreta pace condominiale, rimane in attesa della fine di questa storia e delle variazioni di un racconto che ha già sentito mille volte. “Un tempo a Bologna si stava bene, adesso non è mica più così. Adesso si ha paura anche ad andare in centro. Ci sono genti di tutte le razze e di tutti i colori che non sai neanche cosa dicono mentre tu passi! E non è mica per altro, solo che sta gente sono in troppi, vengono qua e ci vogliono prendere il lavoro e il lavoro non c’è e allora si mettono a rubare e c’è davvero da avere paura…”. “Insomma, per tornare al rumore, io penso che siano quelli là, i russi che abitano di fianco a lei. Loro si svegliano sempre alle 5 e il rumore inizia proprio a quell’ora. Un tonfo che sembra debba svegliare tutti i santi del paradiso! E poi quei due figli che hanno… Li lasciano stare in cortile dalle 2 alle 4, quando la gente dorme. Ai miei tempi, non potevamo mica stare in cortile durante l’ora del silenzio eh? giù scapaccioni dalla mia povera mamma, se disturbavo durante quelle ore lì. E invece loro se ne fregano, li lasciano lì, con le loro biciclette che secondo me rigano anche le macchine parcheggiate, le NOSTRE macchine parcheggiate! Sono proprio dei maleducati quei russi lì, non lo faranno apposta, ma è un fatto: da quando sono arrivati loro è tutto più sporco, ci trovi le cartacce per le scale e urla a tutte le ore. È un fatto!” “Ma veramente a me non pare che siano più sporche le scale e francamente le trovo pure delle persone educate i nostri vicini ucraini, signorina”.”Suvvia Signora Martinelli, ora lei vuol essere gentile, ma con me mica deve far finta eh? e poi mica stiamo dicendo niente di male. Si fa per parlare, noi non siamo razzisti, i razzisti sono ben altri. Ce l’ho già detto che io faccio volontariato tutte le domeniche? No, perché adesso che non si pensi che io sono cattiva, ma non la vede come la tratto bene la mia povera Vanda, sempre pulita e profumata?” ”mi scusi signorina Pollastri, avrei un po’ fretta. Può arrivare al punto?” “il punto è che la devono piantare questi qui di fare come se fossero a casa loro, che noi siamo poveri cristiani, brava gente che lavora e si sveglia presto anche noi! il punto è che mi sono stufata!” ” e allora?” “e allora, cara Martinelli, io che sono una brava persona che almeno faccio qualcosa per il palazzo, come faceva la mia PoveraMammaPaceall’AnimaSua, ho preso dei provvedimenti. Ho telefonato all’Ente, tanto per incominciare. Per avvisarli che fan tutto questo sporco nel palazzo! e poi, ecco, ho anche – diciamo – dato un avvertimento. Che così capiscan che non si va in bicicletta nel cortile e che non si urla sguaiatamente e poi io non capisco nemmeno cosa dicono questi qui! metti caso che voglion far danno al palazzo, non si capisce neanche quello che dicono! E allora io, ecco…” “Lei?” La signora Martinelli ha appena pagato per tutte e due e si sta avviando all’uscita. Non ne può più, ma è anche preoccupata per il finale di questa storia, che puzza un bel po’ di tutte quelle cose che le danno la nausea, che le fanno rimpiangere gli anni a Londra, anche se poi – forse – non era tanto diverso. Che puzza di una Bologna nuova che affonda le radici nel vecchio, nel provinciale. Una Bologna che non ha imparato nulla. “Allora ci ho bucato le ruote della bici. Così, come avvertimento…”
Una chicca grande grande
Abbiamo passato un Natale all’insegna del moccolo, della guardia medica e di qualche piccola tensione familiare dovuta alla protratta cattività. Per fortuna siamo in grado di fermarci prima dei coltelli e per fortuna il buon Dio è giunto in nostro soccorso facendo migliorare la frollina. Dopo una settimana di insonnia quasi totale, l’antibiotico (aimè abbiamo dovuto) ha sortito il suo effetto e ora siamo in fase di miglioramento.
I nonni sono corsi in nostro aiuto regalando a Tino e me un paio di pomeriggi di libera uscita e siamo perfino riusciti a sederci a leggere in libreria, nella nuova libreria Ambasciatori, aperta recentemente in centro a Bologna.
La mattina di Natale, pur con la febbre e dopo tregiornitre passati solo in braccio alla sottoscritta (la mia metamorfosi in polipo era quasi compiuta!) la frollina ha aperto i suoi regali: una caramella/chicca gRRRande gRRRande di cioccolata Lindt (come da sua esplicita richiesta) e una confezione di lego perché baby attrezzo possa costruire i suoi manufatti.
Un’amica le ha regalato un bambolotto e un altro le è arrivato via nonni: entrambi sono piagnoni da paura e il 26 dicembre qui sembrava di essere in una nursery: alla frollina questa cosa di far piangere altri bambini la mandava in brodo di giuggiole e faceva di tutto perché questi lamenti strazianti facessero eco per tutto l’appartamento.
Sottofondo al lazzaretto.
Ho sognato più di una volta di estirpare dal cuore di questi bambocci le pile ma poi mi sono detta che non potevo togliere a mia figlia cotal piacere. E comunque ci è andata bene. Non sono arrivate robe (che giuro se gliele regalano chiudo dei rapporti
) tipo Vomitino, cicciobello caccapipì o aberrazioni del genere – segnali inequivocabili di una vicina fine del mondo.
Avrei moltissime cose da scrivere. Per esempio con Tino abbiamo anche girato due videopost che appena c’ho il tempo inserisco, perché ci sono arrivati un paio di regali talmente raccapriccianti che meritano effluvi di luci, immagini e parole.
Per esempio devo postare le vostre letterine di natale. Non mi sono dimenticata.
Ma tra il lavoro arretrato, tra le incombenze casalinghe e la voglia di passare un po’ di tempo con il non marito e la prole, non faccio in tempo nemmeno oggi.
E poi si, vi devo raccontare del 25 febbraio.
Vi dò un aiutino poi vi dirò bene.
C’è chi ha deciso di prendere questo blog e impastarlo per bene affinché producesse parole dette, oltre che scritte.
Il resto ve lo racconto a tempo debito.
Vi amo
appena possibile riscrivo.
Vorrei raccontarvi di teatro e babbi natale
Vorrei raccontarvi della festa dei bimbi di ieri: un’invasione di cavallette è sbarcata a casa nostra e ha raso al suolo allegramente tutte le stanze.
Vorrei raccontarvi che è pure arrivato Babbo Natale e i bambini ci sono rimasti di stucco e hanno avuto un po’ paura ma poi non parlavano di altro.
Vorrei raccontarvi dei preparativi della cena degli sfigati 2008 e di come sempre, questa occasione con gli amici, nella notte di natale, mi renda felice.
Vorrei raccontarvi dei cicciobello caccapipì e vomitinodiarrea che imperversano in tutte le vetrine di giocattoli e di come sia difficile non scegliere un regalo di natale massificato e inquietante per la creatura.
Vorrei raccontarvi di quello che succederà in un teatro di Bologna il 25 febbraio 2009 e che mi riguarda in prima persona e riguarda un po’ tutti voi che ne siete protagonisti.
Ma la frollina è malata
Io sono malata
Non ho ancora comprato nemmeno un regalo
Devo scrivere almeno 4 articoli per Liquida nelle prossime 24 ore
Non ho scelto il menu degli sfigati
e ho pochissime ore di sonno sul groppone
quindi vi lascio con gli auguri di natale e con il dubbio:
cosa succederà il 25 febbraio 2009 a teatro????
prima o poi ve lo svelo
intanto segnatevelo in agenda che siete tutti invitati
La letterina a Babbo Natale della frollina
Mentre continuo a ricevere letterine bellissime dalle lettrici (che pubblicherò tutte!) anche mia figlia, stamattina, ha voluto dettarmi la sua. Ha due anni e la erre moscia e in questo periodo è fissata con gli aggettivi:
Caro Babbo Tale gRRRRande gRRRRande,
io vojo una chicca da mangiare aam!
gRRRande, gRRRande.
Frollina
Per quest’anno ci va davvero bene direi…
La letterina è stata infilata nella calza di babbo, appesa all’albero in attesa che il postino di babbo stanotte passi e la porti a destinazione.
Mamma multitasking
La sera prima del compleanno di frollina, mentre lei scatarrava nel suo lettino – evidente difficoltà ad addormentarsi – io scrivevo due (no dico due!) post, le facevo le coccole e tentavo di agevolarle il sonno e intanto preparavo questa crostata alla farina integrale e riso (mia personale rielaborazione di una ricetta scovata in internet).
La mattina dopo l’abbiamo portata al nido. Ho lavorato, sistemato casa e gestito un po’ di relazioni pubbliche professionali (che oh, secondo me il 2009 sarà il mio anno, l’anno in cui finalmente mi riprenderò dai danni inferti dalla maternità alla professione e tutto perché ho scelto la strada dell’inventiva) e poi sono andata a prendere la pupa.
Nel frattempo Tino tornava a casa, che il giorno del compleanno della figlia – coincidente con la sua festa all’asilo – mica si può stare dietro ad una scrivania 10 ore!
L’abbiamo addormentata e mentre lei ronfava il pisolino ho preparato la zuppa per la serata (venivano a cena i nonni) e un budino, sempre per la serata.
Mi sono inventata una nuova rubrica per il mio blog del Mommyblogging: Internet for mommies e ho pensato a mille idee che mi girano nella testa, così – sollecitata da una novella passione per le mappe mentali - ho disegnato ne ho disegnata la mappa per capire come realizzarle al meglio.
La frollina si è svegliata e siamo andati al nido, dove i bimbi si sono vestiti da folletti di natale e abbiamo pure soffiato le candeline sulla mia crostata. Che alla fine era pure buona.
![]() |
![]() |
La cucciola non era di buon umore subito. Per arrivare in tempo l’abbiamo svegliata prima del corso naturale del pisolino e – come la sottoscritta – era abbastanza abbaiante. Poi c’era tanta gente. Un sacco di bimbi e un paio di genitori a testa. Un caldo infernale e tantissime voci.
Lei è un diesel e ci mette un po’ a carburare e infatti mentre tutti le cantavano “tanti auguri a te” era abbastanza basita/allibita mentre quando è arrivata l’ora di togliere le tende stava giocando sui tappettoni a fare le capriole ed è stato durissima portarla via.
Le educatrici del nostro asilo sono fantastiche. Mi trovo davvero bene. Hanno preparato un regalo per ogni bambino e riescono sempre a trovare la parola giusta per piccoli ma anche per grandi. A volte penso che siano lì soprattutto per i genitori, perché se c’hai un dubbio educativo o una piccola ansia da prestazione, loro sanno sempre come confortarti.
Alle 18.30 siamo tornati a casa dove papà e mamma hanno fatto trovare alla bimba il loro regalo: un trenino coi binari e il paesello. Tutto in legno. Lo abbiamo preso coi punti Esselunga ancor prima che lei nascesse e lo covavamo per l’occasione giusta. Quando, nei mesi scorsi, abbiamo notato che alla frollina ci è venuta questa passione per i treni, allora abbiamo deciso che questa era proprio l’occasione giusta.
Ho finito di cuocere la zuppa e poi sono arrivati i nonni. Altro giro di regali, altro giro di candeline, altro giro di dolci.
![]() |
| Da II compleanno frollina |
Alle 23 lei si rigirava ancora nel letto. Tino aveva appena finito di passare l’aspirapolvere (da quando c’ho la mia malattia siamo un po’ fissati e con due gatti teniamo il più pulito possibile) e io finivo di rassettare la cucina distrutta.
Pensavo che era stata una bella giornata (qualche inconveniente ma tutto bene, alla fine), che mia figlia aveva già due anni e che se ci penso, mi sembra che siano passati in un soffio (ovvio, non quando mi concentro sulle coliche dei primi mesi, sul patè d’animo perché non cresceva e sul numero elevatissimo di notti insonni). In questi due anni io mi sono trasformata (anche tino, dal suo punto di vista) in una mamma multitasking. Tempi congestionati, cerco di incastrarci dentro tutto.
Cucino pure. Ecco la cosa più strabiliante. Penso a cosa mangeremo e cerco di inventare menu sani e equilibrati e invitanti. Roba da fantascienza se ripenso a quando vivevo a Milano e fare un paio di bastoncini findus non solo mi costava fatica ma mi riusciva pure male!
Faccio crostate. Roba da non credere. Vorrei scrivere a tutti i vecchi amici dei vent’anni. Se gli mandassi una lettera tipo: “Ciao, tu come stai? Io faccio crostate.” credo che riuscirei a sintetizzare l’enorme cambiamento che ha operato in me questa creatura.
Sono crollata nel mio letto distrutta ma contenta. Lei era felice, si è addormentata cantando felice e si è svegliata stamane felice.
E in corsa per il terzo anno di vita.
Auguri mia piccola grande tenera bambina di frolla candita
![]() |
Tra due ore e trenta minuti la mia frollina faceva cu cu tra le mie gambe.
Correva l’anno 2006.
Due anni dopo lei dorme, Tino dorme e io guardo le lucine dell’albero di natale, ripenso a quegli intensissimi momenti e mi chiedo se allora me lo immaginavo che l’avrei amata così tanto.
Mi chiedo anche se immaginavo la fatica, la gioia, le paure e quanto sarei cresciuta con lei in questi due anni.
Non me lo ricordo
perchè
da quando è entrata nella mia vita
è come se avesse riempito tutti gli spazi e non riesco più a ricordare il prima di quel 18 dicembre 2006.
se ripenso ad esempio alla laurea, ecco a volte mi vedo la frollina seduta anche sui banchi dell’aula ad ascoltarmi.
forse era anche nascosta sotto il letto nella casa di Milano o attraversava con me le vie di torino
In ogni caso la amo tantissimo. per lei preparo torte che non l’avrei mai detto. per lei mi tengo allegra e cerco di dare il meglio. per lei tento la via dell’umiltà per essere una persona migliore e in grado di ascoltare.
per lei prima di tutto.
prima di tutto
lei
auguri amore mio…
la mammafrò
Anche gli zombie si amano
La frollina ha avuto una di quelle nottate agitate che mettono a dura prova nervi e fisico dei suoi genitori. Verso le 3 del mattino ha cominciato ad alzarsi a ripetizione e – come ho scritto anche ieri – voleva solo me. La prendevo in braccio. Le davo un po’ di “cucco” (succo di frutta in frollinese) e la coccolavo fin quando non sembrava addormentata. Tentavo di rimetterla nel suo lettino come se fosse una bottiglia di vetro di Murano, con la paura di spaccarla in mille pezzi e non appena avevo sistemato la bomba addormentata, coperta con il suo piumino e avvolta nell’amore dei suoi amici di nanna, me ne tornavo a letto.
Non facevo in tempo a gustare il tepore del mio di piumino che lei partiva come una sirena. “Mamma!??!!!, Mamma??!!!” sempre più supplichevole.
Tutta la solfa si è riproposta uguale a se stessa fino alle 7.00. Ho tentato di portarla nel lettone ma non ne ha voluto sapere. Mi guardava in lacrime urlando “letto piccolo! letto piccolo!!!!!!!!!” che in frollinese significa:
“Portami nel mio letto ma non prima esserti spaccata la schiena cullandomi fin quando Morfeo non mi avrà riacchiappata! e non osare sederti, truffaldina di una mamma!, io voglio che mi coccoli rigorosamente in piedi, come in quelle torture cinesi che mi fanno tanto ridere. Uah. Uah, Uah”.
Alle 7.00 ha accettato di buon grado di dormire spalmata addosso alla sottoscritta. Tino si è trasferito bofonchiando sul divano e ci siamo goduti una grassissima ora di sonno.
Nel corso di questa epopea, il non marito ed io, come al solito, abbiamo cercato di aiutarci a vicenda e di ottimizzare le risorse, anche se la piccola bastarda da quando si è intestardita che le coccole presonno spettano alla sottoscritta ha rovinato i nostri pianificatissimi cambi da esercito, collaudati già nei due anni precedenti.
Questo ovviamente, quando si è stanchi e infreddoliti dalle notti dicembrine, porta con se’ un piccolo carico di nervosismo e si finisce puntualmente per trasformarsi in Sandra e Raimondo.
Tra tutti i pensieri fatti da Panzallaria mentre si dondolava con la sua bimba nella notte, uno in particolare campeggiava.
Ieri sera, due anni fa, io sono entrata in ospedale per metterla al mondo quella piccola teppista.
Ieri sera, due anni fa, con una scena degna di un film splatter ma anche comico mi si sono rotte le acque al cospetto del marito della mia compagna di stanza che – vuole il caso! – era anche una mia amica di infanzia che non vedevo da quando andavamo alle elementari.
Se non fossi stata presa dai crampi pretravaglio e dall’agitazione dell’evento, mi sarei vergognata molto quando il succitato mi ha seguita, mentre andavo a chiamare le infermiere, per dirmi che c’era qualcosa che penzolava dalla mia gamba e mi sono accorta che si riferiva al tappo mucoso, orribilmente appiccicato a uno dei miei polpacci. (Mi sono sentita tanto dentro a Tutti pazzi per Mary!).
Poi, due anni fa, nel corso di quella notte, iniziò il mio lunghissimo travaglio che ebbe termine alle 3.01 del 18/12 quando i capelli con la frollina intorno uscirono dalla sottoscritta.
Dunque stanotte, mentre lei piagnucolava e non voleva dormire e mi chiedeva il cucco, pensavo che probabilmente stava tentando, nel suo modo di fanciullina, di festeggiare degnamente insieme a me quei “fantastici” momenti che col cavolo che una dimentica il dolore, io me lo ricordo tutto e non è esattamente uno dei pensieri più piacevoli che possa fare
Stamattina non vedevo l’ora di consegnarla al nido. Ero proprio stufa, lo ammetto. Tino aveva un color cartapesta da paura. Prima di rivolgerci la parola è passato un po’ di tempo e quando finalmente l’ho guardato con le mie occhiaie da morticina e il labbro in avanti per chiedergli un bacio che ancora non ci eravamo scambiati, lui con una voce baritonale da sonno privato mi ha risposto:
E’ vero, in fondo anche gli zombie si amano!
Abbiamo riso molto. Un po’ come ho fatto ieri, da sola, quando mi sono infilata al bar per comprare il succo di frutta per la frollina, che c’abbiamo il rito che la vado a prendere dal nido e mentre le infilo le scarpe lei beve un bibe di succo e ieri ero fuori casa. Trafelata e di corsa sono entrata nel mio bar e ho chiesto se mi davano un cucco alla pera. Giuro, l’ho chiamato cucco.
Perché a essere sinceri, sono i bambini che ci cambiano, più di quanto noi cambiamo loro.
Domani, compleanno della frollina, ci sarà la festa di natale all’asilo. Io preparerò una torta natalizia/augurale e ci hanno permesso di cantarle tanti auguri con la candelina. Pare che i bambini con le educatrici stiano preparando una sorpresa per i genitori (la dobbiamo portare alle 16.30 e poi ripresentarci alle 17!) e dalla quantità di canzoni che sento circolare per casa ad ogni ora, qualche idea mi è venuta. Lei è emozionata. Credo abbia capito che sta per compiere “due” perché mi chiede ogni giorno di soffiare sulle candele. Potrebbe avere 40 anni e festeggiarli degnamente, visto tutto l’allenamento fatto!
Domenica faremo la festa dei bimbi. Prevedo un gigante casino di marmocchi che cercheranno di gambizzare i nostri gatti. Dopo quell’occasione credo che la santificazione della sottoscritta e di tino sarà compiuta.
Primo bacio
La frollina – che tra due giorni diventerà una splendida duenne – sta attraversando una nuova fase di crescita. Da un po’ è diventata estremamente mammona, alterna fasi di allegria gioiosa (tipiche del suo carattere) a momenti in cui sembra che un nero nuvolone le passi sopra e ha assoluto bisogno che di alcune cose mi occupi solo io. Se la notte si sveglia e ci va Tino (che cerca anche di essere molto presente!) lei comincia a piangere come una vite. Se siamo a tavola e chiede acqua e gliela passa suo padre, certe volte lo guarda e imperativa se ne esce con un “No. Mamma!” che indica che solo io posso versarle l’acqua.
Che fare? Qualcuno mi consiglia di assecondarla che si tratta certo di un periodo, Tino ed io siamo un po’ perplessi e a tratti abbiamo il timore che certe piccole fisse si possano trasformare come niente in capricci.
Per il momento l’assecondiamo e cerchiamo di rassicurarla. In fondo lei non è mai stata capricciosa e non è nemmeno una bambina troppo emotiva o attaccata a me in generale, per cui sono propensa a pensare che se sta attraversando questa fase le è necessaria.
L’altra sera la stavo addormentando in camera sua. Mille riti che si moltiplicano quando non ha sonno.
La tenevo in braccio quando ad un tratto mi ha guardata dritta negli occhi. Mi ha fatto un sorriso immenso e grande e poi mi ha stretto le braccia al collo e ha cominciato a riempirmi di baci sulla bocca.
Mamma, coccole, braccio chiuso!
continuava a dire.
Io ero emozionatissima. Avevo il cuore che batteva a mille. Perché la frolla non è mai stata molto fisica e ha sempre snobato alquanto i miei baci. I baci di tutti.
In passato, certe volte, ho anche sofferto molto per i suoi atteggiamenti scostanti e per il fatto che mi sembrava di essere uno tra mille per lei (sembra la dichiarazione di una amante delusa più che quella di una mamma!
) e quindi questo primo bacio mi ha toccato parecchio.
Ci siamo sbaciucchiate per 10 minuti e poi ha voluto chiamare anche suo padre e ha voluto baciare anche lui, anche se le danno fastidio i baffi e gli ha perfin chiesto di tagliarseli!
Mentre eravamo lì tutti e tre, a fare il panino dell’amore, ho sentito un istante di pura felicità pervadermi. Non mi importava più se era un’ora che tentavo di farla addormentare e se a forza di inventarmi canzoni e saluti a ogni oggetto della sua stanza mi era venuta un’orchite pazzesca.
La ruffiana con il suo eclatante gesto è riuscita a cancellare ogni stanchezza. Così mi sono riseduta e le ho raccontato la favola che vi scriverò nel prossimo post.
Alla fine lei ha cominciato a russare e io sono uscita dalla cameretta che mi sentivo una mamma arrivata.
Caro Babbo Natale – Zoe – 5 anni e mezzo
Ecco da dove mi è venuta l’idea di raccogliere le letterine a Babbo Natale e pubblicarle (continuate a spedire, mi raccomando!).
Zoe ha 5 anni e mezzo e – sebbene la mamma abbia tentato di spiegarglielo in tutti i modi – non ha ancora capito che Babbo Natale non è il suo personal shopper! In compenso tante aziende di giocattoli potrebbero prendere spunto dalle sue fantasiose proposte per nuovi gadget!
Zoe, Torino, 5 anni e mezzo.
Se non leggete bene il testo, cliccate sull’immagine, vi si aprirà in nuova finestra e passandoci sopra avrete la possibilità di zoomare.
Continuate a mandarmi le letterine che i vostri bimbi scrivono (o vi dettano) a Babbo Natale. O in formato immagine come questa o copiate in mail: panzallaria73@gmail.com
Raccolgo le letterine dei bambini a Babbo Natale
Accolgo una proposta della mia vulcanica amica Adele che riguarda le letterine a Babbo Natale dei vostri bambini.
Voglio raccogliere le più buffe e pubblicarle.
Leggere quella di sua nipote mi ha fatto talmente ridere che abbiamo pensato: e se raccogliessi qui o su Mammablogger (ancora devo decidere) le letterine più buffe dei vostri figli?
Si potrebbe fare così: o passate a scanner il foglio su cui le scrivono e mi mandate l’immagine o la copiate in una mail.
Io di volta in volta le pubblico e poi, dopo Natale, faccio una bella raccolta di tutte e le confeziono in un documento da scaricare e tenere per ricordo.
Nella mail specificate nome o pseudonimo del bimbo (se preferite l’anonimato), età e città di appartenenza (opzionale).
Copiate la letterina o parte di essa, oppure scansite il foglio su cui l’ha/avete scritta.
Mandate il tutto a panzallaria73@gmail.com
Tutti dovrebbero ricordarsi che si muore
Con un titolo così, adesso lo so, i maschietti si staranno toccando gli attributi e le femminucce saranno lì a cercare un pezzo di ferro a cui appigliare un bel paio di corna.
Ma è vero.
Pensateci.
Io ci penso spesso, sapete. Perché io un giorno ho pensato che sarei morta. Non tra 50 anni, non in un tempo indefinito ma nel giro di breve. Tornavo col treno dall’altra città dove il dottore mi aveva appena visitata, sapendo che avevo una malattia da indagare che si stava mangiando la mia pelle e i miei bronchi.
Senza sapere a che livello fosse questa malattia. Con l’unica certezza che dovevo andare in ospedale e farmi una biopsia e un’altra montagna di esami.
Io in quel treno, dentro le viscere della terra, perché me lo ricordo, passavo dentro a un tunnel degli appennini, ho pensato che sarei morta presto.
Chissà se vedrò mia figlia compiere due anni. Ho pensato.
Chissà se potrò ancora dimagrire per la 300ma volta, nuotare in piscina e al mare, vedere Lisbona che porcaavacca non l’ho mai vista e resta comunque la mia città del cuore per via di Tabucchi.
Chissà.
Ho pensato.
Mi è venuta una gran paura. Ho sentito le chiappe farsi strette e il cuore, il mio cuore, che era come su un ascensore a cui a un tratto si rompevano i tiranti.
Giù. Booom
Il mio cuore ha fatto un salto, dentro al mio petto, dentro a un treno, dentro le viscere della terra, in quel tunnel.
Muoio. Il mio tempo è finito. Ho pensato.
Poi questo pensiero – che è durato il tempo di un orgasmo – ha lasciato il posto a un altro pensiero.
Ecco io quello che ho visualizzato subito dopo non lo dimenticherò mai. E’ un promemoria. Di quelli che vanno tenuti appesi nella testa con la calamita, come sul frigo.
Lì, secondo me, io mi sono partorita per la seconda volta. Una volta ti partorisce la mamma ma poi c’è il secondo parto, che è quello che non ti dimentichi, che non sei mica più una bestiolina e lo fai tutto da solo. Devi rompere con i denti il cordone ombelicale.
Senti le ossa spaccarsi per fare uscire il te stesso in forma di feto. Senti le budella spostarsi, modellarsi per fare posto al tuo io che deve uscire. Spingi, spingi, piangi, urli, spingi, sudi, credi di morire e poi.
Ti partorisci.
E inizia una nuova vita. Sei una cosa nuova. Hai pensieri giovani e la mente più lucida e consapevole. E’ una sofferenza grande. Ma se non vogliamo rimanere dei bambocci, tutti quanti ci dobbiamo passare.
Ecco io mi sono partorita in treno. Nel pensiero successivo a quello della morte.
Quando ho visualizzato Tino e la frollina e ho saputo – con una certezza che poche altre volte ho avuto nella vita – che l’unica cosa che volevo era essere felice nel tempo che avevo. Tendere al meglio per me e per la mia famiglia e anche per gli altri, se posso.
Fare in modo che il presente sia la costruzione del futuro. Senza ansia per quello che ci sarà domani e mettendo da parte lo ieri.
Ecco. Non so mica spiegarlo a parole. Non ci riesco bene perché il cuore era fermo in un punto, lo sguardo era fermo in un punto e io ero ferma in un punto.
Il punto perfetto del mio parto.
Secondo me tutti, prima o poi, dovrebbero ricordarsi che si muore.
Cercasi disperatamente Pia
Guardate la faccia di questa bimba. Questa bimba si chiama Giadabella e frequenta lo stesso asilo della frollina. Giadabella è una bimba solare, allegra e dolce. E’ molto affezionata a Pia che è quella che tiene in braccio in questa foto con la faccia da cucciolona.
Pia c’ha i capelli dritti, un sorriso a 42 denti e un ruolo molto importante. E’ più una supereroina che una bambola da compagnia. Perché Giadabella ci si è affezionata moltissimo, sembra quasi che la mamma di notte gliela abbia incollata alle dita con l’attak.
E invece io con la mamma ci ho parlato. Non ha incollato un bel niente e giadabella fa tutto lei da sola, che con questa bambola ci mangia, ci va al bagno, ci legge, ci gioca e ci dorme.
Ci viene anche all’asilo per questo. Tutte le volte che le viene un po’ di magone la va a prendere dentro al cassetto e se la coccola per bene.
Solo che c’è un problema.
Pia è unica e insostituibile e se Giadabella la perdesse (dato che la mamma non gliel’ha attaccata con l’attak) sarebbe un bel casotto.
Giadabella vagherebbe per tutta la città e oltre alla ricerca di Pia. Triste e disperata come una quindicenne che ha perduto il suo tamagoci.
Delusa come una cicciona che non può più mangiare cioccolata.
Affranta come un criceto a cui hanno tolto la ruota.
Insomma: sarebbe una tragedia.
E noi vogliamo davvero che una bimba di 3 anni vada da Raffaella Carrà o dalla sostituta di Castagna o – addirittura – dalla De Filippi? No perché sono cose serie. No perché parliamone, robe così ti possono traumatizzare a vita.
La mamma di Giada (con cui stiamo diventando proprio amiche, le amiche dell’asilo
) mi ha chiesto di diffondere un comunicato per l’etere blogger e oltre.
Guardate con attenzione Pia.
Magari in uno dei vostri armadi dorme la sorella gemella (Pia è uscita dalla produzione, come la maggior parte dei supereroi) e voi non sapete che farne.
Potrebbe conferire a Pia il dono della riproducibilità e – nel caso in cui si perdesse la original Pia – potrebbe sostituirla come in un orrendo film di cloni sulla terra.
Pensateci. Guardate attentamente la bambola. Studiate nei meandri dei vostri armadi. O nei negozi delle vostre vie. Siamo disposte anche a prendere un aereo, che alla giada le piacciono molto gli aerei.
Ed eventualmente scrivetemi a panzallaria73@gmail.com
Se trovate Pia, prometto che scrivo una favola personalizzata per chi riuscirà a procurarcela!
graaaaaaaaazieeeeeeeee
Babbo Natale secondo Panzallaria
Da quando nella nostra sala campeggia un super albero di Natale che ha per ogni ramo un addobbo diverso, da quando è comparso dagli scatoloni delle palle natalizie un cappello rosso con il pom pom bianco, da quando frollina va all’asilo ed è entrata nell’era del consumismo:
da quando succedono tutte queste cose, Babbo Natale è l’idolo di mia figlia.
Tutto ha avuto inizio con questo cappello che non so bene da dove sia uscito. Un cappello da Santa Klaus che l’anno passato qualcuno deve averci regalato. Lei lo ha visto e quando ha saputo che è il cappello di Babbo Natale è impazzita: le abbiamo raccontato che l’anno scorso il vecchietto se lo è scordato a casa nostra portandole il regalo e per la fretta è risalito sulla sua slitta senza copricapo.
Sistemazioni e roba usata
In questi giorni a VillaBorghese abbiamo fatto le pulizie di Natale. Nel vero senso della parola. Dopo la ristrutturazione e il trasloco, la nostra cantina era affollata di piastrelle, scarti di cemento, roba che non ha trovato una sistemazione in casa e un insieme di cose che la rendevano un luogo inaccessibile anche agli scarafaggi: non c’era posto nemmeno per loro.
Dato che in questo fine settimana saremmo dovuti essere in Toscana con le amiche e co. del Con-sesso ma la bronchite di Frollina e il raffreddore mio e di Tino lo hanno impedito, abbiamo deciso di usare questi giorni per aderire completamente alla tradizione che vuole che in questo periodo siano costruiti albero e presepe. A dir la verità noi siamo anticlericali e laici e il presepe non lo abbiamo mai costruito. Quest’anno, per frollina, abbiamo fatto un’eccezione. Ma questo ve lo racconto dopo.
Per arrivare agli scatoloni con le palle di natale, l’albero cinese (finto, che si costruisce come un perversissimo puzzle) e le statuine ereditate da qualche parente passato a miglior vita, bisognava affrontare l’entropia della nostra cantina.
E così Tino ieri pomeriggio, durante il sonnellino della piccola e mentre io tentavo di riprendermi dal raffreddore spentolando (non lo avrei mai detto, mi è presa la fotta della cucina, proprio adesso che non posso mangiare quasi niente!) si è dato da fare e in 3 ore ha tolto di mezzo un sacco di roba, ha portato alla discarica altrettante schifezze e ha riordinato tutto.
Attualmente abbiamo una cantina mezza vuota (che gioia!) e moltissime cose che cercano una sistemazione fuori di essa. Abbiamo infatti deciso di vendere tutto quello che non ci serve più, legato al primo anno di vita di frollina. Io non posso avere altri bambini per cui è davvero inutile tenere delle cose a prendere polvere, soprattutto ora che abbiamo bisogno di soldi, che lo spazio è sempre meno e che siamo molto sensibili allo spreco. Così puliremo il nostro ovetto, i due seggioloni, la sdraietta e i due passeggini che ci avanzano e li porteremo a vendere in uno dei negozi di roba usata che frequentiamo abitualmente (a meno che a voi non interessi qualcosa, nel caso contattatemi!).
Ci è sempre piaciuto molto acquistare in questi posti. Non solo le commesse sono davvero carine e disponibili ma l’idea di un ciclo e riciclo delle cose ci aggrada assai. Soprattutto perché i bambini portano tutto così poco che è un peccato chiuderlo in un armadio o in una cantina.
Poi sia Tino che io siamo in una fase della vita in cui ci sembra giusto e opportuno – per non diventare micragnosi come certi nostri vicini, certi anziani che si incontrano tutti i giorni – staccarci dalle cose materiali, non diventarne schiavi a prescindere.
Ieri sera Tino puzzava come un cammello sudato, aveva la faccia di uno scaricatore di porto a fine giornata e era stanco come mio nonno dopo la partita.
Si è fatto un lungo bagno e poi si è addormentato sul divano, subito prima di frollina.
Ma oggi avevamo il nostro bell’albero. Potevo fare la sborona montando palline e lucine e illudendomi che il nostro sarebbe stato l’abete natalizio più bello del quartiere. Frollina era al settimo cielo. Si è infilata il cappello di babbo natale che ha trovato tra gli addobbi (dimenticato qui dal vecchio babbino l’anno passato, quando le renne gli facevano fretta perché era in ritardo con il giro e il copricapo gli era rimasto incastrato al nostro albero) e ha cominciato ad aiutarci, emettendo piccoli urletti di gioia, come se fosse al cospetto della sua rock star preferita.
Ha voluto ascoltare circa 20 volte “la pulce d’acqua” di Branduardi e nel frattempo sfuggiva da me che volevo fotografarla. Sul più bello è arrivato NonnoSuocero che sta tentando di finire i lavori elettrici del nostro appartamento e ci siamo ritrovati con MisterCiappino per casa che accendeva e spegneva interrutori ed è riuscito perfino a far impazzire l’orologio che regola la luce sulle scale del nostro palazzo, tanto che rimaneva sempre accesa.
Mi ha fatto molto ridere. Perché mio suocero non è in grado di ammettere il minimo errore (pur essendo un casinaro pazzesco) e pretendeva di convincerci che evidentemente c’era qualcun altro che stava facendo dei lavori analoghi nel palazzo e che non era colpa sua del guasto condominiale.
Vano è stato il tentativo mio e di Tino di dirgli, pacatamente, che ci pareva un po’ strano che il meccanismo si fosse guastato proprio – ma tu guarda! – quando lui aveva iniziato a lavorare al citofono.
Ma va bè.
Ormai siamo abituati e lui in fondo sta solo tentando di aiutarci (e ci ha fatto risparmiare un sacco di soldi!) per cui bisogna passare sopra alle sue stramberie e anche ai ciappini che spesso finiscono in vacca.
Il nostro albero è bellissimo. Nell’orgia di luci che vogliamo sbattere in faccia al vicinato, ci siamo fatti prendere dall’ingordigia e durante il pisolino pomeridiano della bimba, Tino è andato di corsa all’Ikea a comprare altri addobbi luminosi.
Perché, come abbiamo detto a Frollina, il nostro albero lo dovrà vedere Babbo Natale da lontano. Sarà una specie di segnalatore di presenza di bimba buona. Lui lo vedrà, atterrerà sul nostro balcone e lascerà i suoi doni. Noi, in cambio, gli faremo trovare un bel bicchierone di latte.
Giusto per rinfrancarsi dato il tanto lavoro.
Poi – ma questo a frollina non diciamolo – io non voglio che, come l’anno passato, l’albero del droghello sia più grande e luminoso del mio.
In queste cose sono competitiva assai.
Link correlati
Villa borghese: la nostra casa perennemente in progress
Piano piano.
Il corridoio buio è stato reso meno lugubre da faretti e appliques al muro (stile anni 70):
![]() |
![]() |
In bagno abbiamo ricavato delle comodissime scansie dallo spazio ricavato dentro al muro, prima occupato da un’enorme colonna inutile e lo stiamo rendendo sempre più caldo e accogliente grazie a foto e piante:
![]() |
![]() |
Questo è un dettaglio della cucina Valentina (finestra, buco e muro grigio che è il mio orgoglio!):
![]() |
E per finire uno scorcio della camera di Frollina (compreso dove disegna i suoi Picasso); confusione, giochi, Mar Frollo e tende azzurre con cuciti sopra gli animaletti (le prime tende in 3D del mondo
):
![]() |
| Da villa borghese – dicembre |
A parte il fatto che abbiamo l’appartamento con una emi-paresi elettrica (mio suocero si è scordato di finire di sistemare l’impianto e da luglio stiamo procedendo un po’ a rilento), sono molto contenta. Sudore, sforzi, disastri immunitari ma ci sentiamo proprio a nostro agio. Con il divano sporco di pennarelli di frollina, castagne ovunque (in autunno c’aveva questa fotta di raccogliere tutte le castagne di bologna!), pongo in ogni anfratto e camion che spuntano da sotto qualunque letto.
Non ho fotografato la stanza di tino e della sottoscritta ma vi assicuro che si sta proprio bene e che anche il mio angolo ufficio è veramente accogliente!
Dopo tutti i racconti estivi di buchi, tinate e villaborghese spero di aver soddisfatto la curiosità dei più.






















