Panzallaria – blog di panza

Precaria dentro ma anche fuori

Sulla questione Rom

Dato che questo post ha scatenato un acceso dibattito sulla questione Rom che ha trasceso il tema stesso del mio articoletto e dato che non mi piace parlare per sentito dire e sono estremamente ignorante in merito, ho deciso di prendermi la briga di condurre alcune ricerche sul tema.

Voglio capire se è vero che la maggioranza degli zingari vive di espedienti illegali (come il furto) e se è vero che hanno l’usanza di rapire i bambini e quali sono i casi di rapimento accertati, avvenuti in Italia negli ultimi anni.

L’obiettivo è quello di creare un piccolo documento/post senza pretesa di esaustività su cui basare (dati alla mano!) future discussioni non buoniste ne’ preconcette o fondate sull’ideologia politica.

Sono fermamente convinta che non si possa agire in maniera arbitraria e violenta – arrogandosi il diritto del giudizio – contro nessuno, dunque se pure scoprissi che gli zingari rubano usualmente i bambini ciò non significherebbe che ritengo valido il metodo forcaiolo dei tanti che corrono a bruciare i campi rom per eliminare il problema.

Detto questo, mi piacerebbe concedermi la possibilità, dato che si sta nuovamente diffondendo un sentimento di odio nei confronti di questo popolo, di venire a capo di alcuni Topòi che ci portiamo nel dna fin da tempo immemore e che hanno scatenato le persecuzioni razziali durante la II guerra mondiale.

Mi occuperò della questione Rom non perché abbia particolare simpatia per questo popolo o perché credo che tutti i Rom siano degli stinchi di Santo (d’altra parte noi italiani abbiamo degli illustri rappresentanti del Male come i tanti Olindo, Rosy e Mario Alessi e non per questo siamo tutti cattive persone!) ma perché il post me ne ha dato lo stimolo e perché in questo momento bisogna iniziare da qualcosa.

Chiunque abbia voglia di aiutarmi (che i miei mezzi sono poveri e sono molto impreparata sull’argomento) sia con esperienze dirette che con riferimenti bibliografici, dati statistici, ricerche sul campo o conoscenze personali è assolutamente ben accetto e si può fare avanti o con un commento a questo post o con una mail personale

Sul Panzaldone ho intanto riepilogato alcuni articoli interessanti sull’argomento che sono stati segnalati nei commenti al post incriminato.

L’informazione è l’unico mezzo che abbiamo per contrastare l’intolleranza, la paura del diverso e per cercare – in qualche modo – di scardinare i pregiudizi.

Appena ne avrò la capacità scriverò un post articolato con i dati di cui sarò venuta a conoscienza ed eventuali interviste a persone che lavorano con i Rom e si occupano in maniera concreta del problema.

Uccelli venite a me

Questa la devo raccontare immediatamente: oggi mi trovo più simpatica del solito. Oggi mi darei il premio “Stordita in simpatia”.

Sto lavorando. Squilla il telefono ed è Tino che nella pausetta caffè pensa a me. Ci mettiamo a parlare e dato che io sono una grandissima cafona, mentre sto al telefono mi collego a questo blog con l’idea di leggere qualcosa non appena avrò messo giù. Nel frattempo Tino ed io continuiamo a parlare. Le finestre sono aperte sulla campagna che circonda la casa di mia mamma. Profumo d’estate, suoni d’estate.

“Ma cos’è questo rumore?” fa Tino. “Sembra come un pigolio di uccellino piccolo!” rispondo io.

In effetti lo sento fuori dalla finestra ma anche in camera nostra. C’è qualcosa che pigola in casa. Proviene dagli scatoloni, quelli sotto la scrivania.

“Cazzo, è entrato un uccellino. Cazzo c’è un uccellino che si è incastrato tra i nostri scatoloni!” dico a Tino con il pensiero rivolto a quel piccolo essere indifeso e alle possibili brame dei miei gatti.

Metto giù il telefono e parto alla ricerca del povero esule. Mi metto a ravanare ovunque. Mi metto a cercare tra le mutande e i reggiseni, tra le parrucche di carnevale e i giochi di frollina. Mando i gatti in un’altra stanza e cerco.

Ad un certo punto, mentre l’ansia per il pennuto sale, mi rendo conto che la luce che arriva dal piccì mi infastidisce e decido di chiuderlo momentaneamente (è un portatile e mi basta abbassare il video).

Continuo le ricerche. Ma mi accorgo che l’uccellino non pigola più. Penso a una disgrazia. Oddio l’ho schiacciato inavvertitamente spostando gli scatoloni. Oddio ho fatto una polpetta. Oddio andrò all’inferno. Proprio mentre mi metto le mani nei capelli mi sovviene che il blogghettino a cui mi ero collegata c’ha un pulcino sulla testata e che la sua padrona si firma Piulina nei commenti.

Non sono molto intelligente ne’ sveglia, come la sopraddetta storia vi starà insegnando, ma qualcosa mi dice che l’uccello canterino sta dentro al suo blog, nel mio computer…

Non potete capire quanto ho riso.

Nemmeno se ci pensassi alla notte riuscirei a divertire tanto me stessa con queste piccole perle di saggezza popolare…

ovviamente grazie a Piulina, involontaria complice della mia cojonaggine!

Gelato al cioccolato

gelato al cioccolato #2

Frollina ieri.

Le altre foto… 

Per la babbiona che sarò

Oggi vi ammorberò un poco con i progressi della mia Prole che – scusate l’egoismo – poi quando sarò una vecchia babbiona mi farà piacere rileggere certi eventi cruciali nella vita di mia figlia. Magari per allora lei mi odierà perché la salasso di soldi con l’ospizio e mi piscio sempre nel letto e poi tocca a lei pulire il pappagallo e le lenzuola, però io potrò fare il mio amarcord e sarò una vecchia rincoglionita, pisciona ma felice.

Frollina ci sta onestamente dando molte soddisfazioni in questo periodo.

Al mare con la nonna le sono spuntati 4 denti: ( i molari prima dei premolari!). Ora ha un viso diverso dovuto alle guance che sono piene anche dall’interno. Ha messo su 1 kilo e sta rifiorendo, i capelli si sono sbionditi e ha i boccoli.

Dice un sacco di cose, per lo più incomprensibili, ma fa molto ridere. Ieri sera le ho dato i tortellini – che le piacciono molto da brava bolognese – e le ho detto “questi sono i turtlén!”. Lei ha passato tutta la sera a ripetere “tu-tlè! tu-tlè!” e se le chiedevo cosa aveva mangiato rispondeva tutlé e anche se le chiedevo cosa le piaceva rispondeva tutlè! mettendo il dito sulla guancia per avvitarla nel segno internazionale del consenso gastronomico.

Ora la piccola monellina balla molto. Ha imparato il girotondo e le piace molto la parte in cui vanno tutti giù per terra: si tuffa a chinino e batte le mani. Ogni tanto improvvisa danze inventate e cammina stile blues brothers, a grandi falcate e ogni passo piega maggiormente le gambe in avanti fino a trovarsi acovacciata. Lo fa proprio con un intento danzereccio che la rende veramente simpatica.

Ha una passione sfrenata per cani, gatti,muratori al lavoro, macchine elevatrici, ruspe, elicotteri e scarpe. Indossa qualsiasi scarpa trovi per casa e nel caso non riesca a trovarne nessuna va direttamente alla fonte e ha imparato ad aprire la scarpiera o a scippare le ciabatte che ci si toglie quando stiamo seduti sul divano.

Saluta gli elicotteri con entusiasmo con “ciao ciao” pieni di emozione e ripetendo co-co-co come una macchinetta rotta.

E’ un radar canino: riuscirebbe a fiutare la presenza di un quadrupede a 10 kilometri di distanza. Volevano assumerla al canile municipale. Quando un cane è nei paraggi, alza il ditino al cielo e comincia a gridare “bau, bau, bauuuuuuu” e ad avere tutti i segni tipici degli innamorati.

I muratori la affascinano più di una magia. Li chiama “Pumpui” e quando li vede all’opera imita i loro gesti facendo pum pum pum con la bocca.

Alla sera, prima di addormentarsi, mi chiede dove sono i pumpui e le campane della chiesa e io devo raccontarle che entrambi sono tornati dalla loro mamma e stanno facendo nanna, così può dormire serena e tranquilla che tutti i suoi eroi stanno bene.

E’ anche diventata più affettuosa in questo periodo. Mia figlia è un pezzo di ghiaccio: non dà baci nemmeno sotto tortura e non ha mai palesato un particolare entusiasmo quando io vado a prenderla dai nonni. Di solito non si accorge nemmeno che me ne sono andata; mi saluta distrattamente e poi si mette a fare i suoi giochi, senza alcun problema.

Ultimamente sento che il suo affetto nei confronti dei tanti che le vogliono bene è meno generico e che sta costruendo con ogni persona un rapporto diverso. A volte mi abbraccia così forte che mi sento il cuore andare in mille pezzi di miele!

Frollina è anche abbastanza stoica. Piange pochissimo e solo per eventi davvero catastrofici. Ieri una bimba al parco le ha tirato una legnata in testa che credevo gliela aprisse (mi sono presa un vero spavento!) e lei invece è rimasta solo un attimo interdetta. Si è voltata verso di me, si è toccata la testa facendo segno che qualcuno le aveva dato pumpum e poi si è rimessa a giocare, bella come il sole.

Cade un casino (deve aver preso dalla sottoscritta i cui capitomboli rimangono nella storia!) ma non versa una lacrima. La abbiamo abituata che noi sorridiamo e se è proprio grave le diamo qualche bacio sulla zona contusa e così lei ogni volta prima guarda noi e poi quando ci vede tranquilli rimane tranquilla.

Sta più sveglia alla sera e giochiamo molto sul lettone e per casa, ci fa gli scherzi facendo finta di dormire per poi aprire gli occhi, ridere e fare cu-cù!.

Dorme tutta la notte e sogna molto. Lo so perché ogni tanto ride o dice le sue cose e ogni tanto se ne esce pure con un mam-ma scandito così bene che mi sveglia mentre lei continua a ronfare.

La cosa bella di avere un figlio è che in certi momenti lo sai che vederlo in tutto il suo miracolo di crescita è un momento perfetto. Lo sai che quel momento lì, la sua facciotta, l’amore immenso che provi e tutto il resto rimarranno scolpiti nella tua mente per sempre e quando sarai una vecchia babbiona o in punto di morte sarà a quello che penserai per dare un volto alle cose migliori che ti sono capitate.

Insomma: ho proprio un culo stratosferico e voglio ricordarmelo.

Vip e controvip

Mentre io sono presa totalmente dal mio ombelico e dal buco che mette alla prova i nervi miei e di Tino (mi riferisco al buco che dalla mia cucina sfonda in salotto e che è stato modificato non in linea con i miei desideri estetici ma solo con quelli funzionali di Tino: che avevate pensato porcellini??) nel mondo stanno succedendo un mucchio di cose brutte.

Mi concentrerò, però, solo su alcuni eventi nostrani, per non infliggervi crudeltà gratuita.

La xenofobia sta prendendo piede in modo allarmante come se l’avvento di un governo di destra che appoggia ronde, ghetti e penalizzazione dell’immigrazione avesse dato la stura ai peggio e loschi individui che ora si sentono liceizzati a mettere a ferro e fuoco accampamenti rom, phone center asiatici e africani e ad ammazzare la gente che gira per strada, colpevole solo di non essere omologata con la Massa.

Eppure l’opinione pubblica – che dovrebbe rizzare le orecchie, che dovrebbe esprimere una preoccupazione forte e fungere da campanello d’allarme – sembra più concentrata su altro.

Per esempio la Franzoni.

Ora. Io non lo so se questa donna ha o meno spaccato la testa a quel povero bambino (di cui – pare – nessuno si ricorda nemmeno più!). Non ho nemmeno voglia di mettermi a fare psicologia spiccia sul suo stato d’animo d’allora e su quello attuale ne’ dare giudizi.

So solo che giornali, Media in generale e anche la sua stessa famiglia (la cui tattica ha funzionato!) ci hanno sfrancicato i maroni.

Questo incedere morboso sulla sua attuale situazione, questo costante occhiolino puntato sulla sua cella sono un’offesa al buon senso; il solito modo per riempire i cervelli di tutti con il gossip sfrenato piuttosto che con i problemi che andrebbero seriamente affrontati.

Nella mia città, in ogni bar, in tutti i parrucchieri, alla fermata del bus, non si parla di altro. Tutti a scandagliare l’animo dell’Annamaria e di quei giudici crudeli che hanno strappato una madre all’amore dei suoi figli.

Il fatto che la giustizia faccia il suo corso e che tenti di essere equa e di punire il reato non importa a nessuno. In questo caso.

Un rom fa fuori uno sconosciuto per rapina e deve marcire in galera, se possibile deve essere fin passibile di tortura sulla pubblica piazza per espiare le sue colpe.

L’Annamaria è considerata colpevole dell’omicidio del proprio figlio di 3 anni e la sua carcerazione (a 6 anni dal fatto) è considerata un abuso, una violenza gratuita.

Cos’ha lei che un rom non ha?

Innanzittutto è italiana Signor Giudice.

E’ piacente e si cura, Signor Giudice.

Ha messo al mondo un altro figlio piccolo, Signor Giudice.

Va in chiesa e ha un sacco di amici e parenti che le vogliono bene, Signor Giudice.

E’ come noi, Signor Giudice.

E’ come noi, Signor Giudice, è come noi.

Non ha scritto in fronte che ruba i bambini, che ruba le auto e negli appartamenti. Non ha marchiato nei suoi abiti il disonore del nomadismo. Non è nemmeno mussulmana. Non è albanese e non scende da barcarole puzzone per venire a rubare il lavoro ai nostri poveri uomini da questa parte del mare.

Non ha i denti marci e parla bene. Piange quando deve piangere, piange da Vespa e anche da Costanzo.

Cura i figli delle altre, come farei io se potessi.

C’ha un trucco perfetto e un marito che la ama. Mica come quella tizia che va in giro con i suoi marmocchi lerci a cercare nel cassonetto del pattume roba da mangiare o si fa il bagno nel canale, dove stanno i topi.

E’ come noi, signor giudice. Lei la sta strappando alla sua vita serena, ai suoi impegni di madre.

E allora, ’spetta che sul Carlino hanno fatto un modellino come quelli di Vespa – solo che è disegnato – della sua cella alla prigione della Dozza. ‘Spetta che do’ un’occhiata, poverina, se in questa cella potrà vivere bene o se piangerà ogni giorno, poverina, se ogni giorno sentirà la mancanza di quelle due creature.

‘Spetta che forse sul Carlino sono riusciti a intervistarla e magari ce lo dice, in qualche modo, che piange tutti i giorni. Magari tra le righe ci dà anche qualche indizio per scoprire chi è l’uomo nero. Chi ha fatto fuori il suo bambino.

Che schifo.

Che schifo.

Che schifo.

Pensiamo piuttosto a Napoli e al presunto bambino rubato (poi un giorno voglio proprio cercare di individuare una verità storica in questa storia degli zingari che rubano i bambini, perché fin ora ho sentito solo degli olindo e rosy e compagnia bella che uccidono i bambini…) e al fatto che per un sentito dire si è scatenata una guerra contro il diverso e si è dato fuoco a campi pieni di persone e roulotte e bambini.

Dove cazzo sta Ferrara? Questa qui è vita vera e nata. Questa qui è fottuta infanzia che perché diversa dalla nostra viene mandata al rogo con famiglia e baracca.

Dove cazzo stanno tutti quelli che “sono per la vita”?

Pavimenti e altre storie

I muratori polacchi stanno mettendo le piastrelle in cucina e domani iniziano con il pavimento del resto di casa: peccato che per questioni a me del tutto oscure la versione loro e quella di Tino  – circa le tempistiche dei lavori -  sia assolutamente diversa.

Secondo lui gli avrebbero detto che i pavimenti sarebbero stati montati giovedì o venerdì prossimo.

Detto questo abbiamo da inscatolare ancora tutti i libri della nostra camera, alcune cose in stanza di frollina e da smontare due librerie e due armadi.

Tolto ovviamente il fatto che i pavimenti sono ancora nel negozio, non acquistati!

Dobbiamo compiere un miracolo.

Contemporaneamente a 3 preventivi che devo fare, almeno 50 lavatrici e il lavoro che langue e invece ha urgenze.

Contemporaneamente ad una figlia che non può rimbalzare di continuo da una nonna all’altra.

Credo che se a breve non torniamo nella nostra casa Tino ed io – che siamo quasi ai coltelli – rischiamo un NON divorzio di quelli con i fiocchi ;-)

Per fortuna ieri siamo stati a riprendere la creatura con nonna al mare e vedere frollina felice, giocare con la sabbia e l’acqua e sfoggiare una splendida abbronzatura ci abbia rilassato un poco.

Muratore X dice che entro fine settimana saremo a casa nostra.

Se non saremo morti, a questo punto comincio a crederlo anche io.

Al massimo ricordate ogni tanto la Panza nelle vostre blogpreghiere…

Romagna mia

Mercoledì pioveva che dio la mandava: sembrava inverno. Freddo, tuoni e lampi. Per sfidare la sorte e dato che mia mamma da tempo si era presa una settimana di ferie, ho accompagnato lei e la Frollina sulla riviera romagnola, alla ricerca di uno spiraglio (nutrivamo poche speranze!) di sole.

Abbiamo trovato sia il sole che una pensioncina economica e dotata di giostrine e affine per la bimba: ieri io sono ripartita per la città e ho lasciato nonna e nipote a folleggiare al mare.

A me la Romagna in quanto località balneare mi aveva sempre fatto cagare: quel mare color merda, gli ombrelloni fitti fitti e il divertimentificio discotecaro non erano mai stati nelle mie corde. L’entroterra è bellissimo, la gente è simpatica e mi piace da impazzire, la frutta è così dolce e nettarina che potrei accendere un mutuo per un kilo di pesche ma non bagnerei una delle mie caviglie in quel mare nemmeno sotto tortura.

Per non parlare della fauna estiva: quelli che sceglievano la vacanza tutta disco-figa-notte mi hanno sempre indotto conati di vomito fin da quando avevo 16 anni. Io sono una da campeggio, chitarra strimpellata in spiaggia, cannetta fumata al riparo di una barchetta in secca, discorsi vuoti e pieni davanti ad una boccia di vino e ad un mare degno di questo nome, dove il giorno dopo si può fare un bagno che non ti lasci addosso la sensazione di essere stata a fare una gita in palude.

Però non avevo mai considerato l’aspetto marmocchi – mare. In questi due giorni ho guardato la riviera con gli occhi di mamma e in effetti è costruita ad immagine e somiglianza dei bambini. In ogni angolo trovi giostrine, giochini, castelli di corde, scivoli e dondoli. Ti affittano passeggini, biciclette attrezzate, perfino neonati, a richiesta…

Ci siamo posizionate in un Bagno (struttura balneare attrezzata) a caso e abbiamo trovato una piccola mirabilandia: giochini di ogni genere per la gioia della mia monella!. Frollina era completamente estasiata. Già in pensione aveva avuto il suo da fare a salire e scendere 1540 volte dalla giostra del cortile, in spiaggia tra sabbia e giochi non sapeva più dove mettere mani ed occhi.

Inutile dire che a lei la Riviera è piaciuta moltissimo, che ha passato una giornata come una pallina da ping pong tra tutte le meraviglie a disposizione, che siamo andate in bicicletta al Molo e al mercato della frutta e cantava fin era contenta!

Era adorabile. Non si è fermata un secondo ma era felice come poche altre volte l’ho vista.

Ciò non significa che passeremo le nostre vacanze in riviera – che potrei scegliere la soluzione finale piuttosto che pensarmi in una vacanza di quel genere! – ma sicuramente, a maggio, quando non c’è nessuno tra i piedi, è un ottimo modo per far prendere aria di mare alla piccolina.

Ieri sono ripartita, alle volte di casa, che non mi ha calcolata di striscio, troppo presa a fare su e giù dallo scivolo.

Dopo 3 minuti che ero partita mi ero già persa (Panzallaria non può tradire se stessa anche se rischia la banalità!) e avevo imboccato una strada parallela a quella che dovevo. La dolce campagna romagnola mi faceva da contorno e l’aria era finalmente estiva. Chissenefrega! mi sono detta. ACesenaCiPenso mi sono detta.

Senz’ansia ho guidato piano come Fabio Concato, da sola. Senza dover rendere conto a nessuno. Senza bisogno di cantare “Il piccolo ragnetto” per evitare crisi isteriche alla mia Prole.

Mi mancava eh? L’idea di stare fino a domenica senza i suoi denti da castorino e quelle risate grasse e il ditino storto puntato sul mondo mi dava un certo magone.

Però.

Però dopo averci messo 1 ora per trovare l’autostrada (con il rischio di tornare al punto di partenza sfiorato almeno 3 volte) e dopo un viaggio schippando camioni enormi, sono arrivata a casa di mia mamma dove Tino mi aspettava.

Doccia, bacini, doccia.

Via verso nuove avventure.

Siamo usciti. Era un mese che non uscivamo lui ed io. Un mese in cui ci siamo fatti un culo quadrato per VillaBorghese e il lavoro e la bambina e la casa e comprare il cesso e comprare la caldaia e scegliere le piastrelle e smontare i mobili e lavoro e bambina e riempire scatoloni.

Siamo andati nel Nostro Locale: quello dove siamo stati al nostro primo incontro e – allora – io mi scolai tutta la bottiglia di vino che lui aveva scelto e parlai così tanto da consumarmi la lingua.

Che bello vedere il mondo esterno dopo le 9 di sera! Che bello non avere ambascia di tornare a casa. Ho bevuto due birre e un bicchiere di passito. Abbiamo parlato di VillaBorghese, della necessità di prenderci del tempo per noi, del mio lavoro e del libro che sto scrivendo con i suoi personaggi che crescono e mi diventano amici e mi sembra di intravederli per strada.

Si è mangiato benone, si è bevuto altrettanto.

Tornare all’auto è stata un’impresa: ridevo come una patata lessa, non riuscivo quasi a tenere dritte le gambe. Mi venivano in mente delle strane robe. Ho cercato nella mia testa fin quando l’ultimo neurone non si è spento sul cuscino il titolo di un film di fantascienza con Tom Cruise. Mi veniva “L’invasione degli ultracorpi”, “Incontri ravvicinati del III tipo” ma non riuscivo a trovare quello che dicevo io, così alla fine ho deciso che il film si intitola

IL CLONE GIOVANNI.

Che è poi la storia di un robot che prende il posto dell’umano di cui è il clone: il signor Giovanni, proprietario di una salumeria del centro. Il clone Giovanni deve annientare l’umanità e al posto delle mani c’ha un’affettatrice ma dato che è un tipo molto insicuro finisce che non annienta nessuno ma come taglia lui il prosciutto…

Mi sono addormentata.

Certa che potevo rimanere ubriaca fin quando avessi voluto. Che non avevo responsabilità se non verso il povero Giovanni/Tom Cruise di cui avevo perso il titolo.

Ogni tanto ci sta. Ricordarsi che non si è solo “Io devo, Io devo” ma anche cazzaroni dentro e fuori.

Frollina torna domenica. Stasera andiamo al cinema e domani ripartono gli scatoloni e lo smontaggio degli ultimi rimasugli di noi a Villa Borghese.

Piovono coccodrilli

Piove da 3 giorni quasi ininterrottamente, qui in pianura padana. Piove a tratti talmente forte che un mio vicino sostiene di aver visto scendere coccodrilli in paracadute per stabilirsi a queste latitudini.

Gli uccellini della casa di mia mamma continuano a cantare e mi sembrano davvero degli inguaribili ottimisti: qui non accenna a smettere.

Ieri sera Tino si è fermato a cena da un amico, tornava dal lavoro con la vespa, e ha dovuto rimanere a dormire sul suo divano.

La frollina ha imparato ad imitare perfettamente il rumore delle goccioline sulla strada e sulle foglie degli alberi: produce un fischio tra i denti davanti e sputacchia in giro il suo dna salivale.

Stamattina per accompagnarla dai miei suoceri ci ho messo quattro volte il tempo necessario: siamo rimaste intasate in mezzo ad un ingorgo provocato da un incidente e da un mezzo allagamento.

Intanto i lavori a casa nostra sono rallentati notevolmente: ci siamo ritrovati in mezzo ad una lotta sindacale tra i muratori e il capomastro e a farne le spese è il nostro bagno.

VillaBorghese sembra lontanissima e noi siamo un po’ preoccupati. L’idraulico maschilista che chiameremo Valmer Sarti si è rilevato un personaggio davvero simpatico e assolutamente pittoresco. Ha raccolto le confidenze dei muratori polacchi, dando loro un esimio parere in dialetto bolognese e poi si è mosso per trovare ad entrambi altri lavori (lamentano di essere scarsamente retribuiti) e addirittura una casa in affitto a prezzo equo.

Valmer è un tipo in gamba: crede che l’Internet abbia vinto il campionato e che io – in quanto femmina – sia votata all’unico dovere della riproduzione ma è un bravo idraulico e un comunista, di quelli di altri tempi.

I suoi prezzi sono sempre coerenti con il reddito dei clienti: per questo motivo ogni volta che mi vede chiede come va con il lavoro e se ho trovato qualcosa di interessante. Vuole capire quanto deve tenere basso il suo preventivo.

Valmer dice sempre di no all’inizio. Gli chiedi se puoi spostare l’attacco del cesso e ti dice di no. Non si fa. Non ha senso. Poi non solo ti mette il cesso al posto del lavandino ma ti costruisce pure uno scalino sciccosissimo a ornamento del bagno.

Valmer ti racconta storie che bisognerebbe ascoltarlo con il registratore: per ogni cliente ha un aneddoto e sospetto che anche noi saremo il sugo di future discussioni.

Adora NonnoSuocero e NonnoSuocero lo adora. Malgrado Valmer abbia 40 anni si sono trovati alla perfezione. E’ nato un amore. Mio suocero – l’elettricista self service del nostro cantiere – va tutti i giorni a fare sopralluoghi e a aiutare. La mattina aspetta che arrivi frollina per salutarla e poi gli si accendono gli occhietti neri e parte, felice come una Pasqua perché è proprio un NonnoAttrezzo di altri tempi.

Impugna la sua cassettina da MarioBros e parte, alle volte di una nuova e fantastica giornata di lavoro.

Valmer gli piace. Non solo perché possono comunicare nella lingua degli Avi ma anche perché ride di gusto alle sue battute.

Mio suocero, questo non ve l’ho mai raccontato, ha la mania di raccontare barzellette talmente brutte e talmente vecchie che nemmeno una scimmia ammaestrata riuscirebbe a ridere. Ti gelano il sangue. Giuro.

Anche perché il repertorio è limitato ed è spesso costretto a ripetersi. Valmer ride. Valmer si è appuntato sul muro di casa nostra, con i gessi, il suo numero di cellulare in caratteri cubitali.

A volte avrei la tentazione di andare a metterci un cuoricino e una freccia come sfondo.

I muratori polacchi sono due ragazzoni biondi e buoni che hanno la faccia triste. Il capomastro con la faccia bionda e buona non è tanto biondo e buono, a quanto dicono.

Noi ci sentiamo a disagio. Vorremmo aiutarli ma sappiamo che se parlassimo con il capomastro e lui capisse che è trapelato il fatto che vengono pagati poco per loro sarebbe la fine del lavoro.

Inoltre questa cosa che adesso, per scontentezza, lavorano poche ore al giorno, non ci va tanto bene e ci troviamo in una situazione di cacca. Tino ieri è andato a parlare con loro. Se le cose non miglioreranno però dovremo rivolgerci al capo.

Non vedo l’ora di tornare a casa. Ho molta voglia di ritrovare i miei libri e di risistemare i vestiti. Ho molta voglia di entrare nella mia casaborghese, con i miei debiti da borghese e questa famiglia borghese di mocciose borghesi e tini borghesi.

Matrimoni

Matrimoni, battesimi  e matrimoni: per la famiglia Panzallaria è un periodo denso di festeggiamenti a consacrazione di coppie e bambini.

Ieri si è sposato il miglior amico d’infanzia di Tino.

Il consorte ed io eravamo riusciti a recuperare dal fondo di uno scatolone 2dico2 abiti della festa: uno superestivo per la sottoscritta e uno frescolana per lui.

Inutile dire che la situazione climatica avrebbe reso felice un solo membro della panzuta coppia. Read more

La rivincita dei calzini spaiati

Sono una cicciona con il viso dolce e i capelli che sembrano alghe sparse nel mare. Con tutte le doppie punte che ho sembro Medusa o almeno le sue rappresentazioni iconografiche.

Il mio corpo è pieno di cuscinetti, buccia d’arancia e peli superflui che ignoro affinchè non debba prendermi il disturbo di toglierli.

Il mio armadio scarseggia di vestiti e – per la verità – al momento non ho nemmeno un armadio.

Mi metto molte tute: quelle che le persone di taglia normale usano per andare a correre. Io sono sempre in tuta. Lavoro a casa, vivo ai giardinetti e sto scrivendo un libro che probabilmente leggeremo solo Tino ed io e i quattro gatti che obbligherò a corregerlo.

Mia figlia è bellissima o almeno a me sembra tale. Ha le labbra perfettamente disegnate e un corpo armonico. Ride molto e i suoi capelli si stanno sbiondendo per darmi una piccola soddisfazione.

Nessuno mi guarda con desiderio se passo per strada. La qual cosa mi riempe di serenità perché non ho mai saputo affrontare il desiderio altrui. Quando ero giovane (anche ora sono giovane, diciamo quando lo ero di più) lo usavo sempre nel modo sbagliato per il momento, rovinando belle storie e belle amicizie.

Mi metto calzini diversi tra di loro o talmente brutti da indurre i conati.

A volte c’hanno perfino i buchi sul tallone perché li ho comprati che ero alle Medie e mi sono sempre scordata di buttarli. Un po’ come la montagna di scontrini che giacciono in fondo alla mia borsa e fanno compagnia alle briciole dei biscotti di silvia e alle matite spezzate che mi servono per prendere appunti.

Se qualcuno si accorge che porto calzini spaiati io gli dico che lo faccio apposta, perché voglio configurarmi come un’opera d’arte postmoderna e sottolineare con il mio gesto l’asimmetria del corpo e di conseguenza quella della vita.

In realtà sono solo una femmina molto scalcagnata. Una femmina che fa ridere e sa sempre trovare il nome alle cose. Il mio non marito dice che mi ama molto proprio perché lo faccio ridere e so sempre trovare i nomi alle cose.

Lui forse ama anche quei chili che non avrei dovuto mettere sù e i miei capelli da medusa, ormai bicolor perché vado poco dal parrucchiere sia per noia che per mancanza di fondi monetari.

Lui forse ama anche i miei calzini spaiati e il fatto che quando faccio la lavatrice sbaglio sempre la temperatura e ha tutti i maglioni rimpiccioliti.

Io so che malgrado tutto, malgrado sappia benissimo che sono grassa e che il grasso non è di per se’ una cosa positiva e che potrei di certo smettere le tute a favore di qualcosa di più femminile e liberarmi di quei peli di troppo, malgrado questo io so che quel che conta in questo corpo e in questa testa c’è.  Che in tutti questi anni ho iniziato un percorso e quel percorso mi piace, con tutti gli scivoloni, con tutte le imperfezioni e persino con gli errori che potrei elencare e che ho fatto in prima persona.

Ogni tanto bisogna ricordarselo. Ogni tanto bisogna dirselo e perfino scriverlo che questo è un mondo che non tollera le imperfezioni ma noi siamo fatti anche di calzini spaiati e buccia d’arancia e capelli spettinati.

Il sugo delle cose non è nella loro perfetta staticità ma in quello che noi percepiamo e in come sappiamo prenderne il buono e il bello.

Anche di un simpatico paio di calzini spaiati.

Devo appuntarmelo, devo.

Spai stori

I casi sono due: o il mio non marito mi tradisce e ha una famiglia parallela da qualche altra parte, oppure il suo lavoro di consulente web è solo una copertura e in realtà è una spia e lavora per il Governo.

Forse - a conti fatti – preferirei la prima.

Ma credo che Tino sia una spia. Non diteglielo che l’ho scoperto. Temo debba liberarsi di me se capisce che conosco il suo segreto. Forse non si chiama nemmeno Tino. Magari ha un nome banale tipo “Stefano” o “Paolo” o “Matteo”.

Ieri mi ha detto che doveva andare urgentemente a Milano da un cliente cacacazzi con cui è successo un mezzo casino. Ha preso un treno all’ultimo secondo e ha passato la giornata a Milano da questo cliente cacacazzi a ricomporre i pezzi di una relazione che poteva finire male.

Oggi ci siamo trovati a pranzo vicino a quello che lui indica come il suo ufficio (ma in realtà credo che celi un tinoporto da cui sfreccia via una tinomobile manutenuta dal tinoassistente di turno).

E’ arrivato trafelato e mi ha raccontato per via di quel cliente cacacazzi che ha mandato tutti in crisi nel suo ufficio, si era dimenticato che domani deve essere a Inculandia per un paio di giorni. Non aveva prenotato ne’ aereo ne’ albergo e non sapevano come fare.

Alle 16 mi telefona e mi dice che l’unico posto che ha trovato sull’aereo era per stasera e che quindi tornava a casa, preparava la valigia e poi sarebbe dovuto ripartire.

A casa si è trasformato in un uomo colf perfetto: mi ha aiutata a ritrovare il mio corredo estivo (che sto cominciando a fare i sughi con i vestiti invernoprimaverili) tra gli scatoloni e anche i calzini. Perché – diciamocelo – la saga del calzino spaiato non può durare tutta la vita.

Ha preparato la valigia e ha anche cucinato mentre io cambiavo la frollina. Siamo riusciti a cenare tutti insieme e poi lui ha preso il volo per tre giorni.

Aveva lo sguardo colpevole, di chi sa che sta per essere scoperto. Io non ho chiesto niente per non mettere in pericolo la mia vita e quella della creatura e per non compromettere la missione, ma mentre non guardava gli ho infilato nel taschino la mia speciale penna dai superpoteri: quella che quando tenti di scrivere ti macchia tutta la mano di inchiostro perché ha il filtro rotto.

Perché un gadget alla 007 per un agente dal carisma di Tino ci vuole proprio…

Una lite ad armi impari

Sabato ho litigato.

Sabato al parco giochi – vicino a casa di mia mamma – ho litigato.

Mi è venuta anche la vocina con la nenia, tipica dei bambini quando sono arrabbiati. Ci mancava solo un doppio uffa e i pugni chiusi.

Sabato al parco giochi ho litigato con un bambino di tre anni. Read more

Dei calzini e altre storie

I calzini. I calzini, credo, stanno dentro quello scatolone in fondo. Dietro allo scatolone rosso degli asciugamani, sotto a quello con le mie gonne che poi, poverine, sono finite insieme alle coperte invernali.

I libri. I libri stanno a VillaBorghese, nascosti dietro a una tenda, nascosti dentro ad un altro scatolone, impilati insieme a tutti i nostri libri. Anche quello che stavo leggendo prima di entrare in questo limbo.

Però sul tavolo pieno di cose che usiamo, in camera da mia madre, c’è la mia pagella di Terza Media.

Non so bene come possa essere capitata qui, ma è arrivata, insieme a noi.

Diligente e volenterosa, rivela partecipazione attiva costante. In generale. E buone capacità di rielaborazione personale.

I quadrimestre, III B, anno 1987

Ecco, mi è servita anche lei.

Stamattina con Tino cercavamo i suoi pantaloni. Tra quelli che ha rotto in questi giorni di lavoro matto e disperatissimo tra VillaBorghese e professione di websticazzi e quelli che stanno sotto la pila che abbiamo in camera, stamattina Tino aveva un’unica scelta: andare al lavoro in costume da bagno.

Io mi sono infilata due calze diverse. Ma tanto lo faccio anche quando sono a casa mia, solo che ora sembro avere una buona scusa.

L’unica che preserva integro il suo guardaroba da principessa è Frollina. I suoi vestitini sono tutti piegati e occupano il doppio dello spazio che noi abbiamo a nostra disposizione.

Frollina ha scoperto la sabbia e ora devo portarla continuamente alla piscina di sabbia, al parco sul fiume. Si porta dietro una ciabattina di Minnie che ci ha regalato la Coniglia e che le piace molto e poi  – quando è stanca di scavare – se la infila al piede e si struscia sulla sabbia all’indietro, per vedere le orecchie di Minnie che si riempono di sabbia.

La Babi dice che non potevamo fare una figlia più somigliante a Calvin ed è vero. C’ha uno sguardo furbetto e simpatico e sembra che abbia sempre qualche idea geniale per non annoiarmi.

Ieri si è riempita di cacca, mentre eravamo al parco. Io non pensavo che il tutto avesse tracimato e dato che eravamo appena uscite ho posticipato di un’ora il rientro e il cambio.

Scelta erronea. Non farlo mai più Panz!

Le era arrivata la merda fino alle ascelle. Tutta felice mentre la spogliavo mi guardava e diceva “cacca, cacca” come se stesse orgogliosamente dimostrando le sue capacità.

L’ho lavata con cura, ma poi dovevo buttare il pannolino sporco, mettere in salvo il body sporco e togliermi la maglietta, sporca anch’essa.

Ho avuto un’idea geniale. L’ho appoggiata sul lettino tutta nuda. Così prende aria al culetto, ho pensato. Sono andata a buttare il pannolino e sono tornata: 1 minuto di tempo.

In quel minuto si era anche pisciata addosso. La pipì aveva già formato una piscina sulle lenzuola e soggiaciente materasso.

Lei piangeva perché la pipì le aveva bagnato la gamba e non capiva bene perché non ci fosse quel cavolo di pannolino che le toglie la responsabilità di trovare un luogo adeguato dove farla.

Ho afferrato la Prole con una mano. Con l’altra ho tirato via le lenzuola dal letto prima che il danno al materasso fosse irrecuperabile. Ho messo in salvo Manolo e compagnia bella che avevano già allertato i sommozzatori e ho tolto il materasso.

Ho rilavato bambina, vestito bambina, lavato body sporco di cacca e lavato materasso. Il tutto con le tette al vento come in un porno di ultima categoria, perché se la maglietta me l’aveva brasata di merda al primo giro, arrivati in zona pipì era stato catturato anche il reggiseno.

D’altra parte ho fatto pure un Master in cui ambivano insegnarmi a fare la Problem Solver.

Mi sta servendo, direi.

Ma torniamo ai calzini e agli scatoloni. La mia casa – di cui ogni giorno ho maggiore nostalgia – sembra un campo minato.

Mi sogno la cucina Valentina e la vasca Idromassaggio.

Ma loro sono lontane come miraggi.

E il 18 maggio noi dobbiamo andare ad un matrimonio.

Le scarpe della festa sono sepolte a Villa Borghese, non so dove.

Il vestito della festa è qui, nascosto da qualche parte, certamente in fondo a tutto.

I miei capelli sembrano alghe morte in attesa di essere buttate a riva da un’onda floscia dell’Adriatico.

Della mia forma fisica non mi preoccupo nemmeno più: tanto sono bella dentro, gnocchissima dentro e simpatica fuori.

A chi mi dirà “ti vedo un po’ sciupata e poco tenuta” allora gli risponderò che chissenefrega, tra un mese passerò le mie serate nella mia vasca idromassaggio a sorseggiare coca cola e a fare la gara di rutti con Tino.

Voi lo avete un obiettivo così nobile???

Finito

Ho appena terminato il Primo Capitolo del libro che sto scrivendo.

Dato che sono una cazzarona e potrei mollare la nave, ecco lasciare traccia qui di questa sboronissima impresa sarà motivo per indurmi a finire e non sputtanarmi di fronte a tutti voi.

Ita non erit semper

Ita non erit semper

Questo motto latino “così non sarà sempre” l’ho letto il Primo Novembre su un antico palazzo a Sestri Levante.

Stavo abbracciando forte Tino e l’occhio mi è caduto su queste parole, incise nella pietra sovrastante un elegante portone del 500.

L’ho fatto mio.

Ita non erit semper. Ricordatelo Panz quando sei felice. La felicità non è un bene scontato ma un prodotto di lusso, che non bisogna disperdere o non godere in pieno per la tracotanza di pensarne altra a venire.

Ita non erit semper. Quando piangi Panz. Quando ti sembra che ogni cosa sia fuori posto e che tutto proceda con fatica. Quando gli altri ti chiedono di essere diversa da quello che sei o si aspettano che tu sia come loro vorrebbero che fossi. Quando le cose non girano. Quando chi dovrebbe amarti e sostenerti ti butta addosso cacca e frustrazione.

Quando – semplicemente – fai fatica.

Ita non erit semper.

Torna l’estate e tornano anche gli inverni. Mai dimenticarlo. Mai dare per scontato tutto il bene che si ha.

Mai dare per scontato un uomo che ti ama come Tino, che ti rispetta e a volte sopporta e con cui riesci ancora a ridere, malgrado tutto.

Ita non erit semper. Ti ricordi quando telefonasti alla tua amica Silvia per dirle che quella sera non potevi uscire con lei perché eri triste, perché il tuo padrepadrone ti aveva per l’ennesima volta distrutto il cuore?

Pensavi che sarebbe stata solo un’occasione mancata. Un rimandare l’incontro con una cara amica.

Il giorno dopo lei era entrata in coma: all’ospedale per 45 giorni. Poi se ne è andata per sempre.

Ita non erit semper.

Avevi ancora nel portafogli la lettera che le avevi scritto una notte, in cui le dicevi di volerle bene, che non glielo avevi mica detto mai, ma lei ti era stata molto vicina in un periodo particolare della vita e ti aveva sempre fatto ridere.

Ita non erit semper.

Panza. Ci sono giorni perfetti di sole, c’è tua figlia che ride ed è felice e ti abbraccia e vuole imparare e giocare. Tu sei stanca. Stressata.

Però

Ita non erit semper

Prendi tua figlia tra le braccia Panza. Goditi la perfezione della felicità che ti dona.

Ita non erit semper